L’ultima maratona

Ultima maratona, ma del 2007. Nel 2008 ci sarà altro.

La gara: solito percorso – con il ritorno nel finale alla lunga via ghibellina invece del brutto biscotto dei lungarni. Temperatura sui 13°, costanti più o meno: non fresco, peccato per la grossa umidità che comunque non penso possa aver peggiorato più di tanto le prestazioni. i 20° toccati l’anno scorso a mezzogiorno erano sicuramente peggio. Domenica ecologica a Firenze quindi per la prima volta niente clacson: ottimo, e ciò ha portato molto più pubblico, meno male. Come dicevo sotto, solito percorso e quindi la seconda metà tendenzialmente più lenta. Comunque imho percorso sempre molto veloce, con lunghi rettilinei. 8000 iscritti, quasi 6300 gli arrivati, molto caos in partenza ma dal punto di vista della logistica l’organizzazione ha retto, anche se penso che siano al limite, specie per alcune strade strette che per chi corre dalle 3h30 alle 4h penso siano poco adeguate. Si risolve male, Firenze è quello che è.

La mia gara: alla partenza perdo subito un cheerpack di zuccheri  liquidi. Poco male penso, me ne resto uno a metà e così sperimenterò la gara a stomaco vuoto. Sono molto più tranquillo delle ultime edizioni, per via delle molte ecomaratone di quest’anno, insomma non è più l’obiettivo di una stagione, ma di un solo mese. Parto allegro, in discesa mi trattengo ma tengo una media altina sui  4’20-4’25 anche nella successiva pianura. Al 7° Km mi trattengo e da lì inizierò una serie impressionante di Km costanti tutti tra i 4’28 e i 4’33, che durerà fino al 31°: con questa grande costanza di ritmo costruirò la mia prestazione. Bevo poca acqua nonostante l’umidità, e un pò di sali sperando in un pochino di zucchero disciolto. Mi sanguina un capezzolo ma poco male, non duole. Proseguo sciolto, il tifo mi esalta. Alle Cascine, 30-31°, avverto il muro. Mi fa paura e le mie gambe decidono insieme al mio cervello di spostare il ritmo sui 4’40-4’45. Attendo un ulteriore calo, invece nei rettilinei nel parco doso le energie e rientrando in centro provo anche ad accelerare. Le gambe sono stanche ma ancora avrei una efficienza discreta per spingere, è la benzina che è praticamente finita. Manco il tempo dell’anno scorso per 30", poco male, un 3h12’11 rappresenta  il mio valore attuale. Prima metà 1h34’11, seconda metà 1h38’00 Ho battuto praticamente tutti quelli che in zona mi arrivano accanto nelle mezze o in gare brevi, ho stracciato diversi trailer , nel finale ho superato decine e decine di persone. Un anno di trail non è bastato, sono sempre un maratoneta puro che predilige corsa lunga strada dritta e piatta. Con oggi ho chiuso l’anno più impegnativo della mia carriera podistica, quasi 2700 Km negli ultimi 365giorni, con 4 ecomaratone e una 42km classica all’attivo. Ora mi godrò un pò di sano riposo. Ma sul comodino ho già riposto i sacri testi sul trail e sulle ultra.

Altre considerazioni:

1. ho visto stamani – sono in ferie – la gara registrata, ottimo servizio della Rai, Firenze è sempre bellissima, lo dico per i miei non-concittadini fiorentini (io non abito e non abiterò mai nel comune di

Firenze) rompicoglioni che non capiscono il valore di un evento del genere veramente molto umido e con la strada veramente viscida, ci credo che i primi abbiano sofferto le condizioni. comunque nella seconda metà sono calati più loro del sottoscritto :DDD

2. volevo raccontare un episodio nelle "gabbie " alla partenza: tantissimi cercavano di intrufolarsi nelle gabbie antecedenti, quando a un quarto d’ora dalla partenza han chiuso le gabbie molti vi si sono arrampicati su per entrare nelle prime posizioni. spettacolo abbastanza ridicolo, io non lo farei mai, il rischio di farsi male è elevato. quanto a me, ho fatto tesoro di un anno fa e stavolto sono stato tra i primi a entrare nella mia gabbia, e così ho perso solo 19" dallo sparo 

3. ancora sulla logistica: il tratto a piedi dopo l’arrivo per arrivare al deposito borse è un pò lungo, in molti l’hanno patito – me compreso, più fatica lì che in gara – . però non sarà mai risolvibile, a firenze l’80% dei runners sono turisti e la gara deve finire in centro storico, e quella è l’unica area del centro un pò spaziosa. però imho c’è margine per arrivare a 10.000 partenti. il problema casomai sono alcune stradine strette nella prima metà

4. la mia a freddo è stata una buona gara, potevo al massimo limare un minutino passando più calmo al 6°Km. detto questo, sono molto contento specie di come ho retto dal 30° in poi.  le 2 metà diverse si spiegano con il tracciato più veloce nella prima parte, con la discesa e senza i numerosi tratti di pavè e lastricati sconnessi che si trovano nel finale

5. dicevo che mi ero perso una boccetta di zuccheri e che avevo sperimentato una corsa quasi a stomaco vuoto. col senno di poi devo dire che la teoria di speciani deve essere necessariamente personalizzata. se uno tollera gli zuccheri, e in gara beve abbastanza per poterli diluire e quindi assorbire senza richiamare acqua nel tubo digerente, allora possono aiutare eccome. ne ero convinto prima e ora lo sono più che mai e penso  che qualche secondo, avessi potuto ingerire un pò di zuccheri, l’avrei potuto limare in quei km finali in cui avevo voglia di spingere ma i serbatoi evidentemente scarichi. ovviamente è una considerazione su me stesso, e penso che ognuno dovrebbe imparare a conoscersi anche su questo.

Predire il proprio valore in maratona

Per chi affronta la maratona spesso un grosso problema, il dubbio che attanaglia durante tutta la preparazione, è il riuscire a formulare un’ipotesi realistica sul proprio valore nella gara di 42Km. Questo perchè in maratona spesso anche partire 4-5" più forte del praticabile porta inequivocabilmente a una forte crisi nella seconda metà, anche solo negli ultimi 5Km. Il problema è quindi effettuare una predizione del proprio risultato finale massimo per poi poter tenere in gara quel ritmo fin dall’inizio (si parte dall’ipotesi che comunque il miglior risultato è realizzabile con una corsa regolare). In letteratura ci sono varie metodologie per l’effettuazione di tale stima: la più famosa, specie per i professionisti, è il test di faraggiana-gigliotti in cui si misura la concentrazione di lattato nel sangue al termine di vari tratti di 2000m corsi a velocità crescente. In assenza di un allenatore esperto nella metodologia e del misuratore del lattato, l’amatore dovrà fare altrimenti.   Tralascio l’uso di metodi non consolidati come il famigerato test di Yasso, in quanto si basano su presupposti errati. Un indicatore molto utilizzato è il basarsi sul tempo in una mezza recente. Ed è quello che si può ben usare in questo metodo che vado ad esporre  Generalmente si dice che rispetto al proprio valore di una mezza , il proprio tempo sulla maratona è pari *circa* a 2,2 volte il tempo della

mezza. La difficoltà sta nel parametro "2,2", che chiamerei coefficiente di trasformazione. Per un atleta molto allenato e di buon valore questo valore sarà anche pari a 2,08 o 2,10. Per un amatore mediamente allenato sulla lunga distanza sarà tra 2,15 e 2,25. Per chi è poco allenato e non ha molta predisposizione per le lunghe distanze, sarà sui 2,3 e anche oltre.  La variabilità di tale parametro è comunque un problema, poichè dipende molto dall’individuo e dal suo talento innato per l’endurance. C’è una stretta dipendenza con le caratteristiche lipidiche del soggetto , con le sue capacità mentali di resistenza, con la composizione delle sue fibre muscolari (più fibre lente ci sono più basso sarà il parametro e migliore il tempo finale). Ovviamente poi dipende dalla "confrontabilità" della mezza e della maratona, intese come difficoltà del percorso e clima nel giorno della gara.

Io suggerisco qui il pratico metodo che prediligo: stimare tale parametro sulla base delle serie storiche individuali. Non vale ovviamente per chi è alle primissime esperienze in maratona, ma per chi ha alle spalle almeno un paio di maratone ben preparate può essere molto efficiente. In pratica valutare il parametro realizzato nelle precedenti esperienze, correggerlo sulla base delle proprie condizioni e sulla base di una mezza tirata corsa recentemente fare una proiezione sul proprio valore sui 42Km. Sembra complicato ma è quello che in pratica fanno moltissimi amatori che affrontano una 42km Il parametro realizzato nelle precedenti esperienze non è detto debba essere applicato ai tempi fatti nelle maratone precedenti: infatti, se si è sbagliato tattica e si è partiti troppo forte, il risultato finale non è indicativo. Io in questi casi suggerisco di "correggere" il tempo fatto con il metodo indicato nel post precedente Sulla base di questo valore "corretto" direi quindi di stimare il precedente coefficiente di trasformazione.

Le difficoltà nel metodo predittivo sono dovuti ai fattori di correzione da applicare al coefficiente. In genere direi di confrontare i Km percorsi nelle ultime 8 settimane precedenti la maratona, confrontare il numero di allenamenti significativi (che per me sono gli esercizi sul ritmo maratona dai 14Km in su, ripetute lunghe e progressivi per almeno 14Km , e i lunghi / lunghissimi oltre i 21Km), fare eventuali ulteriori correzioni sulla base del confronto tra i vari allenamenti o anche gare da un anno all’altro, e infine tenendo conto eventualmente di variazioni nel proprio peso corporeo.

Esempio: se l’anno prima ho avuto un parametro pari a 2,18 ma quest’anno ho fatto una media di 10Km a settimana in più (magari senza ammazzarmi sennò si arriverebbe alla gara prosciugati), il parametro può passare anche a 2,16. Più di tanto non scenderà mai perchè entrano in gioco fattori individuali difficilmente modificabili (come la composizione delle fibre muscolari o la tecnica di corsa, o comunque la propria personale predisposizione alla gara).

Faccio un esempio , ovvero come lo applico sul sottoscritto alla prossima Firenze-Marathon:

quest’anno ho corso la mezza in 1h29’16 un mese e mezzo fa, l’anno scorso avevo realizzato un tempo più lento di soli 10" nella medesima gara, in maratona avevo un tempo ipotetico ricalcolato di 3h10’00 (in realtà era stato un 3h11’40, ma con un calo di circa 3′ nella seconda metà) -> coefficiente = 2.127

però quest’anno ho corso nello stesso periodo di 8 settimane 50Km in meno (neanche tanto), ho fatto meno allenamenti specifici, gli allenamenti specifici (lunghissimo, ritmo maratona e ripetute lunghe) hanno dato crono lievemente inferiori, peso circa 0,5-1Kg in più e ho circa lo 0,5%-1% in piùdi massa grassa. magari per effetto delle numerose maratone corse nel 2007 ho maggiori qualità di resistenza. deduco che avrò un coefficiente tra 2,14 e 2,16, diciamo tra 3h11 e 3h13. Precisione maggiore si spera di averla in gara interpretando al meglio i segnali del proprio corpo

Resta sempre un margine di incertezza non indifferente: e allora, direte, cosa ci propini questa roba complicata? è che un errore nella stima ci sarà sempre perchè nessun metodo predittivo potrà mai essere preciso altrimenti le gare e i risultati sarebbero scontati. Entrano in gioco fattori più imprevedibili e poco quantificabili come umidità vento e temperatura, le sensazioni della giornata, il fattore alimentazione/scorte di glicogeno, tattiche sballate o positive ecc. E’ come tirare una freccia verso il bersaglio, noi miriamo al centro ma non è detto che lo si prenda, o perchè abbiamo tirato male o perchè l’arco e la freccia non erano ben calibrate o perchè c’era un refolo di vento ecc. Ma così facendo , raffinando la stima intendo, abbiamo più possibilità di azzeccarci che avendo mirato al punto sbagliato.

Quanto potevo valere?

Chi corre una maratona capisce benissimo che è facile sbagliare tattica e partire troppo forte. Supponiamo che si sia corsa la prima metà più veloce della seconda. Propongo qui  questo mio semplice metodo per stimare quanto si sarebbe potuto fare con una tattica ottimale, una gara completamente regolare dall’inizio alla fine.

Il calcolo è semplice: basta fare la media del passaggio alla mezza e del tempo finale realizzato/2. Il risultato – che è per me il passaggio che si sarebbe dovuto tenere alla mezza in una gara idealmente regolare- si moltiplica per 2 ed ecco il proprio valore in maratona quel giorno. In pratica il succo della formula è che ogni secondo più veloce nella prima metà lo si paga con 3 secondi più lenti nella seconda parte. Il metodo è grossolano ed ampiamente empirico (e aggiungo dovrebbe essere validato con i dati di molti podisti) anche perchè ci sono molti fattori in gioco che lo invalidano (maratona corsa in modo irregolare, larghi tratti camminati nella seconda parte, differenze di scorrevolezza del percorso nelle 2 metà, variazione del clima in gara ecc) ma credo sia meglio di niente. Penso lo si possa correggere specie per le 2 metà comunque vicine (meno di 3 minuti di differenza), per le quali il risultato che dà la formula potrebbe essere sopravvalutato (si potrebbe nel campione in cui si fa la media contare 2 volte il tempo finale realizzato diviso 2). Parimenti, se nella seconda metà si è camminato allora il calcolo darà un valore peggiore delle proprie possibilità, e in tal caso si potrà contare due volte il primo elemento del campione di cui si fa la media, ovvero il passaggio alla mezza). Ovviamente il metodo è una mia pura intuizione, non è mai stato verificato da esperti

Nuntereggheppiù

L’altra sera ho sbirciato un pochino la fiction su Rino Gaetano in TV, così oggi dopo quqlche mese ho rimesso il CD nell’autoradio. Sempre splendido, a vederlo in TV (interpretato benissimo da Santamaria) mi veniva da ridere perchè era un pò incompreso, ad esempio da chi lo avrebbe voluto a fianco della classica "protesta" di quegli anni. Eh sì, incompreso perchè molto più avanti di tanti, specie di chi lo voleva buttare in politica magari. Almeno i testi risultano sempre moderni, la musica beh non sarà il massimo ma non da disprezzare assolutamente. Certo, magari allora l’ironia e la satira era roba da giornali e riviste e magari erano rivolte alla politica e non alla società: in questo Rino è stato certamente un grande.

Rifinitura

L’anno scorso la settimana prima della maratona di Firenze mi prese una specie di influenza, che mi durò tutto il w.e. e mi fece saltare il medio di 20Km e questa gara. Quest’anno nonostante il freddo intenso di questi giorni ci sono riuscito a farmi questa rifinitura di 12Km alle pendici del mio adorato "monte" a Sesto Fiorentino. Gara estremamente competitiva che mi avevano spacciato per piatta ma che invece come sospettava presenta i tipici tratti ondulati della zona. Ciononostante è una gara veloce, che ho fatto anche troppo veloce a una media di 4’21" ma con ampio margine, chiacchiarando per lunghi tratti (affaticando così i compagni di squadra 😉 ) . Tutto a posto e come rifinitura è servita perchè alla fine le gambe mi parevano ben più scattanti. Comincia l’ultima settimana pre-maratona, con un occhio particolare alla dieta sigh!

Quasi finito

Con la seduta di oggi è finito il grosso della preparazione per Firenze. Mancano solo 9 giorni, dopo l’allenamento de "l’ombra" sabato scorso ho fatto un ottimo lunghissimo di 33,5Km in 2h47′ su percorso ondulato, con molti falsopiani e a un ritmo allegro, tipo "lunghissimo alla Tergat" come qualcuno lo chiama. Un ritmo quindi 5-10" più lento di quello della maratona, con vari tratti "veloci" nel mezzo ad esempio sui falsopiani in salita, e gli ultimi 2Km pianeggianti tirati. Alla fine direi proprio molto bene.

Oggi, atto conclusivo della preparazione: mezza maratona in pianura. Al Parco delle Cascine, odiatissimo dai maratoneti che saranno a Firenze perchè si trova dopo il 30° Km e c’è meno pubblico. Io invece al 30° lo adoro perchè le strade diritte e pianeggianti mi permettono di lanciarmi in un gran bel ritmo. Allenamento con il cardio – incredibile eh! – per verificare che l’impegno fosse effettivamente costante. Ritmo sempre estremamente vicino ai 4’30", nonostante le condizioni meteo estremamente avverse – 6° e vento fortissimo per fortuna sempre trasversale, una situazione che odio e che mi rallenta ma va bene perchè così è più allenante

Alla fine le pulsazioni sono salite solo negli ultimi 2km, come poi mi succede anche in maratona. Tempo finale 1h35’25" nonostante il ventaccio. Alla fine fresco ma non troppo, fiato ancora molto ma gambe un pò durette, forse anche per il freddo. Ne deduco comunque che le 3h10′ sono praticamente inarrivabili, potrei valere il tempo di 3h11’40 di un anno fa, sotto le 3h15′ ci dovrei stare bene se non esagero.

Il grosso della preparazione dicevo che è finito: un mesetto di corsa in pianura mi ci voleva dopo un anno trail, mi sono anche divertito. Ora rifinitura e basta, domenica una garetta di 12Km a ritmo allegro non troppo per svegliare la gamba annebbiata da tutti questi ritmi un pò lenti.

B. Jones, “Sappiano le mie parole di sangue”

Una delle mie ultime letture è stato il "quasi-romanzo" di Babsi Jones "Sappiano le mie parole di sangue".

"Quasi romanzo" lo dice del suo lavoro l’autrice in una botta di umiltà direi, perchè direi che la dignità di romanzo ce l’ha eccome, a differenza di tante altre ciofeche che si leggono in libreria. Più che degno perchè l’opera ha uno stile brillante, una narrazione non banale bensì molto coinvolgente. "Sappiano le mie parole di sangue", citazione dall’Amleto ("My toughts be bloody"), è perfetto come titolo per proiettarci nella vicenda della minoranza serba in fuga dal Kosovo. Come "Manituana" dei Wu Ming è un altro romanzo "dalla parte sbagliata della storia", cioè scritto in memoria / in onore / con la prospettiva dei vinti, in questo caso dei serbi, il popolo che era più numeroso della ex Jugoslavia, quello che deteneva il potere, e che alla fine è stato scelto dalla comunità internazionale e dai media come capro espiatorio, l’unico popolo che compiva nefandezze mentre gli altri poverini subivano. La parola che ricorre nel romanzo è "pogrom": si torna sempre lì, ogni società ha bisogno del Nemico, qualcuno su cui scaricare il fato avverso, le inefficienze, la propria rabbia o insofferenza. Insomma, un romanzo di parte e l’autrice non lo nasconde, non erano santerellini i serbi come non lo saranno stati i kosovari, i bosniaci islimaci o i croati. Però almeno il romanzo ci ricorda sempre che la realtà è sempre più complessa di come ci appare o di come veniamo informati. La storia della ex Jugoslavia è stata indubbiamente una storia tragica e la tesi del libro – che l’ultima guerra del Kosovo è stato l’atto finale di una guerra jugoslava iniziata con l’occupazione nazifascista del 1941 , una sanguinosa guerra civile già allora. Una tragedia ha da un secolo aleggiato sulla terra al di lù dell’Adriatico, pensando che anche la 1° Guerra Mondiale è nata a Sarajevo. Il romanzo di Babsi è pessimista, alla fine non c’è scampo, non c’è redenzione, la guerra civile si nutre di un’odio coltivato da secoli. E la vicenda Kosovo a livello internazionale non è ancora chiusa. Chi legge il romanzo, alla fine non può che temere che ora ci sia solo una pallida tregua prima della prossima tempesta.

“History will teach us nothing”

Nella società moderna dominano i media. I media, per incrementare la concentrazione di informazione, tendono inevitabilmente a spargere ai 4 venti la notizia, i rumours, la voce, il gossip, il sospetto; magari senza verificare neanche accuratamente la solidità della news. Lo si vide all’epoca dei tragici fatti di Erba, con le prime accuse verso il tunisino. Che in quanto mussulmano è di default un sospetto, un imputato, un clandestino, un criminale. Non si scappa. Lo si vede in molti reportage di cronaca nera, dal caso di Garlasco a quello di Perugia, dove prima si parla delle persone e si fanno insinuazione, poi si nasconde la mano. Tanto prima o poi ci sarà un altro processo, e allora nuove news, nuove lacrime e pianti. Dicevo dei media, che per volerci informare sempre di più tendono a semplificare e generalizzare a più non posso. E divengono almeno in parte corresponsabili di uno mali cronici di quasiasi società, l’istinto alla generalizzazione, che poi facilmente diviene razzismo, pregiudizio.

Il caso recente dei rumeni è eclatante: per loro non possono dire che sono musulmani, ecco quindi che tanta parte della società, con l’occhiolino o la " disinformatjia" di molti media, li identifica con i rom. Che a loro volta magari manco sono rumeni ma anche italiani. Beata ignoranza. Mi è arrivata ieri con la mailing list Giap la petizione http://www.petitiononline.com/trianero/petition.html   che è da leggere con attenzione. Ad esempio il seguente passo:

Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d’ora di popolarita’. Non si chiedono cosa avverra’ domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che e’ dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre gia’ echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco. Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di liberta’, dignita’ e civilta’; che rende indistinguibili responsabilita’ individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti. Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom. E non sembra che l’ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.

La leggevo e rabbrividivo pensando a questa nostra società che sembra tanto moderna ed avanzata ma poi ricasca con facilità nel pregiudizio, nella generalizzazione. Non si tratta solo di razzismo, c’è in tanta troppa gente la tendenza di fare di tutta un’erba un fascio, e quindi ecco che si parla solo di "categorie", di gruppi o entità sociali. Ecco quindi gli ultras, i poliziotti, i magistrati, i rom, i rumeni, gli albanesi, i vigili, i politici ecc . Mai che si parli di individui. No, sempre e solo di categorie. Quelli rubano, quegli altri sono violenti, quelli picchiano le donne, quelli non lavorano, quelli stanno sempre al bar e poi spacciano l’hashisc ecc . Facile poi a un certo punto sfogare i propri istinti contro una categoria corposa come quella di qualche popolazione immigrata, o di qualcuno non abbastanza "normale", non abbastanza "integrato"; come si dice, la storia si ripete ma nonostante ciò la storia non ci insegnerà mai un bel niente.

L’ombra

Mi guardavo l’ombra, stasera mentro correvo. Ero fresco, venivo da una bella sgambata con gli amici il 1° novembre, poi sabato scorso 23,5Km a ritmo medio (4’45") su percorso ondulato e ricco di falsopiani. Nel w.e riposo poi che sentivo un dolorino strano, appena percettibile, all’altezza del piatto tibiale, come una minuscola tendinite in una zona però che di tendiniti mai sentito parlare. Ero pure raffreddato, da ieri sera, e stanco da una bastarda giornata lavorativa, e il tempo era grigio come è a Firenze sempre nel mese più brutto dell’anno. Eppure sono andato. A farmi l’allenamento clou, quello più duro di tutta una preparazione pre-maratona in piana. Come una settimana fa, ripetute con recupero a ritmo maratona. La seduta che adoro, la facevo anche a 20 anni quando non la faceva nessuno se non Bordin e Bettiol. Adoro dare tutto a ogni prova e pensare che dopo manco mi potrò riposare molto: ti abitui ai Km finali di una maratona, quando sei stanco morto ma devi dare tutto perchè c’è ancora molta fatica da fare. Fa buio troppo presto ora, specie per chi come me è animale diurno e odia la notte.  Ma in un certo senso, ha un fascino. Come stasera, correvo i 3000 veloci a tutta randa ma con scioltezza. Ho finito stanco, a differenza di una settimana fa, ma era anche una seduta più dura. Sei mille a ritmo maratona (4’33" di media) con i cinque 3000 in progressione crescente (12’55-12’53-12’48-12’47-12’45). Alla fine una ottima prova di 21Km in 1h31’33, niente male per un allenamento.

Passavo nelle campagne deserte, intorno a me nessuno e solo le luci della città, del penitenziario, del casello dell’autostrada con quelle auto tutte ferme in coda, e io correvo correvo come un fulmine rispetto a loro. E mi vedevo l’ombra. Adoro guardare la mia ombra mentre corro, come adorerei guardarmi se solo potessi, bramerei studiare lo stile e vedere come corro. La guardo come fosse un altro me stesso, un altro me che non prova fatica e sembra correre con facilità. Cazzo, 1 anno di allenamento trail ed è sempre la stessa. Pensavo di avere acquisito un pò di elasticità e invece nisba, non mi alzo di un centimetro L’ombra immobile: adoro vederla così, con la testa e il busto che non si alzano dal suolo, il baricentro pressochè fermo e sotto le gambe mulinanti che macinano metri su metri, inesorabili, verso la ripetuta successiva. La guardo, mi sembra anche di accelerare per poter starle dietro come fosse un avversario qualunque, poi il muro o la luce finisce e torno al mio cronometro, ricercandola al muro successivo.