La forma della paura, di Giancarlo De Cataldo e Mimmo Rafele

De Cataldo torna in pista dopo il bello ma non eccellente  "nelle mani giuste", con un’opera scritta a 4 mani con Mimmo Rafele. Un noir all’italiana, filone ampiamente sfruttato nell’ultimo decennio ma che regala ancora perle notevoli. A me è piaciuto molto. Probabilmente perché parla del mondo di oggi, un romanzo davvero estremamente contemporaneo che a parte un antefatto nella Kraijna serbo-croata di un quindicennio fa si sporca ampiamente le mani con una storia realistica dell’oggi. Temi affrontati: lo scontro di civiltà, forze dell’ordine deviate, le diverse forme delle Stato. Sempre uno scontro tra buoni e cattivi, ma in questo non c’è niente di male. Ed è molto bella la descrizione di queste frange estreme che si muovono ai margini della polizia ma ben dentro una certa politica, teorizzando lo scontro delle civiltà e seminando il terrore fingendo di combatterlo. Notevolissimo quindi, perché sono temi a me cari e che ho discusso e su cui rifletto spesso. Colpisce quindi principalmente il valore attuale del romanzo e come sia assolutamente tutto realistico, se non addirittura possibile.

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