Trail del Borbotto – una corsa tra boschi e nuvole

Il sempre più affollato calendario trail toscano prevede oramai un bel trittico tra fine aprile e inizio maggio (con anche delle sovrapposizioni, tipo il Da Piazza a Piazza)
Mi ero talmente divertito tanto l’anno scorso che pure stavolta son voluto tornare a Castagno d’Andrea per il trail del Borbotto. Evento che meriterebbe molta più partecipazione perchè la gara non ha nulla di che invidiare ad altre. In particolare la tecnicità e difficoltà del percorso, che ne fanno praticamente una skyrace sia pur appenninica.
Un anno fa avevo optato per il breve, stavolta oso e affronto il lungo- è un pò un azzardo, per la scarsissima preparazione – solo 50gg fa ero fermo per la solita tendinosi – e per i trail impegnativi corsi negli ultimi 15 giorni.
Il piccolo gruppo di trailer parte quindi da questo paesino arroccato sul Monte Falterona al confine tra Toscana e Romagna a 700m di quota. Salita ripidissima fin da subito, e i primi 5,5 sono tostissimi, i più ripidi della gara fino alla vetta del Monte Acuto, 1480m. Ho le gambe durissime, soffro terribilmente quindi decido di procedere con grande traquillità. Al termine un breve discesa tecnica fino alla fonte del Borbotto, 1230m, breve ristoro con cui riempio le borracce- siamo in semiautosufficienza- e si affronta la salita molto ripida per la vetta del Falterona. Single track con tanti tornanti, veramente tosto. Mi sento molto meglio e sia pur di passo forzo un pochetto, recuperando qualche posizione. In vetta in mezzo ai pini mughi ci attendo un nebbia fittissima e un vento impetuoso, fa quasi freddo. Brevi saliscendi ci portano sul crinale appenninico da cui inizia la discesa. Abbandonato il bivio col percorso corto corro in solitaria e mi godo la bellezza selvaggia del parco delle foreste casentinesi, in mezzo a lussureggianti faggete macchiate ogni tanto dallo scuro di folti pini. Mi fiondo su discese in single track estremamente toste, ricchissime di tornanti e cambi di direzione, una pacchia per un discesista come me. Il crinale arriva sulle balze del Monte Falco, dove a sinistra si può ammirare la valle da cui siam saliti, al di sopra di ripidi pendii scoscesi, con alcuni tratti protetti da corde dal soccorso alpino. Il tratto attorno a metà gara è ricco di saliscendi, avverto i primi sintomi della stanchezza, son già passate oltre 3 ore e ho pure un pò fame. Attorno al 20°Km eccoci al passo dei 3 faggi, altro ristoro e già per un lunga discesa molto divertente ed estremamente selvaggia tecnica e ripida (quindi lenta e faticosa) per il punto più basso della gara, a 480m. Qui si attacca l’ultima salita a 9Km dal traguardo, un vero banco di prova. Fra l’altro un buontempone si è divertito a togliere le segnalazioni del percorso e perdo un paio di minuti a capire il tracciato , per fortuna ho il roadbook (preciso, ed eccellente il balisaggio, quasi maniacale con una fettuccia ogni 20metri per 33kM!)
Il primo tratto dell’ultima salita è abbastanza noioso, il tratto più anonimo della gara. Ma dopo l’ultimo ristoro si entra in una pineta magnifica, un single track che ci riporta quasi alla sorgente del Borbotto, a 1180m. 700m di dislivello in 5Km, mi ci vorranno quasi 1h20’… al termine sono veramente senza forze. O meglio, restano solo quelle per la breve discesa estremamente ripida e tecnica (ma anche divertentissima) che ci riporta a Castagno d’Andrea, dove arrivo molto felice, con la malinconia di chi vorrebbe ripartire un’altra volta per queste meravigliose montagne (dopo un meritato riposo, s’intende)
Doccia e ricchissimo pasta party che divoro con fame belluina, inclusi cantuccini e vinsanto. Al prossimo anno, amici della fratellanza popolare Grassina, per questa bellissima gara.

http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=2781624

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