Quando ebbi il fuoco olimpico nelle mani

Oggi, a Giochi Olimpici conclusi, ho voglia di raccontare della volta che ebbi tra le mani il fuoco della Sacra Olimpia. Pensate un pò a uno come me, che considera i Giochi l’evento più importante che si svolge al mondo, che nonostante siano pensantemente contaminate da sponsor multinazionali, politica ingombrante, favoritismi ecc le vede ancora come un momento solenne e unico in cui il meglio della gioventù del mondo si confronta e lotta per vincere. Uno come me, una persona come milioni di altre ma con la passione olimpica, che ha l’occasione per portare la torcia. Partecipare alle Olimpiadi mi è impossibile, ma viverle anche per almeno un minuto da protagonista tedoforo fu una emozione
indimenticabile. Quelle emozioni mi sono tornate alla mente domenica sera, mentre ammiravo il fuoco olimpico spegnersi lentamente allo stadio di Pechino. Mandai la richiesta trepidante, le settimane e i mesi passarono senza che sapessi nulla e intanto il tragitto si avvicina alla mia zona. Una sera di
novembre, tornando a casa, vidi la lettera. Sapevo già cosa conteneva, la aprii e dentro come previsto c’era la convocazione. Qualche tempo dopo una mattina mi diressi verso San Miniato, paesino tra
Firenze e Pisa. La base operativa era in un circolino, dove volontari e addetti degli sponsor mi consegnarono la bellissima tuta (extralarge purtroppo) e attendemmo il pulmino, che ci prese e ci portò verso la partenza.
Una carovana attraversava le strade del percorso della fiaccola, le vie antiche del paese brulicavano di gente, tantissime scolaresche che vedendo passare anche solo il pulmino dei futuri tedofori applaudivano festanti come fossimo dei campioni. Il pulmino ci scaricava ad uno ad uno
nelle strade del paese, ognuno con la propria torcia (non passa di mano la torcia come si pensa, bensì il fuoco). Toccò a me, scesi in un punto dove c’era poca gente che subito si avvicinarono incuriositi e qualcuno volle una foto con me "questi son tutti grulli pensai".
Da lontano vidi poi arrivare la torcia, l’emozione crebbe. Il tedoforo si accostò a me, incrociammo le torce e il fuoco passò verso la mia. Avevo tra le mani il Sacro Fuoco e per un istante guardai quelle fiamme, orgoglioso di avere tra le mani il simbolo di tutta una storia dello sport. La guardia del corpo (della torcia anzi) mi chiese se potevo correre, ovviamente dissi sì e iniziai la breve corsa. Dopo quella volta, tutti mi  chiesero per quanto tempo l’avessi portata, ma furono solo poche centinaiadi metri, e correndo. Il ricordo più vivido di quei momenti non sono solo gli applausi, ma anche il peso , e doverla sorreggere  per qualche minuto –  in alto, per non bruciarsi i capelli – non era così facile. In breve la frazione finì, passai il fuoco a un bambino trepidante e emozionatissimo che a sua volta l’avrebbe passato alla sua sorellina, rimasi con la torcia spenta e salii sul pullman dei reduci. L’esperienza fu veramente breve ma rimasi ugualmente esaltato. Meno  esaltante invece fu l’accorgermi che anche quel momento era completamente dominato dagli sponsor che ci davano i loro gadget o vendevano altri oggetti. 
Il pomeriggio mi accorsi che il tragitto della fiaccola sarebbe passato anche da una strada vicino casa mia. Non resistei, mi rimisi la tuta ed andai ad assistere al passaggio. In attesa della fiaccola fui assalito da una folla di ragazzini festanti che mi tormentarono di domande sul come ci si sente ad essere un tedoforo: mi chiesero quale sport praticassi, dissi che ero un maratoneta e mi chiesero se ero io quello che aveva vinto la maratona di New York (son soddisfazioni, queste!). Parlai con  tante persone che mi fecero i complimenti, assistemmo al passaggio della fiaccola tra cui uno degli Olimpionici del mio paese, Alessandro Andrei oro nel peso a Los Angeles, fu una nuova festa e un momento ancor più emozionante. Non comprai la fiaccola (era in vendita, a una cifra esorbitante): questo estremismo del business è uno degli aspetti che meno mi piacciono delle Olimpiadi, e pensare che ci sono tedofori che l’han poi rivenduta a peso d’oro su eBay. Mi comprai però una maglietta da tedoforo e una spilla, e ogni tanto quando apro l’armadio vedo la tuta e ripenso a quel breve ma intenso momento, come mi capita quando vedo la fiamma bruciare durante i Giochi.

PS nella foto la fiamma sembra spenta ma non lo era , era praticamente trasparente…

4 pensieri su “Quando ebbi il fuoco olimpico nelle mani”

  1. mi hai fatto commuovere (oddio a me ci vuol poco) e..mi piacerebbe mettere questo racconto in racconti di…corsa sul mio nuovo forum di podismo e atletica… che dici si puo’ fare? quando hai tempo dammi cenno di conferma
    di nuovo un caro saluto
    Denise

  2. ho letto Denise, grazie della citazione che non merito. Purtroppo, ho visto anche la discussione squallidissima sulla maratona del Mugello e quanto è stato dato risalto a quel tipo che sa solo sparare ad alzo zero su una gara ancora da svolgersi: tanto basta per non parteciparvi , mi spiace per te ma lui e un altro polemico mi azzerano la voglia di confrontarmi , e d’altronde che senso ha confrontarsi con gente che sa solo fare critiche senza nulla di costruttivo? Quando ci si vede magari mi spiego meglio. A presto (e comunque qualche sbirciatina al forum gliela darò)

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