Alcune considerazioni sulle primarie del centrosinistra

– L’analisi dei flussi elettorali di queste primarie più approfondita l’ha fatta come al solito il prof. D’Alimonte sul Sole24Ore http:/comitato.referendumelettorale.org/wp-content/uploads/2012/12/Il-Sole-Renzi-non-sfonda-nel-centrodestra-Roberto-DAlimonte.pdf

UPDATE altra analisi con molti dati da un sondaggio IPSOS http://www.ipsos.it/node/176#.UMBc7qw2ncs

– Le regole certo non invogliavano a votare: specie la proibizione del registrarsi al solo secondo turno (anche se c’è da dire che lo stesso Renzi ha capito che la partita era persa già dopo il primo turno). La scorsa settimana si era sparsa la voce che i garanti delle primarie avrebbero invitato ad accettare ogni giustificazione anche non documentata: confesso che ho scritto (non col sito furbo del Renzi ma direttamente dal mio indirizzo mail) al comitato provinciale dichiarando che ero stato malato. Non ho ricevuto alcuna risposta, non molto carino questo e dimostra l’approssimazione del PD nel gestire la questione “regole”. Alla fine queste primarie sono state una grandiosa macchina di marketing politico, fossero state con regole appena più flessibili Bersani avrebbe vinto comunque ma il PD avrebbe fatto ancor migliore figura.
– Renzi ha perso al nord: accanto a un buon risultato nelle regioni rosse uno come lui, che ha tentato di sdoganare il termine “meritocrazia” nel PD e che aveva messo in dubbio le attuali leggi sul lavoro proponendo strade molto più innovative, poteva vincere solo schiantando Bersani nel profondo nord. Non l’ha fatto, perché o non si è reso credibile oppure perché il messaggio era ancora insufficiente per molti moderati dei ceti produttivi (magari comunque che l’avrebbero votato alle politiche ma non alle primarie del centrosinistra)
– Da questo punto di vista, il fatto che Bersani vinca più nettamente nelle regioni/provincie più in difficoltà, meno efficienti e più protese verso la spesa pubblica (la Liguria nel nord, la provincia di Massa in Toscana, tutto il sud “statalista” da Roma compresa in giù) è comunque indicativo: chi è più in difficoltà vota il candidato più noto, probabilmente conservatore in tema di spesa pubblica, quello da cui si aspetta maggiori elargizioni o minori tagli ai trasferimenti attuali . Non proprio un gran viatico in tempi di finanze statali molto magre, quando servirebbe far riprendere l’economia (quella produttiva, intendo).
– Renzi probabilmente ha anche pagato la giovane età e di conseguenza il fatto che non fosse così conosciuto fino a pochi mesi fa (e in questo si spiega la buona affermazione toscana). Cosa confermata anche da alcuni sondaggi. Probabilmente ora le cose sono cambiate. In ogni caso alcuni messaggi veicolati negli oltre 2 mesi di campagna non sono stati per nulla azzeccati, lui è un grande comunicatore, bravo anche nei faccia a faccia ma la sua squadra è peggiore di lui – cene nascoste con la finanza, la stucchevole e lunga battaglia sulle regole (nonostante avesse molte ragioni), il parlare troppo di rottamazione anche dopo il tirarsi fuori di Veltroni e D’Alema e troppo poco di ricambio , la mancanza di slogan semplici ed efficaci in tema di programma (bastava poco, qualcosa tipo “meno tasse sul lavoro più tasse sulle rendite”)- non erano particolarmente ben studiati
– Il vero grande sconfitto di queste primarie però è SEL, e Vendola (il che è quasi la stessa cosa). Quest’ultimo vinse alla grande le primarie pugliesi, i candidati di SEL come Pisapia Zedda e Doria hanno vinto nettamente e a sorpresa primarie in grandi città. Il 15% invece è pochino, tipo Bertinotti nel 2005. Soprattutto, Bersani avrebbe vinto bene anche le primarie da solo, senza l’endorsement di Vendola. Alla fine se mai Bersani vincerà le elezioni avrà comunque bisogno dei deputati di SEL, ma che non avranno tutto questo potere di veto. E tutta questa forza nell’imporre il programma. E resta l’impressione di un partito troppo leggero , anche se magari non come l’IDV di cartapesta.
– Bersani ha vinto le primarie, riuscirà a vincere le elezioni partendo (in questi giorni in cui si annusa la sfiducia a Monti e sembra che si voterà col Porcellum) da un PD oltre il 30% come dicono tutti i sondaggisti? Al momento il centrodestra sembra in grosse difficoltà, ma non è detto che la situazione rimanga la medesima. Certo che il divario sembra davvero enorme: nel 2006 Berlusconi recuperò a Prodi circa il 6%, ora il divario sembra maggiore e S.B. non ha certo il carisma di allora. Come si vede dai meta-sondaggi di Termometropolitico.it al momento la maggioranza è netta sia alla camera che al senato. Ma ciò lo vedremo meglio a 1 mese dalla data elettorale, ad alleanze definite.
– Bersani e il PD , anche vincessero le politiche, vinceranno il dopo-Elezioni? Ovviamente la domanda è difficilissima e troppe sono le variabili in gioco (servirebbe sapere se vinceranno, e in tal caso il margine di vittoria in entrambe le camere, il peso delle componenti a sinistra e al centro in ogni camera, vedere il comportamento delle opposizioni in parlamento, e soprattutto più di tutto inciderà l’andamento macroeconomico di Italia ed Europa). Un problema senza dubbio sarà SEL: è’ da vedere cosa faranno in parlamento nel caso che Bersani diventi presidente del consiglio. Vorrebbero ribaltare l’agenda Monti e il fiscal compact ma il giorno dopo lo spread andrebbe alle stelle: da vedere quindi se preferiranno rimanere al governo oppure no (penso che Bersani speri molto nelle liste di Casini e Montezemolo, cioè spera che non perdano troppo: per poterseli prendere al governo nel caso Vendola faccia troppi danni). Chiunque sieda a Palazzo Chigi, anche nel caso che lo spread resti bassino e che la crisi della zona euro fosse disinnescata, molto dipenderà da se e quanto crescerà il PIL. Se non cresce , saranno problemi. Per qualunque governo ci sia, anche fosse un Monti-bis. Come dire, le elezioni politiche oramai contano, ma fino a un certo punto: in quanto debitori, forti debitori anche a rischio insolvenza,la nostra economia (come quella degli altri PIIGS) dipende a ca più da Draghi e Frau Merkel che dalla volontà popolare, specie se il popolo (o meglio, il 60% scarso che esprimerà un voto valido) si affida a politici senza molto nerbo.

3 pensieri su “Alcune considerazioni sulle primarie del centrosinistra”

  1. sì, è un tema di cui parlo spesso, anche se non qui. Dilemma dell’Occidente nel XXI secolo, meglio la povertà da sovrani o il benessere da dominati? (Sebbene, a differenza di molti a sinistra, per me la perdita di sovranità viene dall’enorme debito pubblico, non dall’essere nella UE o dall’usare l’Euro)

  2. anche qui sono d’accordo con te. la perdita di democrazia è più figlia della degenerazione speculativa del capitalismo e del mercato che delle politiche statali (anche se la pochezza di esse ne ha contribuito la diffusione)

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