Val di Fassa mon amour

Rieccomi a scrivere dopo le vacanze e tanto lavoro per sistemare la casa, attivare le utenze, sistemare libri, comprare elettrodomestici.

Fassa, dicevo, un grande amore.
Non come la mia compagna che per vivere qui pianterebbe tutto e si ritirerebbe ad allevare mucche, ma tutto sommato anche io ogni volta che vado nella valle ci lascio il cuore. Starei ore seduto ai tavolini di una gelateria di Vigo ad ammirare Cima Dodici e il bosco che scende verso Soraga, magari nel tardo pomeriggio quando le ombre si allungano, i colori si intensificano e il contrasto aumenta. Dato che la noia non fa mai capolino mi trovo sempre a fare cose nuove.
Questa estate il top è stato il primo giorno con una lunga escursione: partenza dal Gardeccia, salita al Passo Principe e poi al Passo Antermoia: discesa all’omonimo lago in un paesaggio spettrale in mezzo ai ghiaioni in un luogo dove d’inverno ci sono una o due decine di metri di neve, siamo ad oltre 2500 metri. Anche d’estate fa freddo, specie se come a noi capita una bella grandinata. Discesa poi versola bella e soleggiata Val Duron fino a Campitello. Escursione lunga ma bellissima.
Non è mancato un giro classico, quello del Sassolungo: discesa frenetica dal Demetz verso il Vicenza, panorama fantastico sia del ghiaiosissimo vallone che dell’Alpe di Siusi. Rientro dalla Città dei Sassi.
Un evento quest’anno imperdibile è stata la Festa Ta Mont (tra i monti). Organizzata meravigliosamente, due giorni passati nella Valle San Niccolò, in mezzo ai prati ed alle malghe. Tra un’escursione alle Cascate e ricche mangiate di kaiserschmarren e bevute di radler nei vari punti ristoro, degna di nota è stata la visita al Villaggio Medievale ottimamente ricostruito: e ottimo è stato il momento teatrale, con la recitazione delle leggende di Fanes: specie lo spettacolo delle 21 di domenica 2 agosto è stato emozionante, con le montagne illuminate dai fari e la storia di Lidsanel nei prati della Malga Crocifisso.

In vacanza trovo un volantino all’ufficio turistico. Anter le lum, in ladino "in mezzo alle luci". Gra notturna del campionato della val di Fassa. Che sarà mai? Chiedo , sento che è una gara in mezzo al paese, al tramonto. Mi decido e ci vado, timoroso che sia affollata di campioni e disertata dalle schiappe come me. Prima però ci sono le gare dei ragazzini, di tutte le categorie. Niente male, alcuni sono forti. Poi partiamo noi grandi. Via lungo il Rio San Niccolò, poi fino al campeggio Vidor, salita lenta e traditrice perchè inesorabile. Poi i prati del Ciancoal, il lungoAvisio e il ritorno da Pera. Corsa a tutta per non sfigurare e in effetti non sono andato malissimo. Il momento più bello alla partenza, in faccia alle mie adorate vette Cima Undici e Cima Dodici. Al tramonto, col grigio che vira verso il rosso, fantastiche. Anche gareggiare qui è bello.

Rimane l’istinto del runner, anzi del trailer/skyrunner: esploro diversi sentieri, in basso purtroppo. Ma una cosa che vorrò fare prima o poi è salire dai Bagni di Pozza fino in vetta alla Cima Dodici, scendendo poi dalla Val Monzoni. Itinerario non lunghissimo ma durissimo. L’istinto rimane, sì, e ogni volto che visito un setniero nuovo non ometto mai di pensare a come sarebbe correndolo.
Tornato una volta ancora al Rifugio Boè in cima all’altipiano del Sella, non mi riesce frenarmi e decido di rifare il primo pezzo di discesa della Dolomiti Skyrace. Quindi decido di partire verso quella parete verticale davanti a noi, la Forcella dei Camosci e su fino al Piz Boè, Capanna Fassa. 3152metri. Stavolta mi posso godere il paesaggio, veramente incredibile da così in alto. Civetta, Pelmo, Tofane, Porta Vescovo sembra giù bassa bassa offuscata nel vedere dalla maestosità della Marmolada, unica vetta più alta di qui. Sua Maestà il Sassolungo domina ad oriente.
Discesa: assassina, ripidissima, importantissimo reggersi e fare attenzione. In totale, 2Km uno a salire e uno a scendere, D+ e D+ di 300 metri, ben 35 minuti in tutto! Per soli 2Km.

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