Cronache da Busana

Arrivo la mattina presto a Busana dopo una levataccia, c’è poca gente ma presto la piazzetta sede della partenza si riempie. L’atmosfera è festosa, avevo già provato l’esperienza del Ventasso un anno fa ma mi fa un immenso piacere tornare qui (seppur come ripiego, ambivo a ben altro): una gara organizzata davvero alla grande, niente lasciato al caso, una vera festa del podismo e del trail running. Il cielo è coperto e minaccia pioggia, memore del gran caldo dell’anno precedente la cosa non può fare che piacere. Saluto gli amici di Spirito Trail mentre lo speaker Daniele Menarini ci ricorda che è tassativamente vietato pena la squalifica gettare rifiuti sul sentiero e che ad ogni ristoro l’ultimo cestino sarà indicato: l’appello penso che abbia sortito gli effetti sperati, non ho visto i soliti involucri di zuccheri a giro. Alle 8,30 partenza, giro del paese e giù nella valle del Secchia sullo sterrato. La prima parte è tutto sommato abbastanza semplice, giunti a Cervarezza uno dei momenti per me più belli cioè l’attraversamento del paese con tanto di banda che suona… e io, come altri ecomaratoneti, accenniamo un passo di danza salutati dagli applausi dei tanti spettatori. Altro giro, altra musica quando si passa davanti al campeggio dove veniamo accolti dalle cornamuse, con i suonatori vestiti in kilt scozzese! Stavolta sono io ad applaudire, l’atmosfera così festosa ci fa dimenticare le prime salite che sono belle toste: il cielo intanto non riesce a decidersi, qualche sprazzo di sole fa intravedere le vetta del Cusna proprio davanti a noi. Nuova discesa "pedalabile" per Busana, molti si gettano a capofitto per la carrareccia ma qui è meglio risparmiarsi, il Tirone incombe….Dopo Busana uno dei tratti che preferisco, un alternarsi di salitine e discese molto molto nervoso su un sentiero tecnico, occorrono riflessi e nervi saldi per gettarsi nuovamente nella vallata in mezzo a un fitto bosco. A Casa Manari finisce questa parte di discese e inizia il Tirone, "soli" 760 metri di dislivello, cosa vuoi che sia… Dopo Nismozza la salita s’impenna e ovviamente finiscono le chiacchiere tra i  concorrenti, si bada solo a salire nel bosco, verso la vetta del monte Ventasso. Tra castagni e faggi i momenti in cui si può respirare sono pochissimi, tenere un ritmo veloce è molto difficile, conviene anzi procedere con regolarità per garantirsi una riserva per la seconda metà della gara. Nei tratti meno ripidi alzo il capo, è così rilassante guardare il cielo mostrarsi in mezzo alle foglie dei faggi mosse dal vento… mi ricorda l’essenza del trail cioè la comunione con la natura, respirare l’odore del bosco, ascoltare il brusio del vento. Vento che spira sempre più forte man mano che si sale, si giunge alla vetta dove ci attende un’altra orchestrina, un gradito ristoro e tanti incoraggiamenti: è finita la parte più impegnativa ma la corsa, come un esordiente potrebbe essere indotto a pensare, non è affatto finita, mancano pur sempre 22Km e non tutti agevoli. Che iniziano infatti con uno dei tratti più tecnici, la discesa al Lago Calamone: uno stretto sentierino prima su un traverso poi giù nel bosco, per terra sassi in grande quantità, radici nodose e ogni sorta di difficoltà, c’è pure da fare attenzione ai molti escursionisti, che almeno ci incitano. Giro del lago, un luogo meraviglioso dominato dal verde, prima di rituffarsi nel bosco con un’altra erta salita molto ripida: molti sono già stanchi e procedono con calma, per fortuna al termine usciamo dal bosco verso verdi prati adibiti a pascolo e ci possiamo fiondare in un sentierino stretto e per niente facile dove conviene essere ancora molto agili per poter saltare e superare gli ostacoli. Bosco, prato di felci, ancora bosco, visione del crinale appenninico e dell’Alpe di Succiso davanti a noi, un paesino in basso che non raggiungeremo: ora c’è il sole e fa caldo, ci aspetta la breve ma durissima salita di Pratizzano, che conviene camminare ovviamente. Al termine, al passo, altri spettatori altri applausi altre offerte di acqua per bere e rinfrescarsi: chissà cosa pensa questa gente, che siamo matti o siamo eroi, chissà se ci invidia o ci ammira, o semplicemente si gode lo spettacolo della sofferenza. Abbiamo passato il 25°, inizia una parte che definirei interlocutoria: molti falsopiani, prima nei prati poi su carrareccia infine su un lungo tratto di asfalto che tormenta le menti di molti trailer, che si possono rifare al termine al 30°Km dove inizia la ripida discesa verso Montemiscoso, molto spettacolare e veloce in mezzo a prati e un allevamento di cavalli. Inizia a fare molto caldo e la fredda fontana di Montemiscoso è una benedizione: sta per iniziare un tratto sottovalutato ma estremamente duro, la lunga carrareccia che ci porterà a Cerwood: una interminabile serie di falsopiani e strappi dove è difficile tenere il ritmo, dove le discese sono sempre troppo corte e le salite sempre troppo dure per le  gambe ormai affannate. Questa parte sembra non finire mai, si incrociano molti concorrenti spiazzati da questa inaspettata difficoltà e affranti anche solo nel girare attorno a una pozzanghera. Si arriva al parco di Cerwood che si attraversa in mezzo a bambini che giocano prima di una salitina aspra su gradini che ci porta alla chiesetta, nuova discesa da dove si ammira la bizzarra Pietra di Bismantova, e rieccoci al campeggio: noto con rammarico che le cornamuse non ci sono più e che la salita sembra più ripida e faticosa di stamattina, eppure sono passate solo 4 ore! Anche fare l’ultimo sforzo diviene difficile ma siamo al 40° ormai è fatta. La discesa aiuta a rifiatare ed a risollevare la mente, un sole estivo ci bacia e sentiamo già l’odore dell’arrivo. Ultimo breve tratto tecnico ed altre radici da superare con un balzo nonostante le proteste delle nostre gambe, ecco l’asfalto Busana e l’arco dell’arrivo, odo Menarini pronuciare il mio nome – eppure sono un signor nessuno – e un folto pubblico applaudire con forza ed ammirazione: non ho fatto nessuna impresa ma mi viene spontaneo sollevare le braccia, salutare quelle persone, sorridere applaudirle a mia volta e ringraziarle come se fossero lì solo per me. Il dopo è il bello che offre questa gente di Busana: ospitalità, calore, cordialità, una doccia riposante, un sorriso quando ti chiedono se vuoi mangiare, un "buon appetito" nel servirti la pasta che vale più di quanto sembri. Sei un ospite ma sembra di essere a casa tua.

2 pensieri su “Cronache da Busana”

  1. avevo gia fatto fatica di mio…
    perche mi ai ricordato il percorso…
    non bastava dire:
    partenza discesa finare arrivato.
    ….hehehe… bravo….

    maurizio

  2. Mi sono già iscritto all’edizione 2009, ma leggere questo report mi ha dato l’ulteriore conferma di aver fatto una giusta scelta, bellissimo racconto e bella impresa
    ciao, Filippo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *