Ultima gara del 2008

A completare un periodo di ferie (raro, negli ultimi tempi), una bella gara breve domenica scorsa. Massa e Cozzile è un insieme di paesini sparsi sulle colline nei pressi di Montecatini Terme, a metà tra la montagna appenninica e la industriosa pianura sottostante. Podisticamente parlando la località è più famosa per una mezza maratona di montagna che si svolge ad Aprile, il famoso "Ghibellino". Stavolta invece ne ho approfittato per una variante corta, completamente asfaltata, veloce ma non troppo con una bella salitona centrale e  lunghi falsopiani. E’ stata anche occasione per vedere degli amici toscani del gruppo it.sport.atletica. Foto di rito e partenza veloce su alcuni saliscendi, poi la salita che corro bene. All'(° Km si entra nel paesino di Massa: è il tratto più duro, con una salita aspra in mezzo alle antiche casette in pietra, un bel tratto di scalini scoscesi e poi in picchiata fino al traguardo. Il risultato finale non è stato malaccio, tuttavia ho sempre l’impressione di esser regredito molto sulla corsa breve: riesco sempre a soffrire ma di più di tanto il mio corpo non ne ha, preferisce correre a lungo. Dovrò riabituarmi all’intensità, perchè è il prerequisito fondamentale per poter poi migliorare  anche nella corsa lunga e lunghissima. Comunque, come ultima gara dell’anno è stata ottima, anche come test. Ora inizia il 2009, è tempo di bilanci e di programmi per il futuro.

Giorni di festa, ma si corre

Anni fa a Santo Stefano si correva una bella gara, fredda lunga e dura di 23Km. Poi la gara morì, e in mancanza di meglio, ci si allena. Venerdì mi sveglio, poca voglia di correre, pochissima. Fa freddo e tira vento. Esco comunque, volgo il capo e davanti a me vedo i monti. Le pendici appenniniche sono coperte di neve, non molta ma abbastanza per rendere bianchi i boschi. Il ritmo si innalza repentinamente, sento voglia di neve e mi dirigo verso i monti, ho tempo un paio d’ore per andare e tornare prima del solito luculliano pranzo. Fa freddo ma salgo di buona lena per i falsopiani, attraverso Luco e poi Grezzano, taglio per una vigna ed eccomi a Casa d’Erci, il museo dell’agricoltura. Qui finisce la campagna e le case dei contadini, inizia il bosco. La neve, che nel tragito appariva lontana, qui affiora e ne approfitto per saltarci dentro come un bambino. Le foglie per terra attutiscono i rumori, la neve crea un’atmosfera irreale, nessun rumore. Continuo a salire, ho ancora qualche minuto di tempo prima che venga ora di ritorno. Sono felice come una pasqua.
A un tratto, la strada forestale fa una curva e vedo muoversi qualcosa. Cosa mai si potrà muovere in una giornata come questa?? A 50 metri circa, sulla strada ma un pò coperti alla vista da alcune frasche, degli animali stanno scappando, sono in 2-3. Sicuramente non sono cinghiali. Scappano veloci ed agili, ma senza saltare, sono grigi scuri, non sembrano daini e caprioli. Mi sbaglierò, ma sembrano animali che non ho mai visto. Forse lupi? Penso ciò in un secondo, abbastanza per decidere che è giunta l’ora di tornare indietro, un pò spaventato. Mi diranno poi che nelle giornate di neve gli animali scendono dai boschi verso la valle in cerca di cibo, e i predatori dietro. Vabbè, torno a casa con un passo allegro, alla fine diverrà un medio lungo collinare di oltre 2 ore. Buono, considerando che a Natale mi ero fatto 2 3000 allegri.

27 dicembre, sempre più freddo e ventoso, ancora più neve sui monti. Un pò spaventato dagli animali grigi del giorno prima decido di dedicarmi all’asfalto. Mi sciroppo 1 ora di fartlek, 1 minuto veloce e 1 minuto lento di recupero, su percorso con dolci saliscendi. 1 ora così però è davvero tanto, specie col vento che sferza il viso, il freddo che trapana il cervello nonostante il cappellino: alla fine però farò 12,2Km.

Ancora neve, il pomeriggio mi ritempro andando al passo della Colla, la metà strada del Passatore. La neve mi mette allegria, mi sembra di tornare bambino, sorrido come uno scemo mentre dall’auto guardo le campagne bianche. In lontananza, verso Firenze. fa capolino il rosso del sole al tramonto, colori ed emozioni che nessuna macchina fotografica potrà rendere.

Lunedì 22 dicembre: sciare sul Monte Cimone

Un mese fa e oltre è arrivata la neve sugli Appennini (e anche sulle Alpi): Conca del Cimoncino, 1980m slm. non la classica spolverata autunnale che alla prima sciroccata scompare. No, decine e decine di centimetri, oltre il metro (così almeno dicevano). Da Firenze bastava volgere lo sguardo verso le montagne e si vedeva quel bianco accecante. Anche mentre mi muovevo verso le 5 terre, guardavo verso le Apuane o verso il crinale appenninico e si vedeva tutto bianchissimo. Devo andare, mi dicevo. La candida signora mi chiama. Con un pò di culo riesco ad avere qualche giorno di ferie (dei tanti che mi restano, altri me li pagheranno e non potrò sfruttarli sigh), lunedì scorso è la giornata giusta mi dico. Sole, freddo ma non troppo, poca gente… e la stanchezza delle corse dei giorni precedenti che non si sentiva… il giorno giusto!
Sveglia alle 6, eccomi in autostrada, esco a Rioveggio e piombo in val di Reno. Ghiaccio sulle strade, uno davanti a me troppo ardito prova a sfondare un guard rail ma non ci riesce. Gaggio Montano, salgo su verso il Corno, Massiccio del Cusnapoi riscendo a Fanano ed eccomi, dopo solo 2h15′, sul Cimone. Tanti anni che non ci venivo qui, preferivo sempre l’Abetone che è ben più vicino. Non è freddo, si sta bene, inforco gli sci, prendo la seggiovia ed eccomi pronto. Sciare è come andare in bici, non si scorda mai, e già la prima curva viene bene (per i miei standard). Neve dura, compatta nonostante i +5°C. Poca gente, si sta d’incanto. Vado in vetta al Cimoncino, quasi 2000m slm. Vento e sole, ma si sta bene, faccio delle belle discesone toste. Poi mi sposto verso gli altri lati del comprensorio. Pian Cavallaro, pista Baggiolara Alta. La scoprii un decennioLe Apuane viste da Pian Cavallaro, Cimone fa, perdendomi con mia cugina in un nebbione assurdo: per caso non finimmo in qualche pericoloso canalino e ci godemmo queste piste , quando non le faceva nessuno. Ora c’è pure il tapis roulant per salire una collinetta… bah. La vista è spaziale, dal Cusna fino alle Apuane: verso nord, oltre la pianura, le Alpi, dal Monte Rosa fino alle Dolomiti venete. Continuo a sciare, hanno creato piste nuove (Stadio Slalom, Lago) e ne han allargate altre, qualche nuovo impianto ultramoderno. E’ diventato un bellissimo comprensorio, molto vario e Massiccio del Corno alle Scale: da sinistra, la Nuda, le 2 vette del Corno col paginone, Passo Strofinatoio e Cupolinoper niente monotono. Sarà la concorrenza dell’Abetone ma si son dati da fare e ora hanno delle gran piste, ancora le migliori come preparazione dell’intero Appennino ToscoEmiliano. Con questa neve di ques’inverno…. oltre un metro, e fredda, polverosa… quasi dolomitiva.
Cala la sera, mi faccio la stradina militare che mi piace tanto, ammiro il Corno alle Scale e torno verso l’auto. E’ stata una 3 giorni tosta, tra 5 terre, FirenzeFiesole e giornata sulla neve, ma bellissima. Peccato si debba tornare a casa, nella città tentacolare…. 1 ora di coda per attraversarla, accidenti. Meglio fare sport nella natura, decisamente.

Domenica 21 dicembre: Firenze-Fiesole

Ritorno a casa dal Trail Autogestito di Levanto verso le una di notte, con una lieta e lauta cena dietro, e tante emozioni su cui dormire. Spiace solo non aver potuto dormire coi colleghi trailers. Comunque, una volta tornato è proseguito il mio weekend lungo ad alta densità di sport. Sveglia in netto ritardo alle 7,45 e di corsa a Firenze per la classica Firenze-Fiesole- E’ una gara che si svolge da decenni, con alti e bassi. Anni addietro era una mezza maratona autunnale con ampia salita (Fiesole, per chi non lo sapesse, è bella in alto rispetto a Firenze), ed era una classica rifinitura in vista della maratona fiorentina. Da un pò si è trasformata in una non competitiva, un pò da sacchettari visto che ci sono grossi premi con l’iscrizione, panettonezamponecotechino e simili. Un pò per questo, un pò per il percorso bello tosto, mi ero detto che non l’avrei più corsa, però come defatigamento post-5 terre capitava bene, avevo la mattinata libera da incombenze natalizie quindi l’ho presa come occasione per fare i saluti e gli auguri agli amici podisti che, da quando mi sono trasformato in trailer, vedo sempre meno. In breve: un casino di gente, un bel freddone tanto che ho riusato subito il cappello da babbonatale che mi avevan dato a Levanto, una salitona che poi è la prima che si fa al Passatore, il passaggio da Fiesole, l’arrivo al culmine, la coda al ristoro, la lunga e ripida discesa di Vincigliata, il finale. In compagnia di compagni di squadra e altri, in pratica una chiacchierata perenne. Alla fine mi sono divertito, 17Km però erano davvero tanti, comunque nonostante le fatiche del giorno precedente ho corso anche troppo bene. E il mio week end non era ancora finito…

A proposito di consumismo (si dice ci sia crisi)

Si dice ci sia la crisi. Intanto, l’altro giorno – antivigilia – il centro di Firenze e i negozi erano strapieni. Non so se la gente comprasse e spendesse, però c’era. E se c’è, in genere compra, magari spende meno , ma è difficile stare a vedere le vetrine senza comprare proprio niente. Si dice ci sia la crisi ma intanto l’8 dicembre al ritorno dalla montagna, che siano le piste innevate o i mercatini tirolesi di natale, sull’autostrada del Brennero si è formata una coda di 100 Km. Si dice ci sia la crisi, intanto i voli e i soggiorni alla Maldive sono tutti esauriti da tempo. E si dice anche ci sia la crisi , però qualche giorno fa ho prenotato la mia settimana bianca e a differenza degli altri anni ho faticato un casino a trovare un albergo e alla fine mi è toccato cambiare settimana. Ho pensato, e chiesto all’albergatore, se è perchè c’è tanta neve… "macchè, è tutto prenotato da ottobre". Ah, meno male che c’è la crisi. Intanto vado ogni tanto in pizzeria, e c’è sempre la solita gente che mangia e bene. Che crisi, eh! A meno che, come al solito, la crisi non colpisca i soliti noti: i precari, i giovani, i poveri, gli anziani, i disoccupati, chi ha un mutuo che strozza (magari perchè si è fatto il passo più lungo della gamba) , chi ha un contratto di lavoro di quelli che ti lasciano nell’incertezza (Ho sempre la sensazione che anche commercianti a imprenditori ai minimi segni di contrazione delle vendite alzino sempre la manina a chiedere aiuti vari allo stato).
Che dire, un poco mi vergogno: perchè mi rendo conto che sono un privilegiato, che ha un discreto lavoro abbastanza solido e discretamente remunerato (coi tempi che corrono…) ; e avevo detto che mi si era guastato il GPS, e dato che resterà mesi in assistenza ho optato per comprarmi l’ultima novità (Garmin 405): carino , ma superfluo. Sì mi vergogno e dico che sono un consumista, a mia discolpa dico che non spendo nulla di nulla se non in benzina, oggetti per correre e in genere sport, libri. Roba che sicuramente è superflua, ma per me non lo è perchè legata alle mie passioni. Nel frattempo, mi resta il dubbio che il superfluo , l’abbondanza è ciò che la gente predilige: cosa che non sento propriamente mia. Quanto alla crisi, di sicuro c’è: speriamo che l’anno nuovo sia migliore, specie per quelli che ne han davvero bisogno.

25 dicembre, pensieri in libertà

Oggi è natale, e prima di finire di raccontare dello scorso weekend, non esauritosi con il TA delle 5 terre, mi viene di fare una riflessione sul giorno di oggi. Come ho già detto non sono credente ma semplicemente agnostico, sebbene nutra una seria forma di rispetto e curiosità per gli aspetti culturali e filosofici delle religione (ovviamente non per l’alone di potere che le circonda). Beh, è banale considerare come il giorno di Natale sia diventato una festa consumistica, non a caso celebrata non solo nel mondo cristiano ma anche in altre culture, dalla ortodossa che lo celebra a gennaio fino a quelle dell’estremo oriente. Una cosa che mi stupiva fin da bambino era il fatto che le chiese, a Natale, fossero stracolmente mentre nelle altre domeniche restano desolatamente semivuote. Il perchè è anch’esso ovvio, sta nel fatto che la religione cattolica per la stragrande maggioranza di italiani resta solo un fattore culturale che permea la società, ne vengono considerati alcuni valori ma solo per personalissima scelta. In pratica, in tanti si sono costruiti il proprio cristianesimo su misura. Nulla di male, come non ci sarebbe nulla di male nel fatto che sia diventata una festa di puro e semplice consumo di merci… diciamo solo che è triste. Nel diventare una festa del consumo e dell’acquisto, il periodo delle feste diventa così un periodo in cui obbligatoriamente si deve essere felici e in compagnia. Anche a prescindere dai rapporti personali. Mah, io ho dei bei ricordi da bambino del natale come occasione di risate e chiacchiere con alcuni parenti , cugini zii ecc. Ma trovo assurda questa convenzione sociale del natale come momento di bontà e di incontro in cui la solitudine è bandita. 
Sono comunque rimasto stupito nel vedere oggi veramente tanta gente, sia nel pomeriggio che di mattina, allenarsi, in campagna o in città. Da sola. In ogni caso, ho corso anche io, un paio di 3000 tirati tanto per sentire un poco di fiatone. Bello, ho sempre corso il 25 dicembre, d’altronde ho sempre detto che correre è il mio modo per celebrare la mia comunione con il mondo e la natura. E magari non sono l’unico a pensarla così.

Sabato 20 dicembre: 5 Terre, Trail Autogestito

« Paesaggio roccioso e austero, asilo di pescatori e di contadini viventi a frusto a frusto su un lembo di spiaggia che in certi tratti va sempre più assottigliandosi, nuda e solenne cornice di una delle più primitive d’Italia.  Monterosso, Vernazza, Corniglia, nidi di falchi e di gabbiani, Manarola e Riomaggiore sono, procedendo da ponente a levante, i nomi di pochi paesi o frazioni di paesi così asserragliati fra le rupi e il mare. » (Eugenio Montale, "Fuori di casa")

(discorso idealmente tenuto dal sottoscritto in occasione della cena serale post- trail autogestito delle 5 terre: non tenuto , se non nei miei pensieri, sul momento sfuggenti e bisognosi di essere organizzati un pochetto per cui ho lasciato passare qualche giorno e sedimentare un poco le mie emozioni)

Carissimi amici ed amiche, membri della Dead Runners Society e forumisti di Spirito Trail e chiunque altro abbia partecipato, mi alzo in piedi e vi saluto ringraziandovi per essere qui, a condividere col sottoscritto questa emozione unica che tutti assieme abbiamo vissuto oggi. Qualcuno di voi mi conosce, altri no ma non importa perchè una cosa in comune che ci affratella c’è ed è la passione per la natura, lo sport, i luoghi belli della terra, la fatica… e mettiamoci pure per la birra, il vino, le risate e la buona tavola, ci mancherebbe altro.
Credo che un primo brindisi lo potremmo fare subito, al grande organizzatore Andrea. E’ tutto suo il merito di averci trascinato qui, ed averci guidato alla conquista di questi sentieri a picco su uno dei mari più incantevoli d’Italia. Credo che Andrea abbiamo molto poco da invidiare anche agli organizzatori più esperti e solerti: è riuscito a richiamare qui da mezza Italia persone completamente diverse , fornendo loro un alloggio o semplicemente un luogo per farsi una doccia, e aver tracciato un percorso in modo perfetto per cui era impossibile sbagliar strada (anche se credo che qualcuno ci sia riuscito comunque, al solito 😉 ) , colmo di indicazioni che neanche riusciamo a immaginarci quanto il povero Andrea debba essersi sbattuto per segnare ogni bivio. Per non parlare si intende dei biglietti del treno, o delle indicazioni stradali eccetera eccetera. Grazie quindi Andrea, per questa splendida giornata. Possiamo quindi dire che è stata una giornata perfetta, eccellente sotto tutti i punti di vista. A partire dal meteo: molti di noi venivano da luoghi ove recentemente è nevicato molto, in autostrada tutti avranno notato le più alte montagne appenniniche ricoperte di bianco, che poi si vedevano anche da alcuni punti sul percorso. E a contrasto di questo bianco tipico della stagione invernale, il verde dei boschi e l’azzurro di un mare che faceva venir voglia di buttarsi dentro. C’è da chiedersi cosa abbia fatto Andrea per ingraziarsi gli Dei dell’Olimpo per avere un meteo tanto perfetto, ci tocca ringraziarlo anche per questo.
Una giornata cominciata con questo raduno a Levanto, con un accogliente ostello a fare da base tattica, e qualche kilo di ottima focaccia che ha fatto da pranzo per noi che ci incamminavamo proprio all’ora in cui altri si mettono a tavola. A me è riuscito pure sorseggiare un goccio di birra artigianale rubata a un fondo di bottiglia: ottimi carboidrati che poi sono stati utili. Poi, i cappelli da Babbo Natale con cui ci siamo agghindati. Dato il sole, sembravano un pò fuori stagione… in effetti già dopo poche centinaia di metri ci siamo ritrovati grondanti e giustamente sono stati riposti negli zaini. Sul percorso, niente da dire. Quante cose ci sarebbero da ricordare? Potremmo fare notte a commentare gli scorci visti, dapprima sulla baia di Levanto, poi sulla costa a picco verso Punta Mesco, e noi lassù che salivamo in un bosco di gustosi rossi corbezzoli, col mare giù sempre più lontano, sotto i nostri piedi. Poi il sentiero sopra la baia di Monterosso, le chiacchiere nei momenti di sosta & rifocillamento, i pochi tratti asfaltati che però erano talmente deserti e privi di veicoli motorizzati da farci pensare che Andrea fosse riuscito pure a far chiudere il traffico! La salita , veramente dura, al Santuario di Soviore dove giustamente ci siamo riposati. Ancora adesso mi chiedo chi abbia portato tutta quella roba lì, dalla cioccolata al pane , i salamini per finire a quello Stroh a 80° decisamente più adatto a una baita alpina che a un ristoro podistico… io sono stato male per un’ora buona dopo avelo incautamente assaggiato! Un momento inatteso è stato l’incontro con quello che faceva parapendio. Sperando di non averlo disturbato, avrà sgranato gli occhi nel vedere quel pubblico. E credo che se oggi c’è stato qualcuno che ha vissuto qui emozioni confrontabili con le nostre, quello è stato lui, che volteggiava in quell’azzurro di cielo e mare davanti ai nostri occhi. Eravamo a poco più di metà percorso… il resto è un sentiero a picco sopra Vernazza, con quei cespugli che bucavano la pelle scoperta, quel sentiero successivo in mezzo alle terrazze di vigne ed oliveti: la nostra fatica è nulla, insignificante rispetto a quella di coloro che nei secoli per sopravvivere han strappato alla terra e alle pendenze quei pezzi di terra da coltivare. A me è piaciuto tanto pure il sentiero successivo, quello nel buio dei boschi, umidissimo, pieno di rami , frasche, guadi, di ruscelli foglie per terra scivolosissime. E l’arrivo alla chiesa di San Bernardino, affacciata su Corniglia a sud e Vernazza a nord, col tramonto davanti ai nostri occhi. Indimenticabile.  La discesa in semioscurità, l’attraversamento di Corniglia con quelli del paese sorpresi dal vedere questi matti – noi – che correvamo nel buio, giù verso la stazioncina di Corniglia, ormai nell’oscurità. E se qualcosa è mancata a questa giornata, direi proprio il non aver percorso il lungomare fino a Manarola e Riomaggiore, anche solo per poter dire di aver attraversato tutte le 5 terre. Tuttavia, io credo che la chiusura del sentiero abbia anche sancito la chiusura della nostra gita trail. Sarà stato il buio, forse è solo una mia impressione, ma mi è parso che praticamente tutti al calar della notte abbiamo avuto voglia di chiuderla lì, e dedicarci ai commenti, alle risate, alle battute ed agli sfottò, alla reciproca conoscenza da iniziare in una sala d’aspetto o su un vagone del trenino locale di ritorno a Levanto. Col freddo i cappelli da Babbo Natale sono diventati utili, e se c’è un’altra cosa che ho adorato di questa giornata è stato il tratto tra la stazione e l’ostello, tutti agghindati col cappello rosso a correre a perdifiato in mezzo alla gente che ci guardava con un misto tra sorpresa e divertimento.
Così come difficilmente scorderemo il terzo tempo, a base di ottima birra tipo l’artigianale del Mau da gustarsi coi biscottini del Trab, peccato solo che sia durato poco che la doccia e la meritata cena ci chiamava. E’ stata quindi una giornata meravigliosa come poche. Voglio quindi salutare tutti voi, vecchie e nuove conoscenze, compagni di altri trail autogestiti, incontri con gente cui ora saprò associare una faccia, una voce, un calore a un nickname. Spero di rivedervi presto perchè quando sarà , sarà per una nuova avventura, un nuovo trail in un territorio da esplorare, correre, assaporare, ammirare. Stare nella natura, in compagnia, facendo sport, il nostro semplice modo per essere felici. Grazie a tutti voi.

Foto
http://picasaweb.google.it/leonardo.il.mago/TA5Terre#

Traccia GPS
http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=96515

Altimetria

L’inesorabilità della montagna

Si dice che la montagna, così come il mare, esigono rispetto, competenza, buon senso. Spesso non basta nemmeno questo. Da appassionato di sci ho sentito un pò di brividi nel leggere questi racconti, pubblicati qui e che riporto , per come sono magistralmente scritti. Per il senso della insignificanza dell’uomo di fronte alla natura
http://www.nazioneindiana.com/2008/11/09/il-giorno-della-valanga/
(riporto il racconto del sopravvissuto, al link quello del soccorritore)

Il giorno della valanga

Chi disse “preferisco aver fortuna che talento” percepì l’essenza della vita (Woody Allen – Match Point).

Quante volte un minuscolo evento casuale può cambiare il corso della nostra vita? Come la pallina da tennis che prende il nastro può ricadere indifferentemente al di qua o al di là della rete, determinando l’esito della partita, così un minuto, un centimetro, una parola, a volte sono la differenza tra riuscire o fallire,vincere o perdere, vivere o morire. Certo, il blocco di neve che si stacca proprio quel giorno, proprio in quel momento, proprio in quel punto, non lo posso considerare un evento fortunato. Sarebbe bastato un altro minuto, forse mezzo, e sarei stato oltre. Se solo non mi fossi attardato a sistemami la linguetta dello scarpone, o avessi adottato un’andatura un po’ meno turistica. E d’altro canto se sono qui a scrivere, anche se un po’ acciaccato, è solo per un insieme di circostanze talmente fortunate da far pendere il bilancio della giornata decisamente a mio favore. Innanzitutto il mio compagno più vicino, pochi metri avanti a me, per fortuna (sua e mia) viene coinvolto solo marginalmente ed ha, evidentemente, l’autosoccorso nel sangue. L’istante in cui mi sento toccare la gamba destra è per me il segno che la pallina da tennis è finita dall’altra parte. Prima non avrei scommesso un euro sulla mia sopravvivenza. E poi il fatto di essere l’unico travolto di un gruppo numeroso, esperto ed attrezzato che può dedicare, e le dedica, tutte le sue energie al mio disseppelimento. Fossimo finiti sotto in tanti, o fossimo stati in pochi, chi può dire come sarebbe andata. Forse anche la polizza sulla vita sottoscritta poche settimane prima. Avevo insistito perchè fosse rimossa una clausola relativa al caso di morte per congelamento. Metti che finisco sotto una valanga, avevo scherzato con l’assicuratore. Chissà che faccia avrebbe fatto!Ma bando alle ciance, non voglio dilungarmi sulla cronaca, tutto sommato scontata. L’evento valanga, pur con tutta la sua drammaticità, non è descrivibile a parole senza cadere nel banale. Vorrei solo mettere nero su bianco le risposte ad alcune domande che, per il semplice fatto che mi sono state rivolte da più persone, ritengo di possibile interesse comune.Se ho provato a scappare, per esempio. Certo, appena ho visto il distacco, che pure all’inizio sembrava cosa da poco, ho cominciato a risalire il versante opposto con tutta la lena possibile. Ma è questione di secondi, non è che di strada se ne può fare tanta. Magari in fase di discesa ci si può mettere a uovo e tentare una libera alla Hermann Mayer, ma in salita, con le pelli ai piedi, il raggio d’azione è veramente risibile.Se ho provato a nuotare, come suggeriscono di fare. No, non ci ho provato. O meglio, non sono neanche riuscito a pensare di ipotizzare di tentare di provarci. L’onda d’urto che precede la massa valanghiva non ha nulla a che vedere con il vento, neanche con la Bora a centodieci che pure ho provato a Trieste, anni fa, e che mi faceva barcollare, è vero, ma non mi sollevava mica da terra! Dopo lo schiaffo dello spostamento d’aria, con relativo atterraggio scomposto, è difficile fare qualunque cosa. E poi la valanga, la mia valanga almeno (di altre non ho esperienza), non ha niente a che vedere con l’acqua.
E’ come trovarsi all’interno di una gigantesca betoniera: lo stile libero riesce malissimo. La massa ti avvolge, ti impasta, ti disarticola. Già mantenere una congruenza morfologica è un’impresa impossibile, coordinare dei movimenti è pura teoria. Forse varrebbe la pena togliersi gli sci e rannicchiarsi per cercare di salvare gli arti, ma non è detto che così non si finisca più sotto. Comunque, pensare di riuscire a dominare in qualche modo la situazione è per lo meno illusorio.Se ho provato a crearmi uno spazio, una nicchia, una bolla d’aria per poter respirare. Sì, ci ho provato. No, non ci sono riuscito.
Per un attimo ho creduto di avercela fatta. Quando mi sono fermato ce l’avevo. Poi è arrivato il resto della neve con il suo dolce peso da ippopotamo. Non solo si è ripresa tutti gli spazi disponibili: si è anche piazzata sul mio sterno rendendomi la respirazione complicata a prescindere dall’aria disponibile. Se si ha cognizione del sopra e del sotto. No, per niente. Non avrei mai detto di essere praticamente a testa in giù. Dicono di usare la saliva per orizzontarsi, ma questo ha senso solo se hai a disposizione dello spazio per fare qualcosa. Quando sei imbalsamato in un pilone di cemento non è che ti serva molto sapere dove sta il sopra. Se c’è luce. Sì, almeno, giurerei di sì. Non che ci sia molto da vedere, ma la mia impressione è quella che i cristalli di neve davanti ai miei occhi fossero visibili.Se si sentono i suoni. Sì, benissimo anche. Anche da un metro e mezzo sotto sentivo tutto quello che si diceva fuori. Non viceversa, nel senso che fuori non sentivano niente di quello che urlavo io. Strano effetto monodirezionale della propagazione del suono.Se fa freddo. Probabilmente sì, ma almeno nei primi minuti è l’ultimo dei problemi. Poi sì, un freddo becco, ma per fortuna ero giá fuori.Se mi è passata davanti tutta la vita. No, francamente no. L’impressione è quella di non avere pensato quasi niente. Per un po’, forse un minuto, ho creduto di essere spacciato, ma non c’è stato molto oltre questa lungimirante osservazione. L’immagine confusa di mia moglie che spiega ai bambini il perchè e il per come il papà non tornerà più, con l’assurdo sollievo di non essere io a doverlo fare. Un inizio di rassegnazione forse. Poi il tocco magico sullo scarpone e la certezza immediata che ce l’avrei fatta. Da lì tutti gli sforzi si sono concentrati sullo stare calmo, sul respirare piano, sul consumare il meno possibile, sullo stare vivo. Per la proiezione completa della mia vita non c’è stato proprio tempo.Se, infine, tornerò in montagna dopo questa singolare esperienza. E’ la domanda più difficile. Sono talmente lontano dalle condizioni fisiche minime anche solo per salire sul monte San Primo che non provo nessuna pulsione, nè di ritorno nè di ritiro. Cosa mi verrà voglia di fare, quando potrò farlo, non riesco a immaginarlo. Mi si fa notare che si è trattato di un evento non provocato, del tutto casuale, una vera sfiga come si suol dire, e che non posso rimproverarmi nessuna negligenza, nessun azzardo. Cosa vera in gran parte. Certo, se avessi scelto di uscire dal traccione e di passare più sulla sinistra… beh, avrei vinto il premio Nobel della premonizione, ed è solo uno scrupolo di coscienza che, di fronte al danno, mi porta ad interrogarmi sulle scelte improbabili che avrebbero potuto evitarlo. Tuttavia, forse proprio questa valutazione di ineluttabilità mi disturba. Fosse successo mentre, come tante volte, mi assumevo un rischio più o meno calcolato, potrei sempre pensare che, con una condotta più prudente, sarei in grado di aumentare a mio piacere il livello di sicurezza. Se fai una cazzata, dice il saggio, puoi sempre riprometterti di non cascarci più. Invece mi trovo, come unica consolazione, quella di pensare che una sfiga del genere non può capitarmi due volte, cosa del tutto falsa, come il calcolo delle probabilità insegna.Questo per quanto riguarda i motivi per non tornarci. La paura. Poi ci sono i motivi per tornarci. Il divertimento. Fino ad oggi ho sempre vissuto la montagna con serietà ma anche con spensieratezza. Un grande, immane, incommensurabile divertimento. Riuscirei a divertirmi come prima sapendo che a casa c’è una famiglia che conta i minuti alla fatidica telefonata, ok, tutto bene, siamo alla macchina? Fino ad oggi la mia attività montanara è stata, per la mia famiglia, un mero problema di assenza. Ora potrebbe diventare un grosso motivo di stress. Insomma, dobbiamo guarire in quattro da questa faccenda.

In conclusione, l’epilogo.
Come recitano i sacri testi, la probabilità di sopravvivere sotto una valanga è più del novanta per cento nei primi cinque minuti. Mai tempo fu calcolato con più giudizio. Quando vedo un guanto che spazzola gli ultimi strati di neve davanti alla mia faccia sono passati esattamenti cinque minuti, e la mia impressione è che non avrei retto il sesto. Forse solo una sensazione, nessuno potrà mai dirlo. L’immensa goduria di respirare è solo parzialmente mitigata da un dito che mi viene prontamente infilato in bocca alla ricerca di corpi estranei, come da procedura. Pare che la mia prima richiesta sia stata quella di levarsi dai testicoli, non in senso figurato ma strettamente fisico. D’altro canto non dev’essere facile capire come sono posizionato, mezzo Heather Parisi e mezzo Misery Non Deve Morire. A partire dalle angolazioni improbabili degli arti inferiori i miei testicoli potrebbero trovarsi dovunque, dunque è ragionevole che qualcuno, nell’ansia totalmente condivisibile di salvarmi la pellaccia, ci si sia piazzato sopra. Vedo facce di compagni che credevo molto più indietro. Avranno preso uno skilift, viceversa non mi spiego come possano essere già qui. Il resto è un walzer di scavi archeologici, teli termici, elicotteristi acrobatici, medici sans frontier, barelle, ambulanze, freddo, felicità, dolore fisico come non mai. Mi concentro sulla linda stanza d’ospedale dove, prima o poi, dovrei approdare per un meritato riposo sotto cospicua dose di antidolorifici. Un miraggio per il quale ci vogliono circa quattro ore, in gran parte spese per tirarmi su la temperatura da trentuno ai trentasei e mezzo regolamentari. Quando alla fine mi sparano nel calcagno il ferro per la trazione mi avvisano che mi farà un po’ male, ma a me sembra poco più di una puntura di insetto. Ormai ho la soglia del dolore tra Rambo e l’Uomo Chiamato Cavallo. Finalmente, verso le quattro, il sogno si avvera: sono in una linda stanza di ospedale con una pera di allucinogeni da 500cc appesa alla gruccia della flebo e non sento alcun dolore. E’ il 25 Aprile, giorno della Liberazione. Da quest`anno, per me, non solo dai Nazisti. (Roberto Cotti –Rolly)

Un pò cross, un pò trail

Della serie: ma non mi faccio mancare mai nulla 😀
Stamani non avevo proprio voglia di andare a Reggello per una gara sull’asfalto: collinare, ma avevo voglia di altro, e poi ormai quei luoghi mi ricordano troppo l’unica gara in cui mi sono ritirato e che non ho mai concluso , la Firenze Reggello. Avendo voglia di qualcosa di veloce, niente di meglio di un bel cross! Così sono tornato dopo un anno al parco di Galceti a Prato per un cross corto. Tanto l’anno scorso fu piovoso e umido, quanto quest’anno era tutto ghiacciato, con la brina per terra tanto che pareva di correre sulla neve. Freddo intensissimo, umido e intorno allo 0°. Ok, ampio riscaldamento, chiacchiere con i pochi che conoscevo e la solita partenza a razzo. Percorso non fangoso, quest’anno mi sarei potuto permettere anche le scarpe superleggere che azzardai un anno fa e mi fecero fare un bello scivolone in dirittura d’arrivo: invece ho voluto provare le scarpe Lasportiva Skyrace, abbastanza leggere per essere da trail,  e artigliate. Primo giro, stradina sterrata, salita e discesa su fondo molto sconnesso, salto del fosso, prato brinato. Posizione pessima, nelle retrovie. Però recupero qualcosa nei 2 giri successivi , sono stato molto regolare e finisco con un bello sprint. Molto corto, solo 19’30". Però divertente, al solito. Fiatone in gola ma neanche molto, sono così disabituato alle gare veloci che non riesco neanche a impegnarmi. Proprio per questo motivo, 5′ e sono di nuovo fresco, anche se le gambe non al massimo. Inizia la seconda parte della seduta. L’anno scorso avevo defatigato sulla collina sopra al parco, ero piovoso e mi fermai, stavolta voglio arrivare in cima. Ne approfitto per salire di buona lena, una unica lunga ripetute in salita. Percorso molto difficile, roccia friabile, molto sconnesso, sassi bagnati e scivolosi. La vetta pare lontana, e molto in alto. Nonostante il cross riesco a correre sempre, la giornata è talmente bella che ci sono molti escursionisti. La salita dura 20′ circa, 2Km scarsi. Bellissima, in un bosco di pini marittimi. In cima ci sono tante persone che sono salite, a godersi la vista. Ogni volta che arrivo in vetta a una collina provo sempre una grande emozione, mi viene da pensare a chi non c’è più, come a dedicargli un piccolo insignificante traguardo. Il panorama spazia, qui siamo a 420m slm e si vede tutto: a ovest la Calvana maestosa , in basso la nebbia a coprire la pianura, a destra le vette dell’Appennino meravigliosamente imbiancate. E’ l’ora di scendere, provo delle deviazioni a qualche sentiero perchè il trail è esplorazione, la discesa è bella tecnica e mi butto dove posso ma il ritmo è lento. Ottimo allenamento alla fine. E una vocina dentro, che in questa giornata di gran sole e grande luce di fine autunno, mi chiama verso le montagne. Sento nuove voglie di corsa, dentro. E’ ora di ricominciare a pensare, a darsi un qualche obiettivo.

Acqua, acqua

Nella zona fiorentina ultimamente è piovuto davvero tanto. Spesso per ore, talvolta per scrosci improvvisi tipo quello di ieri sera che mi ha colto a 1000 metri da casa in scooter e che in un minuto è riuscito a bagnarmi come un pulcino. Qui in Mugello pure peggio, diluvia ormai da un mese con continuità, salvo sporadiche giornate di sole e rare occasioni nevose. La campagna lo sente. Oggi pomeriggio, giro sui falsopiani nella valle delle Salaiole, una gola stretta e ombrosa, fredda e umida. Il torrentello che la attraversa, generalmente secco o solo un rigagnolo, scorreva impetuoso e copioso. I prati sono umidi , così come l’aria. La natura però, nonostante i vicini rigori invernali, sembrava molto viva. Stormi di uccelli, leprotti, sembrano più arditi, forse sono gli odori che si sentono meno. Bello, mi piace, ho voglia di natura.

Legami tecnologici

Dicevo nel mio ultimo report della maratona di Firenze che al 12° si era fermato il GPS: da allora non ha voluto saperne di riaccendersi. Se non attaccato al PC o all’alimentatore: da solo è fermo. Ho provato a resettare, aggiornare il firmware, nada de nada (credo si siano ossidati dei contatti all’interno). Poi me ne frego e vado a correre ugualmente però è carino uno strumento che ti dice come e quanto vuoi. Oddio, io l’utilità maggiore la vedo per allenamenti dove conta la cadenza del tempo (tipo variazioni di 1 o 2 minuti) oppure su percorsi non conosciuti e misurati perfettamente…. e chi li misura più, dato che ora c’è il GPS!!! Detto questo, è bello usarlo soprattutto in simbiosi come strumenti come Sport Tracks o CompeGPS per valutare gli allenamenti e soprattutto per verificare i percorsi trail montani fatti. Insomma, oggi ho corso ugualmente, abbiamo corso per decenni senza cardiofrequenzimetri e GPS possiamo correre senza ora. Non dobbiamo essere troppo schiavi della tecnologia (e sono contento che in gara, senza crono e senza GPS abbia corso ugualmente senza problemi mentali di sorta…. conosco gente che sarebbe andata in crisi). Però alla lunga ne sentirò la mancanza, e dovrò rimediare.
 

Fermate la maratona, devo passare!

Copincollo dal forum di Piero Giacomelli le scuse sentite ai vari varchi pedonali in centro storico a Firenze durante l’ultima maratona: l’ho fatto anche io il volontario lì e garantisco che sono tutte vere, anzi ne aggiungo qualcuna! Per fortuna da qualche anno a Firenze il giorno della maratona c’è il blocco ecologico del traffico quindi almeno le discussioni degli automobilisti sono evitate. Però rimangono quelle dei passanti , specie nel centro storico.

– Ho un impegno di lavoro.
– Ho la caldaia ferma
– Ho un bambino con la febbre
– Debbo passare perchè oggi c’è il blocco del traffico
– Sono della protezione civile hanno bisogno di me
– Debbo passare, fermatemeli un attimo
– Non posso stare qui ad aspettare tutto il giorno
– Mi faccia passare, senti qui come puzzano di sudore
– Non si può bloccare una città per quattro bischeri che corrono
– Devo portare il gatto dal veterinario
– Devo portare mia figlia alla partita di pallavolo
– "Avete rotto i co….ni con questa ca..o di maratona ma andate a farla a l’Osmannoro" (zona industriale di Firenze , ndr)
– "Ho il pass per invalidi e devo andare all’ospedale!!!"
(detto da uno in macchina con un mobiletto sdraiato sul retro)
– queste cose non si fanno quando piove
– fatele di notte quando c’è meno traffico
– fatele quando non c’è il blocco del traffico
– fatele in agosto quando la città si vuota
– fatele sui monti così non date noia a nessuno
– fatele in campagna
– fatele in mezzo ai campi
– non fatele proprio
– non avete altro da fare?
– fatelo lontano dalla gente perbene

Regolamentare Internet ???

Lo dice oggi il nostro illustre et comicisissimo Presidente del Consiglio, ma dubito lui sappia di cosa si tratti. Comunque in materia sono capitato poi sul Blog di questo Zambardino , che fa considerazioni molto interessanti e di buon senso. Ride anche lui di coloro che temono internet e di cosa potrebbe capitare ai loro figlioli : non so cosa sia il World of Warcraft che cita, ma l’altro giorno sono finito a registrarmi su uno dei siti più di moda, il famoso Facebook dove ora sono tutti. Tra gli amici che il sistema propone ci sono tutti i prossimi candidati sindaci al comune di Firenze (che nemmeno potrei votare!!). Continuo a preferire Usenet, però su questo coso potrei ritrovare i vecchi compagni di scuola. Ecco, Internet è questo moltiplicato per miliardi: la sola idea di poterla minimamente regolamente è ridicola. Al massimo, la si può censurare, come in Cina. Ma credo sia più forte anche della censura.