Trail autogestito di Monte Morello

Il secondo raduno degli spiriti trail fiorentini ha avuto luogo in una località tra le più sperdute del Mugello: Paterno, paesino vicino alla mia nuova abitazione, località estremamente fresca e ombrosa in mezzo a una  valle angusta, mio terreno di allenamento trail preferito. Poche case ancora abitate, una cava in disuso che ha scavato il fianco di una collina, il solito torrente disseccato dalla TAV di cui parlo spesso. Mattinata brumosa, nebbia in via di scomparsa, cielo grigiastro, boschi color ruggine. Saluti e via chiacchierando sulla salita di Pescina. Foto in corsa, foto ai cartelli CAI veramente abbondanti in zona e contemporanea memorizzazione dei numeri dei sentieri; dislivello che aumenta. Nuovo incrocio al "tedesco morto", punto cardine dell’escursionismo su Monte Morello, dove si dipartono ben 5 sentieri e 3 carrarecce forestali. Mi autoproclamo cicerone del luogo e illustro ai miei sodali le infinite possibilità di varianti che possiamo intraprendere, tra cui la famosa "direttissima" che sale a mo’ di skyrace fino al Poggio Cornacchiaccia. Come al solito opto per la variante facile e per me più bella attraverso Poggio Trini, nel mezzo della pineta. Quando si può si riesce a correre altrimenti camminiamo, la chiacchiera è l’unica costante di giornata. Poggio Trini e poi bivio tra sentiero 7 e 7b, prendiamo per salire facendo attenzione sulle roccette umidissime e scivolose. In vetta fa freschetto ed è molto umido: i miei compagni si dedicano a immortalare il luogo , la croce e noi stessi. Le vette in lontananza sono seminascoste dalle nubi, il crinale appenninico è sepolto delle brume, Firenze sembra lontana lontana. Il freddo impone di ripartire con la facile discesetta verso il Poggio Casaccia, più facile, in uno dei tratti trail che più amo: corsa a zig zag nel bosco saltando tronchi e con frequenti cambi di direzione, di pendenza, di fondo. Si scende alla Selletta e da qui si attacca la Terza Punta, Poggio all’Aia, per una breve ma ripidissima ascesa. Nuova sosta in vetta, ai miei compagni questi luoghi sembrano piacere molto, non posso che essere contento di questa condivisione. Da qui c’è il ritorno: ma cos’è un trail se non c’è una piccola componente esplorativa, se non occorre dare ogni tanto un’occhiata
approfondita alla carta, se non ci si sforza all’orientamento?? Mentre il versante sud ed est di Monte Morello è oltremodo battuto ed esplorato, quello nord è selvaggio e pochissimo frequentato. La compagnia è concorde
sul provare a cercare una via diversa da quella percorsa. Si scende, quindi: e ci accorgiamo subito che è proprio vero che questo lato è meno battuto, le pendenze sono molto accentuate, il terreno instabile con le foglie a coprire rami e sassi, la traccia appena visibile. Dopo un po’ di preoccupazione come per miracolo appare un palo CAI e prendiamo lo stretto sentiero 11 che gira attorno al monte attorno agli 800 metri di quota. Fino ad incontrare il nostro obiettivo, lo 00 che separa il Mugello dalle valli di Calenzano e che dobbiamo imboccare non avendolo trovato in precedenza (e si capisce il perché: non battuto, ripidissimo). È il momento diciamo più incerto della giornata, nella discesa la traccia del sentiero non si distingue, ci sono rovi in abbondanza che mi segnano le gambe, non si vedono i segnali CAI per circa 300 metri, a fatica provo a guidare i compagni distinguendo qualche rara orma umana seminascosta dal fogliame: coraggiosamente proseguiamo e l’ardire ci rende merito perché ritroviamo i segnali CAI fino a incontrare una carrareccia ben tracciata. Si odono rumori umani: un centinaio di cacciatori di cinghiali in massa, per fortuna ancora non in fase di battuta. Saluti e richiesta informazioni, nuova discesina molto tecnica su sentiero vario, tra roccette e fango. Finalmente si arriva a una strada bianca che percorreriamo con facilità, le difficoltà tecniche sono finite. Ma cosa avrà significato quel "in bocca al lupo" che compariva su quella casa colonica dalleparti di Mattiano? Mah, si continua a scendere, nuovi cartelli CAI che indicano lo 00 verso Vaglia e il Mugello: un pochino a malincuore torniamo però verso l’auto, attraversando il borgo di Cerreto Maggio e un branco di caprette che come ad Heidi ci fanno ciao e se ne vanno infastidite. Sosta alla chiesa del paesino, da dove si ammira il versante nord di Monte Morello: bosco fitto, ripido, selvaggio, in alcuni punti l’immaginazione ci fa intuire alcuni sentieri che potremmo percorrere la prossima volta. Ultimo Km in discesa e arriviamo al parcheggio. 13,4Km, 800 metri di dislivello, 2h15′ ma con moooolte soste.

Traccia GPS


2 pensieri su “Trail autogestito di Monte Morello”

  1. Gran bella giornata Mago deve essere stata,racconto come sempre entusiasmante me l’ ha confermato anche Biso mentre aspettavamo in gabbia domenica mattina.Alla prossima vorrei esserci anche io magari sapendolo con un pò di anticipo.
    Leggo sempre volentieri i tuoi racconti anche se ultimamente ci siamo visti poco,alla prossima
    Saluti Sauro  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *