#RossellaUrruLibera

Ieri era il blogging day per ricordare la prigionia di Rossella Urru. In netto ritardo mi unisco al ricordo. Metto il cancelletto o diesis nel titolo del post per simboleggiare che tanta della migliore comunicazione via internet oramai passa da Twitter: un social network che fa tendenza, agevolato dal fatto che è molto più facile rispetto a face book fregarsene delle cazzate e concentrarsi su informazioni serie, concise e intelligenti allo stesso tempo.
Quanto a Rossella Urru, conosco troppo poco la vicenda: e ha scritto tutto il mio amico Riccardo nel suo blog, che cito e linko

 

Siccome oggi è il blogging day per la liberazione di Rossella Urru, la cooperante rapita in Algeria quattro mesi fa e della quale non si sa tuttora nulla, non starò né a ricordare gli eventi, né a tracciare figure. Per questo basterà accedere a uno qualsiasi delle decine di blog, che hanno aderito all’iniziativa (tipo quello di Sabrina Ancarola). Mi preme soltanto ricordare che, assieme a Rossella, sono stati prelevati con lei dal campo di Rabouni Ainhoa Fernández de Rincán e Enric Gonyalons, e che questo blogghindèi è anche per loro e per tutti i cooperanti internazionali che sono prigionieri nel disinteresse generale o quasi
Con Rossella si va a tragedie che definire semplicemente “dimenticate” è poco.
I campi di rifugiati saharawi? O da quelle parti non c’è che sabbia infuocata? Addirittura un “popolo”? Profughi? Più che dimenticati, queste qui sono tragedie che viaggiano nel territorio dell’inesistenza; eppure ci sono delle persone che non mollano. Un giorno pigliano i bagagli e basta, dato che le armi non ce le hanno e le hanno già vendute tutte a stati, staterelli e bande, e vanno a farsi un mazzo di culo senza che nessuno ne sappia nulla. Quando poi càpita che le rapiscono, ben che vada si beccano una peraltro scarsa pubblica opinione che esprime elevatissimi concetti nelle rubriche di posta della Gazzetta del Chupachups o del Corriere dello Schiavo, del tipo “Se la sono andata a cercare” o “Ma che ci vanno a fare?”

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