50Km di Romagna: il “piccolo Passatore”

Per un pignolissimo puntiglio personale ho voluto fare quella gara cui un anno fa non potei partecipare. In effetti allora ero ben più preparato e motivato, mentre stavolta la scarsa forma, l'approssimativa preparazione e la carenza di stimoli avrebbero sconsigliato la partecipazione. Mica una garetta da 4 soldi, bensì la "50km di Romagna". Una prova storica, storicamente la gara preparatoria al Passatore. Così è infatti intesa da tutti. Tranne che da me, che per quest'anno mi accontento così. Di esserci, a Castel Bolognese che a dispetto del nome è nel ravennate. Partenza tranquilla, cielo coperto, risate e chiacchiere nel gruppone. La strada impercettibilmente sale. Sale e sale, lo si sente appena, eppure sì, sale. Prima verso Riolo Terme che attraversiamo costeggiando la bella rocca. Poi lungo la valle del Senio, più aspra e stretta rispetto a quella del Lamone. Già il Lamone, fiume simbolo del Passatore, che è una valle più in là – anzi due che c'è pure quella del Sintria, che è zona trail, del trail del Poggiolo: i richiami podistici sono ben presenti, così come quelli storici ,è il 25 aprile e qui nelle montagne che degradano verso la Romagna sono state scritte tante storie nell'ultima guerra. Si continua a salire, tantissimi dolci falsopiani che succhiano preziose energie. Saliscendi docili ed insidiosi che ci portano verso Casola Valsenio, paese delle erbe officinali: giro del paese e si comincia a salire: siamo a metà gara e ora si fà sul serio. Il Montalbano non è alto ma quei 5Km di ascesa si fanno sentire, la pendenza non è insostenibile ma spesso costringe a marciare perché la mente ricorda che manca ancora molto al traguardo. Intanto il sole fa capolino e cominciamo a sentire pure il caldo. Al 30° Km finisce l'ascesa e ci si getta in una impetuosa e soleggiata discesa nella valle del Sintria, lungo la Via della Lavanda. A Zattaglia, in fondo alla valle, ricomincia la pianura ed è necessario impostare un ritmo regolare, mancano solo 15 Km. In lontananza, sulla propria destra si ammirano le vene di gesso della zona di Brisighella. In questa valletta isolata, senza traffico e con pochi spettatori, i concorrenti sono diradati e si fanno da lepre l'uno l'altro. Che poi fosse solo pianura era solo una mia falsa speranza, che alcuni perfidi maledettesaliscendi mi costringono a rallentare pesantemente subito prima del passaggio alla maratona: in effetti rendono molto dura la prova, e sebbene siano appenna accennati dopo 40Km si fanno sentire. Accetto i miei limiti e scelgo di risparmiarmi camminando laddove sale, che poi non sono solo e anzi sono più quelli che supero che coloro che mi sopravanzano. Tornando a costeggiare il Senio arriva la vera pianura, riprendo fiducia e chiudo gli ultimi 5Km in progressione, con il collo e le spalle bruciate dal sole e dal sale di questi primi caldi di stagione. Arrivo stanco, in poco più di 5 ore, e mi fiondo subito su una panchina ombreggiata a ricordare questa giornata di fatica. La stanchezza dell'ultramaratona è indicibile, anche perché la si dimentica subito. Ma mi pare già una buona cosa l'aver finito, e neanche tanto male, ed avere ancora dopo il traguardo il sorriso e la forza di ridere alle battute degli amici. E di ripensare a questo "piccolo Passatore", così definisco questa gara e non sarò certo il primo, perché racchiude in sé in piccolo la durezza della sorella più grande e più dura: i tanti falsopiani, l'ascesa verso metà gara, il lunghissimo finale, il dislivello per niente trascurabile. Tutto a metà, più o meno, tranne il mito, che quello della sorella è troppo superiore, e la notte, che le garantisce un fascino che la 50 non può avere.

50 Km di Romagna

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Maratonina di Tavarnelle

La maratonina di Tavarnelle è stata la mia prima mezza maratona. Oramai tanti anni fa. Allora mi sorpresi per una buonissima e inaspettata prestazione, che negli migliorai finchè divenne una delle mie gare preferite, che più si adattavano. Quest'anno ci son tornato, più che altro per reincontrare gli amici della squadra "il Ponte" di Scandicci che mi hanno salutato calorosamente (grazie ragazzi!) non credendo alla mia apparizione dopo tanti mesi lontano dalle gare su strada. Condizioni di forma scarsucce, mi aspettavo un tempo vergognosamente lento. Dopo il primo terzo di gara, che ha oltre 200 metri di dislivello in discesa, però ho sentito ruggirmi dentro qualcosa. Conoscendo il percorso mi ero risparmiato. All'attacco della salita al 7° Km, dicevo, ho sentito i cavalli fremere: quella bellissima sensazione per cui sai di avere benzina e hai intenzione di castigare tutti. Inizio così la mia rimonta in progressione, inesorabile su per i tornanti dalla Sambuca Val di Pesa, fino all'adorato falsopiano che porta a San Donato in Poggio. Mica è finita, nuova discesa molto leggera, insidiosa perché si rischia di bruciare energie, e poi gli ultimi 5Km abbondanti in prevalente e lenta inesorabile ascesa dove ho dato il meglio, come spesso mi è riuscito in questa gara. Finale a tutta e volata vinta: gara in paurosa rimonta, dopo i primi 500 metri non ho subito un sorpasso. Considerazioni: 1. sempre bello correre in queste colline ai margini del Chianti, giornata soleggiata e fresca, colori favolosi. 2. i percorsi su salite lievi, non ripide, e frequenti falsopiani sono quelli che mi si addicono di più: ulteriore conferma 3. non ci sono cristi, nonostante il tanto trail per caratteristiche fisiche sono uno stradaiolo. Temo che nel trail non farò mai benissimo 4. brillantezza però sempre poca: dovrei darci dentro con allenamenti di qualità, ma la voglia è poca 5. ma quanto è corta una gara di 21 Km e di meno di 1h45'??? Dopo il Passatore, dopo tante Ecomaratone, correre 1h44' su strada in assetto mentale competitivo è un'inezia. Sono arrivato al traguardo e mi pareva di essere appena partito. Oramai sono un ultra_ in tutti i sensi. Ma la strada per migliorarmi passa anche dal velocizzarmi pure sul breve.

Maratonina di Tavarnelle 2010

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Traversata dei Colli Euganei 2010


Tre anni di fila: la prima domenica non pasquale di aprile la sveglia suona ben prima delle 5, salto in auto col buio pesto, infilo l’autostrada deserta ascoltando improbabili programmi radiofonici riservati ai sonnambuli. La pianura padana piatta e grigia mi accoglie, poi quei colli che spuntan come funghi all’improvviso. Appare il verde di una vallata montana anche se siamo a soli 25m slm, costoni rocciosi e boschi oscuri, ecco Villa di Teolo. Dove si ritrovano, da anni, facce di appassionati trail che qui si accingono a compiere la fangosissima Traversata dei Colli Euganei. Ogni volta sembra sempre più dura e cattiva, c’è sempre quella salitella in più che non ti ricordavi che ti aspetta ghignante; quella discesa assassina che neanche ti permette di accelerare ma ti costringe ad improbabili equilibrismi sul pantano; quello stradello strappato alle sabbie mobili pregno dell’ordore di aglio selvatico. E quei volontari, quegli alpini con una passione infinita che affolano i ristori, che ti  fanno sentire a casa tua, che regalano un sorriso a chi non ha più il fiato per ringraziare; sembrano sempre più numerosi e sempre più ospitali. La TCE è davvero l’apoteosi del trail, una summa dello spirito che deve animare queste gare: cordialità, amicizia, risate, fatica, sudore, birra, natura, salite e discese, una corsa pane e salame, niente barrette o fiale ma minestrone e uova sode, corsa che pur povera offre molto di più di ciò di cui un podista ha bisogno. Un grazie è troppo poco: nel pomeriggio si torna a casa sentendosi in debito e certamente non bastano queste 2 righe a saldarlo.

Traversata dei Colli Euganei 2010

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Questo è un commentino che ho pubblicato su Spirito Trail. In preda a manie 
 di grandezze, mi sono anche fatto il video mentre scendo da quelle spettacolari discese.

Di tramonti, caprioli e boscaioli

Sabato pomeriggio, inizio aprile, cielo pulito, una bella luce primaverile. Cosa di meglio di un bel trail esplorativo sulle mie colline, che sto esplorando piano piano (troppo piano…). A sensazione, della serie "mi prefiggo una meta e la raggiungo passando un pò dove mi pare". Ecco, 1 Km e già sono su un bel sentierino ripidissimo e bello tecnico, quasi una mulattiera… anzi, scopro dopo, una mulattiera di boscaioli. Scopro infatti dopo un poco che si son mangiati diversi ettari di bosco in una valletta sopra casa, un pò nascosta. Avete mai provato a correre in un taglio del bosco? Un orrore unico: i sentieri anche se tracciati sono morti, sepolti, kaputt. Eppure si diceva che il mestiere di boscaiolo era estinto… mah, da queste parti sono più i boschi tagliati che quelli intatti. Che se ne faranno di questa legna? Alla fine mi è toccato tornare indietro nel fondovalle dove era rimasta una pista, non prima di aver perso la borraccio ed essermi scorticato le braccia. blog2  Ok, si riparte, Salgo lungo lo 00, una strada forestale su cui è tracciato il sentiero Bologna-Firenze. A Camporomano la stradella finisce e inizia un sentiero, veramente tosto, scavato dall'acqua in mezzo a muri di terra argillosa. Fango, fango, fango ma dopo un pò di bosco ecco i pratoni dell'Abbazia del Buonsollazzo.
Come dice il nome, deduco sia stata in passato una tappa obbligata, l'ultima probabilmente, della strada che tagliava l'Appennino. Ora l'Abbazia è in abbandono, abbandonate per fortuna anche i propositi di farne appartamenti. Vista notevole sulla vallata, sul castello del Trebbio. A Monte Senario, la montagna che domina la zona, ci arriverò un'altra volta, è tempo di scendere (discesa molto tecnica nella prima parte). Scendendo ecco che a un certo punto vedo un capriolo brucare l'erba dietro una curva: mi avvicino di soppiatto provando a immortalarlo ma si accorge di me e fugge. E sento il suo verso, e non mi ero mai reso conto che è pari pari l'abbaiare di un cane: blog1 mi spavento ma poi mi accorgo che era un grido di allarme. Scendendo, scopro per chi: in un pratone, una branco di una quindicina di caprioli sparsi, specialmente femmine. Qualcuno scappa, altri mi guardano e si lasciano fotografare da lontano: bellissimi e delicati, nella luce di uno scintillante tramonto primaverile.

Di tramonti, caprioli e boscaioli

Sabato pomeriggio, inizio aprile, cielo pulito, una bella luce primaverile. Cosa di meglio di un bel trail esplorativo sulle mie colline, che sto esplorando piano piano (troppo piano…). A sensazione, della serie "mi prefiggo una meta e la raggiungo passando un pò dove mi pare". Ecco, 1 Km e già sono su un bel sentierino ripidissimo e bello tecnico, quasi una mulattiera… anzi, scopro dopo, una mulattiera di boscaioli. Scopro infatti dopo un poco che si son mangiati diversi ettari di bosco in una valletta sopra casa, un pò nascosta. Avete mai provato a correre in un taglio del bosco? Un orrore unico: i sentieri anche se tracciati sono morti, sepolti, kaputt. Eppure si diceva che il mestiere di boscaiolo era estinto… mah, da queste parti sono più i boschi tagliati che quelli intatti. Che se ne faranno di questa legna? Alla fine mi è toccato tornare indietro nel fondovalle dove era rimasta una pista, non prima di aver perso la borraccio ed essermi scorticato le braccia. blog2  Ok, si riparte, Salgo lungo lo 00, una strada forestale su cui è tracciato il sentiero Bologna-Firenze. A Camporomano la stradella finisce e inizia un sentiero, veramente tosto, scavato dall'acqua in mezzo a muri di terra argillosa. Fango, fango, fango ma dopo un pò di bosco ecco i pratoni dell'Abbazia del Buonsollazzo.
Come dice il nome, deduco sia stata in passato una tappa obbligata, l'ultima probabilmente, della strada che tagliava l'Appennino. Ora l'Abbazia è in abbandono, abbandonate per fortuna anche i propositi di farne appartamenti. Vista notevole sulla vallata, sul castello del Trebbio. A Monte Senario, la montagna che domina la zona, ci arriverò un'altra volta, è tempo di scendere (discesa molto tecnica nella prima parte). Scendendo ecco che a un certo punto vedo un capriolo brucare l'erba dietro una curva: mi avvicino di soppiatto provando a immortalarlo ma si accorge di me e fugge. E sento il suo verso, e non mi ero mai reso conto che è pari pari l'abbaiare di un cane: blog1 mi spavento ma poi mi accorgo che era un grido di allarme. Scendendo, scopro per chi: in un pratone, una branco di una quindicina di caprioli sparsi, specialmente femmine. Qualcuno scappa, altri mi guardano e si lasciano fotografare da lontano: bellissimi e delicati, nella luce di uno scintillante tramonto primaverile.