Vertigine di verde e grigio

Dati gli acciacchi alla schiena, pensavo di non correre nemmeno, neanche di venire. Poi in questi giorni sono migliorato, complici le punture e qualche intervento fisioterapico. Ho deciso di andare al Corno, dove c’era l’ecomaratona "vola nel verde", almeno per salutare qualcuno e farmi un giro trekking. Sto bene però, la schiena non soffre e il bacino è un pò meno storto. Tempo grigissimo, umido, nebbia, non ci godiamo il panorama alla partenza. Peccato, la zona è magnifica. Si parte, subito una bella impennata verso il lago Scaffaiolo, parto coi bastoni che mi aiuteranno molto a sostenere il peso e a scaricare la colonna vertebrale. In alto, vento che soffia contrario, da una direzione nord-orientale. Fa freddo, mi metto la giacca a vento invernale pagata $cifrone comprata appositamente per i trail, ci sta proprio bene nello zaino nuovo. Percorso in cresta, poi picchiata verso il monte Gennaio per una discesa molto difficile e tecnica che ben conosco avendola già fatta varie volte. Al passo del Cancellino mi accorgo che è facile sbagliare, e qualcuno lo farà, purtroppo si rivelerà l’unico punto in cui le segnalazioni non erano univoche e sarebbe stato necessario piazzare qualcuno (che poi faceva un freddo boia, è un punto molto esposto). Si prosegue girando attorno al monte Gennaio attraverso prati verdissimi, la stagione molto umida ha rinverdito ogni cosa. Al passo della Nevaia, nomen omen , comincia la discesa che ci porterà verso il giro di boa. Ogni tanto, nei punti di discesa leggera o falsopiano mi provo a corricchiare non avverto problemi e decido di proseguire. Inizia un lunghissimo tratto in un fitto bosco di faggi pini e castagni, i ristori sono frequenti e validi e non ho bisogno di estrarre niente dal mio zainone, c’è molto personale a controllare il percorso comunque tracciato benissimo a parte quel punto che dicevo. Inizia a piovere, e a rinfrescare, viene giù fitta, la giacca aiuta. Al 18° vedo quelli che tornano indietro, è il punto peggio qui perchè ancora dobbiamo girare, non è neanche una bella zona tutto sommato, sarà il grigiore , io comunque preferisco i tratti in alta quota. Giro di boa e ritorno, viene giù a catinelle, mi attardo ai ristori a chiacchierare con i gentilissimi addetti, un sorriso non manca mai e contraccambio con piacere. Il ritorno è tosto, ci sono tantissimi falsopiani da risalire, avevo sottovalutato questa gara che invece si rivela bella tosta e la pioggia poi ha reso il percorso difficile in molti punti. Peraltro, eravamo così pochi che corro/marcio quasi sempre da solo: poco male, mi adatto mentalmente a questa situazione difficile. Al 31° Km, la mazzata: mi dicono che in alto c’è bufera di vento pioggia e grandine, anzi neve, gara sospesa ci ritroviamo a un rifugio e poi ci riportano all’arrivo. Devo però farmi 4Km a piedi per arrivare al rifugio. Mi chiedo come mai non mi abbiano raccattato all’ultimo ristoro, che avevano le auto. Mah! Continuo a salire affranto e senza più nessuno stimolo, sento anche qualche dolorino alla schiena, vedo uno più stanco di me che raggiungo, mi viene da pensare che al rifugio saremo a 1500 di quota in una zona dimenticata da Dio e dalle strade. Mi avvicino, e temo che sarò a casa a notte inoltrata. Al 35° si arriva in un gruppettino. Ci dicono che le condizioni sono migliorate, chi vuole può ripartire, sennò c’è l’alternativa rifugio e cammino (e attesa dico io, saranno 50Km di strada di montagna per tornare alla base). Uno decide di proseguire e decido di accompagnarlo, anche perchè è un pò anzianotto. Proseguiamo in alta quota , le nubi talvolta si diradano mostrando sopra di noi la vetta erbosa del monte Gennaio, e sotto di noi gli abissi verdi delle vallate che vanno in picchiata e si rischiano le vertigini ammirando la rupe sotto di noi, mentre il grigio della nebbia va e viene. Il panorama è reso difficile dal maltempo ma si intravede la bellezza di queste aspre montagne. Al Cancellino il vento spazza e inizia la salitona finale. Si intravede qualcuno del soccorso alpino in cerca dei superstiti, a me non sembra che si corrano rischi però a quanto pare erano visibilmente preoccupati. In vetta discesina e al rifugio the caldo in quantità, ci offrono pure delle coperte: ok che ci saranno 7-8° e c’è vento, ma insomma siam gente di montagna, e poi io avevo pure i guanti. Discesona finale di nuovo nella nebbia, completamente da solo, corricchio senza problemi. Passo il traguardo, all’arrivo poca gente, qualche protesta per la gestione della gara: effettivamente la sospensione pare poco credibile, non si sa quali potevano essere queste tremende situazioni atmosferiche (gira voce sia stata fermata dal medico di gara), e comunque la zona è talmente impervia da rendere difficile il recupero dei concorrenti fermati, probabilmente se ne doveva tener di conto al momento della definizione del percorso. Già, ma chi pensava a questo giugno che sembra novembre?
Torno a casa, bagnato come un pulcino, fango fin nei denti. Consapevole che è stato un buon allenamento, specie mentale dato che ho corso sempre da solo, con lo spauracchio della schiena , e con la mazzata della sospensione che ha tolto ogni voglia di faticare.

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