“History will teach us nothing”

Nella società moderna dominano i media. I media, per incrementare la concentrazione di informazione, tendono inevitabilmente a spargere ai 4 venti la notizia, i rumours, la voce, il gossip, il sospetto; magari senza verificare neanche accuratamente la solidità della news. Lo si vide all’epoca dei tragici fatti di Erba, con le prime accuse verso il tunisino. Che in quanto mussulmano è di default un sospetto, un imputato, un clandestino, un criminale. Non si scappa. Lo si vede in molti reportage di cronaca nera, dal caso di Garlasco a quello di Perugia, dove prima si parla delle persone e si fanno insinuazione, poi si nasconde la mano. Tanto prima o poi ci sarà un altro processo, e allora nuove news, nuove lacrime e pianti. Dicevo dei media, che per volerci informare sempre di più tendono a semplificare e generalizzare a più non posso. E divengono almeno in parte corresponsabili di uno mali cronici di quasiasi società, l’istinto alla generalizzazione, che poi facilmente diviene razzismo, pregiudizio.

Il caso recente dei rumeni è eclatante: per loro non possono dire che sono musulmani, ecco quindi che tanta parte della società, con l’occhiolino o la " disinformatjia" di molti media, li identifica con i rom. Che a loro volta magari manco sono rumeni ma anche italiani. Beata ignoranza. Mi è arrivata ieri con la mailing list Giap la petizione http://www.petitiononline.com/trianero/petition.html   che è da leggere con attenzione. Ad esempio il seguente passo:

Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d’ora di popolarita’. Non si chiedono cosa avverra’ domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che e’ dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre gia’ echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco. Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di liberta’, dignita’ e civilta’; che rende indistinguibili responsabilita’ individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti. Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom. E non sembra che l’ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.

La leggevo e rabbrividivo pensando a questa nostra società che sembra tanto moderna ed avanzata ma poi ricasca con facilità nel pregiudizio, nella generalizzazione. Non si tratta solo di razzismo, c’è in tanta troppa gente la tendenza di fare di tutta un’erba un fascio, e quindi ecco che si parla solo di "categorie", di gruppi o entità sociali. Ecco quindi gli ultras, i poliziotti, i magistrati, i rom, i rumeni, gli albanesi, i vigili, i politici ecc . Mai che si parli di individui. No, sempre e solo di categorie. Quelli rubano, quegli altri sono violenti, quelli picchiano le donne, quelli non lavorano, quelli stanno sempre al bar e poi spacciano l’hashisc ecc . Facile poi a un certo punto sfogare i propri istinti contro una categoria corposa come quella di qualche popolazione immigrata, o di qualcuno non abbastanza "normale", non abbastanza "integrato"; come si dice, la storia si ripete ma nonostante ciò la storia non ci insegnerà mai un bel niente.

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