Indovina chi viene a cena

E così come immaginabile ha vinto Obama, come tutto il mondo sa dopo la valanga mediatica che si è scatenata (oddio, i sondaggi avevano sancito unanimi la vittoria da tempo e chi non era convinto poteva scommettere su McCain: così perdente che era quotato ben 11 volte la posta giocata!)
Tanto è stato scritto sulla vittoria di Obama. Il momento è stato indubbiamente una di quelle cesure nette che la Storia, in genere un divenire continuato, ogni tanto presenta. Tanto importante che contrariamente al mio essere animale diurno ho atteso oltre le 4 per andare a letto, a gustarmi non certo le pallosissime trasmissioni italiane bensì la CNN live via web, oltre a tutti i siti di informazione. L’electoral speech di Obama l’ ho letto il giorno dopo , e lo considero veramente notevole sia pure intriso di quella retorica che un discorso di tal portata mediatica deve comunque avere (lo potete scaricare qui se sapete un pò l’inglese, si capisce benino , il testo in italiano o in inglese si trova facilmente ). Qualche altra considerazione :
– la portata storica dell’evento è stata ben descritta da molti osservatori. Le statistiche degli exit poll hanno dimostrato che Obama ha vinto in tutti i gruppi (tranne i maschi  wasp), come dire che l’insieme delle minoranze è maggioranza. Qualcuno ha scritto che non è solo una vittoria della minoranza dei discendenti degli schiavi  – anche perchè la cultura e la formazione di Obama è "bianca" come "bianco" era il protagonista del film citato nel titolo del post- , quanto una vittoria del melting pot, del multiculturalismo e della società multietnica , un destino inesorabile per tutti i paesi occidentali.
– oltre a ciò, cioè l’essere andati oltre la propria storia, gli americani hanno mostrato una propensione al rischio alla modernità e all’innovazione che gli altri popoli non hanno. Nel loro patrimonio di contraddizioni hanno conservato una democrazia imperfetta ma sempre più moderna di altre. Tocqueville  l’aveva descritta quasi 2 secoli fa quando era forse l’unica al mondo, ma da allora è rimasta sempre la più avanzata per molti aspetti (raccapricciante su altri , non a caso fin dall’inizio nacque con la questione schiavitù, come per sua natura riesca ad entrare in contraddizione). In quale altro paese al mondo il figlio di uno studente immigrato può essere cittadino ("in italia Obama attenderebbe ancora la cittadinanza" ha detto la scrittrice Toni Morrison), accedere alla migliore università legale del paese pur da piccolo borghese e laurearsi cum laude, e poi fare in un lampo carriera politica e divenire l’uomo più potente del pianeta? la mia risposta è: in nessun luogo. E nemmeno in Europa al momento avrebbe chance di divenire primo ministro il figlio di uno dei molti immigrati. La differenza sostanziale – che l’America è per definizione terra di immigrati – è chiara. Ma non solo questo, il sogno americano di diventare qualcuno pur partendo dal basso ha un fondamento reale fondato sulla meritocrazia che impera in tutti i campi dal lavoro alla scuola alla politica.
– l’impatto mediatico della vicenda è incredibile. I TG sembrano in preda ad una esaltazione senza precedenti, Obama sembra un messia che viene e promette miracoli. Io invece temo proprio il fatto che difficilmente potrà mantenere non le promesse quanto le aspettative dei tantissimi. E ho dei dubbi sulla consistenza politica : si vedrà. Intanto a suo favore depongono sia la carriera scolastica e politica, sia la cultura e la lucidità che fa trasparire. E soprattutto quelle capacità oratorie, quel carisma e quella leadership che non avevo mai osservato prima in un politico. In chi può riguardare le immagini di Grant Park durante il discorso da presidente eletto, potrà notare come la gente pendesse letteralmente dalle sue labbra, come l’entusiasmo e la devozione che scatenava siano senza limiti, come la gente urlasse all’unisono quel "yes we can" così come a messa si dice un amen. Neanche una star del rock o un campione dello sport, veramente incredibile. Credo che specialmente qui in Italia Obama sia sopravvalutato, e a quanto si legge molte idee che forse metterà in pratica sono cose già viste.
– non sfugge comunque il fatto che la sua vittoria sia un simbolo. Di democrazia, libertà, opportunità, Senza contare il fattore storico e razziale si intende. Ma c’è altro, non solo il cambiamento implicito nel colore della sua pelle. A chi dubita della portata dell’evento, o anche solo pensa che i terroristi da ora sono più forti, basta evidenziare queste parole di Obama: "the true strength of our nation comes not from the might of our arms or the scale of our wealth, but from the enduring power of our ideals: democracy, liberty, opportunity, and unyielding hope". Non è solo retorica, c’è un messaggio dietro, non interno ma esterno all’America
– a noi italiani invece questa elezione riserva una mazzata gigantesca. La distanza tra la classe politica nostrana e quella americana pare ora siderale. Sia per la giovinezza del vincitore, sia per le parole veramente patriottiche e leali dello sconfitto (potremmo chiedergli se si accontenta di governare l’Italia, ma non credo sia masochista), sia per questa passione positiva che abbiamo visto tra la folla di Chicago, ben diversa dalle manifestazioni lamentose e colme di invettive che ci sono da noi fisse. In capo all’aver realizzato la pochezza dei nostri politici, è arrivata la gaffe che tutti conosciamo. Ormai ci siamo così abituati a cose del genere che poco ci facciamo caso: io infatti faccio caso sia al caso esagerato di una parte, sia soprattutto alla difesa d’ufficio veramente indifendibile degli yes-man del cavaliere, servi sciocchi per cui il loro capo è intoccabile e guai a chi protesta. E dietro il difendere quella battuta non c’è solo servilismo e partigianeria: c’è quell’inconscio razzismo, quella insita diffidenza verso il diverso da cui difficilmente ancora ci libereremo per un paio di generazioni ancora
– un ultimo appunto: Obama ha usato potentemente il web, non solo per raccogliere fondi ma, da vero profeta del web 2.0, per organizzare e mettere in contatto i diversi gruppi di sostenitori staff e volontari. Non solo, ha usato il web sia per veicolare sapientemente il messaggio sia per consolidare la propria immagine anche con immagini familiari . In questo ha apportato una ulteriore innovazione, anche perchè è stato il primo presidente a citare internet nel suo discorso, ed è da segnalare la definizione che ne ha dato, "a world was connected by our own science and imagination" – creatività, immaginazione, fantasia, comunicazione, collaborazione. Internet è soprattutto ciò, ed è veramente moltissimo.

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