Venti anni

Non è che mi piacciono molto le ricorrenze. In genere, ricadono in quell’insieme di convenzioni sociali che si celebrano perchè così fan tutti. Questo è un caso però molto particolare, e personalissimo. Chiunque di noi può identificare un insieme di giorni che ci han cambiato drasticamente la vita. Giorni che , magari, sul momento non ci sono  sembrati nulla di significativo; o che magari subito abbiamo riconosciuto come particolari ma senza poterne quantificare il valore e l’importanza. Che so: il giorno in cui è nata o è finita una storia d’amore, in cui si è passato un esame importante o si è stati assunti al lavoro che si voleva, in cui è venuta a mancare una persona cara. Il ventennale che ricorre oggi mi porta a ricordare un giorno che è stato molto significativo per me. Il giorno in cui per la prima volta sono andato a correre. Era il 31 maggio del 1988. Non so come mai ricordi così bene quella data,
forse perchè già l’anno successivo capii come fu una cesura netta nella mia vita.  Andai a correre perchè quella mattina aveva superato bene una temibile interrogazione di filosofia evitando il rischio di essere rimandato a settembre, cosa che per me significava più un’onta che altro. Andai a correre perchè da qualche anno non facevo sport, anche perchè non ne avevo trovati di piacevoli e adatti a me, e mi accontentavo di godermelo in TV. Andai a correre perchè era una bella giornata, come a maggio ce ne sono tante, caldo e sole ma non troppo, ed è bello godersi la natura e la campagna in queste serate di maggio. E andai a correre perchè mio padre andava a correre una gara in notturna e mi fece la proposta che mi cambiò la vita, la proposta di accompagnarlo e di correre per 3 Km il percorso corto.
E tutto nacque lì, da quella faticosa corsetta arrancante di 20 minuti. La mia passione viscerale per l’atletica, per la corsa, che mi portò a leggere negli anni tutto quanto si pubblicava sull’argomento, a imparare come scegliere le scarpe o a quale velocità si dovevano correre le ripetute e
tutto il resto. Ero un adolescente timido e grassoccio. Quella prima esperienza, cui ne seguirono subito altre, contribuì a farmi dimagrire nel fisico e a farmi irrobustire nell’animo e a farmi prendere fiducia in me stesso.
Dopo 20 anni, la corsa è una componente fondamentale della mia vita. Non solo perchè è un’attività salutare, e solo per questo la considero la mia più efficace assicurazione sulla vita. Ma soprattutto perchè è gioia, spensieratezza, un momento personalissimo e non condivisibile, un viaggio nel profondo dell’intimo di sè stessi come mi è capitato di leggere recentemente. In 20 anni ho corso tanto, con alti e bassi, momenti di grandi risultati e di grosse crisi, iperattività o stop prolungati. Ma sono ancora qui a pensare alle prossime gare. Ai prossimi viaggi all’interno dell’inesplorato del mio io.

Terra Futura

Terra Futura è una mostra che si svolge a Firenze ogni anno. una Fiera, con tanti convegni, tante istituzioni che raccontano quanto di bello stanno facendo per il pianeta, la natura, il mondo intero, tantissimo associazionismo che ogni volta mi pare un bel motore di questo paese, tanti studi sull’energia pulita (come mai ce ne ricordiamo solo quando si paga l’ENEL o il benzinaio?) e anche tanti rivenditori che fanno di un buon commercio una bella filosofia di vita.
Non posso esimirmi da certi pensieri "pragmatici". Accanto a tante cose carine e intelligenti, trovo molto integralismo. Sia di coloro che "diverso è bello", che credendo in  personali utopie ("un altro mondo, più sobrio, più risparmioso, senza automototvcomputercellulari" ecc) si sono costruiti un loro dio personale su misura e magari lo vorrebbero imporre anche ad altri. E anche di coloro che non riescono a fare i conti con il progresso, e magari non lo accettano (o solo in parte). Perchè Internet sì e gli OGM no (chi l’ha detto che devono per forza far male)? Perchè l’energia solare sì e l’eolica no perchè sporca il paesaggio (a me le pale che girano mi garbano , sarà che don quixote mi sta simpatico)? Benedetti figliuoli, prima di sparare a zero su ogni cosa, forse sarebbe bene affrontare certe cose con i lumi della ragione. O vi siete scordati l’illuminismo, o il metodo scientifico? Insomma, mai si dovrebbe perdere la capacità di sognare ma neanche la capacità di pensare in modo critico.

Discorsi sentiti in giro

Argomento: il tizio toscano che, sorpreso un ladro in casa che poi si è messo a scappare, gli ha svuotato nella schiena il caricatore di una magnum.
Il discorso stava così:
"Male ha fatto. Doveva prendere un altro caricatore e svuotarlo nella schiena del complice"

Per amore del quieto vivere ho omesso di ricordare che la pena di morte per una rapina non è prevista manco in Cina. Su questa campagna per la sicurezza, che ora va tanto di moda pure a sinistra, non c’è molto da dire. Se non che un caposaldo della società occidentale moderna, e un caposaldo universalmente riconosciuto di civiltà, stabilisce che la responsabilità è individuale. E che nessuno, non un padre un figlio o un fratello per non parlare dei membri di una stessa etnia/popolo/gruppo/club, deve pagare per colpe altrui. Non che l’immigrazione sia una cosa tranquilla. Anzi. Per niente. Ma penso alla ragazza ecuadoregna che ha assistito amorevolmente mio nonno nelle sue ultime settimane di vita, che lo vedeva come una persona viva e con la sua dignità. Penso alla sua figlia, e ai suoi occhioni il giorno dei funerali, bambina innocente capace di piangere le lacrime che noi adulti non sappiamo esprimere. A questa gente, clandestina o regolare, dovremmo aprire le porte. Spalancarle, almeno così si migliorerebbe un poco questo paese popolato da troppa gente gretta ignorante ed egoista.
Ah, già , la Sicurezza, perdiana. Come si fa? Non si può neanche nascondere la testa sotto la sabbia. Beh, ho l’impressione che il vero problema non sia l’immigrazione (casomai, la cattiva gestione che si attua), quanto l’assenza di una giustizia veloce efficace e giusta e che garantisca una ragionevole certezza della pena. Pare utopia, vero?!

Varie ed eventuali

Poche novità. Causa casini vari e cose da fare, niente Prealpi Trevigiane sigh. In compenso sono sceso a 72Km e la bilancia dice sotto l’11% di grasso corporeo, forse il mio record storico di sempre. In questo periodo gare notturne varie con gli amici e compagni di squadra, molta acqua da queste parti ma ora è arrivata l’estate, stasera defatigante di 1h sull’erba lungo il fiume a oltre 30°. Arriva il caldo e sarà più duro fare i lunghi. Sarà meglio spostarsi sempre più in montagna, non mi lamento di maggio che penso farò il mio record storico di KM mensili avvicinando i 400.

Furore

Mi mancava un pò di sano furore agonistico. Quello contraddistinto dal cuore in gola, dalla stanchezza che morde le gambe, dalla fatica che ti fa pensare che non ne hai più per superare quelli che ti stanno davanti se non ci fosse la vocina che ti incita a dare più del massimo e allora acceleri e li raggiungi e sorpassi non si sa con quali energie. Ieri sera così ne ho approfittato. Incalzato dal collega cui dò consigli per la strada verso Faenza, sono andato a farmi una gara a coppie. Solo 7 Km di saliscendi sulle colline fiorentine, in pratica sulle stradine che mi faccio per allenamento all’ora di pranzo in pausa-lavoro. Ampio riscaldamento, analisi del percorso, beh lo potrei fare a occhi chiusi, conosco ogni metro e provo a descriverlo al compagno: trattandosi di gara a coppie dobbiamo fare la corsa assieme, il più in palla in ogni momento dovrà fare da lepre all’altro. Perfetto per dare il massimo. Peccato che la brillantezza non sia al top, io reduce dal lungo trail autogestito appenninico sabato, lui dal lungo di 50Km di domenica. Macchissenefrega, le gambe sembra non se lo ricordino.  C’è la créme de la créme del podismo fiorentino, andare a premi sarà impossibile per 2 scarsoni come noi con quella concentrazione di campioni (Gloria Marconi, per fare un nome e rendere l’idea). Vabbè, si parte, tutti vanno come fulmini , rimango un pò inebetito poi realizzo che sono soli 7Km quindi per me circa mezz’ora e va fatta a tutta. Ok, se vogliono la guerra l’avranno. Inizia la salita, di quelle che sembrano sul principio tranquille ma poi non si ammorbidiscono e la fanno pagare a chi non si è gestito per bene. Non a caso molti partitori cominciano a far fatica e superiamo in tromba vari tizi boccheggianti. In cima al poggio il percorso spiana un pò verso alcuni saliscendi, però il falsopiano toglie energie e vedo il mio compagno un pò sofferente, decisamente a tutta. Rallento il ritmo evitando di rilanciare come avrei fatto e proseguo spiegandogli cosa  troverà dopo ogni curva e incitandolo. Superiamo altri, inizia una discesa bella ripida dove io vado giù come mio solito a rotta di collo, lui fa un pò fatica ma è vicino. Alla villa della Petraia mi raggiunge ma ormai il gruppetto con cui eravamo è sparito, lo incito ancora ma i 50Km si fanno sentire. Peccato però che sul rettilineo d’arrivo si accorga di avere ancora energie e parte con un allungo da finisseur, fantastico, ci provo anche io ma mi batte, non ho più quella volatona finale di una volta in cui ero praticamente imbattibile con i miei pari livello. Chiudiamo i 7Km in 30’13", buona media direi considerate le salitelle. Ma quel che più mi è piaciuto è il furore che dicevo, quella voglia agonistica di competizione coll’avversario chiunque egli sia di cui mi nutrivo in passato e che il trail mi ha forzatamente ammorbidito. Riassaporare però l’adrenalina della competizione è stato fantastico. E soprattutto mi ha fatto piacere da una parte fare un allenamento così veloce e così stimolante dal punto di vista organico , specie per la potenza aerobica che ho un pò depresso con tutti questi lunghi. Dall’altra, bello scoprire che nonostante tutto l’allenamento sono ancora veloce, non al top ma non ho perso poi molto, e che l’adrenalina riesce a farmi scoprire qualità che, evidentemente, possiedo ancora.

Fanano, trail appenninico

Per arrivare a Fanano (MO) mi è toccato attraversare dal Mugello mezzo Appennino toscoemiliano, 2h di auto ma ne è valsa la pena. Partenza intorno alle 10.30, fa caldo ma la zona è molto ombreggiata e si sta bene. Foto di rito con gli amici di Spirito Trail e partenza, subito su sentiero. Ci muoviamo in un fitto bosco, faggi e lecci in prevalenza mi pare, si sale ma il percorso ci concede anche vari tratti in falsopiano su cui si può correre un pò.
Il guado di alcuni ruscelletti ci impone di mettere i piedi nell’acqua, già all’inizio. Costeggiamo alcune vecchie case in pietra, qualche antico villaggio di boscaioli quasi completamente distrutto, ne troveremo svariate lungo il percorso Ricominciamo a salire e una tosta erta ci porta al lago di Pratignano, ormai a 1300 metri di quota. Si tratta di un lago senza emissari, alimentato direttamente dalle precipitazioni atmosferiche. La vegetazione è estremamente varia: vasti prati d’alta quota, bosco, fiori, vegetazione lacustre. Ci sono vari escursionisti, la zona è molto bella e solitaria. In lontananza il picco del Corno alle Scale, da qui possiamo osservare quanto è ripido il suo versante orientale. Dietro, il massiccio del Cimone, ancora molto innevato in vetta. Davanti la nostra temibile meta, il Monte Spigolino, a oltre 1800 di quota.
Ricominciamo a correre su questo vasto pascolo, a un bel passo ma senza smettere di chiacchierare. L’adrenalina sta crescendo, l’istinto trailer ci fa andare in fibrillazione ogni volta che compiamo un elevato dislivello e ci accostiamo alle vette più alte.

Proseguiamo sulla dorsale montuosa che separa la valle di Ospitale da quella del Dardagna, il comprensorio del Cimone da quello del Corno. Il sentiero varia continuamente tra ripide ma brevi salitelle, discese scoscese a gradoni, falsopiano nel sottobosco. Gli alberi ogni tanto si diradano lasciando spazio a dei belvedere naturali, spettacolari alcuni direttamente sulla Madonna dell’Acero e sul Corno. Intorno a quota 1500 troviamo la neve, ormai il 10 di maggio. E’ anche profonda – siamo su un versante nord – e la percorro guidando il gruppo poggiando i piedi su delle orme lasciate da qualcuno. Finisce il bosco portando sulla cresta. Davanti a noi il temibile Spigolino, che dovremo affrontare salendo sulla sua cresta settentrionale, per fortuna libera dalla neve, però ugualmente impegnativa in quanto tutta in pietre e gradoni da salire con fatica.
Giubbetto antivento che Jack mi presta amorevolmente – avevo sottovalutato il meteo, tirano delle belle folate fresche  – e si attacca la salita, di buon passo. Le nostre condizioni sono ancora buone e giungiamo in vetta in breve tempo. Qui raffiche potenti ci fanno quasi sobbalzare e subito ci portiamo sul versante toscano per coprirci e non congelarci. L’atmosfera tra di noi è a mille, siamo tutti stracontenti, abbiamo già coperto un elevatissimo dislivello senza ammazzarci di fatica, siamo su una delle vette più alte dell’Appennino settentrionale, dinanzi a noi la grande valle della Lima, dietro le valli modenesi, a sinistra il lago Scaffaiolo, a destra il  Libro Aperto, con la mente ci vorremmo dirigere in ogni luogo del crinale per avere una visione nuova: questo è puro spirito trail, la voglia di scoprire esplorare nutrirsi di nuovi punti di osservazione, desiderio di spingersi sempre un pò più in là. Mentre Elisa da vera appassionata di montagna salta letteralmente dalla gioia e Micetto fa il Cristo in croce , ci rifocilliamo e poi ci buttiamo a capofitto nella ripida discesa che ci porta al Passo della Croce Arcana. E’ una discesa bellissima su questo prato a 1800 metri, un pò a gradini un pò liscio, correre sull’erba è meglio che correre sul sentiero, è più morbido e sicuro, ci fiondiamo giù con una ebbrezza che ci fa tornare bambini spensierati. Al passo breve sosta e poi via per la strada bianca che scende alla Capanna Tassoni, schivando le bianche macchie di neve: qui qualcuno fa il furbo e taglia i tornanti, dopo un pò si entra nel bosco e giungiamo al rifugio dopo ci attende una lunga sosta ristoratrice, e ne approfitto per godermi un’ottima ed energetica cocacola.
In 3 dobbiamo tornare a casa oggi, gli altri domani doppieranno ma decidono ugualmente di seguirci per fare un pò di kilometri. Con tanto di cartina scendiamo giù in un sottobosco fastidiosissimo, una spessa coltre di foglie secche copre pericolosi ciottoli che si muovono sotto i piedi, ancora non mi sono completamente ripreso della storta a una caviglia di una settimana fa. Giunti al paesino di Ospitale ci immettiamo nell’ultimo sentiero, la via Romea che ci riporterà a Ponti di Fanano. Si continua a scendere per la strada medievale, tutta dritta – allora non esistevano i tornanti – e con le pietre infisse nel terreno, che dànno un pò fastidio. All’altezza di una cascata del torrente Leo torniamo nel bosco fitto, cambia il fondo del sentiero ora prevalentemente in terra battuta. Siamo a quota 800, dobbiamo tornare a 500 ma si inizia una serie di falsopiani anche impegnativi, la quota non scende mai. Si attraversano alcuni borghi di case, per fortuna il sentiero è segnato e si vede bene. Ricompare un villaggio di case in pietra diroccate, lo superiamo accorgendoci che saliamo un pò troppo: all’ultimo villaggio abbiamo sbagliato strada, ce ne accorgiamo solo ora guardando la cartina, alcuni segni biancorossi circolari ci han tratto in inganno e ci siamo persi un tornante. Maledizione, tocca guadare un ruscello un pò più grosso e impetuoso degli altri, farci largo in mezzo al sottobosco ma per fortuna il GPS si dimostra qualcosa più di un giochino e ci mostra che siamo molto vicini al percorso fatto in salita all’andata. Riprendiamo coraggio e avendolo trovato ci sentiamo sicuri di poter tornare all’auto in breve tempo. In realtà ci sbagliamo ancora una volta, per fortuna azzecchiamo la strategia giusta – tornare indietro – e dopo l’ultima discesa tecnica eccoci alla base. Sono passate più di 5 ore, abbiamo fatto più di 28Km e 1800 metri di dislivello. E sento negli altri come in me stesso nessuna stanchezza, l’eccitazione della giornata trail ci potrebbe far correre ancora per ore su e giù per queste lussereggianti foreste.  Con una punta di invidia saluto i compagni trailer che domani correranno verso il Libro Aperto e si godranno un’altra magnifica giornata, ma è giusto accontentarsi di aver percorso un itinerario così spettacolare.

Foto album
http://picasaweb.google.it/l.magazzini/TACapannaTassoniFanano

Altimetria

9 settimane di fatiche

Sto guardando il diario degli allenamenti delle ultime 9 settimane. Dalla maratona di Ferrara ad oggi ho corso
– 8 volte tra le 2h30′ e le 7h (endurance lunga e lunghissima , ritmi e dislivelli variabili)
– 10 volte tra l’1h10′ e le 2h30 (distanze medie a ritmi più o meno veloci e/o variati, percorsi per lo più collinare)
– 9 allenamenti di qualità <= 1h (prevalentemente fartlek collinare e ripetute in salita)
– 8 allenamenti orientati al miglioramento della forza specifica o del’elasticità (circuit training su prati, sedute con pesi leggeri, stretching), gambe o anche per i gruppi muscolari di torace addome e braccia

Non male, vero?!! In queste 9 settimane quindi sono arrivato a oltre 620Km di corsa, maturando peraltro dislivelli notevoli. Una media quasi 10Km/giorno, senza tener di conto dei molti lavori a carattere muscolare-forza-elasticità
Dopo Ferrara, che non avevo preparato ma verso la quale ero arrivato con molti lavori medio-lunghi e pochissima qualità (direi molta potenza lipidica quindi), ho quindi sviluppato maggiormente l’orientamento alla lunghissima durata. Sono arrivato quindi quasi a riconvertirmi come atleta, non più runner di gran ritmo e distanze medio-lunghe ma atleta di durata.
La riconversione è quasi più psicologica che organica, sono arrivato  a un punto per cui anche un allenamento di 4-5 ore (sia pure con molti tratti in marcia, ma anche con elevato dislivello e su terreno naturale con tutte le difficoltà connesse) non mi fa effetto, anzi sono arrivato a gestire pure le crisi durante la prova, e può capitare (Traversata dei Colli Euganei, trail di sabato scorso)  di essere più fresco e brillante alla fine che in molti tratti durante. Mi sento di dire che prove che fino a pochi mesi mi parevano irraggiungibili (esempio: il Passatore) adesso non mi spaventerebbero per niente. Non è per me un segnale da poco, ritengo che la mia mente conscia ed inconscia conosca così bene il mio corpo da saper sempre interpretare le sue capacità.
Resta un ultimo e decisivo sforzo nei prossimi mesi: mantenere l’abitudine alla lunghissima durata con alcune prove di endurance toste, come le Prealpi Trevigiane o l’Ecomaratona del Corno alle Scale. Badando di stimolare allo stesso tempo sia potenza aerobica che resistenza alla potenza, qualità che al momento mi sento di aver depresso. Per niente facile, ma c’è anche da dire che il grosso ormai è fatto

Boschi, cinghiali, caprioli, ville, pietre insomma trail

3 soli giorni dopo la sfacchianata della magnalonga, eccomi a fare un altro duro allenamento. Partenza dalla villa reale di Castello, la Petraia e salita verso Piazzale Leonardo nel bosco. Arrivo a Poggio al Giro, bella sfacchinata. Discesona verso Paterno nella valle del Carzola, ahia mi si storce una caviglia, fa un poco male sulle pietre. Risalita verso Ceppeto, giornata spettacolare. Gli scoiattoli mi attraversano la strada e fuggono, faccio così paura.

Giunti alla Fonte dei Seppi riscendiamo. Frush frush, il bosco si agita, che animale sarà? "Un cinghiale!" "Macchè, un capriolo!" "Sieh! E’ ma un lupo!" "boia, ma i lupi da quando son marroni? sarà un cane randagio", e si prosegue. Ad una curva davanti, scorgo un cinghialotto. Proprio piccino, marrone chiaro e striature bianche, come quelli che si pappava Obelix. Mi fermo impietrito, se c’è un cucciolo c’è anche la madre, e affrontare mamma cinghiala incacchiata è l’ultima cosa che voglio fare sulla terra. Ci armiamo di sassi ma la mammina non si vede, meglio, il cucciolino prosegue nel folto.

Proseguiamo anche noi, anzi no, altra storta alla solita caviglia, non è giornata, cammino pure in discesa. Viale alberato a metà monte, scorgo 2 figure davanti, un mulo e un cavallo. Passo oltre, due quadrupedi corrono all’impazzata verso di noi: un capriolo con corna, e altro animale simile ma di colore bruno non marroncino. Corrono verso di noi, ma poi si tuffano nel bosco. "Oh, ma che siamo allo zoo?". Stanco morto, mi invento una scorciatoia per scendere più veloce passando da un viottolo sotto la Castellina, si fa quasi sera. Il cielo è sereno, sono stanchissimo dolorante e svuotato, ma cosa si può avere di più?

Traccia GPS http://www.giscover.com/tours/tour/display/5514

Album foto, e altimetria http://picasaweb.google.it/l.magazzini/TrailFiorentino

Magnalonga

Non è una gara, non è una marcia, non è (solo) trekking, non è competitiva, non è facile, non è dietetica. E’ la magnalonga, manifestazione eno-gastro-escursionistica che si svolge in Mugello il 1° maggio di ogni anno. Quest’anno partiva da Casole, frazioncina del comune di Vicchio. Ci si iscrive, ti danno da bere e iniziano a darti da mangiare…. poi si parte, si cammina in discesa, ci si aggroviglia nel fango. Dopo un pò , ho voglia di correre, dopo essermi mangiato un pò di schiacciata all’olio. Corro e salgo, il dislivello aumenta considerevolmente. Al ristoro successivo, pane salame e vino sangiovese alè!
Proseguo, resto da solo, mi ritrovo in quota a oltre 1000 metri. Una spettacolo, la nebbia se ne sta andando. Si scende, non c’è nessuno, io la natura il bosco e nient’altro. Supero il ristoro successivo in velocità, mi guardano manco fossi superman. Arrivo all’arrivo. Ho fatto 21Km, camminando molto in 3h45′ circa. Mi sento fresco. I miei amici camminatori giungeranno qui tra 2-3 ore. Vabbè, mi faccio un altro giro. Riparto da solo, guado fiumi mi districo tra i rami nel bosco, mi inerpico sui sentieri, comincio ad avvertire la stanchezza.

Ritorno al ristoro del salame. Il personale, a chiacchierare, mi guarda perplesso. "Non mi guardate in quel modo, non sono pazzo, anche se sto facendo il secondo giro, mi sto allenando". Non faccio in tempo a finire che mi ritrovo di nuovo pane salame vino e lattecacao tra le mani, e una bottiglia d’acqua che comincia a far caldo. Riparto, in vetta trovo di nuovo della gente. Mi fermo e chiacchiero un poco. Discesa, giù! Hop hop hop, guadare le pozze dei cinghiali non è facile, meglio aggirarle, sembrano sabbie mobili. Arrivo al ristoro che avevo saltato: "eh no, ora tu ti fermi!!" Formaggio e vino, non mangio ma bevo, e l’alcol mi dà nuove energie, e mi rifiondo giù doppiando quelli che camminavano con me all’inizio. Ultimo ristoro, e arrivo. Gli amici mi stanno aspettando, addento delle penne alla carrettiera emi riposo al tavolo: ho fatto la mia ecomaratona personale, quasi sotto casa. L’orchestra suona musiche di Augusto Daolio, cui la manifestazione è dedicata, era pure pittore. Sorrido, e mi godo la mia giornata.

Traccia GPS: http://www.giscover.com/tours/tour/display/5515
Foto e altimetria :
picasaweb.google.it/l.magazzini/TrailDeiPittori