Triste triste lungo

Sabato avevo in programma il lunghissimo, essenziale sia per correre Ferrara tra 20 giorni che come preparazione dei trail estivi. Avevo fissato con l’amico/allievo centochilometrista. Poi, la telefonata che non volevo ricevere. La seduta in compagnia che salta. L’ultima visita, a salutare il mio ormai anziano nonno appena deceduto, quasi 95enne.

Avevo voglia di stare solo sabato pomeriggio, dopo aver abbracciato la nonna ed i parenti. L’unico vero modo che conosco per stare solo è ovviamente correre. Lonely Runner, non a caso mi chiamai quando aprii il blog. Non a caso, anche in compagnia la corsa è un’avventura solitaria; gli altri ti possono dare una mano, ma le sfide, la fatica il dolore li puoi vincere esclusivamente da solo, con la forza della mente. Da solo quindi sono partito in direzione delle colline, amate sia da me che da mio padre che dal mio nonno. Passato vicino all’orto che aveva in campagna, alla villa presso la quale faceva il giardiniere, vicino al boschetto dove andava a caccia e poi più su nei boschi in alto alla fonte dove lo accompagnavo da bimbetto quando andava a prendere l’acqua. E sui sentieri e le strade bianche sulle quali avrà passeggiato decine di volte. Era un freddo cane, tirava una fredda tramontana che gelava le ossa, e avevo fame. Ma avevo voglia di solitudine, e la corsa è andata avanti fino allo sfinimento per quelle colline che entrambi amiamo. Tornato a casa, ero svuotato e surgelato. E, come quasi mai mi accade dopo aver corso, per niente felice.

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