In vetta al Ventasso

Più o meno un anno fa mi ritrovavo a casa con un piede rotto e la gamba completamente ingessata, situazione oltremodo spiacevole per chi è abituato a correre. Una volta guarito e riabilitato  ovviamente le condizioni erano pessime: decisamente sovrappeso, completamente fuori forma, e nemmeno molto motivato. Occorreva un obiettivo: dato che per dimagrire contano i Kilometri, pensai a qualcosa di lungo. E alto: la croce del Ventasso, quell'ecomaratona che avevo già corso 3 volte ma che aveva cambiato percorso. Arrivando fino alla vetta della montagna. Ecco, mi dissi, proviamoci.
Passano i mesi, velocemente a differenza della mia andatura. Però un barlume di condizione atletica arriva, e mi iscrivo. Passa un altro mese, ed eccomi pronto. Fremente già dai giorni precedenti. Una nottata breve e quasi insonne per l'emozione. Sveglia prima dell'alba, con tanta emozione e già adrenalina che scorre a fiumi. Autostrada, la bella campagna della valle del Crostolo, la maestosa Pietra di Bismantova. La vetta del Ventasso sta lassù, dura da conquistare.
 
La piazzetta della piccola Busana è già animatissima alle 7. Tanti trailer, come al solito. Un saluto di qua, uno di là, dopo tanto tempo ritrovo la mia tribù di appassionati del trail. Come al solito l'intera comunità dei paesi attorno al Ventasso ci accoglie con una cordialità unica: e l'importanza di questo evento è resa dal cartello fisso sul punto della partenza, con tanto di mappa del percorso.

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Il via alle 8,30. Non starò a raccontare del percorso, che già tante altre volte ho descritto. Dirò solo che ogni anno tutti quei saliscendi e la temibile e lunga salita del Tirone sembrano sembre più duri: gli anni che passano sicuramente. In più fa un caldo terrificante, il sudore scende a litri. Una volta arrivati all'affollato (di famigliole) Lago Calamone, ecco la novità. Mi avevano avvisato: << Quando giungerai al lago e guarderai verso l'alto e vedrai questo muro verticale su cui arrampicarsi e la processione dei corridori a inerpicarsi su, ti prenderà paura… e saranno dolori>>. Sono arrivato al lago, ho guardato in alto, e li ho visti, sotto un sole accecante. Impressionante e temibile. Ma non ho provato paura. Era un anno che sognavo di essere qui, al cospetto di cotanta ascesa, e non sentivo paura, ma solo esaltazione, forza, orgoglio. Sì, gli faccio un culo tanto a 'sta montagna, mi son detto. Ero un po’ in difficoltà dopo il Tirone, ma vedere la fila indiana in salita mi ha fatto tornare le forze. Attivate le ridotte sono salito regolare, passo breve e frequente: recupero tante posizioni nonostante il sole a picco. Finisce il bosco, ecco il pratone, pendenze da urlo. Ma non ho paura, anzi è godimento allo stato puro…. WOOOAAA mi esalto e vado su tranquillo (son proprio un bischero a godere delle difficoltà!). Il GPS mi segnala l'altitudine e mentalmente faccio il calcolo… "mancano 100 metri… mancano 50 metri" … ed eccola lì, l'agognata croce. Fermata obbligatoria a godermi il panorama, faccio qualche foto col cellulare, e via mi lancio in discesa….. WOOOOWW  adoro le discese su questi sentierini di alta montagna, in mezzo ai prati, mi butto a capofitto ululando belluinamente di gioia. Il vecchio percorso prevedeva la discesa a Pratizzano dal versante sud del monte, ora si va sul versante ovest in una discesa ancor più tecnica. Peccato per le lunghe file, a un certo punto mi sono rotto e mi sono lanciato in un sorpassone alla GillesVilleneuve sul terreno scosceso a fianco del sentiero… e via giù in slalom tra gli alberi a rotta di collo. Bellissima anche la modifica successiva che evita il lungo tratto in asfalto. Al 32° Km, Montemiscoso, il percorso torna quello classico… quei terribili saliscendi infiniti che portano all'arrivo, che tutti soffrono. Ho stretto i denti fino al traguardo finendo in rimonta in 6h22', tanto ma necessari su un percorso così duro e con questo caldo.
 
Ma mica è finita qui… macchè, la goduria del Ventasso è anche il dopo – coda delle docce escluse – il ritrovarsi in piazzetta a ridere schezare commentare prendersi in giro mangiare bere abbronzarsi. Verrebbe voglia di rimanere lì per ore, a gustarsi la compagnia e a ripensare alla meravigliosa natura che abbiamo assaporato. In conclusione il Ventasso con questa modifica diviene una vera regina dell'Ecomaratona italiana. Per vari motivi: innanzitutto la qualità dell'accoglienza, l'efficiente e capillare macchina organizzativa, l'esser riusciti a valorizzare un territorio montano sconosciuto imponendo l'evento a livello locale con la frecciatura permanente. La varietà della natura incontrata, dalla bassa montagna a quella media fino a quella alta, dalla campagna agricola al bosco deciduo fino a quello sempreverde e ai pascoli e ai prati d'alta quota. Tutto favoloso, solo questo può pensare chi è all'arrivo attendendo il momento di tornarsene a casa, salutando questo e quello, un membro o l'altro di questa tribù del Ventasso, adoratori della fatica e della natura.  

Traccia Ecomaratona del Ventasso 2011

Un pensiero su “In vetta al Ventasso”

  1. Complimenti come sempre per il racconto e bravo per la tua prestazione Leo,ora ti aspetto per un allenamento a VALLOMBROSA e alla gara del Trail di Rocca San Casciano (deve essere molto bella e tosta)
    Sauro 

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