La salita del fagiano

Oggi era la gara test che faccio sempre prima della maratona di firenze. Freschetto e umido, indosso la canotta. Buone sensazioni in partenza nonostante il medio di 1h24′ di venerdì e il defatigamento di 1h di ieri

Parto tranquillo (in genere qui partivo sempre a tutta…), affronto veloce la salita e soprattutto la lunghissima discesa inframmezzata da tratti in falsopiano o in salita vera e propria.

Tempo finale, 1h15′. 1 minuto più di un anno fa quando partii troppo forte. Ne deduco che, come intuito dalla gara del Chianti, la condizione non è granchè.

E che forse ho gareggiato troppo ( 6 gare tirate in 8 settimane). Ma mi diverto così 🙂

Pace, comunque credo di potercela fare a fare Firenze in meno di 3h15′. Va benissimo uguale 🙂

Però le prossime settimane mi alleno, gare nisba

Oggi era pieno di cacciatori, una gara bellissima tutta in campagna, io la adoro 🙂

Insomma a un certo punto a 20 metri dalla strada in salita in un prato un fagiano scoperto da un cane si è alzato in volo. Cacciatore a 10 metri scarso dalla preda. Sparo, podisti esterrefatti (eravamo vicinissimo)….e fagiano padellato in pieno. Ovazione e applausi dei runners in barba al cacciatore. Noi trailer sì che sappiamo cos’è la natura

(io comunque il fagiano lo adoro in tavola, però  facile cacciarlo coi cani, come se noi si corresse coi rollerblade)

Vista Google

http://img132.imageshack.us/img132/2530/montelupozc3.jpg

Altimetriahttp://img132.imageshack.us/img132/5199/montelupoaltimetriadc7.jpg

6 pensieri su “La salita del fagiano”

  1. ho commentato un post di furio (http://furioforever.blogspot.com/)facendo riferimento anche al tuo blog. il tema è l’allenamento.

    non essendo un grande esperto di tecnica d’allenamento mi trovo a leggere alcune teorie contrastanti senza capire a quali dare ragione.
    in alcuni diari però trovo resoconti che mi inducono a pensare che a volte “esageriamo”.
    troppa buona volontà può spingerci oltre i limiti di recupero, fisico e psichico, facendoci poi andare più piano?
    su questo si basa la teora statunitense denominata First:
    http://www.runnersworld.it/edisport/runners/notizie.nsf/WarmUpsNewsPub/BE182388A0D220ACC125736100379876?OpenDocument; cui sembrerebbero dare ragione anche alcuni commenti di esperti italiani http://www.natipercorrere.it/content/view/155/1/. che ne dici? che ne dite?

  2. leggerò il blog di Furio, per rispondere alle questioni che poni (mi piacerebbe poi rispondesse anche krom)
    1. sì, per troppa volontà ci si può allenare troppo e/o dare troppo in allenamento per poi patire in gara
    2. interessante la discussione su natipercorrere. ovviamente sono praticamente d’accordo in generale con quello che dicono cotanti esperti, meritevoli della diffusione di pratiche meno “amatoriali” e più “scientifiche”, ragionate, della corsa per amatori
    3. FIRST: per prova ho scaricato un programma per la mezza. allenamenti all’acqua di rose, vanno bene per un amatore che si allena poco e ha poca voglia. per il resto, l’abbonamento a RW l’ho lasciato cadere perchè per gli aspetti tecnici ne so più io di quello che scrivono. in ogni caso, perchè rivolgersi a metodiche americane quando abbiamo i migliori esperti di maratona in italia?

  3. è vero che la maggior parte dei podisti che conosco di persona tende a sottovalutare l’onere della corsa e dell’allenamento in generale: l’obiettivo viene prima di tutto e si tende a scavalcare qualsiasi barriera senza adeguato raziocinio.
    però tendo a pensare che un adeguato approfondimento delle tecniche di allenamente sia già sufficiente a dare la misura di quello che si fa.
    spesso, come voi del resto, mi pongo delle domande sull’avere fatto abbastanza/troppo. e mi trovo a rispondere a fatica…si vorrebbe fare/dare di più.
    la mia idea è che si deve pensare distaccati, a freddo, parlando con uno sporvveduto sedentario (tanto per bilanciare il nostro entusiasmo) e mettere sul piatto le proprie forze, tempo materiale, voglia e dare il giudizio.
    quando sono riuscito a dare una risposta obiettiva spesso sono sceso sulla partenza tranquillo e sereno di concludere l’obiettivo.
    non è per nulla facile, ma la strada per noi podisti di endurance passa anche dal controllo di se’ stessi

    mi piacerebbe sviluppare meglio questo discorso, ma la sede è angusta…

    PS1: il mio interlocutore che “raffredda” i miei bollori e permette ragionamenti disincantati è ovviamente la moglie

    PS2: gli americani sull’endurance non hanno nulla da insegnarci. finché Olmo li batte almeno! 🙂

  4. indubbiamente il controllo di sé è il centro della questione.
    a volte l’ambizione offusca le sensazioni del corpo tanto da non capire quando si è fatto troppo, altre volte invece le trasforma e le confonde facendoci credere d’avere fatto abbastanza.
    il metodo di allenamento è una regola, una misura, uno strumento utile per non perdere di vista l’equilibrio fisico, ma soprattutto per tenere a bada gli impulsi emotivi irrazionali o le ansie che paralizzano.

    mi sono già pentito di queste righe che ho scritto, troppo ‘pesanti’.

    quanto alla maratona di firenze, io proverei così:
    – niente gare (come dici anche tu) fino alla GARA
    – studiare un obiettivo cronometrico AMBIZIOSO ma realizzabile (non accontentarti di…)
    – seguire il programma di allenamento senza nulla aggiungere o nulla togliere (do per scontato basato su programmi di esperti tipo Massini, Speciani…)
    – cercare la corsa ROTONDA, quella che viene da sola, senza spingere e che non tif a sentire pesante sulle gamebe quando tocchi il terreno
    – seguire una DIETA, anche 1 chilo in meno può aiutare
    – studiare il percorso a distanza o percorrendolo a ‘trance’ durante gli allenamenti
    – comprare un paio di scarpe nuove da maratona

    insomma cercherei di caricarmi e concentrarmi come faccio ogni volta che mi pongo un obiettivo importante. (a volte funziona) 😉

    emme

  5. “mi sono già pentito di queste righe che ho scritto, troppo ‘pesanti’.”

    no non credo. questa è la teoria, l’equilibrio da raggiungere. chiaro che non sempre si è in grado di stare al gioco e ci si lascia prendere dall’istinto dell’agonista per caso, del resto le regole non esistono o, se ci sono, le possiamo adeguare 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *