Libero, dopo 17 anni

Notizia di oggi: torna in semilibertà Pietro Maso. Non tutti si ricorderanno che cosa fece, il delitto tragico di cui è macchiato insieme ai suoi amici , appena maggiorenne, l’omicidio cinicamente pianificato e premeditato dei genitori e il tentato omicidio delle sorelle per intascare l’eredità. Ma non voglio discutere nè tantomeno giudicarlo (ci ha già pensato la giustizia) , nè trattare della sua semi-liberazione.
Solo, voglio ricordarmi di un libro favoloso che lessi, "L’erede" di Gianfranco Bettin (sociologo e ex vicesindaco di Venezia), dei primissimi anni ’90 (non era stato neanche celebrato il processo di appello). Erano i tempi, per chi non se li ricorda, pre-Tangentopoli, un paese sonnacchioso nella sua opulenza sull’orlo della defenestrazione della propria classe politica e dirigente. Il libro mi colpì come una mazzata, non per il delitto quanto per l’ambiente sociale che descriveva. Oddio, allora non avevo manco 20 anni e sapevo poco del resto d’Italia se non quello che si leggeva sui giornali.
Mi colpì, di quel libro, l’appassionato affresco che faceva di una società nuova, pienamente uscita dal passato degli ultimi decenni. Una società "edonistica", si diceva allora, dove cominciava a contare l’apparenza, dove gli unici valori riconosciuti erano la ricchezza e l’ostentazione di belle auto, belle donne, soldoni fruscianti, un lavoro danaroso  , gesti eclatanti, la conoscenza di VIP. Il libro descriveva per bene l’indignazione di una società – quella veneta di allora- che si credeva ancora ancorata saldamente a valori etici, l’attaccamento alla religione , alla famiglia ecc. E l’ipocrisia dei tanti che allora pensavano che il delitto Maso fosse una squallida eccezione. Da allora si è visto come si è evoluta la società (non parlo del Veneto, ma dell’Italia tutta), sempre più ancorata al benessere e al desiderio di ricchezza facile: anche le previsioni più pessimistiche sono state abbondantemente superate.

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