Pistoia-Abetone

Un mese per me podisticamente orrido, questo giugno. Prima freddo e pioggia sì da rendere impraticabili percorsi trail in montagna, poi caldo e sole allucinante. Prima lo stop post-Passatore, poi l’accorgersi di un concreto calo di forma sul versante "potenza aerobica". Saltata la Lavaredo Ultratrail avevo comunque bisogno di un ulteriore e severo stimolo di endurance e come avevo preventivato mi cimento nella Pistoia-Abetone, per la prima volta. Con molte remore, poca voglia e una certa diffidenza, sapendo che trattasi di corsa durissima e implacabile, come dicono molti "più dura del Passatore" (e io ne avevo fatto solo 2/3…)
Notte passata dormendo poco come spesso mi capita quando mi devo alzare presto. Arrivo a Pistoia alle 6.30, la città dorme, non c’è un’anima. Mollo l’auto e mi dirigo a piedi alla partenza, trascinando a fatica il mio borsone che comincio seriamente ad odiare dato che la mia schiena non sopporta i pesi e già mi aveva creato problemi. Promemoria: devo decidermi a passare a un borsone sportivo con le rotelle, ne esisteranno? Città deserta, Piazza Duomo colma di podisti. Veloce ritiro del pettorale e del pesante pacco gara, avevo ancora qualche perplessità su quale traguardo fare ma come fa un mio amico getto il borsone sul camioncino con destinazione Abetone, così non ho scuse devo arrivare in vetta sebbene abbia previsto di prendermela comoda. Partenza calma, il serpentone si getta nelle deserte strade pistoiesi e  procedo lentamente, non ho fretta e devo risparmiare energie, il portaborracce al solito mi dà fastidio ma tornerà comodo, è già un bel caldo e alle 7.30 siamo oltre i 25°. Dopo 5Km inizia la salita, per me nuova. Intendiamoci, da appassionato di montagna la conoscevo come le mie tasche ma solo dal lato automobilistico. Abbastanza per sapere comunque di dover prendermela comoda, il duro sarà alla fine. C’è una marea di gente anche se molti presumo si fermeranno entro San Marcello. Salgo risparmiando
energia, senza provare il minimo fiatone mentre intorno a me molti sbuffano. La prima salita è impegnativa e porta al Valico del Poggiolo, circa 750m, però è la prima e la si fa col fresco. I ristori sono però presi d’assalto, si suda già copiosamente. Valico al paese delle Piastre (sede del campionato italiano della bugia!) in 1h30′ circa, niente male ma manca ancora molto. Lungo falsopiano in discesa nella gelida valle del Reno, un tempo qui c’erano le ghiacciaie che ancora si vedono ma in corsa il sole è alto e picchia mentre la mia schiena è un pò indolenzita maledetto borsone del c@$!o. Pontepetri, si ricomincia a salire lungo l’antico tracciato della miniferrovia dell’appennino pistoiese ormai in disuso e diventata un tragitto pedonale. Si sfiorano i meravigliosi boschi dove adoro correre, davanti a noi la sterminata foresta del Teso, più in là ci sarebbe il Corno alle Scale…. ma basta sognare i boschi, oggi c’è l’asfalto e un sole cocente. Valico il passo dell’Oppio ( 860m.) chiacchiarando con un podista piemontese alla sua prima ultra che chiedeva lumi sul percorso e si inizia a scendere lentamente per Gavinana e S. Marcello, una picchiata micidiale intervallata da vari tratti di falsopiano. Chi si ferma a S. Marcello prova a sprintare (ma molti sono in crisi nera), io vado avanti smadonnando perchè il ristoro nel paese non è fruibile. Chiamo la mia compagna, sento la mancanza di un aiuto esterno che lei mi seppe dare alla Colla: molti hanno l’auto d’appoggio , amici e parenti che forniscono acqua e zuccheri, ed è un aiuto consistente. La  discesa continua vertiginosa e fa impazzire l’idea che tutto questo tratto a favore andrà risalito con gli interessi.
Arriviamo al paesino della Lima (470m.) nella gola dell’omonimo fiume, ristoro ed inizia il calvario. Allucinante, in questa vallata angusta stretta tra le più alte montagne dell’appennino toscoemiliano il caldo è soffocante, manca una qualsiasi bava di vento, è umido e il sole picchia micidiale e quindi anche se il primo tratto è un lunghissimo falsopiano tanti arrancano stremati, io per fortuna mi sono risparmiato in discesa ma si soffre, e manca ancora moltissimo, per di più i cartelli sono sistemati male (sfalsati di 1Km) e traggono in inganno, meglio quindi affidarsi alle paline dell’ANAS che so essere precise per sapere quanto manca, molti penso saranno tratti in inganno dai cartelli ufficiali. A Cutigliano finisce il falsopiano e iniziano i tornanti, le pendenze più dure. Provo a correre alcuni tratti ma la velocità è ridotta e le gambe diventano di fuoco in breve tempo, preferisco camminare di buon passo intorno ai 10’/Km. Il bosco ancora non si vede, i tornanti si susseguono e il tanto traffico di amici dei concorrenti o semplici gitanti è estremamente fastidioso, le moto ti sfiorano e occorre stare attenti. Mi getto spesso dell’acqua in testa, cadendomi sulle labbra mi accorgo che da tanto che sudo è salata e sembra  acqua di mare! Trangugio pastiglie di sali e arrivo a Piano Sinatico, quota 960m, mancano circa 8Km e le pendenze si fanno ancora più dure, per fortuna si trova sempre più ombra: le montagne mie amiche, Corno, Libro Aperto, Cima Tauffi, Spigolino, alla quota cui ci troviamo svettano meno chiaramente e sembrano vicine . I Km dal 41° al 45° sono i peggiori ma arrivati a quota 1200, località Cecchetto, si entra nella foresta e le pendenze si addolciscono un poco. E’ il momento che sapevo ed aspettavo, torno a correre nei frequenti falsopiani e il ritmo migliora decisamente. Si intravede il valico, nubi nere arrivano da nord e malediciamo il loro ritardo, 1 ora prima sarebbero state un dono divino. Al Boscolungo manca solo 1Km e lancio lo sprint finale (si fa  per dire), conosco ogni curva e so che manca poco, oltrepasso il piazzale della seggiovia, una robusta
accelerata mi porta all’arrivo nel paese. Arrivo stanco ma non provato, avevo intenzione di finire tranquillo e con margine ma realizzo che la corsa è davvero durissima, davvero la tanta salita finale segna i muscoli, implacabile con quelle pendenze e il gran caldo. Mi metto subito a mangiare della bruschetta, ho fame e questo è un buon segno, vuol dire che l’organismo non è poi così provato. Come ulteriore dimostrazione della legge di Murphy, appena arrivato inizia a piovere, solo ora maledizione.  Mi fiondo dalla doccia naturale nella doccia al chiuso trascinando il borsone, poi massaggio a schiena e gambe e un piatto abbondante di pasta ingoiato in tempi da guinness dei primati. Il crono dà un 6h04′ che è un risultato scarsino ma preventivato, casomai non pensavo di fare così tanta fatica per questo magro tempo, e la sensazione che anche impegnandomi, anche con un pò di assistenza al seguito, non avrei fatto chissà quanto meglio. Segno che la forma non è davvero granchè.
Ho finito così la mia seconda ultramaratona. Buffo che nell’anno in cui avevo puntato tutto sulle ultratrail abbia fatto le mie prime esperienze ultra-42Km su strada, sia pure in gare molto molto impegnative.  L’Abetone era uno dei miei sogni podistici, ci sono arrivato non dico un pò deluso dalla gara ma comunque senza l’entusiasmo irrefrenabile e l’adrenalina con cui feci i miei 2/3 di Passatore. Non perchè sia durissima quanto per il poco pubblico, per il caldo allucinante, per il troppo traffico motorizzato. Arrivare in vetta ripaga enormemente, certo, e la foresta abetonese è favolosa, ma mi resta una sensazione di non totale soddisfazione per l’evento.

3 pensieri su “Pistoia-Abetone”

  1. coraggio…….anch’io alla mia prima e unica prova dell’abetone ho impiegato 6h01’……
    vorrà dire che in futuro ci prepareremo meglio e regoleremo i conti con la distanza e la montagna…….
    in bocca al lupo per il valdigne……

    giovanni l’appenninico

  2. Dai Leonardo che dopo un pò di delusione vedrai che sarai comunque contento di quello che hai fatto,e comunque sarà sicuramente una bella base su i tuoi prossimi impegni.
    Salutoni Sauro

  3. Ragazzi, non sono deluso anche se mi rendo conto che ho dato quest’impressione, magari perchè pensavo che questa gara avesse un fascino che poi non ho trovato. La forma non è più quella di 30-40 giorni fa ma mi cambia poco, forse anche i primi caldi cui devo fare l’abitudine. Comunque ho l’impressione di aver recuperato proprio bene e mi pare di non esser neanche reduce da una gara così dura 🙂

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