Recensione: Gomorra , il film

Non ho letto il libro e ne ho sentiti di parere discorsi (grossa importanza simbolica ma pochino sul valore letterario), lo leggerò prima o poi. Il film mi ha colpito come un maglio. Comodo comodo in poltrona menrte sgranocchiavo popcorn, ecco che si comincia con un bel dialogo in dialetto stretto, per fortuna ci sono i sottotitoli che sono quasi sempre indispensabili. Ci sono varie storie tutte ambientate nello stesso luogo, tutte potenzialmente intersecate o intersecabili. Si mostrano vari concetti: la lealtà, il tradimento, l’ambizione, la violenza, il potere, il denara.. Più che altro, si mostra un mondo. Anzi, no, si mostra una nazione, un popolo, uno Stato. Che vive e prospera, che ha le sue leggi, i suoi valori, la sua polizia, la sua giustizia, la sua economia, il suo modello educativo, la sua politica, la sua questione immigrazione, la sua questione ambientale, la sua previdenza e la sua assistenza.  Uno  stato completamente diverso dal nostro, uno stato che non è assolutamente anarchia, anzi è fortemente regolato e autoregolante su scala rigidamente gerarchica, un modello di efficiente organizzazione dell’amministrazione. Uno stato completamente avulso dal nostro modo di pensare cosa sia  uno stato, eppur è reale, esiste è concreto e prospera. A questo punto ripensi ai sottotitoli, che non fanno altro che sottolineare la diversità di quello stato dal nostro. Poi capti delle parole in italiano e ti accorgi che ti eri dimenticato che quello stato camorristico , magistralmente rappresentato in questo film, non solo esiste ma è vicino, opera non distante da noi, fa affari probabilmente anche nella nostra regione. Quello strano diversissimo stato è qui, e il grande valore di questo film è proprio nella sua capacità di toglierci le fette di prosciutto davanti agli occhi.

 

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