Da Piazza a Piazza: gita nel passato, e la miglior macedonia

Avere un evento trail sotto casa e non saperlo. Cosa mi ero perso! Per qualche strambo equivoco ero rimasto all’oscuro dell’esistenza del Da Piazza a Piazza (DPAP) per anni, anche da trailer. Ma poi ne scopro l’esistenza. E mi accorgo che è un ottimo allenamento per qualsiasi gara trail o ultra. Ok, stabilisco che la DEVO correre. Ma descriviamo prima di cosa si tratta. Come si legge sul : "Il tutto nacque da una scommessa tra pochi amici. L’idea era quella di partire da Piazza della Pietà e raggiungere Piazza del Comune al di là del Bisenzio (il fiume che attraversa Prato. Se da un lato potrebbe sembrare assai semplice percorrere i 2-3 km che dividono le due Piazze dall’altro è bene ricordare che c’era di mezzo una scommessa ovvero: DI NON ATTRAVERSARE IL BISENZIO". Quindi, per evitare di attraversare un ponte occorreva comunque salire verso la dorsale appenninica e ridiscendere dall’altra parte della vallata. Una gita nel passato, quindi. Intrigante. Imperdibile. Nella mia ansia di fare km e allenarmi quanto più possibile fino all’ultimo ipotizzo la possibilità di farla tutta in un giorno: l’assenza di compagni e, una volta sul posto, l’aver verificato la difficoltà del percorso, hanno fatto propendere per un più saggio accontentarsi. Sabato 9, primo mattino. Giungo a Prato, laddove la città finisce e inizia la stretta valle del Bisenzio. Mollo l’auto, attacco il GPS attivando la traccia e parto. Ecco, raramente mi è capitato di avere a che fare con un inizio così duro e impegnativo. Prima l’attacco alla prima salita, già questa micidiale, fino alla Spazzavento ove a oltre 500metri sorge il mausoleo di Curzio Malaparte: "…e vorrei avere la tomba lassù, in vetta allo Spazzavento, per sollevare il capo ogni tanto e sputare nella fredda gora del tramontano". Ricordavo questo luogo per una gara corsa tanti anni fa, che ricordo per l’estrema durezza e per i ristori a base di salsiccia e bistecca. Ora sono all’inizio di questa avventura, e mi godo il panorama della montagna appennica, aspra e boscosa, davanti a me. Discesina e subito si attacca la nuova salita, per me la più dura e lunga, quello che porta fino agli oltre 900m del Monte Javello. Boschi, cespugli, rovi, una pietraia assolata e meno male che è ancora fresco. Vista meravigliosa sulla piana sottostante, ormai lontanissima, e in lontananza vette ancora innevate.  Tantissimi camminatori attorno a me, partiti ancor prima, molti che salgono di buon passo. Qualche runner, ma pochi. Ammiro molto questi camminatori, gente che camminando è disposta a sciropparsi una decina e oltre di ore di marcia in montagna: roba da pochi, roba per pochi. Finisce la salita, omaggio al monumento ai partigiani e giù per una discesa fogliosissima, molto tecnica. Sono passati appena 10Km, e già fatti 1000metri di dislivello positivo, urka. In effetti ho corso pochino e la media è bassissima, e sono già stanco e spossato, effetto della salita e dello zaino. Per fortuna il tratto successivo tra i passi di Acandoli e Acquiputoli è meno impegnativo e non ci sono tratti ripidi. E c’è modo di gustarsi il gran ristoro a base di vino e panino con salsicce. Nuovo strappo impegnativo, denominato Straccalasino. Niente male in effetti, breve ma tosto, fino ad arrivare sullo spartiacque appenninico dove incontriamo il sentiero GEA. Saliscendi fino al rifugio Rasa, pastasciutta e si riparte tra questi saliscendi impegnativi. Zona boscosissima, veramente selvaggia, con la forestosissima valle della Limentrella verso ovest. Incontro un gruppetto disperso, ritorniamo sul giusto percorso e iniziamo a parlare ci faremo compagnia e chiacchiericcio fino all’arrivo. Salita al Monte Zucca, bella ripida, attesa e molto temuta: il dislivello sul Garmin pare notevole e la si fa con calma. Alla fine sarà meno impegnativa del previsto, e sarò occupato a guardare gli scorci che si aprono verso le valli e il Corno alle Scale. Al Tabernacolo di Gavigno nuovo ristoro a base di porchetta e bruschetta. Impossibile resistere, anche a parlare con i volontari, gentilissimi e cordialissimi. Mi rifocillo che attende l’ultima salita, le Scalette. Cambia la morfologia del terreno che diviene scistoso, a gradoni, molto aspro e ripido con passaggi tecnici sopra dei dirupi prima di incontrare la faggeta che ben conosco sopra il Lago Brasimone. Nonostante il percorso sia ombrosissimo fa molto caldo e la sete si fa sentire, e benedico la riserva idrica nello zaino. Discesa molto tecnica fino all’Alpe di Cavarzano, dove ci attende l’ambitissimo e rinomatissimo ristoro della macedonia. Mi avevano raccontato, temevo di avere aspettative altissime e di finire deluso, sono rimasto stupito della bontà paradisiaca di uno dei cibi più buoni che abbia mai assaggiato. Le donnine della macedonia meritano un applauso e una menzione speciale tra tutti gli elogi che posso fare all’organizzazione. Vorrei rimanere quassù a parlare e sentir raccontare cosa sia il DPAP da queste persone squisite, ma il tempo passa e devo andare. Discesa lieve fino alla Badia e al paesino di Montepiano, e tagliamo il traguardo sotto un sole quasi estivo. La mia traversata di 40Km è durata 7 ore: decisamente avevo sottovalutato la durezza del percorso, con 2300 metri di dislivello positivo e 1700 di negativo. Poche parole potrebbero descrivere questa gita nel passato meglio di fa-vo-lo-sa. Per la bellezza e difficoltà del percorso, per la qualità dell’organizzazione, per la meraviglia di luoghi lontani e sperduti, che davvero sanno di altri tempi. Felicissimo di aver partecipato, sicuro che sarà la prima di tante altre volte.

Post Scriptum
In realtà il percorso vorrebbe anche il ritorno. Pochissimi l’han fatto in un giorno solo – e spero un giorno di essere fra quelli -, sospetto duro anch’esso non tanto per il dislivello che nella seconda parte prevede "solo" 1200 metri in salita, quanto per i numerosi saliscendi e i tanti tratti assolati. Mi è spiaciuto mancare la domenica e ho pensato molto a quei partecipanti che si son goduti panorami fantastici tra la Val Bisenzio e il Mugello. Mi sono accontentato il sabato di correre altri 10 Km in discesa fino Vernio, e prendere poi un autobus per tornare all’auto. Appoggiato al finestrino mi godevo il panorama sul crinale della seconda metà del DPAP. E mi rammaricavo di non poterlo percorrere a breve: ma in fondo, è solo un obiettivo da raggiungere la prossima volta e nel frattempo cullarsi nell’attesa di nuove inembrianti emozioni.


Traccia GPS
dell’andata
http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=54583
del ritorno
http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=54588

Foto
http://picasaweb.google.it/leonardo.il.mago/DaPiazzaAPiazzaSolaAndata#
http://picasaweb.google.it/kappadocio/DPAP2009Andata#

Altimetria
http://picasaweb.google.it/leonardo.il.mago/DaPiazzaAPiazzaSolaAndata#5334624373056213442

 

Un pensiero su “Da Piazza a Piazza: gita nel passato, e la miglior macedonia”

  1. Come scritto nel forum di Piero spero che il prossimo anno anche io sia della partita,perchè la mia prima Ultra vorrei che fosse questa e dopo magari la Pistoia-Abetone.
    Un salutone anche al babbo che ho visto in quel di Leccio dove io abito prima della partenza della Marniatona.
    Sauro

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