“Sotto un cielo cremisi” , di J. R. Lansdale

Il Far West esiste ancora, ne è cantore magistrale Joe R. Lansdale, si trova nel Texas orientale: popolato da personaggi inconsueti in mondo quasi privo di legge, dove ci sono i buoni duri e maneschi ma col cuore d’oro e i cattivi, spesso stupidi, sempre armati e male intenzionati. Hap Collins e Leonard Pine non sono certo Gary Cooper o John Wayne ma si danno da fare per il nostro piacere di lettori, che nelle loro storie ritroviamo avventure che sembrano quelle di indiani contro cow boy della nostra infanzia. Questo nuovo capitolo delle storie della più bizzarra coppia di maldestri avventurieri che si possa trovare torna ad essere di notevole livello, quasi a quello del Mambo o dell’inarrivabile Mucho Mojo. I nostri sembrano invecchiati, un poco meno svegli e sicuri di sè, un pò più cinici e freddi. Sempre bravissimi a cacciarsi nei guai, i nostri "Gemelli Disastro", un vero fiuto innato per i casini. Hap & Leo sembrano avere più voglia di casa, di  tranquillità con i partner e di serate a bere Dr. Pepper (che cavolo sarà?) mangiando biscotti alla vaniglia, ma quando si mettono a menare le mani paiono ancora più spietati e per difendersi non esitano a regalare un colpo di grazia, l’istinto della vendetta è sempre più presente. Stavolta i combinaguai per fare il solito favore finiscono per pestare i piedi alla mafia del sud e loro malgrado iniziano una lotta senza esclusione di colpi contro spietati killer; a completare il casino c’è pure l’FBI.
Rispetto agli altri romanzi questo mi è sembrato ben più decadente: personaggi sempre più disillusi, città sempre più solitarie e tristi, mancano solo i cespugli sospinti dal vento e una porta del saloon che sbatte. Un contesto crepuscolare, quello di un’America negli ultimi giorni dell’impero; o forse è solo il nostro Texas orientale caro ai fan di Lansdale sempre più isolato dal resto del mondo, sempre più a sè, avulsa dalla realtà moderna.   Non cambia invece la prosa di Lansdale, sempre fluida e scorrevole, con un ritmo cangiante che lascia sempre un pò di respiro prima di ogni scena di azione, geniale nelle descrizioni meticolose di concitate scene di violenza, quasi sempre in discorso indiretto, così cinematografiche che ancora una volta mi chiedo come mai nessuno ne abbia tratto un film. Personaggi all’altezza, dai protagonisti fino alle loro spalle in grande spolvero (specie Brett), e qualche new entry di grande spessore (il capitolo in cui Tonto descrive la propria vita per me è il migliore del romanzo). Intreccio complesso, ad esser pignoli non convincente al 100% in qualche dettaglio ma ugualmente molto molto godibile. Calde atmosfere cremisi, come il titolo azzeccatissimo dell’edizione italiana del romanzo, sicuramente molto più convincente dell’originale Vanilla Ride, personaggio secondario ma che meriterebbe maggiore approfondimento: magari nel prossimo capitolo delle storie dei due nostri matti avventurieri?

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