“Caterina va in città”, di Paolo Virzì

Ho rivisto tempo fa questo film in tv. Di Virzì adorai lo splendido cult giovanil-livornese che era Ovosodo, in pratica una versione cinematografica del Vernacoliere , che continuo a ritenere il suo film migliore. Però in “Caterina” prova raccontando una storia semplice di una ragazzina ingenua a illustrarci la povertà dell’Italia di oggi. La povertà intellettuale, la rozzezza degli arricchiti, la politica che guarda al passato o a sé stessa e si dimentica dei problemi, limitandosi all’odio verso gli avversari come se fossero allo stadio e non a far politica (da pòlis, città). L’equivalenza cultura = televisione (brrrr). La raccomandazione come valore. I propri insuccessi che sono sempre colpa degli altri, e mai limitatezza propria. L’evitare le responsabilità elevato a rango di arte. Che ritratto impietoso, potrei andare avanti per ore. Un paese che alla fine si salva per pochi che lo redimino e lo guidano, i pochi che guardano agli altri senza sospetti e pregiudizi, i pochi puri che sognando riescono comunque a raggiungere i propri obiettivi.

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