Trail tra boschi e tombe etrusche

I 58Km di asfalto sul Trasimeno mi hanno esaltato dal punto di vista mentale e agonistico, una vera indigestione di endorfine che solo una corsa così lunga può dare. Però mi era rimasta quella voglia sensibile di calpestare la terra battuta dei sentieri, roccette di vette appenniniche, annusare l’odore di bosco. Voglia di natura, di stare lontano dal bitume e dall’odore di città. Scambio di mail con l’ultra-runner Alessio, compagno dei primi 45Km di Trasimeno. Gli propongo un itinerario, lo sento esultare, il programma è fatto. Domenica scorsa, ore 9, Quinto Alto: paesino a ridosso delle montagnole fiorentine, immerso in un territorio battezzato dagli etruschi, colmo di antiche tombe la maggioranza mai scoperte, tagliato in due da un torrente dal nome di origine etrusca – Zambra – ferito dalla solita onnipresente TAV. Partenza subito in salita verso la chiesa della Castellina dove ci si inerpica verso la montagna lungo i sentieri. Bosco fitto, attraversato dalle chiacchiere di 2 logorroici, che rimembrano i lunghi kilometri del lago Trasimeno e discutono fitto di trail, corse, voglia di esplorare territori. Comincia a far freddo verso i 600 metri, salita ripida verso Poggio al Giro dove ci sono le antenne. Non ho lo spirito dell’organizzatore, ma mi piacerebbe un casino far vedere questi luoghi ad altri trailer, a fargli gustare l’odore di questi boschi a due passi da una grande città, magari spingersi più in là verso il Mugello o la Calvana, territori selvaggi dove dimorano lupi e cinghiali. Inizia la strada forestale, è poco pendente e mi piace poco, bramo la difficoltà atletica e tecnica. Verso Poggio Trini c’è di nuovo sentiero, si alternano tratti ripidi ad altri dove corriamo, sempre a bocca aperta per parlare, ridere. Tanti escursionisti a giro, a vedere la primavera che si fa sempre più vicina. Arriviamo in vetta alla Prima punta, sguardo intorno a notare il panorama e il tempo che fa, e giù sul sentiero del pensionato, gradini naturali, molto tecnico e impegnativo. Poi di nuovo la forestale verso il cippo dei partigiani e la fonte dei Seppi. Ci chiediamo su come potrebbero essere questi luoghi di notte, e ci coglie la voglia di viverli: magari un bell’allenamento notturno di gruppo, partenza dal bar del piazzale Leonardo già in quota e poi tutto sentiero illuminato dalle frontali: sarebbe stupendo, va organizzato tra i pochi trailer fiorentini. Discesa a picco verso la torre di Baracca e la fonte Giallina, anche questa tecnica. Ci fa compagnia un anziano podista accompagnato dal cane, ci racconta delle gare che qui un tempo si svolgevano. Al borgo di Carmignanello inizia di nuovo una bella discesa tosta, fino al piccolo canyon dello Zambra , correndo ai margini di pareti di roccia scavate dal fiume, fino alla vecchia cava e a Quinto Alto. Defatigamento nel parco di Villa Solaria, ora fa caldo e c’è la primavera: mattinata fantastica, da riviverla presto, spero molto presto. Abbasso il bitume, viva la natura e la felicità che genera vivendola così.

Qui traccia GPS e altimetria (sui 1050 secondo i miei calcoli il dislivello , oltre 20 i km)

Sorgenti secche

La mia prossima casa sorge nella valle del Carza, che dalle basse montagne a nord di Firenze (quelle dove amo correre trail) scendono verso nord verso il Mugello. Zona attraversata sottoterra dalla TAV, e la TAV ha fatto i suoi bravi danni al sistema idrico della zona. Una zona che ha già ha visto la creazione di un lago artificiale a Bilancino – costruzione prima criticata ma poi apprezzata sia dal lato paesaggistico che dal lato turistico e quindi economico – , i cantieri della Variante di Valico dell’Autosole eternamente aperti da una dozzina di anni. Personalmente sono sempre per le infrastrutture specie se utili e finalizzate a un serio risparmio di tempo e denaro, ma possibile comunque che in Italia vengano sempre realizzate male??
Alle mie terre Paolo Rumiz su Repubblica dedica un articolo, citando pure il paesino dove andrò ad abitare, in cui anni fa usava fare il bagno nel torrente (nei "tori", piscine naturali che si formano sotto le cascate). Lo si può leggere qui. Veloce ma bella descrizione, di uno che questi luoghi li ha davvero visitati.

Considerazioni varie e sparse post-Trasimeno

Ho metabolizzato molto , dopo la conclusione del Trasimeno. Soddisfazione a mille, endorfine e adrenalina a gogò, voglia di correre sempre più alta tanto che non mi riesce di prendermi un pò di riposo.
– continuo a preferire il trail, 5 ore e mezzo sulle gambe si fanno molto meglio su dislivelli paurosi ma in sentiero che sull’asfalto. E non solo per la carenza di auto o per il paesaggio o il clima tra partecipanti
–  la sera ero un pò stanchino (cit.) ma più per la levataccia che per dolori vari: dopo queste gare mi segna quasi più il ritorno guidando l’auto, scendo e striscio trascinando il borsone (obbligatoriamente con rotelle). Dal punto di vista osteoarticolare, dolorini vari specie ai tendini e fascia plantare ma solo in gara, dopo niente. Segna di più l’allenamento che la gara in sè. Dal punto di vista muscolare, dolori e rigidità , assolutamente.  Ma scendo gli scalini bene, cosa che ogni tanto mi capita. Sarà l’effetto delle calze BV Sport appena comprate??? Conta sicuramente l’aver finito in crescendo, segno che il corpo non si è magnato i muscoli per ricavare glucosio (ciò significa che mi sono alimentato bene). In ogni caso a distanza di giorni noto che ho meno dolorini (specie agli achillei) di prima del Trasimeno! Mistero! Sembra che più corra, meno dolori abbia. Condannato ad allenarmi sempre! 🙂
– Il pensiero che mi coglie dopo ogni ultra che ho fatto è che la maratona resta più dura come gara, se affrontata in modo massimale ovviamente. E il motivo è semplice: perchè la maratona si pone ai limiti della fisiologia umana, è una gara lunga abbastanza da finire le scorte di glicogeno ma non lunga abbastanza per potersi alimentare a dovere e per poter risolvere le crisi.
– ora si inizia la preparazione vera. farò qualche richiamo sulla forza ma ci sarà da correre a lungo. senza esagerare. prossima tappa i Colli Euganei, che in effetti è una passeggiata in confronto.
– ho corso con il cardio, per valutare le mie condizioni. le frequenze sono rimaste bassine, sui 130 (per me appena superiori a quelle tipiche del riscaldamento), fino ai 20Km, poi progressivamente salite fino ai 138-140 anche per i saliscendi presenti, comunque sostanzialmente costanti tutta la gara. Negli ultimi Km quando lo sforzo è diventato massimale ero sui 145 fissi (in pratica quelli della maratona), e nel’ultimo Km in salita han toccato i 160. Almeno mi son tolto questa curiosità
– l’aspetto psicologico è fondamentale. Senza una sana cattiveria agonistica unita alla concentrazione e direi anche a un pò di spensieratezza specie nella prima metà non si va avanti. Col senno di poi il poco allenamento è stato più che altro un richiamo di vecchi stimoli di endurance prolungata ma è bastato, anche a superare gente che pensavo più forte di me

Vediamo per le prossime gare, ho iniziato un po’ di richiamo di esercizi di forza, potenza aerobica… ma senza abbandonare la corsa lunga, lo scorso week end doppietta 21Km di fartlek collinare su strada il sabato + 20 Km di trail impegnativo con 1000 m di dislivello la domenica. Sensazioni ottime

Intorno al Lago Trasimeno

Un salto nel buio. Questo era, per me, la Strasimeno fino a una quindicina di giorni fa. 58Km non sono bruscolini, e il  timore di non avere abbastanza distanza sulle gambe era prorompente. Contavo solo sulla memoria dei miei muscoli, che si  ricordassero le ultra del 2008 , la maratona di novembre, qualche allenamento lungo di dicembre e gennaio. Poi, 2  settimane addietro un lungo allenamento di 5 ore, qualche buona sensazione nei freddi allenamenti serali che mi  facevano intuire un miglioramento delle qualità aerobiche. Ma il dubbio rimaneva, neanche 1 mese di preparazione seria:  quali sicurezze mai poteva dare? Ieri mattina però mi avvicinavo al lago, convinto di potercela fare ad arrivare in fondo senza grosse crisi. Restava solo  l’enigma psicologico, oltre 5 ore sulle gambe sono tantissime, e l’asfalto a me fa molta più paura di una ripida montagna da scalare in sentiero. Castiglione, paesino arroccato su una sponda rocciosa, brulicante di podisti che si impegneranno specialmente  sulle distanze inferiori. Clima freddo ma molto soleggiato, cosa che mi fa propendere per un abbigliamento scarno. In  vita, borraccia e set completo di zuccheri liquidi. Saluti ai compagni di squadra e via per la stretta strada nel borgo e  poi per la statale. Si forma subito un gruppetto di appassionati: Alessio "Kappadocio", Alessio "il Nistri", Paolo  "Spartathlon", chi ultramaratoneta, chi trailer. I primi Km sono lentissimi, veramente tranquilli, trascorsi a  cazzeggiare tra di noi, tra battute con gli altri concorrenti e con lo scarso pubblico delle campagne. Si crea subito una atmosfera conviviale, solo che non siamo di fronte a una tavola imbandita ma davanti solo a una cinquantina di kilometri  da percorrere. La strada corre dritta verso Cortona che vediamo di lontano, alla nostra destra il sole basso, ancora  freddo, e il lago, assolutamente piatto: condizioni ideali per correre. Dopo un pò curva a destra e breve ma ripida  salita, cominciamo a seguire la costa nord verso Tuoro, dove c’è il primo traguardo intermedio dei 15Km. E abbiamo ancora una maratona davanti a noi: è questo un problema serio delle ultramaratone, i cartelli dei kilometri passano lentamente  ed è difficile non pensare alla lunga distanza ancora da affrontare. Anche le gambe non sono più brillanti, il ritmo  lento a cui siamo costretti partire tende a imballare: almeno a me, che quindi ogni tanto lancio  delle timide progressioni per sgranchirmi le zampe, mentre dietro i metronomi Alessio e Paolo proseguono a un ritmo inesorabilmente costante. I ristori sono frequenti e sono un’ottima occasione per rilassarsi, per camminare un poco ,  mangiare e bere. A Passignano c’è il traguardo della mezza e molti si fermano, transitiamo in 2h01′ con molta calma  godendoci il panorama del lago e delle boscose isole davanti a noi, e gli inesistenti applausi dell’indifferente pubblico. Dopo Passignano la fatica cresce inesorabile, accentuato dai vari falsopiani che iniziamo a incontrare avvicinandoci alla  costa orientale del lago, frastagliata e collinare. Ci separiamo dai concorrenti diretti verso il traguardo dei 30Km a  Magione, per fortuna siamo ancora in diversi ad affrontare le distanze più lunghe. Tra noi 4 continuano le battute, i racconti delle nostre avventure podistiche, la pianificazione di allenamenti futuri, le discussioni sulle gare da  affrontare nei prossimi: il Trasimeno è per tutti una tappa intermedia, un mettersi alla prova in vista di traguardi più  ragguardevoli. Al 29° Km mi assale una sensazione mista: da un lato l’aver concluso metà prova cambia la prospettiva e si cominciano a contare i Km che mancano, dall’altro le gambe ora sono stanche e si fa sempre più fatica, e in più  iniziano doloretti vari ed insistenti ai talloni e alla fascia plantare indotti dall’asfalto e dalla distanza, ah come mi mancano i  sentieri. C’è molto poco pubblico sulla strada, specie  ora che ci avviciniamo all’ora di pranzo e osserviamo invidiosi le famigliole intorno al barbecue di questo primo caldo  giorno di primavera. Dopo altri saliscendi concludiamo anche la costa orientale del lago e dopo poco c’è il traguardo della maratona, che attraversiamo dopo 4h5′, osservati dai concorrenti che hanno appena terminato i 42Km che ci guardano con un misto di ammirazione e commiserazione. Dopo la maratona mancano "solo" 16Km e ci facciamo forza ma la stanchezza comincia ad essere elevata, e ci attende un’altra salitella, anche bella tosta, con una bella discesina successiva e davanti a noi comincia la pianura che ci porterà all’arrivo. E subito, una bella strada dritta e piatta, Alessio lo chiama "il drittone della morte", rispondo che a me le strade dritte piacciono molto e come per volerlo confermare alla mia testa inizio una certa progressione per saggiare la gamba. Ok, tutto a posto, comincia a fare molto caldo ma ho ancora forze e riesco a tenere bene i 5’45"al Km. Rallento un pelo, dietro gli altri 3 sembrano arrivare, ma non arrivano. Sto bene e decido di continuare da solo, ansioso di mettermi alla prova, di testare le reazioni della mente alla corsa solitaria. Il gioco si fa davvero molto duro, e comincio a giocare. Al 50° Km, 4h53′ di corsa, noto un rallentamento sensibile, ho come un attimo di carenza di energie e per giunta si fa viva una brezza di vento contrario che proprio non ci vuole, proprio nel mezzo di un falsopiano: è la crisi, quella temuta che sai che in oltre 5 ore arriverà sicuramente e devi gestire.  Ristoro, bevo e  faccio 300 metri di camminata ingurgitando l’ultimo flacone di zuccheri liquidi sperando in una repentina botta di energie. Riparto, lentamente sui 6’/Km, uso il concorrente davanti a me come riferimento. Lo avvicino, contemporaneamente noto che la media torna a migliorare nonostante il vento: che sia stata lo stimolo zuccherino? E’ probabile: sorpasso il mio riferimento, ne punto un altro, poi un altro ancora. Mancano 5 Km e mi sono ripreso, l’umore ora è molto positivo, mi accorgo che è tutta la gara che sorpasso e non vengo sorpassato, e soprattutto la rocca di Castiglione è sempre più vicina. 5’55 , 5’50, 5’45 , sto andando in progressione, ok sempre ritmi bradipeschi ma vorrei vedere voi dopo oltre 50Km. Sono cotto, mi riprometto di non dedicarmi più all’ultramaratona dopo il 2009, ma nonostante questo non faccio altro che superare concorrenti che si trascinano o che camminano lentamente lungo la strada trafficata di gitanti. Sono ebbro della fatica dell’ultramaratoneta, quella masochistica sensazione che ti spinge a provare fatica per lungo tempo, a godere delle gambe rigide come pezzi di legno e del vuoto di energia, solo perché proprio quando diventa durissima riesci a tirare fuori da dentro di te forze ed energie che non sospetteresti mai e poi mai di trovare.  Entro in Castiglione in mezzo ai gitanti che si godono il sole a picco, penultimo Km verso la zona traghetti aumentando ancora la progressione fino ai 5’25" che è il ritmo con cui faccio il riscaldamento ma che adesso mi sembra degno di una gara di 10Km. L’ultimo Km è una lenta inesorabile salita verso il paese vecchio, punto altri 2 ancora veloci che non mollano, anche in salita mi mantengo veloce e provo a finire entro le 5h40′. Do tutto, voglio provare anche l’ultimo sforzo ormai sull’onda dell’emozione. Passo il traguardo con un braccio alzato, ebbro di endorfine per questo finale per me entusiasmante in rimonta. Medaglia al collo, e il giusto premio è qualche minuto di riposo steso su un gradino, o lo spicchio di mela che mi godo al ristoro mentre sopraggiungono i miei compagni di ventura: i complimenti a vicenda si sprecano, ci siamo aiutati a vicenda e abbiamo condiviso la nostra passione e la nostra fatica
. Il tempo conta relativamente, dovrei aver fatto 5h39’ alla mirabolante media di 5’49” che mi sembra niente male. E’ stata dura, torno a casa sapendo che è solo un passo, ma bello lungo, e molto soddisfacente: in fondo, ho girato tutto intorno al quarto lago d’Italia, e non è come bere un bicchier d’acqua.

Traccia GPS
http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=144425

Storie di strade

Sul blog del mio amico Riccardo leggo un post bellissimo
[nota:  Riccardo è un filologo-poliglotta-traduttore,di lui la rete è colma di racconti,della sua amata Isola d’Elba fino a episodi calcistici, da ricordi di manifestazioni politiche fino a racconti vari di qualunque tipo come si possono leggere sui suoi blog]

Parla delle mie campagne. Oddio, ora mi sono trasferito in Mugello, ma la mia giovinezza è rimasta a  Scandicci. Periferia metropolitana, Firenze e le zone industriali sono ad un passo ma a pochi metri dal casello autostradale di FI-Scandicci si esce dal dedalo di fabbriche e si entra in un labirinto di piccole strade di campagna pianeggianti. Ricordiamoci cos’è Firenze: antica città, sorta dove la valle dell’Arno si apriva in una pianura non molto fertile anzi persino paludosa (e non a caso ci stava un lago, tante decine di migliaia di anni fa: lo testimoniano i tanti fossili di ossa di balena che si trovano).
L’uomo ci aveva provato ad urbanizzare la piana: ma tenendosi sempre alla larga, costruendo i paesi a ridosse delle fertili colline. Solo pochi insediamenti erano rimasti in piano, ed osservando cartine topografiche militari si notava che le case potevano sorgere solo dove c’era un lievissimo rilievo, impercettibile all’uomo e non alla legge della gravità. Così, passando nei dintorni di Firenze dove oggi c’è l’Autostrada del Sole, si notano queste stradine ora asfaltate tutte ricavate molto al di sopra del terreno, rialzate sopra fossi e torrentelli, mentre i campi e gli orti se ne stavano in basso, future vittime di ogni minima alluvione, tanto che anche le località sono ispirate all’acqua (Stagnacci, Borgo ai Fossi, via di Porto, via della Nave della Badia). Ricordo con amore quelle strade: percorse in lungo e in largo da ragazzino in bici , con un innato senso di esplorazione già allora, curioso com’era di guardare sempre oltre. Poi, percorse in ogni senso di corsa, preparando maratone divorando kilometri su kilometri in pianura, e dove se non lì chè il traffico è sempre scarso. Ai fiorentini queste zone non piaccioni: cattivi odori, sole a picco d’estate e nebbia fitta d’inverno. Ma a me han sempre affascinato, e non solo a me se qualcuno ci costruì chiese paesi e abbazie tanto per far dispetto alla malaria. Scopro quindi che sono adorate anche dal mio amico blogger, soprendendomi che non sapesse che vi era pure la maestosa Badia di settimo e la tomba di Dino Campana (mugellano come io son’ora, tanto per dire che c’è sempre chi va e chi viene).
Finisco quindi questo elogio dell’antica civiltà contadina toscana: cultura praticamente estinta, distrutta dall’urbanizzazione e dall’industrializzazione del dopoguerra meravigliosamente raccontata dal Benigni capace tuttavia di colonizzare anche pianure mefitiche e, con l’ingegno dell’uomo , riuscire a costruirvi mirabili opere d’arte. A me e al mio amico Riccardo non resta che ricordare che di Toscana non esistono solo musei palazzi colline e vigneti, ma anche una cultura e una storia misconosciuta.

Febbraio andato

Su soli 20 giorni di allenamento disponibili dopo le vacanze, fatti ben 207Km. La scorsa settimana due belle sedute medio-lente in pianura, col freddo serale, di circa 20Km: e sabato, pur ancora affaticato, mi sono sciroppato i saliscendi della maratona del Mugello correndo 25,5Km in 2h06′ , variando continuamente ritmo e forzando i tratti ondulati o in falsopiano. Ottime sensazioni: mi avvicino al Trasimeno con una preparazione ridottissima e sicuramente inadeguata ma non completamente sprovveduto. Vedremo