Scarpirampi! Finalmente

Ci sono gare che sogni di correre da tempo, qualcosa te lo impedisce per anni fino alla volta in cui ce la fai, hai l’occasione: finalmente mi sono tolto un sassolino e ho partecipato alla Scarpirampi. Gara anomala e unica, la si corre a coppie in cui si parte assieme e con una mountain bike a disposizione: alle coppie la scelta se alternarsi o limitarsi alla proprio disciplina, cosa che fa la maggioranza. Enrico ed Alessandro, compagni d’allenamento dei miei migliori anni podistici , usavano correrla assieme, alternandosi alla guida della bici e mi raccontavano spesso della preparazione, delle salite micidiali, del terreno infido, del ritmo infernale da tenersi per quasi 30Km, di un sano agonismo che la animava, e non può essere altrimenti visto che c’è un susseguirsi di sorpassi continui tra podisti e ciclisti. Il problema per molti è trovare il compagno e stavolta grazie a una generosa botta di culo riesco a conoscere un altro Alessandro, ciclista sestese con cui ci siamo annusati e conosciuti lo scorso 1° novembre , abbastanza per scoprirci atleticamente compatibili e una condivisa passione per lo sport nella natura. Ed eccomi così a sabato sera, con quella positiva ansia pre-gara, quell’eccitazione che regala un sorrisetto un pò ebete sulla faccia,  quella pignoleria nel preparare la borsa e gli indumenti da indossare.
La giornata, dopo le piogge e il vento degli ultimi giorni, è limpidissima: una enorme luna mi saluta augurandomi buona fortuna uscendo dal portone di casa: in auto, da lontano gli Appennini si stagliano all’orizzonte maestosi. Periferia nord di Prato, dove la pianura finisce e inizia la stretta valle del fiume Bisenzio. Numerosi ciclisti già in sella, tanta eccitazione in giro: noi podisti e i biker sembriamo guardarci incuriositi, sbircio le robuste bici che ci accompagneranno in questa tranquilla gita domenicale per i boschi della valle e su verso i 1200 metri di dislivello positivo,
per fortuna il tempo ci dà una mano dopo i diluvi settimanali, peccato per il vento che raffresca molto e mi costringe a usare i guanti. Si parte per una stradina stretta, l’asfalto lascia subito lo spazio a una carrareccia molto rovinata dove i biker soffrono da morire. Tocca fare lo slalom tra le bici ferme, qualcuno fora sui sassi taglienti, uno smadonna a bordo strada per aver rotto la catena, quasi tutti sono costretti a spingere il mezzo… io intanto salgo su in tranquillità, ho paura di seminare il mio compagno: altri se ne fregano e sembrano partire troppo forte. A 300 metri di quota prima discesa, molto tecnica e sassosa fino al guado del Rio Buti – luogo magnifico e buio-  altra salitella e inizia il tratto più rognoso per chi corre: i 6Km di falsopiano , di cui 2 su asfalto, dove le bici ci seminano. Procedo con tranquillità aspettando il mio compagno d’avventura, non posso rischiare di arrivare in anticipo al primo controllo dove dobbiamo transitare assieme – già, c’è anche questa difficoltà che impone una tattica accorta. Proprio a 200 metri dal controllo Alessandro mi raggiunge, attardato dalle code in salita, meno male temevo avesse forato, mi porge da bere e riparto stavolta a tutta per non costringerlo a una lunga attesa al controllo n.2. Ora spingo forte (si fa per dire) cercando comunque di conservare energie per il resto della gara: vedo diversi podisti davanti, li uso come lepri e ne raggiungo diversi, tutto sommato ero partito davvero con calma. Nella foga riesco comunque a guardarmi attorno: alla mia destra nell’ombra, ripida svettante e boscosa, la Calvana, alla sinistra al sole il Monte Javello, la valle del Bisenzio punteggiata di case nel verde-marrone dei boschi autunnali, sterminate distese alberate che salgono su verso il crinale appenninico. Finalmente sono qui, a correre questa gara e mi voglio godere ogni cosa, ogni panorama, ogni stilla di fatica: il tempo passa veloce e non guardo mai il cronometro. Continuo i sorpassi fino al 9° Km dove inizia la salita più tosta: passiamo il controllo e via verso l’alto! Ora è il mio compagno biker in seria difficoltà, siamo in un gruppone coi ciclisti che arrancano, ruote che slittano e catene che scattano, i podisti che camminano o corricchiano quasi riposandosi. Sassi, ancora sassi grossi ed acuminati sulla carrareccia che sale, cacciatori e motociclisti che ci accompagnano. Sulle ripide pietre le ruote scivolano e costringono a mettere i piedi a terra: raggiungo il mio compagno , lo sento col fiatone e stanco tirando su il suo gioiellino. Colpito dal senso di comunione nella fatica che prende chi corre in compagnia: una bici in due pesa la metà e quindi agguanto il sellino e spingiamo il mezzo , che a farlo in due il peso si sente per metà. Finisce il bosco e arriviamo ai pratoni che caratterizzano il crinale. Passiamo assieme il controllo n.3, la salita continua per un sentierino sassoso, stavolta abbandono Alessandro che tanto mi raggiungerà e inizio a fare il mio dovere: ora tocca al podista farsi valere. Arrivo tranquillo all’Aia Padre, vetta della gara coi suoi 800 metri, inizia il crinale per lo più erboso, tutti saliscendi continui, falsopiani fangosi,discesine brevi ma difficili dove prendo l’abbrivio e sorpasso altri concorrenti. Nei momenti di calma mi godo la pace del luogo, la bellezza dei panorami col Mugello e il lago di Bilancino alla destra che si vede brillare in mezzo ai rami dei pini. Il percorso prosegue ,sempre tosto con queste brevi salitelle che tolgono il fiato, fino  all’ingresso in un bosco di castagni dove inizia la discesa per il borgo di Monte Cuccoli, ripida e interamente coperta da subdole foglie. Altro controllo, molte bici sono ferme al centro assistenza, noi proseguiamo verso una nuova salita.  
Passato il 20° Km la fatica inizia a farsi sentire, ma il peggio deve ancora arrivare: il sentiero di crinale si fa più stretto e soprattutto è tutto una immensa pozzanghera! Una quantità di fango mai vista prima, nemmeno nei peggiori trail invernali, l’acqua gelida come il marmo nasconde una profondità da fossa delle Marianne, le scarpe si trasformano in un due scuri pesanti blocchi di fango. La cosa peggiore è il dover saltare da una pozza all’altra, calibrare ogni salto per non finire sul fango più scivoloso, zompare sugli argini ai lati e chinarsi nel sottobosco unico modo per valicare dei veri e propri laghetti. I ciclisti sono maschere di fango, e anche io ne sono ricoperto fino ai capelli. Mi sento tanto un cinghiale che razzola nel fango, come loro non provo tanta simpatia per i cacciatori che affollano questi sentieri: in questo luogo selvaggio, lontano da strade case e motori, dove anche una semplice pozza di fango ti può mettere in difficoltà, io mi sento così tanto a mio agio, nel mio elemento naturale. E’ il momento più duro, i salti ripetuti sono una tortura per i muscoli già stanchi, e arriva anche l’ultima salita per l’ultimo controllo, molto ripida , ovvio.
Mancano 3 Km, sono a 600 metri di altezza e in basso lontana si vede San Quirico di Vernio. C’è ancora un ultimo sforzo da fare. Ultimo punzone sul pettorale e giù, Alessandro mi porge l’acqua e mi saluta , mi aspetterà all’ultimo Km. Il sentiero svolta a sinistra, abbandona quello di crinale e si lancia in una discesa di pietre nascoste da 10 centimetri buoni di fogliame marcio, su cui i miei zatteroni di fango scivolano via e mi esibisco in scivolate degne di un equilibrista. Per fortuna è tutto ben segnalato, brevi tratti di falsopiano erboso in cui provo a lanciarmi, poi un ultimo pezzo tecnicissimo: non un sentiero ma un budello, il letto di un ruscello, pietroni scivolosi levigati dall’acqua alternati a terra foglie e fango, rimanere in piedi è esercizio sopraffino e frenare sarebbe pure peggio: è il mio ambiente trail preferito, la discesa più difficile, servono concentrazione agilità e lucidità.
Dura poco, peccato, ecco l’ultimo Km e l’asfalto per fortuna sempre ripido e tortuoso che le mie gambe non reggono più e i polmoni sono messi pure peggio. Vengo sorpassato, ma sono solo ciclisti in avanscoperta che non possono tagliare il traguardo , io invece sì che posso, trovo Alessandro e passo l’arrivo con un sorriso misto a una smorfia. Mio padre mi fa una foto ma non riesco a guardare l’obiettivo, il poco fiato serve tutto per tossire e stendermi al suolo – mi capita rare volte, solo nelle gare in cui do tutto e non mi rimane nulla.  Il tempo finale di 3h02′ non mi pare male per le mie attuali condizioni. Steso sul lastricato del centro di Vernio mi godo il sole ammirando i boschi che circondano questa stretta vallata, meno fresco del solito per le consuete chiacchiere post-corsa. I ciclisti tendono a fare i complimenti ai podisti  perchè in effetti siam quelli che fan più fatica, infilano i piedi nell’acqua fangosa e ghiacciata, devono mantenere lucidità per gestire lo sforzo e affrontare il fango e le discese, ma mi sento di fare i complimenti a tutti perchè finire questa gara in buone condizioni non è da poco e anche chi usa la bici deve comunque saper gestire le proprie forze, saper soffrire in salita e saperla condurre lungo i sentieri e le discese.

Ormai sono 20 anni che corro: trovare una gara nuova, capace di regalare sensazioni ed emozioni diverse, è sempre più difficile. Quell’esplorare il mondo del podismo, conoscere e partecipare a nuove competizioni, fare nuove esperienze, è un desiderio di molti appassionati. E’ esplorazione appunto di nuovi luoghi, osservare nuovi panorami, guardare il mondo da nuovi punti di vista: ed è soprattutto esplorazione di se stessi, curiosità di provare sempre nuove sensazioni , emozioni, aspirare a conoscere nuove e diverse esperienze di fatica.  Questa gara, impegnativa come un trail di cui ha piena dignità, ne regala in abbondanza. Sia per il correre in compagnia sia per la bellezza selvaggia dei boschi che attraversa. E una volta finita lascia quel senso di nostalgia, hai faticato ma anche gioito e già ti manca: e dopo aver sognato di concludere la Scarpirampi per anni, ora penso al prossimo anno, alla prossima occasione di un viaggio nella natura e in me stesso. Per intanto ringrazio il mio compagno di avventura Alessandro, che non sa il valore del regalo che mi ha fatto, sperando chissà in una prossima volta da Prato fino a Vernio.

Traccia GPS
http://www.giscover.com/tours/tour/display/4433

Un pensiero su “Scarpirampi! Finalmente”

  1. Leonardo sei un grande.Un racconto per chi l’ha già fatta 3 volte è semplicemente fantastico,mi è sembrato di correrla anche quest’anno.Direi anche un buon tempo sopratutto per la tua prima esperienza.Un grosso salutone da Sauro

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