I peli sulla lingua

In questi periodi in cui le voci fuori dal coro sono sempre più rare, pubblico qui un intervento del direttore del Vernacoliere Mario Cardinali (chi non sa cosa sia il Vernacoliere ‘azzi suoi, non sa cosa si perde) sul tema di cui tutti parlano adesso. Non che lo condivida al 100% ma l’omologazione del pensiero e la globalizzazione delle opinioni mi terrorizzano molto di più del pakistano che gioca a cricket in un parco.

Le radici dell’insofferenza e dell’intolleranza vengono certo da lontano. Ma anche da un passato assai più vicino.
Mi ricordo negli anni ’70 – tanto per restare al nostro piccolo mondo provinciale, alla nostra piccola Livorno che si vantava un tempo d’esser nata da un convivente crogiolo d’etnie diverse, comunità diversa anche per questo dalle storiche identità toscane – un gruppo di persone inferocite per la strada contro due zingarelle sorprese ad aggirarsi fra alcune modeste palazzine d’Antignano, dove c’era già stato qualche furto. Se non urlavo io dal terrazzo contro chi gli stava già mettendo le mani addosso e gridava “zingari maledetti andreste ammazzati tutti”, non ci sarebbe stato tempo d’aspettar la polizia.
E mi ricordo poi – una ventina d’anni fa, quando ancora gl’immigrati a Livorno non eran così tanti – una vecchia popolana nella centralissima Via Grande, rivolta a me che passavo, dopo uno sguardo d’evidente diffidenza a un indiano col turbante che transitava anche lui di lì: «Ma l’ha visto?! Io ni darei fòo, a questi musi neri!» Aggiungendo, a me che le chiedevo risentito se le avessero fatto qualcosa: «No, ma dé, io ‘un li posso soffrì!»
A Livorno, mica nella padania della Lega. Che non c’era ancora ma poi si è ben nutrita per il suo successo elettorale anche di questo piccolo passato, di tanti piccoli passati vissuti un po’ dovunque nel paese tutto, fino a ingigantirli oggi in una generale psicosi di quotidiano allarme fra la gente, tutta pronta a sentirselo cantare come il pericolo più immediato e grosso, questo sbandierato dilagare di furti e di scippi e di rapine e di prostituzione riconducibili all’immigrazione, accompagnati talvolta da omicidi atroci.
Nel paese dove le mafie camorre e ‘ndranghete e corone unite hanno ammazzato e ammazzano diecine di migliaia di persone da una vita e da una vita trafficano in colossali intrecci di politica e d’affari. E da una vita non ci si allarma per quest’immensa criminalità che s’è impadronita anche militarmente di regioni intere, già dominate amministrativamente, come invece ci s’allerta oggi contro l’immigrato in generale e contro il rom in particolare (lo zingaro che già il nazismo metteva nei forni crematori) e perfino contro il lavavetri e contro il mendicante, che loro non delinquono ma stanno fra i piedi tutti i giorni.
E magari sarà anche per questo, per la paura di poterselo ritrovare ogni giorno per strada o all’uscio il microcriminale o il poveraccio, per il doverlo vedere accampato sotto i ponti o in altri miserabili tuguri assieme a tanti clandestini che non ce la fanno a pagarsi un affitto con la miseria che gli danno a lavorare in nero, e tutta quella miserabilità disturba e offende le coscienze nostre, sarà anche per questo che tanta gente oggi plaude alla destra di governo che appronta leggi ed emana decreti “decisivi” contro i diversi di pelle e di cultura. Oltre che di possibilità di vita.
E plaude con un odio di fondo così chiaro, questa gente, esplicita la sua soddisfazione con un’insoffernza di così grottesca esibizione (“la festa è finita” di Gasparri, per esempio), si autocelebra con la xenofobia così trionfante di gente come Calderoli e Borghezio e Gentilini e di tant’altri tipici esponenti della Lega, che non c’è da stupirsi troppo se a Verona per esempio hanno potuto e possono continuare a celebrarsi pubbliche esibizioni di svastiche e d’altri simboli nazisti, fino all’assassinio di quel giovane ammazzato da alcuni naziskin che tuttavia i conniventi anche istituzionali voglion far passare per bulli o per normali delinquenti come altri.
Né ci può meravigliare più di tanto se fra quanti a Ponticelli hanno assaltato e bruciato un campo di nomadi c’è stato anche chi ha urlato che la camorra invece è sana, la camorra aiuta a far vivere la gente.
Ché ci si è messa anche la camorra a dar manforte al potere ufficiale, nel generale bisogno di pulizia che ormai pervade ogni italica coscienza. Di gente alla quale, se poi sostieni magari l’illogicità di tanto odio per i poveracci in un paese di morti di fame certificati da redditi sotto la soglia di sopravvivenza – e sono redditi in gran parte di agiatissime persone che ben esibiscono lusso di case e d’auto e di viaggi – ti guarda come a dire “non siamo mica scemi”.

Strascichi

Fermo da sabato scorso, ancora. Il mal di schiena che sentii alla partenza, acutizzarsi di un processo di indolenzimento in corso da qualche giorno ma che non mi impedì di portare a termine la prova, mi ha fatto penare non poco. Per fortuna ora va molto molto meglio. Domattina farò un pò di trekking. Poi vediamo, ma che nervoso però. A saperlo arrivavo fino a Faenza