Casa Bianca

La corsa alla Casa Bianca sta terminando, è allo sprint finale. Tra poco sapremo, anche se i sondaggi non lasciano tanto spazio a risultati dalla parte di McCain.  Però il fatto che sia candidato un senatore di colore sta facendo sorgere dubbi in molti persino su valanghe di sondaggi favorevoli. Vedremo, certo che se Obama non vincerà ci potrebbe essere persino il rischio di sommosse popolari nei ghetti neri (comunque cito Severgnini: finchè non lo vedo non ci credo). C’è da considerare il fattore razziale: in un senso – più o meno latente razzismo – o nell’altro – politically correctness, razzismo alla rovescia. C’è chi dice che sia il colore stesso della pelle di Obama a garantire il famoso Change, non i suoi discorsi. E ci sta sia vero. Comunque i sondaggi parlano chiaro: se confrontiamo lo stato dei sondaggi all’antivigilia di 4 anni fa con i dati di  ieri si nota che più di tanto i numeri non possono cambiare.
In ogni caso, facevo ultimamente riflessioni su come il voto americano viene percepito oltreoceano. Se persino l’Economist ha fatto un sondaggio a livello mondiale su chi preferirebbero tra i due candidati, allora vuol dire che l’esito di queste elezioni riguarda davvero un pò tutto il mondo.  E non è scontato che in fondo le cose cambiano poco tra un candidato e l’altro. Perchè certe scelte influenzano il destino di molti.  Su moltissime scelte ad esempio un Al Gore eventualmente eletto 8 anni fa al posto di Bush avrebbe preso le stesse decisioni dell’altro (penso ad esempio alla guerra in Afghanistan). Ma su alcune – significative – tipo la guerra in Iraq o certe scelte ambientali – è lecito immaginarsi che sarebbero state opposte. E sono scelte che coinvolgono anche noi non americani. Non a caso quindi queste elezioni sono molto seguite sui nostri telegiornali: onestamente, in maniera molto approssimativa visto che vengono citati solo pochissimi dei tanti poll su base nazionale che vengono fatti. E praticamente mai i vari poll più importanti che sono quelli a livello di singolo stato dell’unione. Questo a ribadire come l’informazione televisiva di massa (tipo TG serali di praticamente tutti i canali) sia ormai solo una blanda ed offuscata rappresentazione della realtà (figuriamoci della verità).

P.S.
Qualcuno si potrebbe chiedere come mai mi interesso tanto delle elezioni americane. Beh, in primis sono affascinato da certi meccanismi della politica, di quanto sia correlata con la demografia (non che mi piaccia). Poi , ho grande stima per gli USA, per come concepiscono il liberismo – un mercato libero guidato da poche regole ma univoche, non quel caos all’italiana che c’è qua – , per come esaltano sempre sopra tutto la meritocrazia. E in ogni caso… C’è chi dice che il nostro stesso posto di lavoro, nella globalizzazione odierna, non dipenda più da quanto si decide all’ultimo piano del nostro ufficio, o in un palazzo di Roma, ma magari in una sala riunioni di Shangai o New Delhi. O in uno Studio Ovale a  1600 Pennsylvania Avenue Washington DC.

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