Partenza!

Sto facendo le valigie per una decina di giorni di ferie sulle mie amate Dolomiti. Fra l’altro sarà l’occasione per correre una delle mie gare-mito, la Dolomiti Skyrace domenica mattina a Canazei. E chissà che a Seiser Alm non abbia l’occasione di incontrare la squadra keniota che si sta preparando per la maratona olimpica.
Intanto in settimana ho testato il recupero dal Ventasso. Mercoledì per caso sono finito a Prato per una garetta di 10Km che si è rivelata molto molto carina, in larga parte in un parco e fuori dal traffico. Sempre per caso, ho aiutato un compagno di squadra che voleva andare a premi di categoria, lui ce l’ha fatto ma il mio ritmo non è stato per niente male, sui 4’24" nonostante alcuni falsopiani (pensavo peggio invece un pò di fiato c’è ancora).

Analisi di uno scostamento

Considerazioni sul risultato non sono molto da "spirito trail" . Ho conservato però la mia vocazione agonistica, non mirata a fare grandi performance atletiche quanto a dare comunque il meglio di me: non ci posso fare niente, quando sono impegnato in una cosa in cui credo devo dare il mio massimo, è una sorta di celebrazione dell’evento, se non mi impegno e cerco di fare il meglio non sono felice. Ciò non toglie che in una gara trail ci deve essere sempre il tempo per immergersi nella natura, per godere dello spettacolo dei boschi e dei monti, per ammirare i panorami, per fare due chiacchiere con i compagni di avventura. 
Dicevo: giunto ormai quasi al termine della prima fase della lunga stagione 2008, è giusto fare due considerazioni sulla forma. Quasi 10 minuti in più in un anno al Ventasso, dicevo, nonostante una serie di condizioni favorevoli: come si spiegano? Facciamo 2 conti: nei 4 mesi prima del Ventasso, quest’anno ho corso ben 150 Km in più del 2007 (1110 a 960). Cavoli, sono tanti Km in più, e allora?
La differenza sta tutta lì, nel valore dei km. Un anno fa a giugno feci varie gare brevi. I risultati conseguiti erano comunque al livello dei massimi da me raggiunti in carriera, prendo ad esempio la gara test che feci allora  (11Km collinari) 1 settimana prima del Ventasso, a pochi secondi dal mio record storico, dopo aver corso a tutta anche la sera prima in un mini-trail di 8Km e 3 giorni prima un circuito anche quello con una ottima prestazione. Indice di una condizione notevolissima, di eccellenti doti di recupero e di una potenza aerobica al massimo delle mie possibilità. Quest’anno gare test del genere non le ho fatte ma la prestazione sarebbe stata sicuramente peggiore.  Nonostante i tanti Km in più in allenamento (però lenti, motivati principalmente dal pensiero di Valdigne). Avrete già capito, guardo il diario di un anno fa e vedo una serie di molti allenamenti veloci: ripetute, ripetute in salita, corto veloci, fartlek, tiraemolla e gare veloci, nei 4 mesi pre-Ventasso ne conto ben 31! E quest’anno? Solo 20, e di qualità molto inferiore (come ritmi , durata e come impegno) praticamente tutte concentrate entro la metà di maggio e dopo nisba.
La conclusione è scontata, quindi: fino a 2 mesi fa avevo un buon mix di potenza aerobica e attitudine alla lunga distanza, da metà maggio per vari motivi ho smesso completamente l’allenamento veloce (causa i periodi di riposo pre- e post- gara e il mal di schiena che mi ha imposto 15 giorni di stop a giugno) e ciò ha colpito subito: l’organismo, ricevendo solo stimoli "lenti" sia pur prolungati, si è adattato all’istante e quindi ha perso tutte le caratteristiche legate alla velocità. Sia sul versante anaerobico (il minimo sforzo ad esempio in salita lo pago) che sulla potenza (ritmo di soglia sensibilmente abbassato). Ovvio che in un trail queste carenze le abbia pagate. Prendiamola dal lato positivo: mi sono tolto un dubbio, ora mi è chiaro che almeno per le mie caratteristiche votarsi anima e corpo solo alle lunghe distanze non garantisce niente. L’allenamento deve rimanere variato. Non vale per tutti, magari, ma per me credo proprio di sì. Da venerdì iniziano le ferie, ad agosto riprenderò e analizzerò meglio la programmazione fatta da dicembre 2007 ad ora.

Un anno dopo: ritorno sul Ventasso

C’è stata delusione per non aver corso Valdigne. Un pò meno quando ho saputo delle condizioni climatiche con pioggia, diluvio, temporali. Ancora meno quando mi sono concentrato sul Ventasso. Quasi mi dispiaceva non rifarla quest’anno, tanto mi era piaciuta un anno fa. Le condizioni climatiche erano poi ottime. Sapevo di non essere in grande forma ma che comunque in questo periodo avevo acquisito doti di endurance ragguardevoli, tanto da non farmi tremare di fronte a una "semplice" ecomaratona. Peraltro, è la prima gara trail che faccio 2 volte e quindi posso divertirmi a confrontare le due prestazioni. La partenza è stata e sono passato dal primo passaggio a Busana in ottime condizioni, molto bene anche il tratto successivo molto tecnico. Il Tirone l’ho camminato tutto esclusi i rarissimi tratti favorevoli. Giunto alla vetta il cronometro non dava però segnali incoraggianti, avevo la netta impressione di essere molto indietro rispetto ad un anno fa quando però non avevo la minima idea di cosa fosse questa distanza. Mi sono comunque ancora conservato per la discesa fino al lago e poi a Pratizzano, sparando invece un pò nei successivi falsopiani e sull’asfalto, dove l’anno scorso ero andato in crisi specie mentale. Il tratto dopo Montemiscoso, tutti quei saliscendi nervosissimi che portano al campeggio mi han segnato molto, come immaginavo :  ho avvertito stranamente anche degli accenni di crampi, cosa che mi ha preoccupato enormemente dato che non ne soffro. Soprattutto, avevo pochissima brillantezza, le gambe erano veramente rigide e poco reattive nonostante mi sentissi ancora bene, comunque non si è tratta di una crisi ma solo di una "incapacità" del fisico a sostenere certi ritmi. Salita del campeggio meno spedita rispetto ad un anno fa, meglio invece la discesa finale che ho fatto lanciato. E mentre un anno fa appena finito mi sono accasciato al suolo per riposarmi stavolta sono corso subito alle docce (a proposito, grandissimo e furbissimo l’acquisto del borsone con ruote: addio mal di schiena) . Conclusione: 5h22′, 9’30" in più in un anno. A posteriori, provando a ricordare i passaggi di 1 anno fa, credo fortemente che la differenza sia stata in larghissima parte nel primo tratto fino a Busana e poi qualcosina anche nel Tirone, nella prima discesa fino a Pratizzano e nel finale dopo Cerwood. Ho avuto la sensazione invece di recuperare abbastanza da Pratizzano fino a Cerwood, tratto molto delicato e non sempre a favore.  In ogni caso mentre un anno fa nella seconda parte soffrii molto, stavolta niente crisi, a parte la poca brillantezza muscolare.
Comunque quasi 10′ in più sono tanti: nonostante che quest’anno sia molto più portato per le lunghe distanze, nonostante abbia maggiore dimestichezza col trail, nonostante il clima non sia stato torrido come nel 2007 e che stavolta fossi 1,5Kg più magro e conoscessi il percorso. Come si spiega questo vistoso calo? Ci penso su, analizzo qualche dato e poi mi rispondo, ma il motivo già me lo immagino.

altimetria
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traccia GPS
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animazione della traccia
http://www.victorb.fr/visugps/visugps.h … so2008.gpx

Cronache da Busana

Arrivo la mattina presto a Busana dopo una levataccia, c’è poca gente ma presto la piazzetta sede della partenza si riempie. L’atmosfera è festosa, avevo già provato l’esperienza del Ventasso un anno fa ma mi fa un immenso piacere tornare qui (seppur come ripiego, ambivo a ben altro): una gara organizzata davvero alla grande, niente lasciato al caso, una vera festa del podismo e del trail running. Il cielo è coperto e minaccia pioggia, memore del gran caldo dell’anno precedente la cosa non può fare che piacere. Saluto gli amici di Spirito Trail mentre lo speaker Daniele Menarini ci ricorda che è tassativamente vietato pena la squalifica gettare rifiuti sul sentiero e che ad ogni ristoro l’ultimo cestino sarà indicato: l’appello penso che abbia sortito gli effetti sperati, non ho visto i soliti involucri di zuccheri a giro. Alle 8,30 partenza, giro del paese e giù nella valle del Secchia sullo sterrato. La prima parte è tutto sommato abbastanza semplice, giunti a Cervarezza uno dei momenti per me più belli cioè l’attraversamento del paese con tanto di banda che suona… e io, come altri ecomaratoneti, accenniamo un passo di danza salutati dagli applausi dei tanti spettatori. Altro giro, altra musica quando si passa davanti al campeggio dove veniamo accolti dalle cornamuse, con i suonatori vestiti in kilt scozzese! Stavolta sono io ad applaudire, l’atmosfera così festosa ci fa dimenticare le prime salite che sono belle toste: il cielo intanto non riesce a decidersi, qualche sprazzo di sole fa intravedere le vetta del Cusna proprio davanti a noi. Nuova discesa "pedalabile" per Busana, molti si gettano a capofitto per la carrareccia ma qui è meglio risparmiarsi, il Tirone incombe….Dopo Busana uno dei tratti che preferisco, un alternarsi di salitine e discese molto molto nervoso su un sentiero tecnico, occorrono riflessi e nervi saldi per gettarsi nuovamente nella vallata in mezzo a un fitto bosco. A Casa Manari finisce questa parte di discese e inizia il Tirone, "soli" 760 metri di dislivello, cosa vuoi che sia… Dopo Nismozza la salita s’impenna e ovviamente finiscono le chiacchiere tra i  concorrenti, si bada solo a salire nel bosco, verso la vetta del monte Ventasso. Tra castagni e faggi i momenti in cui si può respirare sono pochissimi, tenere un ritmo veloce è molto difficile, conviene anzi procedere con regolarità per garantirsi una riserva per la seconda metà della gara. Nei tratti meno ripidi alzo il capo, è così rilassante guardare il cielo mostrarsi in mezzo alle foglie dei faggi mosse dal vento… mi ricorda l’essenza del trail cioè la comunione con la natura, respirare l’odore del bosco, ascoltare il brusio del vento. Vento che spira sempre più forte man mano che si sale, si giunge alla vetta dove ci attende un’altra orchestrina, un gradito ristoro e tanti incoraggiamenti: è finita la parte più impegnativa ma la corsa, come un esordiente potrebbe essere indotto a pensare, non è affatto finita, mancano pur sempre 22Km e non tutti agevoli. Che iniziano infatti con uno dei tratti più tecnici, la discesa al Lago Calamone: uno stretto sentierino prima su un traverso poi giù nel bosco, per terra sassi in grande quantità, radici nodose e ogni sorta di difficoltà, c’è pure da fare attenzione ai molti escursionisti, che almeno ci incitano. Giro del lago, un luogo meraviglioso dominato dal verde, prima di rituffarsi nel bosco con un’altra erta salita molto ripida: molti sono già stanchi e procedono con calma, per fortuna al termine usciamo dal bosco verso verdi prati adibiti a pascolo e ci possiamo fiondare in un sentierino stretto e per niente facile dove conviene essere ancora molto agili per poter saltare e superare gli ostacoli. Bosco, prato di felci, ancora bosco, visione del crinale appenninico e dell’Alpe di Succiso davanti a noi, un paesino in basso che non raggiungeremo: ora c’è il sole e fa caldo, ci aspetta la breve ma durissima salita di Pratizzano, che conviene camminare ovviamente. Al termine, al passo, altri spettatori altri applausi altre offerte di acqua per bere e rinfrescarsi: chissà cosa pensa questa gente, che siamo matti o siamo eroi, chissà se ci invidia o ci ammira, o semplicemente si gode lo spettacolo della sofferenza. Abbiamo passato il 25°, inizia una parte che definirei interlocutoria: molti falsopiani, prima nei prati poi su carrareccia infine su un lungo tratto di asfalto che tormenta le menti di molti trailer, che si possono rifare al termine al 30°Km dove inizia la ripida discesa verso Montemiscoso, molto spettacolare e veloce in mezzo a prati e un allevamento di cavalli. Inizia a fare molto caldo e la fredda fontana di Montemiscoso è una benedizione: sta per iniziare un tratto sottovalutato ma estremamente duro, la lunga carrareccia che ci porterà a Cerwood: una interminabile serie di falsopiani e strappi dove è difficile tenere il ritmo, dove le discese sono sempre troppo corte e le salite sempre troppo dure per le  gambe ormai affannate. Questa parte sembra non finire mai, si incrociano molti concorrenti spiazzati da questa inaspettata difficoltà e affranti anche solo nel girare attorno a una pozzanghera. Si arriva al parco di Cerwood che si attraversa in mezzo a bambini che giocano prima di una salitina aspra su gradini che ci porta alla chiesetta, nuova discesa da dove si ammira la bizzarra Pietra di Bismantova, e rieccoci al campeggio: noto con rammarico che le cornamuse non ci sono più e che la salita sembra più ripida e faticosa di stamattina, eppure sono passate solo 4 ore! Anche fare l’ultimo sforzo diviene difficile ma siamo al 40° ormai è fatta. La discesa aiuta a rifiatare ed a risollevare la mente, un sole estivo ci bacia e sentiamo già l’odore dell’arrivo. Ultimo breve tratto tecnico ed altre radici da superare con un balzo nonostante le proteste delle nostre gambe, ecco l’asfalto Busana e l’arco dell’arrivo, odo Menarini pronuciare il mio nome – eppure sono un signor nessuno – e un folto pubblico applaudire con forza ed ammirazione: non ho fatto nessuna impresa ma mi viene spontaneo sollevare le braccia, salutare quelle persone, sorridere applaudirle a mia volta e ringraziarle come se fossero lì solo per me. Il dopo è il bello che offre questa gente di Busana: ospitalità, calore, cordialità, una doccia riposante, un sorriso quando ti chiedono se vuoi mangiare, un "buon appetito" nel servirti la pasta che vale più di quanto sembri. Sei un ospite ma sembra di essere a casa tua.

E Valdigne?

Niente Valdigne. Mi viene da piangere a scrivere queste parole, ma ho dovuto rinunciare: sulle motivazioni, mi appello alla privacy e dico solo "no comment". In questo momento i miei "colleghi" staranno affrontando la prima discesa, dopo la prima temibile salitona che in 8Km prevedeva un dislivello di "soli" 1500m. Si mormora che in questo momento a Courmayeur e dintorni stia diluviando da far paura, meno male non dovrebbe essere freddissimo. Non mi resta che fare un grossissimo in bocca al lupo a tutti gli amici del forum "Spirito Trail" che stanno partecipando, a tutti i concorrenti e ovviamente agli organizzatori che non hanno certo il lavoro semplificato dal meteo.
Quanto a me, seppur triste per come sono andate le cose, farò altro. Non so se l’obiettivo del 2008 – concludere un ultratrail – ce la farò a raggiungerlo entro fine anno, ne dubito, ma si vedrà. Domani nel frattempo, ritorno al Ventasso un anno dopo. E la prossima settimana mi toglierò uno sfizio approfittando delle vacanze in Dolomiti. Arrisentirsi.

L’Alberaccio

L’Alberaccio è la vetta di una delle tante colline che circondano Firenze: ben 500 metri alla sommità, domina dall’alto la valle dell’Arno tra Firenze e Pontassieve. Da alcuni anni si svolge una delle poche gare trail della zona, seppure non competitiva e molto corta, circa 8100 metri, e quasi notturna. Ma del trail ha pieno spirito: i meno veloci partono in anticipo, un pò tutti si godono il panorama splendido sul Valdarno Superiore e le montagne di Vallombrosa e del Pratomagno, la boscaglia è bella, il clima fresco, si corre in mezzo a cespugli di ginestre in fiore. Il dislivello non è male, quasi 300 metri, e infatti molti ci mettono quasi un’ora. Dopo la corsa sosta al locale circolo a gustare salumi, rosticciana, prosciutto e melone in compagnia. Peccato che queste occasioni capitino così raramente. Per quanto mi riguarda, un’ottima rifinitura.

Post – Abetone

Ieri sera e stasera mi sono fatto 2 garette notturne dalle mie parti, erano competitive ma le ho interpretate veramente in maniera soft, chiacchierando di continuo in entrambe (a proposito, Alessio se capiti qui benvenuto). Gambe OK, non grande brillantezza ma fa molto caldo ed è molto umido… e comunque, che diamine, ho corso 50Km domenica fatemi rilassare un pochetto! E pure la schiena va molto meglio.

Considerazioni sull’Abetone

Scendevo dal passo in auto domenica pomeriggio e ammirando la pendente strada che affrontavamo mi veniva da pensare che alla gara appena fatta. E’ davvero una prova estremamente dura, sia per l’elevato dislivello altimetrico (misurato in oltre 1900 metri) sia per il caldo soffocante che si trova nella parte più impegnativa. Una preparazione mirata penso sia molto difficile e dovrebbe comprendere tanta tanta resistenza, tantissima salita da farsi in condizioni di affaticamento spinto: la dovessi preparare nei dettagli farei vari allenamenti di ripetute lunghe in salita dopo aver già corso 1 ora a ritmo medio in collina, oppure lunghissimi con una salita ripida e impegnativa nel finale. Veramente tosta.
Più che altro ragionavo su me stesso, e pensavo che effettivamente ormai una ultra non mi crea  compensi, non mi intimorisce nè prima nè durante. Certo, occorre prepararsi dal punto di vista logistico , occorre essere seriamente allenati, occorre saper gestire l’alimentazione prima durante e dopo, ma quella paura atavica  del podista per ciò che c’è oltre i 42195metri ormai non è più mia. Prima della gara ero in una sorta di astrazione tale da non pensarci, in gara ero concentrato sul percorso, estremamente attento a ogni minimo segnale del corpo, come al solito insomma; dopo ci sono solo un pò di acciacchi muscolari , manca completamente la sensazione di aver fatto chissà quale impresa titanica. Ho fatto solo queste 2 ultramaratone eppure prima del Passatore la distanza mi incuriosiva e non mi preoccupava, adesso persino correre ore su ore mi pare quasi "normale": so che sembra quasi una considerazione incosciente ma è davvero così. Se 2 anni fa mi avessero detto che sarei diventato un ultramaratoneta non ci avrei creduto. E invece adesso mi sento realmente "ultra". Non solo fisicamente ; ma soprattutto mentalmente mi sento "ultra", perchè ho capito che come dice qualcuno piano piano, lentamente, si arriva davvero dove si vuole. Il grande cambiamento quindi c’è stato sul piano mentale, imparando a gestire difficoltà crisi e tattiche di gare, imparando a essere prudenti senza avere paura o soggezione e allo stesso tempo senza essere temerari o incoscienti. Il problema come previsto è diventato un altro: tornare alle gare brevi, alla "velocità", alla fatica di poche decine di minuti sarà durissima. Ma è essenziale per non vedere decadere troppo anche le prestazioni sul lato "ultra". Riflettevo sul capitolo del testo di Speciani "L’ultramaratona"
dove si prova a calcolare il tempo finale previsto sulla base della distanza, del peso corporeo e della propria soglia anaerobica. OK l’allenamento, OK la preparazione mentale e fisica, ma è ovvio che chi è
più veloce sui 10Km lo potrà essere tendenzialmente anche sull’ultra. Penso che, volendo spingere sul
versante "endurance", abbia tralasciato fin troppo il lato "veloce". Vero che l’adattamento è stato  progressivo, che ho dedicato il 2007 alle prime dure e gare trail e che ancora a fine 2007 correvo la mezza in 1h29′ , e che solo in questo 2008 l’orientamento ultra è giunto a compimento:  ma adesso forse ho un pò esagerato e un tempo di 1h29′ penso me lo potrei scordare alla grande. Sarà bene dedicare agosto a ritornare veloce, senza tralasciare il trail. Credo che un giusto mix sia più che possibile.  Intanto Courmayeur incombe. E quella sì che è temibile.