Ecomaratona dei laghi

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Osservavo la temperatura sul cruscotto dell’auto, avvicinandomi verso Castiglione dei Pepoli. Pericolosamente bassa, con la pioggia che batteva il cruscotto incessante salendo verso Roncobilaccio, e io che facendo in fretta la borsa la sera prima mi ero fidato di alcune previsioni per cui non avevo quasi niente di adatto a quelle temperature. Correre a giugno con 10° e la pioggia non è proprio cosa di tutti i giorni, la cosa mi metteva a disagio. Recuperavo una maglietta in fondo alla borsa, e persino un paio di guanti lì dimenticati da chissà quanto. Poca gente in partenza, purtroppo: la gara meritava sicuramente molta più presenza. Perchè dopo i primi Km con un pò di asfalto ci si addentra in un bosco fittissimo, completamente ricolmo di fango, sentieri molto ripidi che portano sulle rive del lago Brasimone, che veniva percorso sul lato occidentale in mezzo ai campi e all’erba folta. Poi ancora solo bosco, sentieri e mulattiere ancor più pendenti, discese accidentate in mezzo ai pini. Qui, attorno a un terzo di gara, mi ritrovavo da solo. Solo, in mezzo alla nebbia che penetrava attraverso i rami, nel buio di una foresta di pini. Un luogo selvaggio, io nel mezzo. Ecco, fino a un terzo di gara ho corso bene, rapido e deciso in discesa, in spinta in salita. Dopo, un pò di oscurità calava pure su di me. C’era la salita che concludeva la prima metà della gara, che non ricordavo così lunga e ripida. Poi il lungo sentiero nei pressi del crinale: ogni tanto il bosco si apriva e lasciava intravedere la maestosità delle cime, il verde profondo dei boschi, la grigia pesantezza delle nubi. Di nuovo bosco, il sentiero GEA per un breve tratto, fango, sempre più fango: rotolavo, scivola in continuazione, mi ammaccavo le mani che continuavano a dolere per tutta la discesa successiva insieme alla pancia, probabile effetto del freddo. Dopo una sosta iniziava la solitaria ascesa al Monte Baducco. Non sembrava certo di fare una gara, mi pareva piuttosto di fare un allenamento visto che ho passato quasi un’ora senza vedere anima viva in mezzo al fango e alle felci. Il trail è anche questo, può capitare e bisogna farsi forza e proseguire. La salita intorno al 30° non finiva mai, quella me la ricordavo bene. Come ricordavo bene la discesa tortuosa successiva e l’ultima salita, breve ma ripida, nella foresta di pini. Discesa finale, finalmente vedo altre persone, bellissimo scendere in un bosco così splendido. Ultimi 2Km di asfalto, fatti con gran fatica e gambe insolitamente dure e poco sprintose. All’arrivo di Faenza, pensavo, ero molto più pimpante, mentre ieri invece ha sentito diversi accenni di crampi. Beh, può capitare. Il tempo finale di 4h49′ è ababstanza soddisfacente, certo che una decina di minuti in meno li potevo avere. Ma non sempre le cose vanno bene, e mi accontento di aver sguazzato un bel pò nel fango, e aver passato bellissime ore in comunione coi selvaggi boschi appenninici. 

Un commento sulla manifestazione: percorso bellissimo, magari un pò troppo asfalto specie all’inizio. Da sottolineare la frecciatura: qualcuno so che si è perso, ma sono sicurissimo trattarsi di podisti da strada inesperti di trail. Praticamente un segnale in media ogni 20 metri, o sassi verniciati o nastri biancorossi o i cartelli fissi che rendono il percorso fattibile tutto l’anno: perfetta, la migliore mai vista. Sì, meriterebbe molta più partecipazione, e probabilmente lo spostamento a metà giugno non ha giovato.


Traccia GPS

Foto (dal sito di Piero Giacomelli)



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