Di forconi, euro e rivolte

Arrivo un pò in ritardo, forse, ma magari meglio così, in modo da ragionare a freddo a bocce ferme. Parlo dei movimenti dei forconi, blocchi di camionisti e tassisti, di un pò di fermento sociale che si nota in giro. Beh, che ci sia mi pare anche normale, in tempi di crisi. Ma la riflessione che voglio fare è un’altra.
Raccolgo qui sotto un pò di riferimenti: per cominciare, una bella analisi dei forconi siciliani abbastanza distaccata,  questa quest’altra e poi quest’altra ancora sul medesimo argomento, di siti di sinistra certo non benevoli nei riguardi dei governi moderati, infine quest’altro che invece simpatizza notevolmente e non si preoccupa di infiltrazioni neofasciste. Personalmente noto che certe proteste emergono quando al potere non c’è la destra, e la cosa un pò mi insospettisce. A freddo noto che questa protesta per ora si è fermata: i forconi tornano a spalare il fieno,nelle cascine, i camion a correre in autostrada neve permettendo, i tassisti a scorrazzare in città. Mi immagino però che, dai pescatori campani ai pastori sardi, ci siano ancora gruppi di persone, di imprenditori o semplici dipendenti, in forte difficoltà lavorativa. Che magari ora hanno serie difficoltà a protestare perchè troppo pochi, troppo soli, troppo inascoltati. Suppongo che, con un eventuale peggioramento di qualche parametro – ad esempio una crisi petrolifera con rincaro dei carburanti – certe proteste potrebbero riesplodere in forma più seria, così come per una ulteriore eventuale manovra governativa che tagli privilegi o pezzi di spesa pubblica. O peggio. Cosa ci potrebbe essere di peggio? Per esempio, una ulteriore crisi finanziaria, uno scivolamento lento verso una situazione simil-Grecia, dove di problemi di ordine pubblico ne hanno avuto tantini come si sa. Per non parlare di una situazione di default incontrollato o di uscita dall’Euro, quando si rimpiangerebbero i prezzi di oggi del gasolio ad esempio. Non è un caso che anche UBS, nella sua dettagliata analisi della situazione Euro e dei vari scenari possibili, parli chiaramente non solo di ordine pubblico ma persino di guerre civili  (paragrafo “Do monetary unions break up without civil wars?”). Scenari pessimi, si sa. Tra l’altro, ci sono molti intellettuali o gruppi di sinistra o militanti dell’antipolitica che vedrebbero di buon occhio nazionalizzazione delle banche, default incontrollato e uscita dall’euro, un pò quelli complottisti descritti qui dentro, generalmente amanti dei complotti. Ma  questi, onestamente, mi pare abbiano capito ben poco. E qui mi riallaccio alle analisi del movimento dei forconi o dei camionisti sopra raccontanti. Alla fine questo attuale governo messo su a raddrizzare l’Italia, mi pare sia la cosa meno peggio che ci possa capitare, come paese. Perchè le alternative sono peggiori, e tra queste non so neanche se metterci un ritorno di Berlusconi come paventa l’economista Zingales qui. No, scenari alternativi al governo Monti non sarebbero movimenti o rivoluzioni di sinistra. Sarebbero con molto probabilità le tipiche pulsioni dell’estrema destra, xenofobia in primis. Perchè questa è la natura dell’Italia: se non c’è stata una rivoluzione socialista nel 1920 o nel 1945, perchè ci dovrebbe essere adesso? Perchè in Italia le tensioni sociali storicamente si sono sempre evolute in sconfitte storiche sia per la sinistra moderata e riformista “di governo” che per quella radicale ed extraparlamentare. Figuriamoci in un mondo come quello di adesso in cui non è la povertà ad essere diffusa bensì un certo benessere.

UBS quindi ci dice che la crisi potrebbe evolvere, in caso di rottura nella zona Euro, in fortissime tensioni sociali. Perchè ci dice ciò? Sulla base di dati storici. In fondo l’Unione Europea nacque proprio in questo continente perchè storicamente è sempre stato questo il continente più rissoso e guerrafondaio, quello dove si sono svolte le più grandi guerre, dove sono morti più soldati e più persone comuni: nulla di più facile che una rottura dell’Euro e della UE , o di un suo pezzetto come la nostra penisola, portino nel breve a tensioni sociali poco sopportabili e nel lungo periodo a cose ben peggiori. Ecco perchè mi viene di sostenere a pie’ sospinto il governo Monti, come migliore argine a derive di estrema destra, come il miglior governo che ci può essere oggi in Italia: o almeno il meno peggio, diciamo. Vorrei in particolare far notare che il bocconiano stesso ha paventato il sorgere di problematiche del genere, magari anche solo nella forma del nazionalismo o del revanscismo, o dell’antigermanismo: ha evocato più questo come pericolo che il collasso del sistema interbancario, e per uno che si è occupato da sempre di scienza bancaria non è poco. Aggiungerei che ciò corrisponde molto anche al carattereste storico della destra nostrana – demagogia, corporativismo, illiberalismo ecc. – Sono consapevole che mi si potrebbe dire che sono scenari troppo pessimistici e politiche diverse dalle presenti e recenti  (più tasse? più spesa pubblica? uscita concordata dalla zona UE? mah ) potrebbero tamponare la situazione, ma più che strategie queste mi parrebbero speranze non supportate da dati; e se è vero che certi gruppi che protestano espongono istanze giuste cui un governo giusto deve venire incontro – sono d’accordo e questo dovrebbe essere compito di un bravo governo di qualsiasi colore-  , questo non implica che si debba tornare per forza a quantità immense di spese pubblica, che di per sè non garantiscono nulla (vedi gli USA che nonostante l’iniezione di denaro fresco ancora patiscono) e che ci porterebbero ad abbondare la zona euro ed entrare in un circolo vizioso in cui per placare le proteste si stamperebbe e distribuirebbe a chiunque una moneta del valore della cartigienica che nessuno vorrebbe. Chi veramente ha a cuore le istanze di chi rischia di sprofondare nella povertà dovrebbe pensare quindi principalmente a porre basi politiche per guidare la fase post-Monti.

 

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