Montalbano trail, Capraia Fiorentina

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Un’auto completamente assiderata mi accoglie di domenica mattina. Neve copiosa, ghiaccio sul parabrezza sia dentro che fuori, cielo limpidissimo. meno male che avevo pulito il parcheggio la sera prima, i santi pneumatici invernali mi tirano fuori dal lastrone ed eccomi per strada. Il termometro della mia Corsa segna l’esorbitante cifra di -18°C, che non aveva mai raggiunto nemmeno in girate invernali sul Pordoi. Montagne e colline bianche, scendendo dall’Appennino anche la pianura fiorentina è incredibilmente candida, di quel candore che significa neve spessa almeno25 cm: scusate ma qui da me è veramente raro trovare un tempo del genere, per niente mi sarei perso l’occasione di un bianco Winter Trail a pochi passi da casa, in un territorio ben poco noto alla neve. Arrivo a Capraia Fiorentina, paesino dell’empolese dove parte la seconda tappa del Montalbano Trail, edizione zero, temperatura sottozero e neanche mite, si sfiorano i -10°C: i più veraci trailer della zona – e pochissimi forestieri dato il tempo inclemente  si sono sfidati già la sera prima alla luce della frontale per una dozzina di Km tutti innevati nelle colline attorno. Tanti sono amici di trail ultramaratone o gare comuni, tutti mi raccontano estasiati della corsa della sera prima alla luce della frontale con la tenue luminosità della neve attorno. La partenza è un pò ritardata, non ho per niente invidiato gli organizzatori: una nevicata prima di Natale è davvero un evento che può accadere una volta in mezzo secolo da queste parti, saranno stati una serata e una nottata intera a ritracciare il percorso, e in effetti sono stati costretti ad accorciarlo. Un gelo neanche un pò attenuato dal solicello dicembrino dà il via, atteso ardentemente dai pochi partenti. Dopo un poco si entra nel prato: bianco bianchissimo, e sarà sempre così fino all’arrivo. Prime salitelle, saliscendi, falsopiani in continuazione. Correre con la neve mi esalta, mi inebria: forse per questo riesco a correre forte anche nonostante il periodo-no. Con la neve il trucco è evitare come la peste i tratti su cui facilmente si scivolerebbe: la terra compatta ghiacciata, la neve battuta, i solchi delle ruote delle auto passate, mentre conviene cercare addirittura i tratti di manto vergine: conta anche avere buone scarpe e le mie Lasportiva da skyrace, artigliatissime, sono l’ideale. Nonostante il freddo si suda copiosamente, imbottiti divesti multistrato come siamo: mi avvento ferocemente sulla bottiglia di sali che mi ero portato nello zainetto, assieme agli zuccheri che tornano utili però il consumo energetico sale paurosamente con queste condizioni.Il percorso continua tra deliziosi stradellini nel bosco, in queste pinete di cui il Montalbano è colmo stranamente coperte da tanta neve: il panorama è suggestivo, di tanto in tanto la vegetazione si apre e mostra le pianureverso ovest: interamente bianche, mai penso da almeno un quarto di secolo ci sarà stata questa vista, con tutta la Toscana occidentale coperta di bianco, i paesi come Vinci Empoli San Miniato più in là il Padule di Fucecchio e le colline delle Cerbaie placidamente candide. Dopo un poco si arriva al paesino di Castra che ben mi ricordo per una gara di corsa in salita corsa tanti anni fa. Il percorso qui diventa di asfalto, soffro un poco perchè la pendenza è tanta ma tutti rallentano. Arrivati ai 400 metri di altezza siamo di nuovo in pineta, si comincia a scendere per poi risalire d’un botto per un sentierino negli olivi, ripidissimo su cui finalmente mi sento più a mio agio recuperando qualche posizione. Brevi discese tecniche, provo a lanciarmi ma i tratti ripidi dove potrei fare la differenza sono troppo pochi: il percorso fino all’arrivo è su una stradina di campagna in mezzo alla pineta… ovviamente completamente ghiacciata e per evitare scivoloni corro ai margini. Nel finale si lascia il bosco per entrare negli oliveti: nonostante siano esposti a solatio sono ricoperti di neve, sofferenti per il freddo della notte: spero che di vittime ce ne siano poche, il freddo purtroppo spesso non dà scampo a questi alberi. Altro pezzo asfaltato finoal centro del paese vecchio di Capraia, già noto per esser teatro della famosa Otto Ore. Discesa in picchiata nei vicoli fino al traguardo, a una ambitissima e direi meritata doccia bollente, a un pranzo in compagnia cheè il vero premio che ci attende alla fine. Per essere una edizione zero funestata da un meteo sfavorevole direi niente male: tracciatura perfetta (la sera prima so che ci sono stati degli errori ma le condizioni erano veramente al limite), percorso non impegnativo ma reso tosto dalla neve,23Km e 650 metri di dislivello. Un peccato non aver partecipato alla notturna, ma sarà per la prossima volta.

tracce gps:
tappa 1 (non mia) : http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=444030
tappa 2 (mia) : http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=446601

Scarabone

Lo Scarabone è un colle sopra Vaglia, tra il paese e Monte Morello. Famoso, si fa per dire, tra i podisti fiorentini perchè omonimo del trofeo podistico che si svolge in maggio. Una delle gare più belle della zona, bella tosta con la salita verso la montagna e la grande pineta in vetta. Ora che abito in zona avevo in animo da tempo di tornarci, l’occasione si è presentata l’8 dicembre. Giornata autunnale, pioggia battente e vento, non freddissimo. Partenza dall’edicola di Vaglia si imbocca subito il sentiero n. 64 che sale verso il Podere dell’O, il nuovo campo sportivo pagato dalla TAV (bello in manto artificiale), ulteriore salita verso la torre dei Nocenti. Numerosi caprioli ci attraversano la strada, un vero branco. La strada bianca diventa un sentiero, rocciosissimo e bello ripido e ci porta in vetta alle praterie di Monte Scarabone. Da qui, sentiero 00 fino alla pineta e alla vetta di Monte Gennaio. Indecisi sul da farsi esploriamo un sentierino non tracciato irto di rovi che scenderebbe nella valle del Carlone: a un taglio nel bosco però il sentiero si interrompe, da lì diverrebbe troppo ripido: a malincuore tocca risalire alla pineta per poi riscendere a Vaglia. Tempo decisamente inclemente ma bellissimo tragitto in boschi selvaggi

gps: http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=446596

A questo giochino…

"A questo giochino bisogna allenarsi", con il sottinteso "..sennò si combina poco". Come dicevamo io e il babbo agli amici che regolarmente seminavamo, anni fa. Gli inglesi direbbero "No pain, no gain" – È una regola cardine nel mondo della corsa, non si può barare, non si può far bene senza una preparazione almeno decente. E lo sapevo. Infatti l’idea originale era non partecipare. Poi pensavo che potevo fare 28Km anche senza pettorale. Poi decisi di iscrivermi all’ultimo tuffo solo per fare quattro chiacchiere con amici maratoneti e godermi il serpentone di folla.
Infine, una volta lì in quel bellissimo Piazzale Michelangelo inondato dal sole, ho deciso di finire. Ovviamente, ultimo iscritto e mi sono trovato in fondo al serpentone, 5 minuti per varcare il via. Mi sono goduto una rimonta in progressione, ritmo tranquillo, molti fastidi per le strettoie in centro, per i momenti in cui non riuscivo a superare i grupponi con i pacer. Via via che correvo incontravo gente con cui non mancava mai un saluto, un incoraggiamento, 2 chiacchiere sulle gare fatte e gli obiettivi futuri. Passaggio alla mezza in 1h56, in effetti una volta in gioco volevo giocare e speravo in qualcosa sulle 3h50. La progressione continua nel nuovo passaggio dal centro storico, saluto i compagni di squadra che controllano il percorso ed ecco le Cascine, il mio terreno di caccia, dove supero tanti. Al 34, giro di boa all’Indiano, come mi capita puntualmente tutti gli anni, iniziano i problemi: non mi sembra neanche di aver sudato eppure le gambe non vanno più: non resta che stringere i denti e proseguire. Molto lentamente. Finisco in 3h57′, con sensazioni per niente buone: contento solo di aver fatto un buon allenamento e di aver fatto compagnia a 10mila altri maratoneti, a decretare il successo di una delle migliori maratone italiane.

Trail autogestito di Monte Morello

Il secondo raduno degli spiriti trail fiorentini ha avuto luogo in una località tra le più sperdute del Mugello: Paterno, paesino vicino alla mia nuova abitazione, località estremamente fresca e ombrosa in mezzo a una  valle angusta, mio terreno di allenamento trail preferito. Poche case ancora abitate, una cava in disuso che ha scavato il fianco di una collina, il solito torrente disseccato dalla TAV di cui parlo spesso. Mattinata brumosa, nebbia in via di scomparsa, cielo grigiastro, boschi color ruggine. Saluti e via chiacchierando sulla salita di Pescina. Foto in corsa, foto ai cartelli CAI veramente abbondanti in zona e contemporanea memorizzazione dei numeri dei sentieri; dislivello che aumenta. Nuovo incrocio al "tedesco morto", punto cardine dell’escursionismo su Monte Morello, dove si dipartono ben 5 sentieri e 3 carrarecce forestali. Mi autoproclamo cicerone del luogo e illustro ai miei sodali le infinite possibilità di varianti che possiamo intraprendere, tra cui la famosa "direttissima" che sale a mo’ di skyrace fino al Poggio Cornacchiaccia. Come al solito opto per la variante facile e per me più bella attraverso Poggio Trini, nel mezzo della pineta. Quando si può si riesce a correre altrimenti camminiamo, la chiacchiera è l’unica costante di giornata. Poggio Trini e poi bivio tra sentiero 7 e 7b, prendiamo per salire facendo attenzione sulle roccette umidissime e scivolose. In vetta fa freschetto ed è molto umido: i miei compagni si dedicano a immortalare il luogo , la croce e noi stessi. Le vette in lontananza sono seminascoste dalle nubi, il crinale appenninico è sepolto delle brume, Firenze sembra lontana lontana. Il freddo impone di ripartire con la facile discesetta verso il Poggio Casaccia, più facile, in uno dei tratti trail che più amo: corsa a zig zag nel bosco saltando tronchi e con frequenti cambi di direzione, di pendenza, di fondo. Si scende alla Selletta e da qui si attacca la Terza Punta, Poggio all’Aia, per una breve ma ripidissima ascesa. Nuova sosta in vetta, ai miei compagni questi luoghi sembrano piacere molto, non posso che essere contento di questa condivisione. Da qui c’è il ritorno: ma cos’è un trail se non c’è una piccola componente esplorativa, se non occorre dare ogni tanto un’occhiata
approfondita alla carta, se non ci si sforza all’orientamento?? Mentre il versante sud ed est di Monte Morello è oltremodo battuto ed esplorato, quello nord è selvaggio e pochissimo frequentato. La compagnia è concorde
sul provare a cercare una via diversa da quella percorsa. Si scende, quindi: e ci accorgiamo subito che è proprio vero che questo lato è meno battuto, le pendenze sono molto accentuate, il terreno instabile con le foglie a coprire rami e sassi, la traccia appena visibile. Dopo un po’ di preoccupazione come per miracolo appare un palo CAI e prendiamo lo stretto sentiero 11 che gira attorno al monte attorno agli 800 metri di quota. Fino ad incontrare il nostro obiettivo, lo 00 che separa il Mugello dalle valli di Calenzano e che dobbiamo imboccare non avendolo trovato in precedenza (e si capisce il perché: non battuto, ripidissimo). È il momento diciamo più incerto della giornata, nella discesa la traccia del sentiero non si distingue, ci sono rovi in abbondanza che mi segnano le gambe, non si vedono i segnali CAI per circa 300 metri, a fatica provo a guidare i compagni distinguendo qualche rara orma umana seminascosta dal fogliame: coraggiosamente proseguiamo e l’ardire ci rende merito perché ritroviamo i segnali CAI fino a incontrare una carrareccia ben tracciata. Si odono rumori umani: un centinaio di cacciatori di cinghiali in massa, per fortuna ancora non in fase di battuta. Saluti e richiesta informazioni, nuova discesina molto tecnica su sentiero vario, tra roccette e fango. Finalmente si arriva a una strada bianca che percorreriamo con facilità, le difficoltà tecniche sono finite. Ma cosa avrà significato quel "in bocca al lupo" che compariva su quella casa colonica dalleparti di Mattiano? Mah, si continua a scendere, nuovi cartelli CAI che indicano lo 00 verso Vaglia e il Mugello: un pochino a malincuore torniamo però verso l’auto, attraversando il borgo di Cerreto Maggio e un branco di caprette che come ad Heidi ci fanno ciao e se ne vanno infastidite. Sosta alla chiesa del paesino, da dove si ammira il versante nord di Monte Morello: bosco fitto, ripido, selvaggio, in alcuni punti l’immaginazione ci fa intuire alcuni sentieri che potremmo percorrere la prossima volta. Ultimo Km in discesa e arriviamo al parcheggio. 13,4Km, 800 metri di dislivello, 2h15′ ma con moooolte soste.

Traccia GPS