Faletti – Fuori da un evidente destino

Lessi il primo romanzo di Faletti, "Io uccido", con un bel pò di
scetticismo. Nel corso della lettura mi ricredetti: era dotato di un buon
ritmo, era riuscito a creare una situazione di un bel pò di suspence, pareva
proprio un buon giallo moderno anche se molto cinematografico. Il secondo
romanzo mi piacque decisamente meno pur confermando l'idea che mi ero fatto
che quantomeno Faletti era in grado di scrivere con gran ritmo, i capitoli
si leggono tutti d'un fiato con la curiosità di sapere cosa succederà dopo.
Nel terzo romanzo si conferma ancora quest'abilità di Faletti, anche se
presente in misura molto inferiore. Il romanzo inizia con un ritmo
decisamente basso e la stessa conclusione sembra affrettata e capitata quasi
per caso. Inoltre, cosa ancora più grave, Faletti cerca di mettersi in gioco
ambientando la vicenda nel mondo degli attuali Dinè (gli indiani Navajos
dell'Arizona, per intendersi), per cui mi veniva in mente Lansdale quando
diceva che uno scrittore scrive bene delle cose che conosce. Faletti si è
quindi documentato su certe vicende Navajo come chiunque potrebbe fare nel
mondo internetico di oggi, non dico che absta Wikipedia per avere una
infarinatura ma quasi. E dentro il mondo delle leggende Navajo fa succedere
una vicenda "gialla" che però ha il sapore del già letto, come fosse un
raccoglitore di clichè tipici di tanti romanzi (il protagonista che riscopre
il mondo e le tradizioni dei propri padri, che riscopre il vecchio amore e
il figlio che non sapeva di avere, il cattivone che subisce la meritata
punizione che poi è una punizione pure per i propri avi, il figlio del
cattivone che redime il sangue della propria stirpe schierandosi con i
buoni, ecc ecc) che già ci si immagina ai due terzi di romanzo come andrà a
finire. Un deciso passo indietro di Faletti che già nella sua seconda opera
era andato a scomodare eventi "misteriosi" e "soprannaturali" per dipanare
la matassa. Dopo aver riflettuto su tutto questo mi è tornato in mente che
del suo primo romanzo e che resta sicuramente il migliore, "io uccido", non
mi ricordo più nè come si sbrogliava la matassa nè chi fosse l'assassino. E
pensando a ciò mi tornavano alla mente tante intricate trame di emeriti
giallisti quali Agatha Christie e S.S. Van Dine, di cui a distanza di anni
mi ricordo i nomi dei personaggi e le intricatissime trame con delitti della
camera chiusa. Faletti, bocciato: prego ripassi le prossime volte, affronti
la scrittura con maggiore umiltà e si ripassi i classici del giallo.

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