22/11/’63

E’ la data dell’omicidio di JFK. Dallas, Texas, ricordate la storia no?! Basta aver visto il bel film di Oliver Stone, che sposava la teoria del complotto. Ma è anche il titolo dell’ultimo romanzo di quel gran genio della scrittura adorato dalla mia generazione che risponde al nome di Stephen King, autore di quegli immortali capolavori come IT o L’ombra dello scorpione. King esce dal genere horror per buttarsi sul classico tema della fantascienza, il visto e rivisto viaggio nel tempo. Il protagonista sbuca dal ripostiglio di una tavola calda nel Maine del 1958 e, convinto dall’amico Al, si dedica alla missione di una vita: salvare la vita a JFK e sperando così di generare un mondo migliore. La cosa non sarà così facile però perchè scoprirà che il passato non ama essere modificato quando si ha la possibilità di cambiarlo.

Non voglio rivelare la trama, ma solo spiegare perchè questo è un grande romanzo. Inferiore ai capolavori di King citati, ma in cima alla sua produzione.
– il primo aspetto interessante è un aspetto letterario/filosofico: quando si parla di viaggi del tempo il tema classico è quello dei paradossi: ma non qui. Qui invece l’aspetto che domina la trama è la tendenza della Storia a ripetersi ogni volta che il protagonista ha l’opportunità di ripartire da zero nel 1958 e rifare tutto da copo. Chiunque o qualunque cosa le governi, un Dio o il caso, le cose tendono ad andare come sono già andate. Non sono blindate e immodificabili ma resistono e vogliono ripetersi. Qui c’è già una originalità, perchè King non si immagina un universo con un Destino annesso, un fato già scritto inmodificabile, nè un universo completamente determinato e anch’esso immutabile: ma un universo che tende a scegliere la soluzione migliore per se stesso, come se quanto già scritto nel libro della vita di tutti noi non fosse altro che la soluzione più logica ed economica. E nonostante questo un universo ove il libero arbitrio conta, conta tanto e dove ad ogni azione corrisponde una serie di conseguenze più o meno importanti. Un universo che ci responsabilizza, che tende a far pesare molto la conseguenza delle proprie azioni.
– poi c’è l’aspetto sociologico. King racconta magistralmente l’America del Dopoguerra, una America con tante contraddizioni, con tanti aspetti di inciviltà che ai nostri occhi – quelli del professore protagonista – sembrano assurdi , come il razzismo o la non emancipazione femminile. Ma anche un’America felix, ricca con la prospettiva di esserlo ancora di più negli anni a venire. Una America con grandi speranze per il futuro per tutti i suoi figli. Trapela a mio avviso un pò di nostalgia dell’autore per quel mondo, dove tutto probabilmente era meno complicato, i ruoli erano netti e senza sfumature di grigio – erano i tempi della cortina di ferro –  e chiunque poteva davvero sperare che le cose sarebbero andate sempre meglio nel prossimo futuro.
– infine l’aspetto politico: il traduttore – Wu Ming 1 – ne sottolinea lo spessore, ed in effetti è il romanzo in cui King tende maggiormente ad affrontare aspetti politici. Interessante principalmente l’individuare nell’omicidio di JFK una cesura netta della storia politica degli USA, come un prima e dopo JFK, il momento in cui l’America ha perso l’innocenza – e tutto solo per il gesto di un folle, King sposa la teoria di Oswald killer solitario – e per cui tutto dopo si trasforma in una astiosa lotta tra contendenti, tra parti in causa, in cui si perde la visione del bene comune e si resta ancorati al proprio cortile, alla propria realtà individuale  (non a caso fu JFK a dire “pensate a cosa potete fare voi per la nazione”) . In questo  il protagonista è il politico per eccellenza , che prova con un semplice gesto non a salvare la vita di un uomo ma a salvare l’anima di un paese intero.

Ci sono altri aspetti letterari molto piacevoli nel romanzo. L’estremamente avvincente tentativo finale di salvare JFK bloccando Oswald – un crescendo potentissimo, estremamente cinematografico, non vedo l’ora di vederlo sul grande schermo, sì si mormora che faranno un film con la regia di Demme –  e poi la storia d’amore tra Jake e Sadie. L’amore, che è spesso molto ben descritto da King  ma  non un aspetto fondamentale dei suoi libri (moltissimo di più lo è l’amicizia), qui ha un ruolo notevole per l’evoluzione della trama. E raggiunge un climax nel commovente ultimo capitolo.
Infine, un piccolo cameo che sarà adorato da tutti i fan di King: il ritorno a Derry, quella di IT, quella CON IT, descritta altrettanto bene che in IT stesso, e l’incontro con Bev e Richie bambini, quei personaggi amati alla follia da noi kinghiani. Un pò ruffiano in questo il nostro Stephen, ma lo perdoniamo volentieri per quelle meraviglioso pagine in cui il protagonista tenta per la prima volta di cambiare il passato sulla propria pelle, con una suspence notevolissima. Un King decisamente in forma, quindi. Per i suoi fan un romanzo assolutamente imperdibile.

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