“Resisto dunque sono”, di Pietro Trabucchi

Avrei voluto scrivere la recensione di questo libro al termine della mia prima esperienza da ultra trailer. Dato che dovrò rimandare l’appuntamento, la faccio adesso. Naturalmente, esprimo l’opinione sul testo nell’ottica da "runner" ma credo che il testo potrà essere apprezzato da chiunque abbia svolto attività fisica dura , dall’alpinista al ciclista all’appassionato di trekking. 
Da "runner" comincio subito con un esempio: molti anni fa quando correvo le ripetute lunghe spesso capitava di farle in ventose e uggiose giornate autunnali, con una brezza tesa e continua tale da falsare tutti i tempi. La cosa mi deprimeva alquanto , i tempi non corrispondevano più, se una situazione del genere mi fosse capitata in gara avrei rischiato il crollo: magari correvo da pochi anni, ero giovane ed inesperto. E’ che pur sapendo che il vento mi rallentava avevo l’impressione di allenarmi meno del dovuto, mi sentivo frustrato.  Poi un giorno fu la luce , e capii. Realizzai tutto ad un tratto che quella situazione di vento in allenamento mi faceva sì rallentare ma creava una difficoltà ulteriore all’allenamento, difficoltà che esigeva sia una maggiore forza fisica sia maggiori capacità mentali di resistenza, concentrazione e  di ascolto del proprio corpo. In pratica, l’allenamento pur più lento e meno confrontabile con altri diveniva molto più efficace proprio a causa dello stimolo maggiore, dell’ulteriore stress apportato dal vento. Non solo, abituati a gestire crisi problemi e difficoltà in allenamento, se queste si fossero manifestate in gara le avrei sapute gestire con maggiore facilità. E infine, nel caso la difficoltà venisse da caratteristiche ambientali (percorso impegnativo, pioggia, vento, freddo, caldo ecc) valide per tutti, avrei percepito che io sarei stato in grado di gestirle ed affrontarle meglio degli altri: in pratica , la difficoltà mi avrebbe avvantaggiato e quindi addirittura me la sarei augurata. Questo esempio può far intuire dove parte il testo di Trabucchi, da considerazioni "sportive" ma muovendosi in ogni ambito della vita . Lo si può riassumere in una frase stupenda che si trova all’inizio, "ogni impedimento è giovamento". Ogni difficoltà, ogni ostacolo, non è altro uno stimolo per migliorarci e abituarsi ad affrontare stress e problemi di ordine sempre superiore.
Trabucchi esplora quindi il mondo dello stress nella vita di tutti i giorni anche se spesso nell’ottica dello sportivo. Non è questa la sede per riassumere molte cose scritte nel libro, vari aspetti sono comunque estremamente rimarchevoli, pur se in fondo quasi logiche e quasi banali : ad esempio le varie considerazioni sulla percezione degli eventi e il filtro cognitivo  (il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?), lo stress come condizione naturale dell’uomo che grazie ad esso si fortifica (in guerra il numero di suicidi crolla vertiginosamente) ecc. ecc. 
Gli esempi scelti da Trabucchi per spiegarci i vari aspetti sono notevoli, i personaggi azzeccati con le loro storie fatte di ostinazione determinazione e positività (le storie di Olmo, Brunod, Galanzino e Di Centa le mie preferite). Le considerazioni finali sono azzeccate: in una società moderna troppo spesso basata sull’effimero, sull’assenza di problemi, sulla facilità di vivere, sul bisogno di avere un corpo che non invii messaggi,  l’uomo rischia di perdersi. Tanto che i vari esempi che ho citato spesso sono considerati dei matti, dei pazzi che si lanciano in imprese avventurose ai limiti dell’impossibile. Dimenticandosi che l’uomo , la nostra specie, è stata capace di colonizzare l’intero pianeta partendo da una piccola vallata africana, di plasmarlo a suo piacimento, di inventare innumerovoli linguaggi di comunicazione, di aver crato scienza e tecnologie. E’ nella natura dell’uomo l’affrontare l’ignoto, superare difficoltà ed ostacoli, guardare sempre avanti e mai indietro, progredire per dirlo in una parola sola. Grazie ai propri errori e alla capacità della propria mente di gestire crisi e insuccessi. Vivere nella bambagia non è il destino della razza umana, non siamo nati per quello ma per andare oltre.

Post Scriptum:
scrissi questa recensione circa 6 mesi fa, il libro del Trab era fisso sul mio comodino nei primi 6 mesi del 2008, quelli che avrebbero dovuto portarmi ai miei primi ultratrail. Per una dimenticanza non l’avevo mai pubblicata sul blog: lo faccio adesso. Adesso che ho avuto il piacere di conoscere Trabucchi al trail delle 5 terre lo scorso 20 dicembre, e di aver potuto con lui scambiare impressioni sui personaggi che ha descritto nella sua opera. Rileggo la recensione che scrissi e la trovo azzeccata, e mi fa piacere che certe cose siano state scritte da una persona così cortese e disponibile, uno psicologo dello sport impegnato ai massimi livelli e un trailer finisher tra l’altro della durissima Petite Trotte à Leon (su "Correre" di novembre c’è un suo resoconto della gara e delle implicazioni mentali su una gara in team) che quindi affronta dal vivo la durezza dello sport.

Un pensiero su ““Resisto dunque sono”, di Pietro Trabucchi”

  1. Grazie per la recensione,anche io l’ho letto(2 volte e lo rileggerò).

    Anche se in certi punti mi sembra che si contraddica…

    Ciao!

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