Considerazioni sull’Abetone

Scendevo dal passo in auto domenica pomeriggio e ammirando la pendente strada che affrontavamo mi veniva da pensare che alla gara appena fatta. E’ davvero una prova estremamente dura, sia per l’elevato dislivello altimetrico (misurato in oltre 1900 metri) sia per il caldo soffocante che si trova nella parte più impegnativa. Una preparazione mirata penso sia molto difficile e dovrebbe comprendere tanta tanta resistenza, tantissima salita da farsi in condizioni di affaticamento spinto: la dovessi preparare nei dettagli farei vari allenamenti di ripetute lunghe in salita dopo aver già corso 1 ora a ritmo medio in collina, oppure lunghissimi con una salita ripida e impegnativa nel finale. Veramente tosta.
Più che altro ragionavo su me stesso, e pensavo che effettivamente ormai una ultra non mi crea  compensi, non mi intimorisce nè prima nè durante. Certo, occorre prepararsi dal punto di vista logistico , occorre essere seriamente allenati, occorre saper gestire l’alimentazione prima durante e dopo, ma quella paura atavica  del podista per ciò che c’è oltre i 42195metri ormai non è più mia. Prima della gara ero in una sorta di astrazione tale da non pensarci, in gara ero concentrato sul percorso, estremamente attento a ogni minimo segnale del corpo, come al solito insomma; dopo ci sono solo un pò di acciacchi muscolari , manca completamente la sensazione di aver fatto chissà quale impresa titanica. Ho fatto solo queste 2 ultramaratone eppure prima del Passatore la distanza mi incuriosiva e non mi preoccupava, adesso persino correre ore su ore mi pare quasi "normale": so che sembra quasi una considerazione incosciente ma è davvero così. Se 2 anni fa mi avessero detto che sarei diventato un ultramaratoneta non ci avrei creduto. E invece adesso mi sento realmente "ultra". Non solo fisicamente ; ma soprattutto mentalmente mi sento "ultra", perchè ho capito che come dice qualcuno piano piano, lentamente, si arriva davvero dove si vuole. Il grande cambiamento quindi c’è stato sul piano mentale, imparando a gestire difficoltà crisi e tattiche di gare, imparando a essere prudenti senza avere paura o soggezione e allo stesso tempo senza essere temerari o incoscienti. Il problema come previsto è diventato un altro: tornare alle gare brevi, alla "velocità", alla fatica di poche decine di minuti sarà durissima. Ma è essenziale per non vedere decadere troppo anche le prestazioni sul lato "ultra". Riflettevo sul capitolo del testo di Speciani "L’ultramaratona"
dove si prova a calcolare il tempo finale previsto sulla base della distanza, del peso corporeo e della propria soglia anaerobica. OK l’allenamento, OK la preparazione mentale e fisica, ma è ovvio che chi è
più veloce sui 10Km lo potrà essere tendenzialmente anche sull’ultra. Penso che, volendo spingere sul
versante "endurance", abbia tralasciato fin troppo il lato "veloce". Vero che l’adattamento è stato  progressivo, che ho dedicato il 2007 alle prime dure e gare trail e che ancora a fine 2007 correvo la mezza in 1h29′ , e che solo in questo 2008 l’orientamento ultra è giunto a compimento:  ma adesso forse ho un pò esagerato e un tempo di 1h29′ penso me lo potrei scordare alla grande. Sarà bene dedicare agosto a ritornare veloce, senza tralasciare il trail. Credo che un giusto mix sia più che possibile.  Intanto Courmayeur incombe. E quella sì che è temibile.

Un pensiero su “Considerazioni sull’Abetone”

  1. vero. sensazioni simili provate anche da me. ti accorgi che macini km senza peso, magari lentamente, ma si arriva lontani finché si vuole.
    intanto, appunto, courmayeur incombe. sabato o domenica analisi del percorso e dei ristori. logistica rules!

    krom

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