The user is the message

Da sempre dico che Internet è una rivoluzione enorme nella società mondiale, qualcosa che può essere paragonato solo all’invenzione della stampa, del telefono o della radio. Se hai bisogno di cercare informazioni su qualcosa (che sia una bilancia, o un cellulare, o un mutuo, o un’auto), la cosa migliore da fare per avere una fonte allo stesso tempo autorevole ed autonoma è cercare su un motore di ricerca. Una enciclopedia non specialistica, può essere sostituita benissimo da analoghe informazioni (addirittura in certi casi da Wikipedia). I blog spopolano, forum vari sono affollati, molti invece di sorbirsi la pallosa televisione generalista la sera chattano, leggono blog, chiamano con skype (a gratis), cercano filmati divertenti su YouTube o guardano WebRadio o WebTV.  Marshall McLuhan, l’inventore della scienza della comunicazione, sostenendo che "the medium is the message", teorizzava persino la possibile esistenza di una società dittatoriale con il consenso generato e autopropagandato da un Mass Medium come la televisione che per sua natura impone una interazione passiva da parte dell’utente, che non ha questa grande possibilità di scelta ma anzi la percepisce come un mezzo di comunicazione rassicurante. Pensavo che Internet è di per sè l’esatto contrario. E’ vero che l’utente  può benissimo essere un soggetto passivo, e tali sono coloro che prendono per oro colato le informazioni che arrivano, che abboccano al phishing e allo spam, che non verificano da una seconda fonte i dati che trovano. Ma tra questi la componente di analfabetismo informatico, o quantomeno di una scarsissima curiosità o voglia di agire, è per me preponderante. In genere larga fetta degli utenti magari subisce in un primo momento l’enorme massa informativa di Internet, ma poi si desta e reagisce. Tendenza che a mio parere aumenterà sempre di più, dato che il fenomeno è sempre più ampio e le conoscenze informatiche, specie per le nuove generazioni, sono sempre maggiori e più diffuse. Ed allo stesso tempo la diffusione della banda larga cresce e si diffonde (in Italia poco, ahinoi). Logico quindi che in uno scenario del genere divenga praticamente impossibile che esista una sorta di monopolio da parte di qualche corporation: l’alternativa si troverebbe fin da subito. In una intervista letta di recente, l’allievo di McLuhan De Kerckhove infatti minimizzava gli eventuali effetti negativi dell’incorporazione di Yahoo in Microsoft, proprio per la presenza forte di alternative, sia a livello di "grandi" del mondo ICT (Google, Apple, ecc) sia soprattuto perchè Internet non è paragonabile a un "normale" mass medium. Infatti, nel mondo dell’informatica e soprattutto in rete la concorrenza si crea da sè, come per generazione spontanea, soprattutto grazie al confronto ed alla diffusione di idee. La diffusione di idee e contenuti informativi è ampia e veloce come mai prima nel mondo. Tali informazioni sono poi generalmente "riusabili" sia per la caratteristica stessa del web che è per niente elitaria ma anzi "democratica", sia perchè vi è ampia diffusione di licenze gratuite o di tipo "creative commons" che assicurano la possibilità di una infinita redistribuzione e condivisione capillare  (a parte i classici contenuti protetti da diritti d’autore,  generalmente fruibili però  puresu altri mezzi di comunicazione). La grandezza di Internet (e specialmente del web) non sta infatti solo nella sua caratteristica principale cioè  la possibilità e spesso la necessità per l’utente di interagire in maniera attiva e razionale. Sta nel fatto che è il singolo, l’individuo stesso che veicola e propaga informazione magari interagendo, magari creando un sito web o partecipando a una discussione su un forum. Ed allo stesso tempo Internet è uno veicolo di interazione sociale, di scambi affettivi e relazionali. Esattamente, se non di più, di un telefono. De Kerckhove spiega che allo stesso tempo favorisce sia interazioni a lunga distanza annullando così il gap kilometrico, ma allo stesso tempo si è visto che spesso la telematica avvicina persone che nella realtà si trovano relativamente vicine. Un grande "locale" virtuale, quindi. Spesso mi viene di paragonare un forum a un bar affollato di specialisti di una materia, un blog a una persona che parla e racconta in un parco sopra uno sgabello (come lo Speaker’s Corner di Hyde Park), un sito web a un ufficio informazioni o un ente di servizi o un negozio, e si potrebbe continuare all’infinito a fare paragoni del genere, e non sono certo io il primo a farli. Insomma, Internet è il mezzo di comunicazione di massa che raccoglie e include le caratteristiche di tutti gli altri esistenti da prima, dalla cultura orale alla posta alla stampa, e poi telegrafo telefono radio e televisione. Per concludere, ad Internet si può sì applicare il detto di McLuhan "The medium is the message", ma per la prima volta anche  (e questa me la invento io ora) "The user is the message" : è l’utente finale il generatore , il propagatore di una consistente fetta di Internet. Sono, anzi siamo noi utenti, lettori, scriventi, partecipanti, dibattenti, comunicanti, il motore di Internet non solo perchè potenziali "clienti" ma anche e soprattutto perchè la nostra partecipazione attiva crea diffonde e trasmette informazione ed idee.

4 pensieri su “The user is the message”

  1. chi celebrava la morte futura di internet sommersa dall’e-commerce, dalla tv-on-demand e dalla pubblicità come fine della rete libertaria e rivoluzionaria delle origini si è dovuto ricredere. imho, credo che sia ancora il mezzo il messaggio. la forza di internet è in quanto tale: infinito nel suo sviluppo e nel suo ricrearsi (chi l’avrebbe detto dopo la bolla della new ec.?).
    quando si crede di averlo irretito, cambia forma e passa tra le maglie.
    il bello per noi utenti è che di imparare nuove tecnologie e nuove applicazioni non si finirà mai. ottimista?

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