Quando avrà finito, preghiamolo di venire in Italia

In vari post nei mesi passati ho scritto delle elezioni americane e della vittoria di Obama. Come anche i sassi sanno ormai, l’altro giorno ha giurato e ha fatto il suo discorso presidenziale. Direi quindi che è il momento di fare delle valutazioni anche su questo discorso. O quantomeno , sui tratti più interessanti. Discorso sicuramente retorico, un pò pomposo: nulla di strano , sei diventato presidente degli USA, l’uomo più potente del mondo, hai davanti 2 milioni di persone (ma la questura di Roma diceva solo 100.000, nota ironica): ovvio che vuoi colpire il cuore degli astanti, più che la mente. Discorso infarcito di citazioni bibliche e invocazioni divine: ovvio, sui dollari hanno scritto "In god we trust" non a caso. A questo proposito, è interessante questo articolo sulla presenza della religione in politica in USA e in Europa.Ora il neopresidente verrà messo alla prova, e si vedrà. Qualche piccola traccia però l’ha lasciata in questo discorso, abbastanza per fare delle valutazioni.
In primis, il riferimento alla politica della speranza invece che della paura. E’ un punto fondamentale: pensiamo a cosa erano gli USA e il mondo tra 2001 e 2004, e cosa sono oggi. La paura, tanta che c’è stata allora, non è servita a niente. Se non a generare un clima più teso tra i vari stati e popoli. E’ la sconfessione di anni di politica americana nel mondo. Ma andiamo oltre: aggiungiamoci la considerazione riguardo l’Islam, e le varie religioni presenti negli USA (notare che ha citato prima i musulmani e poi gli ebrei: le parole sono importanti disse qualcosa). Obama tende la mano a un’altra religione, un’altra civiltà, un altro modo di pensare, che è ed è stato al centro delle crisi politiche e militari recenti. Non che ne avesse bisogno, il multiculturalismo è presente persino nel suo nome, ma è andato oltre: dice chiaramente al mondo islamico che non è tempo di liti e guerre, ma di accordi e percorsi comuni.Non è mica da poco come passo in avanti, verso la pace intendo (speriamo). E anche come dichiarazione di intenti. Sembra assurdo ma solo la sua presenza nella stanza ovale ha provocato messaggi distensivi da parte della (inguaiatissima) Russia, entusiasmo e fiducia nel mondo islamico, la cessazione dell’attacco a Gaza da parte di Israele (a proposito, in questo blog alcune validissime riflessioni), e nuove speranze di disgelo tra USA e Iran.   Sul piano economico c’è poco da dire: c’è grossa crisi, specie negli USA, e la sua sembra più una respirazione artificiale su un malato senza speranze di ripresa (almeno nel breve e medio periodo). Su questo e su altri punti le aspettative verso il nuovo presidente USA sono a livello altissimo: per lui è paradossalmente un dramma: adesso gode di un consenso smisurato ma quando ci saranno momenti meno felici si misureranno i risultati sulle basi delle attese.
Quanto al resto, Obama resta un americano a dispetto del nome: le distanze tra Italia e Europa e USA sono enormi, e sicuramente non ci saranno cambi drastici di politica sia estera che interna sul piano dei diritti civili. Ma i tempi sono così bui che ci potremmo accontentare. Anche perchè in un colpo il suddetto ha inferto un durissimo colpo ai movimenti neo-con, teo-con di oltreoceano, per cui se e quando riuscirà a dare il via libera all’uso delle cellule staminali nella ricerca si potrà dire di aver visto un netto cambio di direzione: che avrà effetti a valanga anche in altri paesi, incluso (spero) nel nostro bigottissimo stato italiano.

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