Giorni di festa, ma si corre

Anni fa a Santo Stefano si correva una bella gara, fredda lunga e dura di 23Km. Poi la gara morì, e in mancanza di meglio, ci si allena. Venerdì mi sveglio, poca voglia di correre, pochissima. Fa freddo e tira vento. Esco comunque, volgo il capo e davanti a me vedo i monti. Le pendici appenniniche sono coperte di neve, non molta ma abbastanza per rendere bianchi i boschi. Il ritmo si innalza repentinamente, sento voglia di neve e mi dirigo verso i monti, ho tempo un paio d’ore per andare e tornare prima del solito luculliano pranzo. Fa freddo ma salgo di buona lena per i falsopiani, attraverso Luco e poi Grezzano, taglio per una vigna ed eccomi a Casa d’Erci, il museo dell’agricoltura. Qui finisce la campagna e le case dei contadini, inizia il bosco. La neve, che nel tragito appariva lontana, qui affiora e ne approfitto per saltarci dentro come un bambino. Le foglie per terra attutiscono i rumori, la neve crea un’atmosfera irreale, nessun rumore. Continuo a salire, ho ancora qualche minuto di tempo prima che venga ora di ritorno. Sono felice come una pasqua.
A un tratto, la strada forestale fa una curva e vedo muoversi qualcosa. Cosa mai si potrà muovere in una giornata come questa?? A 50 metri circa, sulla strada ma un pò coperti alla vista da alcune frasche, degli animali stanno scappando, sono in 2-3. Sicuramente non sono cinghiali. Scappano veloci ed agili, ma senza saltare, sono grigi scuri, non sembrano daini e caprioli. Mi sbaglierò, ma sembrano animali che non ho mai visto. Forse lupi? Penso ciò in un secondo, abbastanza per decidere che è giunta l’ora di tornare indietro, un pò spaventato. Mi diranno poi che nelle giornate di neve gli animali scendono dai boschi verso la valle in cerca di cibo, e i predatori dietro. Vabbè, torno a casa con un passo allegro, alla fine diverrà un medio lungo collinare di oltre 2 ore. Buono, considerando che a Natale mi ero fatto 2 3000 allegri.

27 dicembre, sempre più freddo e ventoso, ancora più neve sui monti. Un pò spaventato dagli animali grigi del giorno prima decido di dedicarmi all’asfalto. Mi sciroppo 1 ora di fartlek, 1 minuto veloce e 1 minuto lento di recupero, su percorso con dolci saliscendi. 1 ora così però è davvero tanto, specie col vento che sferza il viso, il freddo che trapana il cervello nonostante il cappellino: alla fine però farò 12,2Km.

Ancora neve, il pomeriggio mi ritempro andando al passo della Colla, la metà strada del Passatore. La neve mi mette allegria, mi sembra di tornare bambino, sorrido come uno scemo mentre dall’auto guardo le campagne bianche. In lontananza, verso Firenze. fa capolino il rosso del sole al tramonto, colori ed emozioni che nessuna macchina fotografica potrà rendere.

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