Colli Euganei

Che piacere immenso è correre la Traversata dei Colli Euganei! Lo è presentarsi di primo mattino in questo minuscolo paesino del padovano, immerso nelle colline, luogo di una tranquillità e serenità disarmante. Partenza alle 8 in punto, noto una gran folla che si accalca subito nel primo tratto off road già colmo di fango: un timido antipasto di quanto ci aspetterà. Prime salite morbide, poi sempre più toste. Atmosfera rilassata e scherzosa tra i partecipanti. Parto insieme col mio mentore trail Gualtiero Krom che pietosamente mi aspetta. Prima vetta e subito la grande discesa ripidissima con le corde, mi rammarico di non avere dietro guantini di pelle per aggrapparmi con maggior forza. Però che divertente che è, nonostante il fango renda ancor più difficile la situazione. Specie in certe salitelle ripide dove servirebbero dei ramponi, eppure molti si ostinano a correre con scarpe da strada, li riconosciamo perchè scivolano all’indietro. Dopo la salita successiva, discesa in mezzo a un bosco colmo di odori di aglio selvatico, ortica ed erba cipollina: uno dei miei tratti preferiti, questo bosco fitto e un sentierino che scende come un toboga tra curve e controcurve. Notiamo che la primavera è davvero in ritardo, quest’anno, la natura si sta risvegliando a pieno solo in questi giorni: l’anno scorso i boschi sembravano davvero più verdi e in fiore. La campagna però è magnifica, dall’alto guardiamo in direzione del mare, la nebbia mattutina sta salendo e il cielo si fa più terso. E’ bello correre in mezzo a vigne, poderi, tra queste vecchie cascine, qualcuna che resta tale abitata da operosi contadini, qualcuna che cedendosi alla modernità è divenuta un agriturismo con incantevole colpo d’occhio. Un terzo di gara, si prosegue su una strada bianca prima della villa di Beatrice d’Este preludio a una discesa breve ma molto tecnica e difficile per il fango, e i successivi falsopiani fangosi al limite dell’impraticabilità, davvero faticosissimi. Mi erano sembrati molto fangosi un anno fa ma stavolta è pure peggio: le scarpe si trasformano in macigni di un paio di Kili l’una, i polpacci sono gelati dall’acqua delle pozzanghere, e manca ancora metà gara. La salita alla parte occidentale del Monte Venda è tosta ma per fortuna concede del respiro in molti tratti più facili. I ristori da rari diventano fitti e mi ingozzo delle bevande colorate e zuccherine che offrono. Al 24° accuso la fatica, la prima parte tirata dalla mia lepre si fa sentire e lo lascio andar via , osservandone la leggerezza in salita: decido di rimanere aggrappato a un gruppetto più alla mia portata, mentre le gambe sembrano sempre più dei tronchi di legno anche una volta giunti alla vetta della seconda salita. Ma il mio animo da discesista si ritempra subito nel rivedere l’adorata discesa dal Venda: un budello di sentiero sconnesso, un ruscello oggi, fango e acqua a non finire. E come un bambino che gioca mi getto a capofitto recuperando diverse posizioni nei confronti dei più timorosi. Fino a un nuovo tratto tranquillo al Passo del Vento, posto in effetti ventilato pure un anno fa, tanti falsopiani che sono la quiete prima della tempesta: discesa a capofitto nella gola di Zovon sotto Teolo ed eccola, la temutissima salita della Madonna, già oltre il 30°Km e con il fiato azzerato. Nervi saldi, ci vogliono: servirebbero tante energie che non ci sono per cui si cammina e basta sperando di reggere. Dopo alcuni tratti mossi si fa sul serio. Ahimè, la quota che leggo sul GPS sale troppo troppo lentamente: 150, 200, 230, 250…. dobbiamo salire a 550 e ti prende lo sconforto. Ma mi accorgo che il momento più duro è passato, l’essere costretto a camminare mi ha permesso il recupero, e quelli intorno a me sembrano ancor più stanchi, recupero posizioni nonostante la partenza veloce: e siamo già molto alti, osservo da lontano i campanili dei paesini nella vasta pianura, sono lontani, a picco sotto di noi. Passata la chiesetta di Sant’Antonio inizia l’ultimo tratto ripido, a gradoni, senza fine. Fino alla cima, ultimo foro di controllo al cartellino per poi lasciare il lavoro alla forza di gravità. Niente deconcentrazione, a sorpresa per chi crede di aver finito c’è l’ultima ascesa al Monte Grande, molto più breve e fattibile. Le antenne della vetta si fanno più vicine e con un virtuale grido di giubilo inizio la picchiata vertiginosa verso Villa di Teolo. Bosco di alberelli fitti, sentiero single-track ripidissimo, gradoni e sassi affioranti, cambi di direzione continui: servono gambe salde, le mie lo sono e supero tanti sofferenti per i crampi con una smorfia sul viso, affranti di stanchezza che mi sento quasi in colpa, mi assicuro che non abbiano noie e proseguo una vertiginosa fuga verso il traguardo. L’ultimo Km asfaltato è quasi una coltellata ai quadricipiti da tanto che è ripido, preferivo il sentiero, ma arrivo senza problemi prendendomi gli applausi degli spettatori. 5 ore nette, proprio niente male, direi una ottima prestazione per me che non ho corso molto trail ultimamente.
Eh, ma mica è finita qui. Il trail è differente: non si termina con la gara, ma dopo la doccia c’è il pranzo al sole, la bevuta di birra e le chiacchiere mentre prendiamo la tintarella. Se c’è una cosa che adoro della TCE è proprio questo suo minimalismo, il riuscire a fare una manifestazione così bella, difficile, emozionante, impegnativa in un borgo minuscolo, nel locale circolo piccolissimo col campo di basket davanti usato come traguardo, in una campagna vicina alla grande città eppure così solitaria, un verde angolo di paradiso. E’ una sintesi di come si può fare qualcosa di grande e bello anche con pochi mezzi, e offrire qualcosa che sembra poco, che sa di antico, ma che è genuino e  di gran valore. Rifocillarsi con uova sode, minestrone, salame e chinotto, sembra di riscoprire sapori di tempi andati: niente manie di grandezza bensì una sana umiltà che come spesso accade permette di raggiungere importanti traguardi. Grazie amici organizzatori della TCE, vi porto nel mio cuore per avermi fatto conoscere i vostri colli e per come dimostrate di saper amare la vostra terra.

Traccia GPS
http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=167629

2 pensieri su “Colli Euganei”

  1. Spettacolare Leonardo il tuo racconto è semplicemente fantastico,la gioia con cui racconti le tue avventure trial e non, lasciano il gusto di amare sempre di + la corsa.
    Un salutone Sauro
    ps magari ti aspetto alla Marniatona del 10 Maggio a Leccio o allo Scarabone di Vaglia ?

  2. grazie Sauro. Se sono libero mi piacerebbe fare entrambe, specie Vaglia che è sotto casa ed è un vero piccolo trail

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