8 per mille

Non quello che paghiamo facendo la dichiarazione dei redditi. A febbraio un fatto un monte di Km, chiuderò oltre i 300. Però tanti lunghi, medi, allenamenti rigeneranti. Dato il poco tempo, poca pochissima velocità. Al massimo fartlek e poco altro. Niente gare. E intanto Ferrara si avvicina, ed ero senza riscontri positivi su allenamenti prolungati ma a ritmi intensi.

Ieri mi son deciso, partendo per il mio classico 8 x 1000 veloci recupero 1000 a ritmo medio.

Non so come mi riesca , ma azzecca subito il ritmo del primo mille veloce e soprattutto del primo mille lento, che tanto lento non viene.  Alla fine anzi pur con un lieve vento contrario riesco ad accelerare.

Finale: 16km in 1h9’47", media 4’22". I 1000 veloci in media a 4’8", i 1000 lenti in media a 4’35"

L’agave di pietra

Chi mi conosce saprà della mia passione smodata per la lettura. Il fatto è che ce l’ho sempre avuta: la casa dove sono cresciuto era piccola e camera mia coincideva con il salotto e con la biblioteca di mio padre, per cui fin da piccino ero abituato al risveglio a vedermi davanti quella gran mole di libri, i più per me completamente sconosciuti e complicati. Sarà stato quindi questo il motivo della passione per tutto quello che si può leggere, oltre ad un padre che mi esortava alla lettura e mi insegnava la curiosità: ma non è questa la storia che volevo raccontare. È invece la storia di un piccolo foglietto di carta.

Quando iniziai a leggere cominciai ovviamente a sfogliare quei libri polverosi: in genere cercavo di tenermi lontano da quelli più tosti (e lì vi assicuro che c’era e c’è tuttora roba bella pesa: teatro, saggi storici, saggi politici, poesie, ecc.). Un giorno che non mi ricordo cosa sfogliavo (probabilmente un romanzo, di Thomas Mann credo) cadde dal libro un foglietto che mio padre aveva usato come segnalibro: lui infatti usava e usa di tutto come segnalibro, dai biglietti dell’autobus alle cartoline ai promemoria del dentista, mentre io invece sono un sostenitore del classico orecchio da fare alla pagina. Ovviamente lo raccolsi: si trattava di una pagina di bloc notes a quadretti, ripiegata e ingiallita, che riportava una strofa di una poesia che lessi affascinato. Il babbo, a mia domanda, rispose che qualche amico gliel’aveva dato e riportava una vecchia poesia di Pablo Neruda che a lui piaceva molto e che pure io adorai da subito, la prima poesia tra tante che abbia amato. E più di tutto mi rimase impressa questa immagine che si ritrovava nel primo verso: un’agave di pietra.  Sapete, una di quelle cose lette che non ti scordi e non c’è verso, ti rimangono fisse nella mente. Il foglietto tornò alla sua funzione di segnalibro: ogni tanto negli anni rispuntava fuori nei libri che via via leggevo e che forse mio padre aveva letto da poco. E ogni volta non riuscivo a trattenermi e dovevo leggere quei versi. ogni volta con maggior piacere. Finchè un giorno, non mi ricordo nemmeno più quando ma penso un 15 anni fa, mi accorsi che era molto tempo che non trovavo quel fogliettino: forse perso in mezzo alle carte, forse dimenticato in un romanzo non più aperto, forse finito in un libro prestato e mai restituito. Non so se in seguito a quella volta lo ritrovai, sicuramente adesso non lo vedo più da molto tempo. Però mi venne allora la curiosità di ricercare quella poesia per rileggerla e sapere se dopo quella vi erano altre strofe. Mi capitò così di sfogliare le antologie di Neruda in qualche libreria, senza risultati. Una volta  mi fu regalato un po’ per caso un libro con le poesie del poeta cileno: ne lessi e apprezzai molte, ma assieme all’ode a Lorca e quella al carciofo quella sull’agave di pietra mancava. E poi ci fu l’avvento di Internet: e mi capitò così di ricercare quella poesia in rete, digitando alcuni parole che mi ricordavo in sequenza su un motore di ricerca: infruttuosamente, devo dire. Mi pare addirittura di aver chiesto informazioni su un newsgroup di letteratura spagnola. Tante cose, si sa, le seppelliamo nella mente e tornano a galla quando meno te lo aspetti: si tratta in genere di quei piccolissimi dettagli di cui è fatta la vita di ognuno, piccoli pezzi di reale di cui non sempre ci accorgiamo. E qualche giorno fa, senza nessun motivo, mi ricordai di quel foglietto di carta: chissà cosa è che me l’ha fatto tornare in mente. E così rifeci dopo almeno un 3 o 4 anni quella ricerca su Google. Meraviglia! Erano comparsi dei link, stavolta! E parlavano proprio di quella poesia!!! Uno era una pagina di un blog dove si leggeva quella stessa strofa iniziale su una foto che ritraeva un muro di una casa al parco della Tinaia, il vecchio manicomio di San Salvi in Firenze.Un altro era molto più esplicativo e riportava tutta la poesia, specificando che era inedita (per questo nessuno la conosceva e non era riportata sui libri, e ancora non so se il testo originale fosse in italiano oppure in spagnolo) e che è stata letta in Palazzo Vecchio durante le celebrazioni per il centenario della nascita di Neruda: la poesia raccontava semplicemente l’incontro tra Neruda e il vecchio sindaco fiorentino Mario Fabiani avvenuto nel gennaio del 1951 quando Neruda appunto viveva in Italia (lo stesso periodo in cui era ambientato il film "Il Postino", per intendersi). Lessi così per la prima volta quella poesia interamente: apprezzandola per l’ennesima volta e sapendo che ora non l’avrei più persa, che grazie a Internet l’avevo ritrovata e che Internet la conserverà per me e per tutti negli anni a venire. E qui la riporto: dedicata a Firenze e ai fiorentini.

La città

E quando in Palazzo Vecchio, bello come un’agave di pietra, salii i gradini

consunti, attraversai le antiche stanze, e uscì a ricevermi un operaio,

capo della città, del vecchio fiume, delle case tagliate come in pietra di

luna, io non me ne sorpresi: la maestà del popolo governava.

E guardai dietro la sua bocca i fili abbaglianti della tappezzeria, la

pittura che da queste strade contorte venne a mostrare il fior della

bellezza a tutte le strade del mondo.

La cascata infinita che il magro poeta di Firenze lasciò in perpetua caduta

senza che possa morire,

perchè di rosso fuoco e acqua verde son fatte le sue sillabe.

Tutto dietro la sua testa operaia io indovinai.

Però non era, dietro di lui, l’aureola del passato il suo splendore: era la

semplicità del presente.

Come un uomo, dal telaio all’aratro, dalla fabbrica oscura, salì i gradini

col suo popolo e nel Vecchio Palazzo, senza seta e senza spada, il popolo,

lo stesso che attraversò con me il freddo delle cordigliere andine era lì.

D’un tratto, dietro la sua testa, vidi la neve, i grandi alberi che sull’altura

si unirono e qui, di nuovo sulla terra, mi riceveva con un

sorriso e mi dava la mano, la stessa che mi mostrò il cammino laggiù

lontano nelle ferruginose cordigliere ostili che io vinsi.

E qui non era la pietra convertita in miracolo, convertita alla luce

generatrice, né il benefico azzurro della pittura, né tutte le voci del

fiume quelli che mi diedero la cittadinanza della vecchia città di pietra
e

argento, ma un operaio, un uomo, come tutti gli uomini.

Per questo credo ogni notte del giorno, e quando ho sete credo nell’acqua,

perchè credo nell’uomo.

Credo che stiamo salendo l’ultimo gradino.

Da lì vedremo la verità ripartita, la semplicità instaurata sulla terra,

il pane e il vino per tutti.

Problema velocità

E’ già più di un mese e mezzo che ho seri problemi a fare lavori di velocità. Un pò per il freddo, il buio, il superlavoro che mi fa passare la voglia, ma ormai mi limito a qualche sprint in salita e a 30-35′ di fartlek breve in pausa pranzo, a sensazione ovviamente. Intanto Ferrara si avvicina, ok che non miro a nessun tempo di rilievo ma solo a fare un buon allenamento però insomma entro le 3h30′ ci vorrei arrivare. Vedrò se in settimana mi riesce di fare delle variazioni 1km veloce + 1km ritmo medio.

Meno male che almeno i lunghi vengono bene, questo mese ben 4! Ieri, su colline dolci, uno ottimo a un discreto ritmo, e soprattutto ancora molte energie nel finale.

The user is the message

Da sempre dico che Internet è una rivoluzione enorme nella società mondiale, qualcosa che può essere paragonato solo all’invenzione della stampa, del telefono o della radio. Se hai bisogno di cercare informazioni su qualcosa (che sia una bilancia, o un cellulare, o un mutuo, o un’auto), la cosa migliore da fare per avere una fonte allo stesso tempo autorevole ed autonoma è cercare su un motore di ricerca. Una enciclopedia non specialistica, può essere sostituita benissimo da analoghe informazioni (addirittura in certi casi da Wikipedia). I blog spopolano, forum vari sono affollati, molti invece di sorbirsi la pallosa televisione generalista la sera chattano, leggono blog, chiamano con skype (a gratis), cercano filmati divertenti su YouTube o guardano WebRadio o WebTV.  Marshall McLuhan, l’inventore della scienza della comunicazione, sostenendo che "the medium is the message", teorizzava persino la possibile esistenza di una società dittatoriale con il consenso generato e autopropagandato da un Mass Medium come la televisione che per sua natura impone una interazione passiva da parte dell’utente, che non ha questa grande possibilità di scelta ma anzi la percepisce come un mezzo di comunicazione rassicurante. Pensavo che Internet è di per sè l’esatto contrario. E’ vero che l’utente  può benissimo essere un soggetto passivo, e tali sono coloro che prendono per oro colato le informazioni che arrivano, che abboccano al phishing e allo spam, che non verificano da una seconda fonte i dati che trovano. Ma tra questi la componente di analfabetismo informatico, o quantomeno di una scarsissima curiosità o voglia di agire, è per me preponderante. In genere larga fetta degli utenti magari subisce in un primo momento l’enorme massa informativa di Internet, ma poi si desta e reagisce. Tendenza che a mio parere aumenterà sempre di più, dato che il fenomeno è sempre più ampio e le conoscenze informatiche, specie per le nuove generazioni, sono sempre maggiori e più diffuse. Ed allo stesso tempo la diffusione della banda larga cresce e si diffonde (in Italia poco, ahinoi). Logico quindi che in uno scenario del genere divenga praticamente impossibile che esista una sorta di monopolio da parte di qualche corporation: l’alternativa si troverebbe fin da subito. In una intervista letta di recente, l’allievo di McLuhan De Kerckhove infatti minimizzava gli eventuali effetti negativi dell’incorporazione di Yahoo in Microsoft, proprio per la presenza forte di alternative, sia a livello di "grandi" del mondo ICT (Google, Apple, ecc) sia soprattuto perchè Internet non è paragonabile a un "normale" mass medium. Infatti, nel mondo dell’informatica e soprattutto in rete la concorrenza si crea da sè, come per generazione spontanea, soprattutto grazie al confronto ed alla diffusione di idee. La diffusione di idee e contenuti informativi è ampia e veloce come mai prima nel mondo. Tali informazioni sono poi generalmente "riusabili" sia per la caratteristica stessa del web che è per niente elitaria ma anzi "democratica", sia perchè vi è ampia diffusione di licenze gratuite o di tipo "creative commons" che assicurano la possibilità di una infinita redistribuzione e condivisione capillare  (a parte i classici contenuti protetti da diritti d’autore,  generalmente fruibili però  puresu altri mezzi di comunicazione). La grandezza di Internet (e specialmente del web) non sta infatti solo nella sua caratteristica principale cioè  la possibilità e spesso la necessità per l’utente di interagire in maniera attiva e razionale. Sta nel fatto che è il singolo, l’individuo stesso che veicola e propaga informazione magari interagendo, magari creando un sito web o partecipando a una discussione su un forum. Ed allo stesso tempo Internet è uno veicolo di interazione sociale, di scambi affettivi e relazionali. Esattamente, se non di più, di un telefono. De Kerckhove spiega che allo stesso tempo favorisce sia interazioni a lunga distanza annullando così il gap kilometrico, ma allo stesso tempo si è visto che spesso la telematica avvicina persone che nella realtà si trovano relativamente vicine. Un grande "locale" virtuale, quindi. Spesso mi viene di paragonare un forum a un bar affollato di specialisti di una materia, un blog a una persona che parla e racconta in un parco sopra uno sgabello (come lo Speaker’s Corner di Hyde Park), un sito web a un ufficio informazioni o un ente di servizi o un negozio, e si potrebbe continuare all’infinito a fare paragoni del genere, e non sono certo io il primo a farli. Insomma, Internet è il mezzo di comunicazione di massa che raccoglie e include le caratteristiche di tutti gli altri esistenti da prima, dalla cultura orale alla posta alla stampa, e poi telegrafo telefono radio e televisione. Per concludere, ad Internet si può sì applicare il detto di McLuhan "The medium is the message", ma per la prima volta anche  (e questa me la invento io ora) "The user is the message" : è l’utente finale il generatore , il propagatore di una consistente fetta di Internet. Sono, anzi siamo noi utenti, lettori, scriventi, partecipanti, dibattenti, comunicanti, il motore di Internet non solo perchè potenziali "clienti" ma anche e soprattutto perchè la nostra partecipazione attiva crea diffonde e trasmette informazione ed idee.

Freddo, freddissimo

Stasera, voglia meno di zero. Temperatura paurosa, ma che freddo che fa! Già ieri pomeriggio una fatica boia che non capivo. Stasera mi sembrava di andare bene ma il GPS impietoso mi segnalava ritmi da tapascio sovrappeso. Non capivo proprio. Solo dopo 30 minuti ho cominciato ad ingranare ed alla fine è venuto un progressivo di 1h30′ non malaccio per il mio valore attuale. Con l’età sono diventato freddolosissimo, tra qualche anno mi vedrete correre con la sciarpa. Mezz’ora per un avere un buon riscaldamento! Mai capitato prima! Decisamente devo aspettare marzo per cominciare ad ingranare…

IS BURNING

L’altro giorno mi sono imbattuto per caso su YouTube su una serie di video esilaranti. Sulla scia di questo invito del DJ Linus

http://it.youtube.com/watch?v=zSALEG34i3E

praticamente ogni città d’italia ha il suo video IS BURNING, con i luoghi comuni, le abitudini e le sconcezze di tutte le località. Quello del mio paese è esilarante http://www.youtube.com/watch?v=Mjbo3ufZ6W0&feature=related  ovviamente lo capiamo in pochi 🙂 . Cercate se avete voglia quello del vostro!

Triste triste lungo

Sabato avevo in programma il lunghissimo, essenziale sia per correre Ferrara tra 20 giorni che come preparazione dei trail estivi. Avevo fissato con l’amico/allievo centochilometrista. Poi, la telefonata che non volevo ricevere. La seduta in compagnia che salta. L’ultima visita, a salutare il mio ormai anziano nonno appena deceduto, quasi 95enne.

Avevo voglia di stare solo sabato pomeriggio, dopo aver abbracciato la nonna ed i parenti. L’unico vero modo che conosco per stare solo è ovviamente correre. Lonely Runner, non a caso mi chiamai quando aprii il blog. Non a caso, anche in compagnia la corsa è un’avventura solitaria; gli altri ti possono dare una mano, ma le sfide, la fatica il dolore li puoi vincere esclusivamente da solo, con la forza della mente. Da solo quindi sono partito in direzione delle colline, amate sia da me che da mio padre che dal mio nonno. Passato vicino all’orto che aveva in campagna, alla villa presso la quale faceva il giardiniere, vicino al boschetto dove andava a caccia e poi più su nei boschi in alto alla fonte dove lo accompagnavo da bimbetto quando andava a prendere l’acqua. E sui sentieri e le strade bianche sulle quali avrà passeggiato decine di volte. Era un freddo cane, tirava una fredda tramontana che gelava le ossa, e avevo fame. Ma avevo voglia di solitudine, e la corsa è andata avanti fino allo sfinimento per quelle colline che entrambi amiamo. Tornato a casa, ero svuotato e surgelato. E, come quasi mai mi accade dopo aver corso, per niente felice.

Che fatica organizzare

Ieri a Scandicci la mia società ha organizzato l’ormai classica Mezza Maratona. Quando facemmo la prima edizione ormai 4 anni facemmo una fatica boia: ma non ci immaginavamo che in pochissimi anni si potesse migliorare così tanto, fino ad arrivare ad oltre 660 arrivati con tutta la concorrenza nata nel frattempo in Toscana ed il fatto che non è una gara per ricercare il tempo, dato che è molto mossa e ricca di ponti e falsopiani. Nonostante questo, il quarantenne Roberto Barbi ha vinto con un distacco e una forza abissale, alla fine temevo riprendesse me che ero motorizzato.

La cosa migliore è che nel tempo la gara è stata un volano decisivo per la società stessa, maturata sia sul piano organizzativo che come numero di iscritti.

Però cavolo che fatica, e soprattutto che freddo quasi 3 ore in giro per le campagne in scooter.

Lavaredo

Appena iscritto a Lavaredo. Capperi, 2 ore fa c’erano già 150 iscritti! Il primo giorno, e sono possibili solo via web e su active con carta di credito. Ormai è quasi più duro iscriversi a un trail che concluderlo 😀

Detto questo, sulla mailing list DRS leggevo come ormai siamo in molti , noi trailer. Segno che i podisti più maturi cercano obiettivi sempre più sfidanti e stimolanti

Per fortuna il calendario si sta arricchendo, perchè non sono gare dove ci possono stare troppi concorrenti. E’ da un pezzo che dico che organizzare gare trail magari non lunghe (che so, una eco-mezza-maratona) in zone accessibili porterebbe ad avere centinaia di potenziali iscritti. Ho queste idee di ecomezze o simili nelle colline di Scandicci o Sesto Fiorentino o del Mugello che potrebbero avere centinaia di gioiosi partecipanti.

Ma che 2 balls…

Sempre peggio al lavoro, mi appioppano di tutto e le riunioni durano da far paura. Martedì sera mi son saltate le ripetute da 1000, e intanto Ferrara si avvicina. Per fortuna l’idea di iscriversi in palestra funziona, sia pur a caro prezzo. Usandola come spogliatoio e doccia mi posso permettere come ieri e oggi una decina di Km su percorsi ricchi di falsopiani. Almeno quello…

1° Winter trail appenninico autogestito

Benedetto sia l’inventore dei trail autogestiti sul forum www.ultratrail.it . Grandiosa l’idea di inventarne uno sul lago Brasimone, tra Emilia e Toscana. Favoloso il ritrovo, al bordo del lago di una fredda e umida mattinata di febbraio. Alla partenza la nebbia ci avvolge e ci impedisce la vista dei colli che andremo a superare.  Saluti, chiacchiere risate e discussioni sul percorso ci prendono, tutte quelle cose che per via telematica si fanno male. Alla partenza si aggrega un cagnone probabilmente randagio ma festoso e inoffensivo che si fa pure fotografare… adottato, inizia a correre con noi mentre scende una pioggerellina appena percettibile. Dopo un pezzo di lungolago si comincia a salire per un sentiero veramente impervio, colmo di foglie. Mi rammarico di aver fatto troppo lo sborone, lo zaino è bello carico e faccio fatica a salire, sia pur con l’uso dei bastoncini. In vetta alla salita si scorge a terra tra le foglie una materia bianca , chiaramente neve. In effetti, fa un pò freschetto. In cima alla prima vetta c’è effettivamente neve, la discesa per fortuna la si fa bene. Soste ogni tanto per foto o per bere alle varie fontane. Peccato che non si veda nulla di nulla , il panorama è un bianco lattiginoso. Inizia una lunga discesa che ci porta a imboccare la salita più dura della giornata, che in 450 metri circa di dislivello ci porterà fino sul crinale. Qui comincia veramente la fatica, e in alto si rifà viva la neve. In vetta è tutto bianco, una atmosfera spettacolare. La neve che cade e il freddo intenso dànno fastidio, con le mani gelate faccio fatica, e sono costretto a una sosta per mettere 2 paia di guanti(!), e rifocillarmi un poco. Devo avere un pò sottovalutato le condizioni atmosferiche, e meno male che avevo la nuova giacca impermeabile che si è rivelata essere un ottimo acquisto… ma ero troppo leggero sotto probabilmente (con "solo" 2 maglie). Dopo il guado, inizia un’altra breve salitina che mi costringe a camminare, le mani mi fanno impazzire, temo quasi di aver problemi a finire visto che anche ai piedi, nonostante le scarpe in goretex e le ghette, comincio ad avvertire umido e freddo. Reagisco, capisco che camminando rischia di gelarmi ancor di più, riparto e un pò tutto il gruppetto mi segue senza problemi, nonostante la discesa. Le mani si riscaldano, l’umore migliora, le gambe iniziano a girare a meraviglia.  Da un belvedere osserviamo il lago finalmente libero dalla nebbia, ora cade un misto di pioggia e neve ma non fastiodioso; e così ci dirigiamo all’arrivo, dove ci aspetta il cane che si è fatto tutto il giro con i più veloci… mah… . Raramente ho desiderato in vita mia così tanto un cambio pulito caldo e asciutto. Una giornata fantastica insomma: sì, nonostante il freddo patito, il clima difficile, è una giornata tipicamente "trail". Perchè tutto questo è "trail", lo sono le intemperie che si trovano lungo il percorso (e che bisogna saper affrontare), la difficoltà del dislivello e del terreno, l’intelligenza di alimentarsi e riposarsi quando serve, la capacità di affrontare e reagire alle avversità o alle crisi.

Album fotografico

http://picasaweb.google.it/l.magazzini/WinterTrailBrasimone

Traccia GPS

http://www.giscover.com/tours/tour/display/4828

Altimetria

http://img166.imageshack.us/img166/6947/altimetriars7.jpg

Settimana così così

Settimana di ripresa, un pò interlocutoria. Ultimamente approfitto molto di una piccola palestra che sfrutto in pausa pranzo, facendo 40 minuti di corsa lenta defatigante e/o cyclette e/o quei lavoro di rafforzamento generale che in genere non si fanno mai. Mi sento sfinito nelle ripetute , la forma non è granchè. Nel weekend grande doppietta, sabato 16Km di collinare con una salita leggera e costante di 7km tirata veloce ("cronoscalata" la chiama il guru Gigliotti). Ritorno di corsa lenta. Insomma, potrebbe andar meglio ma pure peggio. Domenica di fuoco, anzi di gelo.

Tornato dalla montagna

Eccomi tornato a scrivere sul blog, dopo una settimana bianca nell’amata val di Fassa. Luoghi sempre magnifici, inutile ripetersi. Le foto che riporto lo dimostrano in abbondanza. Vorrei solo segnalare il Museo Ladino che si trova tra Vigo e Pozza. Accanto a reperti archeologici o storici, brillano sia alcuni costumi o strumenti, sia i numerosi video che mostrano come si viveva qui prima dell’avvento dell’industria del turismo. Video eccezionali – per un cittadino – da come si aravano i campi nelle breve estate fassana, a come si faceva il burro in casa, al matrimonio tipico, ecc . Fino a storie e leggende Da una parte è vero come molti dicono che l’industria del turismo in montagna è fin troppo vasta ed insostenibile per il maestoso ambiente.

 

Dall’altra, è ciò che richiede il mercato e comunque non riesco proprio a dar torto ai valligiani, usciti da secoli di povertà, fame e di duro lavoro che ora riescono a sfruttare la bellezza della loro terra. Da gente intelligente e umile quali sono, sono sicuro che comunque riusciranno a non rovinare questo favoloso scorcio di montagna.