Di Tibet, autodeterminazione e Olimpiadi

Si legge in questi giorni della drammatica situazione tibetana. Ho delle serie difficoltà a parlare con cognizione di causa di eventi distanti anni-luce.  Ho voglia invece di fare due considerazioni su altro.

Primo punto, l’autodeterminazione dei popoli.
Si è letto e visto cosa sia successo recentementein Kosovo (e prima ancora in Bosnia, Krajina croata, ecc. ecc.). Molti stati han riconosciuto il Kosovo in nome del principio sacro di "autodeterminazione dei popoli". Che ridere che mi fanno, certe belle nazioni occidentali tra cui quella di cui sono cittadino. Al Kosovo si riconosce l’indipendenza, al Tibet (come ad altri mille quasi-staterelli come l’Ossezia, il Kurdistan ecc) nisba. Al Kosovo, e prima ancora a Croazia, Bosnia ecc, onori denari e ampie basi militari. Per il Tibet il classico assordante silenzio. Persino Ratzinger non dice nulla. Mi verrebbe voglia di chiedere quindi ai vari capi di stato di cosa cianciano quando parlano di "autodeterminazione di popoli". Di cazzate, mi verrebbe di rispondere, dato che tale autodeterminazione è tale solo quando fa comodo. Fa comodo a Usa e Germania avere il Kosovo indipendente ed autonomo? Et voilà! Fa comodo a Putin che ci sia casino in Caucaso contro gli stati ex-sovietivi come Armenia e Georgia? Stessa cosa.
Quindi "autodeterminazione" del cavolo. Direi invece "eterodeterminazione", nel senso che si ha successo solo con l’appoggio di un potente stato estero. E il Tibet è un classico caso in cui magari una forse legittima voglia di autodeterminazione si scontra con la ragione di stato, quella di tante nazioni occidentali la cui economia è sostanzialmente basata sulla Cina, produttore a basso prezzo di qualsiasi oggetto o servizio. La Cina e la sua economia tiene per le palle molti stati, come possono i Tibetani anche solo sperare in anche una più lieve forma di autonomia? Tutta la mia solidarietà, anche a quei cinesi che magari vorrebbero discutere in Internet di Tibet ma non possono farlo perchè lì , se non lo sapete, se scrivete "tibet" in un blog o in un forum il giorno dopo vi arriva la polizia a casa.  Il concetto di "popolo" poi mi sembra sempre più lontano ed antiquato per la multiforme e dinamica società moderna, in cui spostarsi e migrare (magari regolamente e con successo, nel senso che si sopravvive e si trova casa e lavoro) è sempre più facile ed economico. Si va, volenti o nolenti, verso società multietniche, multiculturali, multi-popoli. Sparirà sempre di più il concetto di "Patria" (da pater , e quindi terra dei padri). E si sta qui ancora a discutere di Kosovo e Tibet, quando magari la maggioranza di kosovari e tibetani risiede in Germania ed India piuttosto che in patria.

Secondo punto, Tibet ed Olimpiadi
Tornando dalla palestra oggi in auto sentivo un sondaggio su un eventuale boicottaggio delle Olimpiadi. Come al solito, in Italia si parla volentieri solo delle cose di cui non si capisce una mazza.Credo sia palese che il CIO abbia sbagliato ad assegnare le Olimpiadi a Pechino. Prima avrebbero dovuto pretendere qualche forma di democrazia in più, poi DOPO potevano concedergli l’onore olimpico. Ma i soldi comandano sempre, e se l’antiolimpica Atlanta battè Atene un motivo ci sarà. Detto ciò e detto che probabilmente qualche forma di protesta magari condivisa con altri sarebbe auspicabile (che so, non portare la bandiera ad esempio come si fece a Mosca), trovo assurdo l’idea di boicottare i Giochi. Perchè, da pseudo-atleta quale sono, mi schiera con gli Atleti. OK, le Olimpiadi sono un baraccone messo in piedi da televisioni e sponsor danarosi in nome dello Show ad ogni costo.
Ma alla fine, cari i miei ipocriti ignorantoni, nella storia delle Olimpiadi non rimangono i boicottaggi ma le medaglie. Rimangono le storie degli Atleti, i quali lottano una vita intera per poter partecipare alle olimpiadi  e sperare di vincere una medaglia. Rimane la fatica, il sudore, la polvere, l’amarezza e la gloria. Mica gli spot in televisione. E si dovrebbero punire gli atleti per una protesta simbolica? Perchè invece non si agisce ad altro livello contro la Cina? Perchè altre dittature subiscono embarghi o guerre mentre invece con i cinesi si fanno tanti begli affari?
Ma cosa ce lo domandiamo a fare che conosciamo la risposta….  Quindi, viva le Olimpiadi, anche a Pechino. Chi scrive una volta, ormai oltre 2 anni fa, ha avuto l’onore di portare per un breve tratto la torcia olimpica. Da tedoforo ho toccato con mano la possente forza degli sponsor che premiavano clienti e manager con lo stesso onore a me capitato. Ma, quando presi in mano la torcia, e vidi la fiamma che era arrivata a me direttamente dalla antica città di Olimpia, compresi (ma lo sapevo già benissimo) che la forza delle Olimpiadi sta altrove, nella loro storia e tradizione, nella gloria immortale degli atleti vincitori, mica negli spot TV e nei gadget. Personalmente farei come nell’antica Grecia, dove gli anni si contavano dalla prima Olimpiadi, e dove nel periodo olimpico si sospendevano le guerre e le battaglie e ci si concentrava nel più sublime tentativo dell’Uomo di sostituire guerre e rivalità con giochi e gare , nel tentativo di misurare e battere se stesso.

Un pensiero su “Di Tibet, autodeterminazione e Olimpiadi”

  1. E’ con amarezza che mi permetto di proporre il problema Tibetano.
    Un invito a firmare gli appelli proposti da Amnesty International e da Avaaz.orgSemplicemente un’espressione di coscienza e civiltà.
    Proponetelo nel vostro blog e … perdonatemi “l’intrusione”GrazieUn sorriso ;-)Amina

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