La mia notte del Passatore

E nel giorno dei miei primi 20 anni di corsa, mi sono cimentato con la mia prima ultramaratona. Saltato un trail di 60 la settimana prima mi sono deciso ad affrontare questa prova alla 100Km del Passatore, fra l’altro come allenamento per altri futuri impegnativi appuntamenti. Per qualche giorno ho giocherellato con l’idea di puntare all’obiettivo grosso di Faenza ma poi ricordandomi che ho solo una preparazione trail ho deciso più ragionevolmente di accontentarmi di un traguardo intermedio. I giorni della vigilia passano con una strana sensazione, il mio cervello è ormai drogato di trail e so bene che correre sull’asfalto mi creerà non pochi problemi anche a livello mentale.
Per giunta, la mattina della gara ho un matrimonio di due cari amici, e la cerimonia si chiude a sole 2 ore dal via. Di corsa in centro di Firenze a ritirare il pettorale, ma sbaglio piazza per cui devo farmi 2Km con lo zaino strapesante in spalla, e fare tutto di corsa. Avverto qualche dolorino alla schiena, mi cambio deposito il borsone sul pullman che lo porterà sul percorso e mi dirigo al via. Altro nervosismo perchè il gps tra gli alti palazzi fiorentini non prende e quindi parto senza riferimenti sul ritmo. Ma quel che è peggio sono i primi passi di corsa, la schiena è bloccata e i glutei urlano di già, ma sono appena partito! Mi sento a rischio ma ormai sono in ballo e mi metto a correre molto lentamente con grande tranquillità. Le piogge degli ultimi giorni han portato molta umidità e per la legge di Murphy è anche uscito il sole. Recupero qualche posizione in salita, saluto vari amici runners fiorentini e inizio la calda impennata per Fiesole. Contrariamente alle mie intenzioni non cammino bensì corro lentamente ma in maniera accettabile, intanto la schiena non dà grossi problemi. Inizia il lungo tratto di falsopiano verso la prima asperità, Vetta le Croci. Ho un ritmo regolare e tranquillo e mi permetto di godermi il panorama, in lontananza il mio adorato monte su cui faccio le sedute trail. Le campagne sono verdissime e vive, per l’acqua piovuta e il sole che illumina a festa questo ultimo giorno di maggio. La Vetta le Croci è uno stadio naturale del podismo, saluto vari amici che sono ad ammirare il passaggio e proseguo verso la discesa che punta il Mugello. L’aria si fa più fresca e la schiena non dà eccessivi problemi, solo un fastidio continuato anche se temo futuri irridimenti ai glutei. Arrivo a Borgo San Lorenzo, saluti e sosta in bagno e si riparte per l’avventura, anche qui grandissimo e caloroso pubblico. Inizia quello che mi rendo conto è il vero Passatore , gli anni passati mi ero fermato dopo un terzo della distanza ma la vera gara inizia ora, la salita verso il valico appenninico sotto un gran sole che illumina le bellissime campagne, le conosco come le mie tasche ma il loro fulgore riesce ancora a sorprendermi, mentre al nostro fianco passa il trenino per Faenza che certo sarebbe comodo prendere. Comincio a sentire i primi acciacchi a parte un pò di comprensibile stanchezza: sapevo che il ritorno all’asfalto avrebbe potuto essere deleterio per le mie articolazioni ed infatti comparire un malevolo dolorino a un ginocchio che compare ogni volta che riprendo a correre dopo un tratto di marcia. La salita è leggera ma occorre risparmiarsi e pertanto è normale camminare ogni tanto. Supero il paesino di Ronta dopo oltre 4 ore ed alla Madonna dei 3 fiumi si esce dalle campagne e si entra nella zona più boscosa, nelle aspre vallate appenniniche. E la salita si fa più dura e camminano quasi tutti. Nella gola scavata da un torrente di montagna supero il cartello che indica la maratona, sono passate 4h37′ e sono a 500metri slm. Da qui inizia l’ignoto, ho corso anche per durate più prolungate ma qui sul duro asfalto è altra storia. Il ginocchio in salita, dove occorre spingere e sfruttare ogni tendine per fare forza, fa un pò male ed è un peccato perchè mi sento bene per il resto. Per fortuna ora fa fresco e mi godo questa magnifica foresta, questi maestosi alberi che ci sovrastano. La pendenza cresce costantemente ed il peggio deve arrivare: ma mentalmente reggo bene nonostante non sia un momento facile, ed ecco a un tratto sento un rombo giungere da dietro: eccola, l’Official Car che come programmato giunge nel punto dove il gioco si fa duro, nel borgo di Razzuolo,  dove la salita tocca il suo tratto peggiore ma rinfrancato dall’ammiraglia che da quel punto in poi mi assisterà me ne frego e corro anche nei punti più duri, approfittando dei momenti di riposo per addentare mele secche e ingurgitare litri di cocacola. Siamo vicini alla vetta, la strada esce dalle gole e si vede in lontananza il Mugello, sopra di noi un cielo sereno illuminato dal luminoso tramonto. Ultimo Km di salita in scioltezza accompagnato dall’amico Jack di supporto ad altri. 48° Km, passo della Colla, valico appenninico, 940 m slm. Finisce la salita, tutti si cambiano mangiano riposano ma io mi fiondo in discesa pregando affichè la schiena non faccia i capricci. Mi avevan detto che la discesa è peggio della salita, effettivamente si va veloce ma la fatica è tanta e comincia a dolere ogni cosa, piedi unghie muscoli. Le gambe non sono più reattive e la salitina nel paesino di Casaglia mi manda in crisi, subito passata per fortuna. Tutti si cambiano ma io non sento freddo e continuo con la canotta traforata e i pantoloncini. La discesa si fa più tosta ma per me è una benedizione ed infilzo una serie di vari Km molto veloci volando da un tornante ad un altro. Il cielo intanto si è scurito , i boschi si sono ingrigiti, i contrasti si fanno attenuati: cala l’oscurità, inizia la lunga notte del Passatore immersi nella solitudine appenninica e nel frinire dei grilli. 55°Km, ormai è buio e i concorrenti ora ricercano anche la visibilità. Un osservatore esterno vedrebbe così dall’alto una interminabile processione di puntini luminosi in movimento in mezzo ai boschi della zona. Come lucciole in un prato, come quelle tante che vediamo dalla strada.La mia corsa prosegue, supero il 55° Km e riesco a correre sempre e di buona lena. Temevo dolori muscolari lancinanti come nel finale di una maratona e invece le grane peggiori le ho a livello articolare, un altro paio di unghie sono andate e dolgono, i piedi li sento irrimediabilmente gonfi. Immerso nella notte del Passatore entro in una mia dimensione zen cercando di non pensare alla difficoltà ma proseguendo concentrandomi sulla luce della mia lampada frontale davanti a me che illumina gli altri che supero con facilità, il più è fatto e passato Crespino inizia l’ultimo tratto, meno in discesa e forse più impegnativo. Intuisco che i concorrenti intorno a me continueranno fino a Faenza e ciò mi rinfranca, io mi posso permettere di spingere di più. 60° Km, ai ristori ne approfitto riposarmi e camminare qualche passo mentre bevo sali the e cola. Osservo e tocco con mano quello che mi avevan detto essere la lunga notte del Passatore, un’occasione di festa per queste zone lontane dalla frenesia della pianura, la lunga notte si esprime in questi bambini che continuano a darmi il cinque che ricambio con gioia, gente sconosciuta che fin da Fiesole ci ha incitati dal primo all’ultimo e che ho sempre ricambiato con un segno della mano o un sorriso. Qui in questa notte senza luna ai ristori accendono falò, gruppi di ragazzi cantano e suonano chitarre , si cuociono cibi, c’è un gesto di coraggio e di ammirazione per tutti. La mia astrazione continua, la strategia mentale di suddividere la prova in tappe successive e pensare solo al prossimo paese che avrei incontrato ha funzionato facilmente, riesco a non sentire fatica, sento che mancano pochissimi Km e lascio la libertà all’Official Car che mi aspetterà al traguardo. Macino km e avversari, termino l’ultima discesina osservando da lontano le luci di Marradi. Ormai ci sono e riesco anche a fare una volatina. A Marradi c’è festa, il paese in piazza a festeggiarci, termino fresco e sento che c’erano anche le energie e soprattutto la forza mentale per continuare. Ma è bene essere parchi e moderati, non serve fare il passo più lungo della gamba: la schiena da fermo duole da matti e mi accontento di quello che ho fatto, la mia prima ultramaratona di 65Km in 7h19’conclusa con sensazioni eccelse e con la sicurezza di aver dimostrato a me stesso di poter gestire anche queste distanze, queste situazioni, anche questo tipo di gare con tutte le difficoltà che comportano.
Finita la gara avverto in un istante tutto il freddo dell’umida notte appenninica. Il tepore dell’auto mi riscalda mentre torno verso casa, rifacendo a ritroso il percorso. Osservo la processione dei concorrenti e delle loro frontali, provando una immensa solidarietà ed ammirazione per questi coraggiosi, capaci di sfidare la lunga notte e la durezza della montagna e della distanza. Miei compagni di Passatore, sicuramente il prossimo anno o quello dopo ancora sarò con voi, a tenervi compagnia lungo tutta la valle, verso il comune traguardo che ci attenderà e che attraverseremo colmi di faticosa gioia.
 

5 pensieri su “La mia notte del Passatore”

  1. peraltro il nome brillante (per chi non lo sa è uno dei miei tanti nick) è stato azzeccato dalla mia amorevole compagna che aveva tappezzato l’auto di scritte 🙂

  2. io al tuo posto non ce l’avrei fatta a fermarmi……..mi sembra di aver capito che stavi ancora abbastanza bene …….e allora avrei proseguito…i fondo mancavano solo 35 km ……..
    comunque bravo……..
    giovanni l’appenninico

  3. Grandissimo Leonardo credo che per la prima volta ti possa accontentare perchè secondo me hai fatto una grossa impresa.
    Sauro

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