Ritorno a Fornovolasco

Clima stupendo, cielo terso e splendente, colori che abbagliano, ieri mattina a Fornovolasco. 2 anni dopo torno in questa fresca gola, completamente immersa nel verde. In questo minuscolo paesino di vecchie case in pietra, arroccato in fondo alla valle dove le pareti boscose, praticamente verticali, iniziano a salire minacciose verso le vette delle Panie. Davanti, sopra di noi, MOLTO sopra di noi, l’arco del Monte Forato. Ancora più in alto, sulla destra, la vetta della Pania della Croce. Se c’è una gara dove si possono definire i concorrenti come dei pazzi, è questa. Molta meno gente degli anni passati, direi meno della metà: inutile dirlo ma la disgrazia di 1 anno fa la abbiamo tutti in mente. Questo ha reso tutti consapevoli che la montagna non va mai sottovalutata, e che l’attenzione e la prudenza devono essere il filo conduttore di tutta la gara: da parte mia, fiero sostenitore della tesi "meglio aver paura che buscarne", ho corso con il caschetto protettivo presente nel pacco gara, ed eravamo in diversi. In partenza salita nei boschi, verdissimi come mai. 500 metri di dislivello si fanno in un attimo a gambe fresche, il peggio è che si continua a salire lungo la cresta che conduce alla Pania. Il passaggio dal Monte Forato è spettacolare, veramente unico, solo passare di qui merita la partecipazione, una folla incredibile di grandi e bambini ad applaudire. Salite e discese, rigorosamente in single track o su pesanti lastroni di roccia, si susseguono ininterrottamente. Dopo oltre 1 ora inizia il tratto a mio avviso più pericoloso, il lungo sentiero sul versante versiliese della Pania, una sequenza di saliscendi su tratti attrezzati , spesso con pochissimo spazio ove passare. Massima concentrazione. Occhi fissi a terra a guardare dove si mettono i piedi. Sosta al rifugio del Freo, poi si attacca la salita. Sono oltre 1h30′ di gara, e inizia la terribile ascesa, un versante ripidissimo verso il cielo, 2700 metri di sentiero e 650 metri di dislivello con una pendenza media del 25%. Terrificante, la mente nasconde a se stessa la prova che si sta per affrontare. Impossibile correre anche un solo metro, non c’è tregua anzi più si sale più diventa ripida. Le bandiere che indicano la fine della salita sembrano alte e irraggiungibili. Sole a picco, ma fa fresco e ci si mette pure l’elicottero che riprende la prima donna che è subito dietro a me, saluto le telecamere con un sorriso corrucciato dal vento gelido delle pale dell’aeromobile. Passaggio in vetta, una gran folla anche qui, discesa di passo in quella pietraia terrificante del Vallone dell’Inferno: per fortuna dopo poco si può ricominciare a correre: un grazie alle mie scarpe Lasportiva Skyrace, veramente eccellenti per il compromesso leggerezza-grip-stabilità.  Ho corso con il partner virtuale sul Garmin, la traccia del sottoscritto di 2 anni fa, che mi ha staccato sulla salita della Pania di un par di minuti: ma in discesa piano piano mi avvicino, il camoscio che è in me vola in questi tornantini nel bosco. Sull’asfalto volo e raggiungo il me stesso di 2 anni fa, oltre a seminare la prima donna, e affronto l’ultima discesa finale tutta nel bosco su un sentiero veloce ma per niente agevole, salitona finale e picchiata finale, arrivo a godermi cocomero e birra. Stravolto, la gara è veramente tostissima,senza tregua Sinceramente non la ricordavo così dura, ancor più dura e tecnicamente difficile della Dolomiti Skyrace che negli ultimi 4-5 Km non chiede molto se non buttarsi giù in discesa. Bellissima, ma assolutamente non per tutti: essere in pochi è sicuramente meglio, dà più sicurezza, più tranquillità per i moltissimi volontari a fare assistenza. Il caschetto forse è una prudenza eccessiva ma sono solo 200 grammi e il fastidio maggiore che dà è per l’eccessiva sudorazione. In sintesi giornata indimenticabile a sancire la fine della prima parte della mia stagione. Ora riposo e ferie, poi ad agosto andrò a ricominciare.

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