Corse agostane

Basta Olimpiadi, riprendiamo a correre. Agosto interamente dedicato ai Giochi. allenamento scarso, pochi Km (nel mese arriverò al massimo a 160 … bah). Avevo un grande bisogno di rigenerarmi a livello mentale e fisico. I lunghi mi hanno schifato per tutto il mese, il trail non mi attraeva più. Disintossicazione, ecco cosa. Gli allenamenti sono stati tutti brevi ma intensi, riscoprire la fatica , il sapore metallico del’acido lattico in bocca, i polmoni che scoppiano e il cuore in gola. Ora ho voglia di tutto ciò.

Tra gli allenamenti, da segnalare qualche ottima seduta di ripetute tipo 8×200 + 7×400, fatta il 1° agosto: tempi ignobili, con un recupero ampio di cammino ma ugualmente gustose. Del fartlek completamente a sensazione a metà agosto. La "piramide" che faccio ogni tanto per divertirmi a fine agosto: 4×200+2×400+1×800+1×1500+1×800+2×400+4×200, recupero fisso 1′ camminando , dopo gli 800 e il 1500 hai il cuore in gola, la tosse ti colpisce invece trovi la forza per andare avanti ma alla fine sei contento.

Ho fatte varie gare, ad agosto:

3 agosto, a Montepiano. Montepiano è un piccolo paesino al confine tra Toscana ed Emilia, nel punto ove l’Appennino settentrionale trova il valico più basso di tutta la sua estensione , circa 700m slm. Gli Etruschi e i Romani questo lo sapevano ed infatti è il valico che attraversavano nell’antichità. Il paesino è immerso in foreste di castagni e querce, da queste parti passano tante manifestazioni podistiche su strada (tipo la Maratona Prato-Boccadirio) e trail (Da Piazza a Piazza). La gara parte subito su una strada forestale, si inerpica per sentieri su un letto di foglie, poi giù a capofitto per una discesa ripidissima, poi molto asfalto e altro tratto trail. Molto divertente, diversa gente si è lamentata del fondo accidentato, io ovviamente no!
10,6Km a circa 5’/Km, discreto dato il notevole dislivello (quasi 300metri)

10 agosto, a Stia. E’ un piccolo paesino nel Casentino (la valle dove nasce l’Arno, che finisce ad Arezzo), anzi proprio l’ultimo paese prima del Monte Falterone ove c’è la sorgente. E’ famoso per l’artigianato del ferro (ancor di più perchè vi è ambientato il fil di Pieraccioni "il ciclone). Vado alla corsa perchè ho voglia e voglio fare un piacere all’amico Renato "kussof". Gara non competitiva in un circuito di 2×5,5Km. Parto troppo veloce e pago, il dislivello è notevole, e c’è pure molto caldo. Bellissimi gli scorci del paesino, con il passaggio lungo il greto dell’Arno che qui è ancora un ruscello.

17 agosto, a Careggine. Faccio una lunga trasferta in Garfagnana per il campionato italiano UISP di corsa in montagna. Speravo ci fossero tratti nel bosco, invece solo asfalto. Poco male, ho voglia di strada. Si parte nel fondovalle, si comincia subito a salire. Una salita lunga e costante, mai oltre l’8%, ma che dà pochissimo respiro, il ritmo è veloce e occorre reggere senza possibilità di tirare il fiato. Si sale nei boschi verso le Alpi Apuane senza mai toccarle, arrivando al paese di Careggine (laddove nacque il centrocapista della nazionale di calcio Tardelli), laddove ci attende un grande pubblico. A quel punto invece di aspettare il pulmann per il rientro decido di rientrare scendendo. Ora sono solo, dopo un pò recupero dalla stanchezza e incremento il ritmo, in pratica diventa un medio. Nel finale, meno ripido, occorre spingere e sento ottime sensazioni.

30 agosto, a San Piero a Sieve nel Mugello (mio futuro comune di residenza). Bellissimo pre-gara nello stadio locale con la corsa – un giro di pista – dei bambini, dai 5 agli 11 anni. Partono a tutta, solo i più bravi reggono fino alla fine. Grandi applausi per tutti. Parte la gara degli adulti, fa molto caldo. Si esce dal paese e si entra nel Bosco ai Frati. Il terreno è crepato per la siccità. La corsa prosegue per strade forestale su falsopiani, sentieri coperti di foglie in un fito bosco, fino al Convento che ospita un magnifico Crocifisso in legno di Donatello. Dal Convento si prosegue un pò in asfalto fino a che si torna in un mezzo a un campo: c’è un bel sole quasi al tramonto, il paesaggio con i campi e i covoni di fieno da poco tagliato è magnifico. Si rientra nel bosco e poi è tutta una picchiata fino allo stadio. 10Km in 47′ , insomma non è granchè.

Io non getto i miei rifiuti

Fa schifo vedere spesso in molte gare trail rifiuti gettati lungo i sentieri: contenitori di zuccheri, fazzolettini, fialette, bottigliette d’acqua… Chi sporca i boschi la montagna i prati e zone comunque naturali commette un grave danno all’ambiente. Inoltre, se è un corridore dà una pessima immagine di un movimento, quello trail, che fa dell’amore e del rispetto della natura un punto cardine fondamentale. Aderisco e pubblicizzo pertanto anche qui il logo di Spirito Trail "Io non getto i miei rifiuti". Sperando che sia organizzatori che corridori imparino qualcosa.

Quando ebbi il fuoco olimpico nelle mani

Oggi, a Giochi Olimpici conclusi, ho voglia di raccontare della volta che ebbi tra le mani il fuoco della Sacra Olimpia. Pensate un pò a uno come me, che considera i Giochi l’evento più importante che si svolge al mondo, che nonostante siano pensantemente contaminate da sponsor multinazionali, politica ingombrante, favoritismi ecc le vede ancora come un momento solenne e unico in cui il meglio della gioventù del mondo si confronta e lotta per vincere. Uno come me, una persona come milioni di altre ma con la passione olimpica, che ha l’occasione per portare la torcia. Partecipare alle Olimpiadi mi è impossibile, ma viverle anche per almeno un minuto da protagonista tedoforo fu una emozione
indimenticabile. Quelle emozioni mi sono tornate alla mente domenica sera, mentre ammiravo il fuoco olimpico spegnersi lentamente allo stadio di Pechino. Mandai la richiesta trepidante, le settimane e i mesi passarono senza che sapessi nulla e intanto il tragitto si avvicina alla mia zona. Una sera di
novembre, tornando a casa, vidi la lettera. Sapevo già cosa conteneva, la aprii e dentro come previsto c’era la convocazione. Qualche tempo dopo una mattina mi diressi verso San Miniato, paesino tra
Firenze e Pisa. La base operativa era in un circolino, dove volontari e addetti degli sponsor mi consegnarono la bellissima tuta (extralarge purtroppo) e attendemmo il pulmino, che ci prese e ci portò verso la partenza.
Una carovana attraversava le strade del percorso della fiaccola, le vie antiche del paese brulicavano di gente, tantissime scolaresche che vedendo passare anche solo il pulmino dei futuri tedofori applaudivano festanti come fossimo dei campioni. Il pulmino ci scaricava ad uno ad uno
nelle strade del paese, ognuno con la propria torcia (non passa di mano la torcia come si pensa, bensì il fuoco). Toccò a me, scesi in un punto dove c’era poca gente che subito si avvicinarono incuriositi e qualcuno volle una foto con me "questi son tutti grulli pensai".
Da lontano vidi poi arrivare la torcia, l’emozione crebbe. Il tedoforo si accostò a me, incrociammo le torce e il fuoco passò verso la mia. Avevo tra le mani il Sacro Fuoco e per un istante guardai quelle fiamme, orgoglioso di avere tra le mani il simbolo di tutta una storia dello sport. La guardia del corpo (della torcia anzi) mi chiese se potevo correre, ovviamente dissi sì e iniziai la breve corsa. Dopo quella volta, tutti mi  chiesero per quanto tempo l’avessi portata, ma furono solo poche centinaiadi metri, e correndo. Il ricordo più vivido di quei momenti non sono solo gli applausi, ma anche il peso , e doverla sorreggere  per qualche minuto –  in alto, per non bruciarsi i capelli – non era così facile. In breve la frazione finì, passai il fuoco a un bambino trepidante e emozionatissimo che a sua volta l’avrebbe passato alla sua sorellina, rimasi con la torcia spenta e salii sul pullman dei reduci. L’esperienza fu veramente breve ma rimasi ugualmente esaltato. Meno  esaltante invece fu l’accorgermi che anche quel momento era completamente dominato dagli sponsor che ci davano i loro gadget o vendevano altri oggetti. 
Il pomeriggio mi accorsi che il tragitto della fiaccola sarebbe passato anche da una strada vicino casa mia. Non resistei, mi rimisi la tuta ed andai ad assistere al passaggio. In attesa della fiaccola fui assalito da una folla di ragazzini festanti che mi tormentarono di domande sul come ci si sente ad essere un tedoforo: mi chiesero quale sport praticassi, dissi che ero un maratoneta e mi chiesero se ero io quello che aveva vinto la maratona di New York (son soddisfazioni, queste!). Parlai con  tante persone che mi fecero i complimenti, assistemmo al passaggio della fiaccola tra cui uno degli Olimpionici del mio paese, Alessandro Andrei oro nel peso a Los Angeles, fu una nuova festa e un momento ancor più emozionante. Non comprai la fiaccola (era in vendita, a una cifra esorbitante): questo estremismo del business è uno degli aspetti che meno mi piacciono delle Olimpiadi, e pensare che ci sono tedofori che l’han poi rivenduta a peso d’oro su eBay. Mi comprai però una maglietta da tedoforo e una spilla, e ogni tanto quando apro l’armadio vedo la tuta e ripenso a quel breve ma intenso momento, come mi capita quando vedo la fiamma bruciare durante i Giochi.

PS nella foto la fiamma sembra spenta ma non lo era , era praticamente trasparente…

Ricordo di un campione

Ha corso la sua ultima maratona non al meglio, non come avrebbe voluto: ma possiamo solo ringraziare Stefano Baldini. Oro olimpico, 2 volte campione europeo, due bronzi mondiali, sono un palmares da sogno per qualunque maratoneta. Ha dato molto a questo sport, ha promosso e sponsorizzato il lavoro duro e la fatica, ci ha fatto vivere enormi emozioni, quella di Atene fu indimenticabile. Lo ammirai in maratona la prima volta mi pare nell’autunno 95 a Venezia nella gara che rivelò altri ottimi maraneti pure loro miei coetanei come Goffi e Leone. Non vinse, ,ma aveva mezzi migliori e fece la sua gavetta sui 10.000 in pista per migliorare ancora potenza e tecnica. Già allora era più intelligente e lungimirante di tutti, grazie anche a quel mago della Maratona che è Gigliotti. Possiamo solo dirgli grazie.

Giochi Olimpici: giudizio finale

Non ho avuto tempo per scrivere sul blog, neanche di Olimpiadi. Giornate intense, fatte di voraci letture dei giornali e dei programmi, visione delle gare notturne registrate, visioni doppie con la RAI in TV e canali streaming per osservare discipline poco seguite, dialogo intenso telematico con gli amici del gruppo di discussione. Olimpiadi intense, dalla bella ma troppo lunga e pomposa cerimonia di apertura (però il countdown e l’accensione del tripode fu fantastico), a tutte le gare, fino alla malinconica chiusura, il triste ammainare della bandiera e lo spegnimento della fiamma, con l’arrivederci a Londra. Per me è stato un tour de force, a parte un pò di pause (mi sono allenato pochissimo) mi sono goduto tutto. Tanto da patire molto la conclusione, e il ritorno al lavoro e alla vita normale (sì lo so sono pazzo). Restano le immagini vivide nella memoria, l’ammirazione per grandissimi campioni, l’attesa per Vancouver e poi Londra. Ed ecco il mio personalissimo cartellino, voti vari, personaggi e cose messi a caso come mi vengono. Iniziamo:

Michael Phelps: 10 e lode , lo metto in cima perchè al di là della indiscutibile simpatia e ventata di  novità di Bolt lui ha realizzato un’impresa storica, quella di vincere più medaglie d’oro in una edizione, e 14 in tutto in 2. E’ l’eponimo dei giochi, anche se ne condivide un pezzo con Bolt.  E probabilmente continuerà, il suo record sarà imbattibile e l’arrivo dei 100 delfino qualcosa che ancora fa discutere. Se fosse un tipo alla Tomba diventerebbe più famoso e ricco di un Bryant o di Tiger Woods. Ma è timido e passa in sordina, parla solo coi risultati. Vuoi mettere?

Usain Bolt: 10 e lode, subito dopo perchè comunque ha fatto un’impresa ugualmente irripetibile se non una volta ogni 100 anni, e sarebbe l’eroe dei giochi in 9 edizioni su 10. Tre ori veloci e tre record nell’atletica, roba da urlo. Sportivamente forse è un’impresa ancora più impegnativa e difficile degli ori di Phelps, anche lui è giovane e continuerà a dire la sua se non ricercherà soldi facili nei meeting. Esuberante, divertente, devastante, irridente, non il massimo dello spirito olimpico ma sicuramente il minimo dell’ipocrisia. Non è poco, chapeau!

Yelena Isimbaeva, 10. Stupisce non con l’ennesimo scontato record del mondo ma con quel pianto a dirotto cui non si credeva capace un personaggio dei più vincenti degli ultimi anni. Bella, brava, modesta, unica.

Haile Gebresilassie, 6. Perchè ci hai privato, con la tua assenza, di quella che sarebbe stata la più grande maratona della storia? Ormai la pista non è più roba tua, però ha dei degni eredi , Bekele e Dibaba (voto: 10), e senza te non ci sarebbero stati neanche loro.
 
Roberto Cammarelle, 10. Parla coi pugni, e che mazzolate che dà. In una Olimpiade in cui si sono apprezzati gli sport di combattimento fornisce una magnifica interpretazione della noble art, costringendo gli avversari al getto della spugna in un mondo, quello della boxe dilettantistica, dove il KO è rarissimo. Dice si voglia ritirare tra un anno, sarebbe una perdita enorme per lo sport italiano. Fatti, non parole. (E accanto a lui 10 a Roberto Damiani: uno che per fortuna hanno messo al posto giusto, per una volta. 8 a Clemente Russo, abile con la parola come con la boxe , meno un giorno: succede, peccato)

Alex Schwazer, 10 e lode. La più bella medaglia d’oro italiana, nessun dubbio. Colpisce l’orgoglio, la tenacia, la vitalità, la voglia di purezza, l’inno al lavoro duro e al sacrificio, il ricordo del nonno: roba d’altri tempi.  Mette una pietra sopra la questione altoatesina cantando l’inno e dimostrando una vivacità tutta italiana. Sentiremo parlare di lui, benvenuto nel gotha dei campionissimi.

Jacques Rogge, 2 (anche al CIO per estensione). Pilato gli fa un baffo. Le solite belle parole, l’oscar dell’ipocrisia e tanta indifferenza nei confronti dei cinesi che neanche possono protestare. Si fa notare per reprimende contro Bolt o gli spagnoli in lacrime per l’incidente aereo, per cui possiamo dire che ci eravamo sbagliati: il governo cinese è molto più avanti del CIO.

Cina, 7. Si dice che l’organizzazione fosse perfetta, non si dubitava. Per quello che si è visto poco da dire, regia internazionale perfetta, peccato il sito internet non fosse granchè. Complimenti al risultato sportivo, alle pompose ma maestose cerimonie. Datevi da fare però perchè per essere superpotenze durevoli non basta, qualcosina va fatto anche su altri temi.

Dalai Lama, 9. Va in giro per il mondo e da tante parti lo trattano come un’appestato, confida che i Giochi portino miglioramenti ma bisognerà attendere anni, lui non fa una piega e quando c’è da denunciare lo fa senza schiamazzi ma con dignità e pazienza. Ammirevole (anche se ho una posizione molto personale e poco allineata sulla faccenda Tibet).

Politici e gente che voleva boicottaggi, 2. L’avete preso in culo, e vi tenete la figuraccia, la gente ricorderà i giochi e le cerimonie cinesi e non i vostri moralismi. Ovvio: inutile protestare contro i Giochi quando in realtà fate i vostri redditizi affari coi cinesi oppure godete nel comprare costose scarpine ultima moda nike ai vostri figlioli naturalmente made in China. I cinesi questo lo sapevano bene, sono più furbi di voi. Piuttosto, non dimenticatevi del Tibet e dei cinesi oppressi, sostenete Amnesty International  … e comprate delle scarpe più belle e meno costose.

L’abbraccio tra le georgiana e la russa sul podio, 10. Una di quelle storie olimpiche che riempiranno gli almanacchi anche tra decenni. Mi resta il dubbio se sia stato spontaneo o creato ad arte. Nel dubbio do 10 ad entrambe, confidando che lo spirito dei giochi abbia volato sopra di loro. In ogni caso, anche questo sono i Giochi Olimpici

Rai, 6,5 . A questo giro non mi riesce darle un votaccio , in grossa salita dal 3 di Atene. Si vede tutto o quasi, anche se un pò troppo spazio a discipline lunghe come nuoto sincro e equitazione. Ottima la sezione streaming sul web, grazie. Magari mandare qualche partita di pallone o pallavolo su un altro canale in chiaro sarebbe stato meglio. Poi c’è solo da reclutare giornalisti e commentatori più seri e capaci, mica l’incapaceal bacino di canottaggio. Mezzo voto in più perchè non c’era Marco Mazzocchi: la sua assenza ha sicuramente aumentato l’audience.

Luca Bindi, 7. Grazie di esistere. Uno da pigliare per il culo ci deve essere.

Streaming web, 9. Specie quelli di eurosport, fantastici. Grazie anche a voi.

Francesi, 7. Come il numero dei loro ori, 1 in meno dei nostri. Non succedeva da 24 anni. Tranquilli, avete preso 12 medaglie più dell’Italia , tra 4 anni ci mazzolate 😉

Matthias Steiner, 10 e lode. Quello che è salito sul podio più alto con la foto della moglie che non c’è più. Anche ci fossero dubbi sulla portata delle Olimpiadi, storie così sono irripetibili. E anche questa finirà negli almanacchi. Grazie Matthias, nessuno al mondo può vantare un numero così alto di abbracci virtuali da parte di sconosciuti.

Il Calcio, 6. Stavolta ai giochi il calcio ha fatto meno schifo del solito, merito di Messi (voto: 10) che ci è voluto essere a ogni costo per vincere l’oro.  Tanto per distinguersi, pessima figura della Nazionale (voto: 4) e di Casiraghi (voto: 3).

Alessandra Sensini, Valentina Vezzali, Josefa Idem, 10. Le nostre donne di sempre, vincono o arrivano seconde per un niente, puntuali come un orologio sotto il peso del pronostico, persone normali, belle, da imitare. Vi vogliamo bene, e vi rivedremo a Londra perchè l’eternità vi appartiene.

Il Dream Team, 10. Stavolta avete preso le cose sul serio ed avete vinto, bravi. Però che fatica, eh! Meglio per lo spettacolo, per noi, per la Spagna, per voi.

Le giurie, 4. Meglio di altre volte ma non avete convinto per niente. Ok, noi non ci capiamo nulla di piroette, salti mortali, funi e cerchi. Ma ci capiamo abbastanza per intuire che tanto pulite non siete.

CONI, 7. Meglio del CIO, per intendersi. Senza proclami hanno portato a casa quelle medaglie che più o meno si aspettavano nonostante che gli USA si confermassero a 36 ori, i cinesi salissero da 32 a 51 e l’exploit britannico. Però che cavolo qualcosina si dovrà migliorare o no?!? Inventatevi qualche modo per raggranellare quattrini, anche una bella lotteria: nel Regno Unito ha funzionato

FIDAL, 4. OK, le medaglie in atletica arrivano anche con fortuna. La concorrenza è enorme, ma cavoli nella classifica a punti si fa pena e a parte la marcia siamo al vuoto spinto. Giovani non ce ne sono, a parte Howe che gestite un pò alla cazzo di cane. E cazziate una buona volta quella ventina di atleti che portate in gita premio e che si fanno eliminare senza neanche stringere i denti.

Federica Pellegrini, 9. Aveva tra le mani e i piedi la possibilità di fare doppietta 200+400 e l’ha mancata: ma dopo la delusione ha reagito come pochi sanno fare, brava e complimenti per il carattere di ferro. Stella di un movimento natatorio azzurro in costante crescita (7), brava anche la Filippi (8), peccato per Magnini e la 4×200 (5).

Gazzetta dello Sport, 7,5. Mia compagna di letture per questi giorni, bravi, ottime videochat, lo spazio dato alle olimpiadi sul sito e su carta, notiziole e classifiche varie, ottima anche l’enciclopedia olimpica. Però oggi mi avete rifilato la guida alla cucina, da dove vengono queste brillantissime idee? Cacciate il direttore marketing

Rafa Nadal, 10 e lode. Finalmente si è visto un pò di tennis serio in chiaro, anche sul web. Finalmente dopo Wimbledon ha vinto il tabù delle superfici veloci, la semifinale con Djokovic è stata da urlo. Masoprattutto, ha onorato con la sua presenza l’Olimpiade insieme al serbo (7) e al portabandiera Federer (7). E l’ha fatto nel migliore dei modi, soggiornando non in un megahotel lusso ma al Villaggio, e sostenendo che se per un tennista il massimo è il torneo londinese, per lo sportivo il top è l’oro olimpico. Bravo

Yelena, LoLo, Silke, Kaye, Yolanda, Susanna, Margherita, et cetera: 10. Sono le grandi bellezze dei giochi, che coniugano alla grande lo sport e la bellezza, l’agonismo e il fascino, i muscoli e la sensualità. Grazie anche a voi.

Atletica e Nuoto, 10. Si confermano le discipline più importanti dei giochi, quelli che attirano l’attenzione di tutti. Quelle dove si esaltano i gesti più essenziali dell’uomo. E in questi Giochi si sono avute prestazioni eccellenti, di grandissimo livello, gare di elevatissima combattività. Anche la Ginnastica artistica (8) è una disciplina regina ma qualche dubbio sul giudizio , un pò troppo soggettivo in certi casi, la mette un gradino sotto.

Il gruppo di discussione it.eventi.pechino2008, 10. Il gruppo Usenet dove abbiamo discusso, tifato, gufato per 17 giorni in diretta: meglio dell’ANSA, della TV e dei siti web per avere informazioni di prima e attendibilissima mano, luogo ideale per commentare gioire e discutere
Arriverci a Vancouver, e soprattutto a Londra.

Nascita di un campionissimo

Solo 2 volte durante queste Olimpiadi mi sono alzato di notte per ammirare qualcosa: prima la Pellegrini reduce da una disfatta sui 400, e fu oro. Venerdì scorso metto la sveglia alle 4,30, c’è la 50Km di marcia. Mi sono sbilanciato prima dei Giochi, avevo dato Alex Schwazer come la medaglia d’oro più probabile dell’intera spedizione azzurra. Poteva essere una gufata pazzesca. Non lo è stata.
Scoprii Schwazer come tutti nel 2005, ai Mondiali di Atletica: un giovane ragazzo di 20 anni appena che eccelle nella gara più lunga, 50 Km di marcia, e conquista il bronzo. Cominciai a seguirlo sui giornali, su internet, come ogni appassionato di sport segue i propri campioniù: ci si informa di prestazioni, risultati, forma. L’estate scorsa ero in vacanza a Vipiteno. In auto salivo spesso al Passo Giovo, e passavo quindi per quello che è il suo paesino, Calice: un minuscolo gruppetto di case in alta quota, in mezzo a boschi e pascoli. Sapevo che era di quel paesino, e invidiavo la sua fortuna di nascere in un luogo tanto meraviglioso e colmo di pace. In una terra dove l’Atletica è disciplina seria e praticata, e infatti sempre di lì è la Silvia Weissteiner. Ai mondiali di un anno fa purtroppo Alex paga l’inesperienza tattica, conquista il bronzo ma invece di essere contento è rammaricato per non aver valutato correttamente le proprie forze. Ma, da grande campione in nuce qual è, dice che nessun allenamento gli può insegnare quello che ha compreso quel giorno, cosa che ripeterà anche dopo Pechino sostenendo che senza errori non si impara mai. Quel giorno, Alex inizia la sua gara per la medaglia d’oro. Che, come giustamente ripete a poco pratici giornalisti, la si conquista in allenamento e non solo il giorno in cui la si assegna. Dicevo che avevo pronosticato la sua sicura vittoria. Ma lo sport è tragico e impietoso, la sera prima leggo queste bellissime toccanti  parole di Alessio, un appassionato di Atletica come me:

A Cles, paesino della val di Non, in trentino, fa già fresco di sera, il 21  agosto. Me ne dimentico sempre, e anche stasera, salito lassù col mio gruppetto di  ragazzi per il tradizionale meeting che la locale società organizza sempre  dopo ferragosto, ad un certo punto mi sono dovuto far imprestare una giacca della tuta da un altro allenatore, che come me dava indicazioni sulla  rincorsa del lungo, forniva passaggi ai mezzofondisti, caricava le quattrocentiste sempre tese prima del loro "giro della morte". Sul logo della giacca la scritta SC Meran. Lui, l’allenatore, è Hans Ladurner. A 70 anni suonati, è da una vita il guru della marcia a Merano. Lui, previdente, era in giacca a vento, e mi ha prestato la sua divisa sociale. Eppure… Eppure non era Hans Ladurner quello che ho visto stasera a Cles. O almeno  non era quello che conosco da 25 anni. Questa sera Hans Ladurner era un fragile, piccolo allenatore che sta per  vivere il suo personale redde rationem. Hans stasera era un emozionatissimo signore che sta per passare le 4 ore più  lunghe della sua vita. Perché Alex Schwazer è una creatura di Hans Ladurner,  e quella sua creatura stanotte insegue Il Sogno. Lo conosco, Hans Ladurner: stanotte passerà 4 ore a marciare in casa sua, a  bestemmiare e bere vino davanti alla televisione, cercando di infondere, a  chilometri di distanza, qualche stilla di energia nel suo pupillo. Ho invidiato Hans stasera. Ho invidiato la sua professionalità nel seguire  tutti i suoi atleti, anche i bambini della categoria esordienti, con una  parola, con un "Hopp, lauf, lauf, lauf!". Ho invidiato il suo sogno, lo ammetto senza pudore. Chissà se un giorno un atleta che ha cominciato nella mia piccola SAF Bolzano inseguirà anche lui Il Sogno… Ci siamo salutati guardandoci, senza dire niente. Ho sentito il suo cuore che già batteva a mille. Se sarà, 30 secondi dopo l’arrivo so che riceverò un sms. Forza Alex. Marcia e insegui il tuo sogno. E se possibile, coronalo per il piccolo, vecchio, mitico Hans.

Venerdì notte quindi mi alzo trepidante: accendo la TV, Alex è in testa. Il resto è storia. Meno storia, e meno scontato, è il dopo la gara. Quel pianto, quell’emozione, il ricordo del nonno, l’assoluta mancanza di banalità, l’orgoglio, il senso del sacrificio. Il ribadire di essere pulito, il lavoro duro come unico mezzo per raggiungere il successo. Anche nella Videochat della Gazzetta risulta simpatico, vitale, mai scontato, come quando ammette di preferire Baldini a un Bolt o a un Phelps, il Baldini sconfitto del 2008 non quello vincente: perchè per lui come per tutti i veri sportivi non conta vincere, ma conta solo dare il massimo e anche di più. Dopodichè, si può solo essere orgogliosi e soddisfatti di se stessi.

Tregua olimpica

Non quella che NON si fanno Russia e Georgia (bleah)
La mia che non sono in ferie e non scrivo sul blog
E’ che le mie giornate sono full time dedicate alle olimpiadi. Una meraviglia per chi ama lo sport. Io poi lo amo così tanto che gli anni li conterei come gli antichi Greci contando le Olimpiadi quindi.
Come non ammirare questi grandissimi atleti come Bolt, nuovo uomo più veloce del mondo, o come il predestinato Phelps che vince la settima medaglia d’oro negli ultimi 5 centimetri come si vede dalla foto sotto?
Intanto corro spesso ma pochi Km, mi sto rigenerando, mentalmente ho sofferto veramente tanto i moltissimi Km della prima metà 2008. A breve qualche racconto delle mie corse agostane.

Riflessioni sulla tragedia in Apuane e il rispetto della montagna

La sera dopo la Skyrace delle Dolomiti stavo guardando la TV in albergo e sono venuto a scoprire della tragedia accaduta alla Skyrace delel Apuane, svoltasi lo stesso giorno.  La notizia mi ha shockato ,  l’aver corso proprio 1 anno fa quella gara e pensare che su quel medesimo percorso una persona aveva perso la vita mi ha fatto riflettere molto. Sui giornali poche notizie, così quando sono tornato dalle ferie ho girovagato in rete per trovare info di prima mano, sapendo che molti avrebbero fatto quella gara. Giro così molto specie sui forum Spirito Trail ed Adrenaline Channel… leggo molte cose, da  considerazioni sulla estrema pericolosità di certe gare a dubbi su quanto i concorrenti erano stati informati di cosa sarebbero andati ad affrontare, da perplessità sulla presenza di postazioni di soccorso a valutazioni sulla responsabilità degli organizzatori, fino a considerazionidel genere "non si può morire mentre ci si sta divertendo" (perchè, mentre si sta lavorando o guidando un’auto, sarebbe più logico ed accettabile?) Penso sia complicato affrontare l’argomento con serenità e pacatezza, però qualche valutazione mi sento di farla
i. una gara che si chiama Skyrace, in cui alla partenza si avvisa che non saranno rose e fiori, che ci sono sentieri attrezzati con corde fisse ecc, non è per tutti! Ciò magari è opportuno che sia ricordato su volantini e all’atto dell’iscrizione (perchè gli ignoranti ci sono) ma "skyrace" è diverso da "mezza maratona". Si potrebbe dire che gli organizzatori in generale non dovrebbero andare a caccia di  partecipanti in gare come queste cercando di non attrarre il podista "classico" da strada.
ii. per quello che vidi l’anno scorso, la gara delle Apuane pare ben organizzata, con i punti difficili e potenzialmente pericolosi ben evidenziati e i soccorsi facilmente allertabili.. Certo che sulle Dolomiti
è tutta un’altra cosa ma non c’è tutta questa differenza. Casomai, c’è da dire che sono gare in cui l’imprevisto è sempre in agguato magari sotto la forma di tempo inclemente, vento nebbia temporali ecc. Ecco, fare una skyrace sotto la pioggia non credo proprio sia il massimo… e il rischio di scivolare sulle pietre penso sia non trascurabile, specie per gli inesperti. Però questo può valere anche per tutte le corse in natura, anche in certi trail ci sono dei punti magari non proprio sicurissimi, in cui se cadi (e si sa che può capitare facilmente) un minimo di rischio c’è sempre
iii. da quel che ho letto, il povero Bordignoni che è deceduto è incappato in un incidente banalissimo per cui ha battuto la testa dopo esser caduto e poi è scivolato in un pendio ripido sulla stradina sul versante sud della Pania, e neanche in un punto con le corde. E questo nonostante sembra che addirittura avesse provato il percorso una settimana prima, da quanto ci tenesse. Una banale caso di fatalità, che potrebbe praticamente accadere a chiunque in un ambiente montano. In questi giorni di vacanza in montagna compravo il Corriere e nell’edizione locale non passava giorno in cui non si parlasse di qualcuno del luogo morto in montagna magari mentre era a cercare i funghi, tutti ovviamente "pratici del luogo e dell’ambiente". La società moderna non riesce semplicemente a concepire il concetto di fatalità proprio in quanto imprevedibile e difficilmente contrastabile. Il destino invece, da che mondo è mondo, è imprevedibile e purtroppo sovente beffardo e troppo spesso tutte le precauzioni del caso divengono inutili
iv. trovo ridicole alcune considerazioni sull’assurdità di quanto successo. l’incidente in un ambiente montano può sempre accadere, a chiunque, questo magari tendiamo a dimenticarlo, specie noi runners immagino, possiamo (anzi, dobbiamo!) prendere tutte le precauzioni del caso per limitare la probabilità di un evento
v. infine, chi va in montagna dovrebbe imparare prima a conoscerla, ad apprezzarla, a rispettarla. Non è un ambiente facile e banale, tutt’altro. Per questo dico che le skyrace ed anche i trail non sono per tutti. Sono in primis di chi ama quell’ambiente, quel genere di gare, quel modo di correre, e lo accetta. E accetta la montagna, e la rispetta, non solo evitando di gettare i rifiuti ma anche e soprattutto  premunendosi contro tutto ciò che può accadere, che sia evento atmosferico o incidente o crisi di fame o approvvigionamento di liquidim, e riesce capire quando è il momento di correre e quando invece meglio camminare per evitare rischi inutili.
Ciò non vale solo per chi corre in montagna. E’ di alcuni giorni fa la notizia di un altro grande incidente sul K2, dove erano saliti molti sprovvisti dell’adeguata esperienza/acclimatamento. La montagna non perdona, se non la rispetti lei non rispetterà te.
C’è da dire però che la montagna, degna di massimo rispetto e a cui occorre approcciarsi con grande umiltà, ripaga con grandi emozioni. Tanto da essere per certuni uno scopo di vita, per altri solo una grande passione. Ecco perchè mi fanno ridere certe considerazioni di certuni che dicono " ma cosa
ci vanno a fare in montagna?!?" che sia per correre o per scalare un 8000, purtroppo parlare di ciò che non si conosce è una pratica estremamente diffusa.
Nella vacanza dolomitica appena effettuata ho visita to molti rifugi nella zona tra Sella e Sasslong, in molti c’erano foto con dedica del da poco scomparso Karl Unterkircher, disperso sul Nanga Parbat: in alcuni rifugi i gestori avevano acceso un piccolo cero accanto alla foto e tutti i clienti vi rivolgevano uno sguardo. Non credo si possa definire "assurda"  quella morte. Era una persona conscia dei rischi che andava ad affrontare, era nel suo ambiente naturale seppure in condizioni difficili, la montagna era la sua vita seppur pericolosa. Rileggo anche stasera le parole di Unterkircher e mi commuovo anche io
Siamo nati e un giorno moriremo. In mezzo c’è la vita. Io la chiamo il mistero, del quale nessuno di noi ha la chiave. Siamo nelle mani di Dio e se ci chiama dobbiamo andare. Sono cosciente che l’opinione pubblica non è del mio parere, poiché se veramente non dovessimo più ritornare, sarebbero in tanti a dire: “Cosa sono andati a cercare là? Ma chi glielo ha fatto fare? Una sola cosa è certa, chi non vive la montagna, non lo saprà mai! La montagna chiama!”

Quando i media si inventano la notizia

Leggetevi il diario di Nones e Kehrer di ritorno dal Nanga Parbat.
Commovente la scoperta della morte del loro compagno più esperto, del loro leader. Commoventi i loro ricordi, le loro riflessioni.
Incredibile il loro racconto quando dice che non avevano chiesto aiuto, che anche i famosi viveri e gas per sciogliere la neve li hanno abbandonati perchè non ne avevano bisogno.
Comincia qui il nostro calvario mediatico. Non avevamo capito il casino che era scoppiato in Italia. L’avessimo saputo non avremmo telefonato da lassù. (Walter e Simon)
In pratica, i media hanno gonfiato la notizia della tragica fine di un alpinista facendola divenire una tragedia del soccorso di 2 sventurati che invece avevano ancora energie e lucidità per farcela da soli.
Ma farsi i cazzi propri, eh?!?
Ma si sa, la montagna assassina fa sempre notizia.

E basta con ‘ste polemiche pechinesi

Per una volta mi tocca dar ragione a Petrucci: la politica fa intrallazzi, accordi, discussioni da decenni con la Cina (e con altre dittature, si intende), l’economia non se ne parli e la Cina pullula di sedi di aziende italiane per non parlare di quelle americane, francesi, inglesi ecc
Perchè deve essere proprio lo sport a dare segnali? Ci pensi qualcun altro, più potente…. ah già , non si può, la CIna è lo stato più potente del mondo e ci tengono per le palle, meglio non farli innervosire.
Comunque questi Giochi Olimpici credo faranno bene ai diritti civili in quel paese, e lasceranno dei semi di libertà che si spera nel futuro potranno germogliare

Piccolo diario di una vacanza

Dopo la Dolomiti Skyrace è cominciata la mia vacanzina dolomitica. Prima una settimana in Fassa. In cui ho avuto occasione di conoscere vari componenti del FassaForum, di fare una bellissima quanto dura escursione nella val di Vajolet fino ai rifugi Gardeccia, Preuss e Passo Principe a quota 2600.

(Panorama dal val di Vajolet verso il Passo delle Cigolade e Roda de Vael)


(Croda di Re Laurino/Torri del Vajolet)


Ho
avuto l’occasione di tornare sui luoghi della Dolomiti Skyrace, camminando dal Sass Pordoi al rifugio Boè e meravigliandomi di dove sia riuscito a correre , fin su al Piz Boè. (
(Val de Mezdì, Val Badia e Colfosco visti dal Rifugio Boè)


Ho rifatto dopo un anno l’impegnativo giro del Sasslong, passando per il meraviglioso vallone omonimo, per il bellissimo boschetto che si trova sotto la parete nord e la sempre favolosa Città dei Sassi. Grazie alla dritta del grande fotografo Anton sono riuscito a fare un bel pò di foto di marmotte, che animali stupendi, e in quale contesto favoloso poi.


 

 Mi sono spostato poi qualche giorno all’Alpe di Siusi, dove ho soggiornato in alta quota (no, non facevo allenamenti d’altura… anche se 2 volte sono andato a correre) e ho goduto immensamente a camminare in quel luogo magico dove qualcuno fortunatamente ha vietato l’uso dell’auto ai gitanti. La camminata fino alla Forcella Denti di Cavallo poi all’Alpe di Tires e la discesa al Rifugio Molignon è stata favolosa. Nel mezzo, non sono mancati golosi intermezzi gastronomici (mi permetto di spammare segnalando l’eccellentissimo ed economica cucina della Malga Vallazza al Passo Valles con i prodotti propri , la ormai nota cucina della RauchHutte all’Alpe di Siusi in cui ho fatto indigestione di torta al rabarbaro, un grazie a Helga la grande maratoneta che la gestisce),e la scoperta di vari gusti nuovi (come mi mancano i Kaiserschmarren!). Una vacanza che al solito è volata, peccato. Spero tanto di tornare presto in quei luoghi e non solo per correre.

Canazei, Dolomites Skyrace

20 luglio 2008, ore 8.29

Canazei, 1450 m slm
Sono alla partenza della Dolomiti Skyrace. Gara inserita nel mio personalissimo calendario un pò per caso ed all’ultimo momento, ma per combinazione sono in ferie nella mia adorata Val di Fassa proprio in questi giorni e l’occasione era troppo ghiotta. C’è fermento e trepidazione tra i concorrenti, si sente la voglia masochistica di ammazzarsi di fatica per godere allo stesso tempo della bellezza dei luoghi. Il cielo è terso e caldo e dall’alto le vette dolomitiche ci guardano e incutono timore, eppure dovremo salire lassù coprendo un dislivello di oltre 1700 metri. Fa caldo e molti come me sono in canotta e pantaloncini ma tutti abbiamo dietro la giacca impermeabile come prescritto dal regolamento. Vedo qualche ardimentoso con scarpe da strada ma la stragrande maggioranza usa calzature da trail più o meno estremo, molti persino le Lasportiva ricevuto ierisera come pacco gara. Organizzazione per il momento eccellente, con un’efficiente consegna dei pettorali il giorno precedente. Da parte mia sono a posto: portaborracce senza borraccia ma con il kway al suo posto, crema solare sparsa su collo fronte naso e spalle 
,  zuccheri liquidi in serbo e asics torana ai piedi, scelte sperando che qualche grammo in meno mi diano maggiori chance per superare il cancello del Pordoi, che
dovremo attraversare entro 1h05′. Sembra tanto per soli 6Km, ma ci sono anche 800 metri di dislivello nel mezzo. 8,30: si parte! Processione festosa e sorridente per le stradine ancora semideserte di Canazei, ci inerpichiamo subito verso i boschi.
L’avventura inizia

Plan Frataces, 1750m slm
Il percorso nella prima parte lo conosco bene… ma da sciatore! Si risale la pista che viene giù dal Belvedere tutta nel mezzo del bosco. Per fortuna è larga ché siamo quasi in 600 e tutti belli agguerriti. Per fortuna alcuni tratti molti ripidi si alternano a varie ed ampie zone di falsopiano ove si può anche correre. Qualcuno ha scelto di partire direttamente coi bastoni, io no perchè mi ricordavo di alcuni tratti "corribili". Il bosco è ancora in ombra, fresco di rugiada e denso di odori ma si comincia a far fatica ad apprezzare l’ambiente  circostante, le gambe cominciano a far male per la fatica e conviene concentrarsi sul movimento, su dove si mettono i piedi. Ma ogni tanto qualche sguardo cade verso le vette più alte, luminose e irraggiungibili. Passiamo a fianco della strada, si vedono ciclisti fare ancor più fatica di noi e i primi escursionisti che ci incitano. Un tornante, un altro tornante, molti "tagliano" dal lato corto della curva per fare meno strada ma preferisco allungarla ma avere sotto i  piedi meno pendenza. Queste salitelle ripidissime sembrano non finire mai, ma siamo solo all’inizio. Davanti a noi il bosco a un certo punto si apre e ci pone davanti la meraviglia dei pratoni del Belvedere.

Hotel Pordoi, 2000m slm.
Di nuovo costeggiamo la strada asfaltata. Siamo all’Hotel Pordoi, anche qui troviamo tifosi, essendo in alto possiamo già cominciare a godere delle montagne la cui vista prima ci era parzialmente nascosta  dal bosco. A un lato in un recinto un branco di yak ci osserva , muggiscono infastiditi dal passaggio di sconosciuti. Odo il clacson, è l’Official Car con tifosi al bordo che sfrecciando verso il passo mi saluta. Questo tratto è meno impegnativo e corro con maggiore frequenza, la media però si conferma abbastanza bassa. Ma in questi tratti conta di più il dislivello coperto (la VAM dei ciclisti), dovrei essere a quasi 1000 metri/ora, niente male, in netto anticipo sulle stime anche ottimistiche. Spero solo di non aver dato troppo in questo primo tratto impaurito dal cancello, ma le sensazioni sono ottime.

Passo Pordoi, 2238m slm.
Dopo un tratto facile su sentiero ecco il passo. Dal versante veneto è salita la nebbia e si vede poco, è caldo e umido e verso il parcheggio si vede molto pubblico che ci attende. Campanacci, urla, arrivo sull’asfalto e mi dirigo verso il ristoro, bevo , uno dell’organizzazione scruta il mio pettorale e mi porge i miei bastoncini che afferro avidamente e mi sistemo ai polsi: inizia il tratto più duro. Saluto la fidanzata che mi incita e dice di vedermi ancora "neanche sudato", bene, si può andare verso la salita. Passo accanto alla funivia mi prende dello sconforto pensando al dislivello che devo ancora coprire ma non è certo il momento di abbattersi, sono in tanti a far fatica come me. Per fortuna la nebbia ci nasconde la
visuale del Sass Pordoi e della salita da compiere 
Si trovano molti trekker che fanno il nostro stesso percorso, ci applaudono e ci incitano come forsennati: per una persona  normale", seppur non sedentaria ma appassionata di montagna, credo che possiamo apparire come dei superuomini capaci di imprese atletiche titaniche. Penso a questo e mi
vien da ridere. Intanto salgo, siamo in fila lungo il sentiero e nell’unico tratto piano in
cui corro un bastone mi rimane infilzato nel fango e mi ferisco a 2 unghie di una mano, sento male e sanguino ma è una sciocchezza e penso ad altro.

Forcella Pordoi, 2850m slm
Il sentiero dal Passo sale più o meno dritto per la prima parte  poi incomincia pian piano a torcersi per concludere nell’ultimo tratto, il più ripido,
a diventare un tremendo zig zag. Il sentiero si immette nel ghiaione e diventa sassoso e ancor più tosto. Saliamo in fila indiana, difficile e sostanzialmente inutile sorpassare: correre, ovviamente, proprio non se ne parla. I bastoni sono fondamentali almeno per il sottoscritto, richiedono forza e fiato ma dànno sollievo alle gambe. La nebbia si dirada e finalmente scorgo la meravigliosa imponente base della montagna, questo pilastro di roccia dolomitica incastonato sulla terra  con queste pareti verticali altissime che incombono su noi mortali che osiamo sfidare la montagna. Volgo lo sguardo da ogni parte, ho il fiatone ma non posso fare a meno di osservare la meraviglia che mi domina. In alto, alla forcella che spacca in due la parete, vedo dei puntini piccolissimi che penso siano degli spettatori. Man mano che la fila prosegue diventano sempre più grandi sempre più numerosi finchè in prossimità si riesce a vedere quello spettacolo: sono i nostri spettatori , uno stadio naturale, una folla che applaude e incita e tifa, campanacci che suonano che pare d’essere al giro d’Italia, un frastuono che ci riempie il cuore. Il grosso è fatto, penso ottimisticamente mentre supero l’arco che indica il cancello delle 1h50′: sono in netto anticipo (1h34′ circa) ma penso solo a cercare il conforto della mia compagna, a bere e ricevere qualche scatto fotografico. Riconsegno i bastoni e proseguo. Qui non ci ero mai stato, sono in vetta  a questo altopiano roccioso: è un luogo innaturale, una pietraia immensa, una distesa di roccia grigia che sembra la Luna. Non si capisce come possa questa pietra essere così grigia e anonima adesso mentre invece risplendere di luce rosa ed arancio all’alba o al tramonto. Mi commuovo quasi, ma la visione della prossima meta richiama alla dura realtà: percorro uno stretto sentierino tra le rocce, in piano per fortuna, spesso in mezzo a chiazze di neve. Mi sento in grandi condizioni la salita non mi ha sfiancato per cui posso permettermi di correre sia pure con margine. Almeno finchè si può perchè incombe l’ultima asperità, la collinetta del Boè. I fianchi ono aspri, come si può salire fin lassù?

Piz Boè, 3152 m slm
La pendenza mi riporta alla dura realtà: questi sentieri non sono fatti per correre ed è più saggio camminare sia pure a passo svelto. Primo gradone, tocca mettere le mani per terra per salire. Hop, ecco fatto, si corre per 30 metri e ci si riferma. Cal clap clap applausi di tanti escursionisti, sembrano persino più stanchi di noi, forse gente venuta fin qui per applaudire. Altro gradone, stavolta più ripido, e poi un altro ancora, piccola ferrata con cavo metallico fissato al suolo, meglio salire in grande sicurezza: altri però noto che sfrecciano con la forza delle sole mani, mi sento un pò inadeguato…
A metà salita il gradone più ripido, c’è pure la coda per salire , da parte mia faccio con comodo ma vedo molta frenesia negli altri. In breve tempo eccomi in cima! Ce l’ho fatta, sono al settimo cielo e neanche tanto metaforicamente visto che ho toccato i 3152 m slm, solo una volta ero salito più in alto ma stavolta la soddisfazione è indescrivibile essendoci
arrivato solo con le mie gambe!   2h06′, che mi pare un gran tempo per tutto questo dislivello ma non sono neanche 10 Km! Dedico qualche secondo ad ammirare il panorama: si vedono tutte le cime dolomitiche, la Marmolada con l’immenso ghiacciaio di fronte a me accanto al Gran Vernel, più a nord il Civetta e il Pelmo, mi giro a sinistra ed ecco l’immenso Sassolungo e dietro il Catinaccio: tutte le vette a oriente emergono da un mare di nubi che nasconde la vallate, la val di Fassa si nota ancora a tratti. Bevo e mi rilasso un poco pensando a quanto ho salito,  all’atmosfera rarefatta eppure mi sento bene, non ho problemi di sorta. Mi sembra di essere uno dei pochi a provare emozioni così intense, tanti si precipitano subito oltre verso la discesa, io perdo ancora un attimo a riflettere su come diavolo è stato possibile costruire un rifugio su queste rocce aspre a quest’altezza: l’istinto dell’uomo di superare ogni difficoltà e volto a conquistare ogni vetta è qui evidente. Vedo una bandiera basca, siamo forse al tour de france? saluto indicando il simbolo euskadi e ricevo un grande incitamento (strani tutti questi iberici, in corsa mi accorgo che è pieno di catalani andorrani e valenciani). Basta, ci sarà occasione per vivere con più calma questo picco: riprendo a correre, stavolta verso il vuoto

Forcella dei cacciatori, 3000m slm

Aiuto, voglio la neve e gli sci! Con quelli, datemi qualunque pendenza e la saprei affrontare (o quasi). Qui si scende in un pendio assurdo, su un ghiaione dove a fatica si riesce a frenare. Faccio curve su curve per contenere la velocità mentre un vecchietto mi supera con agilità e
facilità. Beh, chissenefrega, io vado con la mia 
velocità con calma. Finisce il ghiaione ma è pure peggio, alla Forcella hanno pure messo dei tronchi per frenare i massi oltre all’altra ferrata ancorata alla roccia. Scendo dai gradoni con calma aggrappandomi alle rocce e calandomi giù: l’idea di indossare guantini da palestra per prteggere le mani è stata azzeccatissima, altrimenti non so quanti tagli mi sarei fatti ai palmi. Questo è il punto peggiore della discesa, gradoni roccette sassi pericolanti, altri scendono con enorme facilità io no e poi magari sono meno coraggioso… e pensare che mi ritengo un discesista!

Rifugio Boè, 2840m slm
La prima discesona è finita, in neanche un Kilometro siamo scesi di 300 metri. Fra ghiaione e gradoni non ne posso già più di scendere, per fortuna ecco il ristoro davanti alla spettacolare Val de Mezdì. Siamo di nuovo sull’altopiano  del gruppo del Sella, di nuovo in quello spettrale
paesaggio lunare, ora anche seminascosto dalla nebbia. Pilastri di roccia emergono dal basso, nella valle che ferisce la roccia di lontano posso scorgere Colfosco, così in basso e lontana: pensare che c’è gente che da qui scende pure con gli sci mi fa provoca raccapriccio, è troppo anche per un ardimentoso. Sull’altopiano si può correre tranne che in quei rari momenti in cui occorre saltare giù da qualche gradino. Proseguo, ma già un pò meno fresco nelle gambe.

Antersass, 2900 m slm
Nuova piccola salitina, la corsa è difficile causa probabilmente
l’altitudine, non c’è più l’agilità di prima. Mi accorgo però che dove c’è da correre risupero
 coloro che mi avevano sverniciato in discesa.

Logico, molti sono gente di montagna più abituati di me nell’affrontare certe asperità. Ma questo lungo tratto di  falsopiano mi dà fiducia, le gambe
rispondono bene. Il piano roccioso è chiazzato di neve ma ogni tanto come per miracolo si vedono dei fiorellini che chissà dove trovano energie e calore per crescere quassù, ma la natura non smette mai di meravigliarci. Aggiriamo un cocuzzolo che spunta dal nebbione quando invece di proseguire verso l’altopiano delle Mesules , ecco di nuovo il vuoto. Inizia stavolta la lunga discesa che ci accompagna alla Val Lasties. Primo tratto di nuovo un terrificante ghiaione, nuovi gradoni fino a raggiungere una parete di roccia. La posso toccare con mano, un muro di dolomia che sarà alto un 300
metri di dislivello almeno e un  sentiero che lo lambisce e lo accompagna verso il basso. Il ghiaione è largo e ripido, provo a scendere in tutti i modi ma l’unica è fare curve su curve. Nel vasto ghiaione neanche si vede il sentiero, molti tagliano le curve e scendono a diritto improvvisando il percorso, ognuno inventa una nuova traccia.


Val Lasties, tra i 2800 e i 2000m slm
Per chi percorre la val di Fassa verso Canazei la Val Lasties è quella monumentale spaccatura che attraversa il Sella: la si ammira in tutta la sua magnificenza dal basso percorrendo la salita che porta al Passo Sella: rocce puntellate di piccoli abeti e prati nel basso, un vallone di ghiaia e rocce verso l’alto, pareti verticali a destra e sinistra. Ambiente unico, e io lo sto percorrendo. In lontananza si nota il verde della vallata ma sono ancora in alto, e ce n’è di strada da fare. La valle è caratterizzata da alcuni piani in alto di sole rocce lisce come scogli battuti dal mare, in basso da prati in mezzo a pietraie. Tra un piano e l’altro dei pendii ben ripidi. Il sentiero da lambire la parete di destra si porta verso il centro, sui piani corro in gran spinta ma sui pendii mi pongo sulla difensiva. E’ talmente ripido che talvolta conviene scendere con entrambe i piedi in terra scivolando sulla ghiaia, un pò come fanno gli snowboarder: tattica difensiva lo stare col culo per terra ma va bene così, non mi superano più in tanti, molti sono anche più stanchi di me e comincio a sorpassarne diversi. I sassi scivolano impetuosamente a valle anche dall’alto e convien fare attenzione per non colpire o essere colpiti. Sui piani mi lancio con decisione, salto i gradini, i rigagnoli, ho nuove forza mi sembra di nutrirmi della bellezza e dell’energia del luogo. La discesa nella vallata sembra non finire più ma il pendio più ripido è proprio in fondo, il sentiero si sposta a sinistra verso la parete e via di nuovo giù. Trovo uno davanti me che è veloce ma senza prendere rischi che riesco a tenere, mi scandisce un pò il ritmo , ottima tattica scendo bello
veloce adesso forse dovevo solo prendere la "mano" con questi sentieri. Curve su curve, un traverso su un sentierino stretto , vado in continuazione in sbandata controllata, alcuni corricchiano e basta, altri sono feriti, io scendo ma mi pare di essere sempre su, al settimo cielo. Alè, finisce il ghiaione e si entra nel bosco, qui la discesa è tosta e tortuosa a causa di pietre e radici su un sentierino
tracciato tra gli abeti e cespugli di pino mugo, ma a me così piace e tengo un gran ritmo…spatatam, ultime parole famose scivolo ed eccomi col culo in terra ma mi rialzo in un decimo di secondo e mi rifiondo giù in questo meraviglioso bosco. Questa gara è interminabile ma mi sto divertendo sempre
più.

Pian de Schiavaneis, 1850 m slm
La discesa continua nel bosco rasente una delle pareti del Sella, ad un tratto finisce in un pianetto , tanta gente ci applaude siamo a due passi dalla strada che sale al Passo, ecco i ristoranti di Pian Schiavaneis. Ristoro veloce, riconsegno il bicchiere nelle mani di un addetto (quanto sporco che ho notato sul percorso… cartine di gel, fiale di zuccheri liquidi, questi sono podisti ma la montagna non sanno nemmeno cosa sia) e riparto. Mi accorgo però che sul piano non sono brillante come speravo ,
pensavo di aver conservato molte energie invece la ripida discesa mi ha imballato le gambe, in ogni caso non sono poi così male e ho ancora una discreta forza per superare qualche saliscendi o per buttarmi nelle brevi ripide discesine. Ora ci sono tanti escursionisti, tutti applaudono a gran voce. In un prato tanti sono a fare il picnic al sole, i bambini ci salutano e ci battono le mani

Hotel Lupo Bianco, 1740 m slm
Via via che manca pochissimo cazzo! Gambe, decidetevi ad andare perdio! Avverto la stanchezza ma non sono il sole, alcuni li supero che sono proprio fermi, io invece mi sono ripreso e dopo il Lupo Bianco c’è una bella picchiata in discesa, niente più saliscendi ciò è un bel sollievo per la mia mente così non ho remore a lanciarmi in un gran numero di sorpassi: dove la discesa me lo consente ce n’è per pochi del mio livello, cari i miei skyrunners io corro nei boschi e questo è il mio pane e dovete venire
a scuola da me, i vostri amati ghiaioni non ci sono più. Si segue la discesa su un’altra pista da sci, ripida non troppo. Passo accanto a una malga, sorrido e saluto una famigliola che applaude. E giù in basso Canazei si avvicina vorticosamente. Ecco l’asfalto, ecco la prima casa del paese e di nuovo i campanacci 

Canazei, 1450 m slm
Discesa anche nel paese ma breve,
supero in tromba vari concorrenti, ho più grinta ed energie di tutti non mi supera più nessuno ormai dall’ultimo ristoro. Volata finale, saluto la morosa sorpassando fin sul traguardo  Sono stanco ma felicissimo. Anche gli altri non sono messi bene, tanti sono in fila a medicarsi ferite varie, io sono incolume e già questo è positivo, neanche un tagliettino grazie ai guantini. Mi abbuffo di cocacola e fanta
al ristoro, mi godo il sole e la vista delle montagne mentre mi dirigo alla doccia, e poi al pranzo nel parco del paese a godermi il meritato riposo e
le chiacchiere con gli amici di SpiritoTrail. Sono felice, di quella felicità entusiasta ma non adrenalica bensì densa di appagamento, di profonda comunione con la propria passione, con la natura, con la montagna. Vivo il resto della giornata così, in una sorta di equilibrio estatico
sollazzandomi  nell’idromassaggio e nella sauna dell’albergo. Molti si
rilassano, si sentono realizzati, si sentono nel proprio mondo con una bibita in mano a gozzovigliare o a ballare o chissà dove. A me basta invece affacciarmi alla finestra della camera, guardare le vette dolomitiche, ed oggi poter dire "io sono arrivato lassù, con le mie gambe la mia testa e il mio cuore: e toccavo il cielo con un dito".

Casa mia, oggi 1 agosto 2008, quasi 2 settimane dopo.

E’ finita la vacanza dolomitica iniziata quel magico giorno della gara. Mi restano enormi emozioni, rivedo le foto e mi si stringe il cuore. Non
pensavo questa gara mi avrebbe dato così tanto, quasi mi commuovo ricordando e scrivendo ciò che rammento. Il risultato, neanche poi eccelso
di 3h29′, non credo sia da disdegnare, pensavo di aver perso molte posizioni in discesa invece ne ho recuperate una decina. Ma ricordo più volentieri quella full immersion in quei luoghi a me così cari. Realizzo che mentre molti vivono la montagna facendo escursioni o sciando o fotografando, io la vivo più intensamente correndo, arrampicandomi per aspre salite o combattendo la forza di gravità scendendo. Penso sia un modo
come un altro per viverla, magari più inconsueto perchè serve fiato, però per me è così, riesco ad entrarvi maggiormente in comunione. Sono in pianura ora, fa caldo, corro in pianura in questi giorni. Ma con la mente torno a quelle vette, e sogno di correre lassù in cima, e poi su quell’altra, e poi in quell’altra valle ancora, e così come un esploratore: perchè è destino dell’uomo quello di vivere sempre nuovi obiettivi sfidanti e guardare sempre oltre l’ostacolo.

Sito ufficiale
http://www.dolomiteskyrace.com
percorso: http://www.dolomiteskyrace.com/percorso/index.asp

Foto
http://www.lightbeam.it/_imgRootDisplay/index.asp?siteAspect=1
http://www.dolomitisport.com/corsamontagna/dolomitiskyrace2008.htm
(mie)
http://tinyurl.com/6h9r9m

Traccia GPS
http://www.gpsvisualizer.com/display/convert/1217542498-32042.gpx

Animazione traccia
http://tinyurl.com/6zerm3

Chi può darti di più?

Riflettevo oggi che mia madre alla cassa alla Coop oggi ha dovuto pagare in contanti invece che col bancomat perchè forse era smagnetizzato. Poco male, capita, forse era il POS che non ingranava, non è un problema. Ma, mi chiedo io, come mai una catena di grandissima distribuzione che anche nel più minuscolo negozietto di quartiere incassa vagonate di euro ogni ora, non si può pagare con una normale banalissima carta di credito?? Bancomat o la carta Coop al massimo. In che razza di paese viviamo, dove ti guardano male se paghi con la Visao Amex sempre che l’accettino si intende?!? Senza contare che in questi periodi di chiari di luna una carta di credito (meglio non revolving però!) può permettere a chi è in momentanea difficoltà di vedersi addebitato il conto il mese succesivo, mica una cosa da poco. Ma la Coop, no, nisba, e non avrebbero certo problemi a pagare il conto al gestore della carta, hanno un potere economico e politico da paura. Boh!  Misteri di questo cavolo di nazione.

Sinistra alla frutta, insomma

Negli ultimi giorni ho letto di:
1. massima indecisione in partiti vari della sinistra come i socialisti, i verdi, comunisti italiani, ancora perplessi profondamente su come affrontare un paese che ha voltato loro le spalle: dare sempre la colpa al destino cinico e baro è uno sport nazionale. Mica pensano al futuro, ma solo a come conquistare qualche scarno micragnoso seggio al parlamento europeo.
2. scannamenti vari in rifondazione comunista. quelli duri e puri, quelli durissimi e purissimi, quello che sono più comunisti degli altri, quelli che cantano meglio bandiera rossa, quelli che le alleanze no mai meglio perdere piuttosto che cedere anche un capello tanto siamo noi quelli che abbiamo ragione e gli altri, tu compagno compreso, hanno torto
3. un partito democratico che non partecipa al voto sul sollevare un problema costituzionale sul caso del testamento biologico: ora, chi scrive come è noto (forse) è laico, anticlericale (nel senso anti- un certo tipo di religione che mira più al potere che alla fede), ecc. Ma avrei compreso benissimo un partito che su un argomento così serio e delicato come il testamento biologico e l’eutanasia si associasse al centrodestra per chiedere un parere alla corte costituzionale. Almeno avrebbe avuto una posizione. No, non sulle questioni etiche non ci si esprimere: pochissimo anche a destra, eh: non sia mai, in entrambi i partitoni, che ci sia un pò di disaccordo o qualche scissioncina.
Sinistra alla frutta, quindi: e mi pare sia matura andante, sulla via di marcire.