Recensione a “Il tramonto dell’Euro”, di A. Bagnai

[Premessa: chi scrive non è un euroscettico, neanche un eurodubbioso, diciamo un eurodeluso che sperava che l’unione non fosse solo meramente monetaria ma anche e soprattutto politica, e non discettasse solo di dimensioni della pizza o degli ingredienti della paella ma anche di salari minimi o standard dell’istruzione o diritti dei contribuenti. Tendenzialmente sono per mantenere l’euro e ho letto questo volume proprio per sentire l’altra campana. Devo dire che questa campana di Bagnai è veramente l’unica ascoltabile nel campo dei “no euro” , pur sovrastata da ciance e grida dei politici cui non interessa niente ma che hanno scorto un buon bacino elettorale in cui pescare o da pseudo economisti che grazie alla litania no-euro hanno ottenuto un posto in prima fila nei dibattiti televisivi]

Nel 2012 ci fu l’aumento dello spread, la lettera della BCE all’Italia, la caduta del governo Berlusconi, Monti, Fornero &co. Fino ad allora l’Italia era il paese più euroentusiasta dell’unione: ora non lo è più, strozzata dalle tasse e dalla crisi. Tanti oltre che euroscettici vorrebbero il ritorno alla Lira, e i partiti che sposano tesi del genere sono sempre di più. Nel 2012 fioccavano libri post e articoli che paventavano scenari da incubo nel caso del ritorno alla Lira. Comparve però anche questo libro di Bagnai, che cerca di smontare quelle tesi.
E ci riesce, o almeno è abbastanza convincente nel farlo. Molto più dei vari Salvini Grillo o La Russa.

L’analisi parte da un rapido excursus di storia economica (Bretton Woods, le crisi petrolifere degli anni ’70, lo SME ecc.) Segue una corposa analisi , abbastanza complessa per chi come me non ha mai studiato macroeconomia all’università, in cui in pratica, basandosi sulla teoria delle aree valutarie ottimali, Bagnai fornisce appigli solidi a chi dice “con la lira saremmo stati meglio”. Anzi, lo saremmo stati senza Euro, senza SME e senza divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia (come dire che tanti problemi vengono da lontano).
Questa parte mi è piaciuta molto e mi è parsa, dal basso delle mie conoscenze in materia, anche abbastanza solida
Il succo è: coi cambi completamente liberi la nostra moneta si svaluterebbe secondo quanto dice il mercato e ciò sarebbe bene, questo favorirebbe le esportazioni, l’aumento della produttività e quindi dei salari e soprattutto aumenterebbero i posti di lavoro, mentre i debiti dello stato si pagherebbero stampando banconote, ed anche così la disoccupazione scenderebbe

(dubbio forte che mi perseguita e che non mi pare ben chiarito: ma allora com’è che finchè c’erano i cambi fissi di Bretton Woods l’Italia andava alla stragrande? E soprattutto, svalutando così tanto, non patiremmo troppo in caso di nuova crisi petrolifera come nel ’73 e ’79 ? di petrolio ce n’é sempre meno…. e l’inflazione che ci sarebbe stampando moneta, non segherebbe troppo pensioni e stipendi?)

L’analisi sulle aree valutarie ottimali però mi pare nel complesso solida argomentata e corredata da numeri e grafici- Il dubbio “ma forse era meglio se non si aderiva alla moneta unica” te lo fa venire eccome. Capitoli finali, strategie per l’uscita dall’euro. Qua noto davvero un eccesso di ottimismo, mi pare che Bagnai nasconda sotto il tappeto sia i problemi politici (servirebbe l’OK pressochè contemporaneo di Consiglio dei ministri, Camera, Senato e Presidente della Repubblica: saranno tutti d’accordo?) sia quelli tecnici (il changeover non è solo stampare moneta ma anche adeguare i sistemi informatici e telematici: rischio di fuga di notizie alle stelle!) e infine alcuni macroeconomici (per lui non ci sarebbe inflazione e cita casi andati bene come la separazione della Cecoslovacchia, ma qui la faccenda è veramente più grossa). E infine, non è che un’Italia fuori dall’euro sarebbe massacrata di dazi per vino macchinari e scarpe, o piuttosto non rischierebbe di vedere le sue grosse aziende comprate per una manciata di lenticchie? E non si innescherebbe una crisi mondiale mai vista? Questa crisi è nata per il fallimento di una banca, se fallisse un paese (di questo si tratterebbe, cambiando moneta) i rischi sarebbero notevoli e su ciò mi pare che Bagnai ci passi sopra con troppa facilità. Per non parlare di rischi politici (guerre commerciali, dazi come se piovesse, fino ai rischi per la pace nel continente più guerrafondaio del mondo)

C’è anche un altro limite evidente: il suo tono irridente e sarcastico verso chi non la pensa come lui.
http://espresso.repubblica.it/affari/2014/04/28/news/noeurostorm-l-assalto-dei-cattivi-maestri-1.163093
Finchè si legge su twitter , o un post del suo blog, vabbè, anzi potrebbe essere una efficace strategia comunicativa, ma per un libro intero diventa oltremodo fastidioso. E non è prendendo in giro chi non concorda con te che aumenta l’autorevolezza di ciò che dici. C’è questo atteggiamento da Cassandra che non depone bene: chè, anche i bimbi lo sanno, le cassandre non vengon mai credute, anche se han ragione.

[per chi volesse approfondire l’argomento , si può studiare il suo ottimo blog
http://goofynomics.blogspot.it/
E se uno volesse leggere qualcosa anche sulla campagna pro-Euro e di contestazione alle tesi di Bagnai, si può partire da qui
http://noisefromamerika.org/articolo/negazionisti-euro
http://noisefromamerika.org/articolo/ancora-euro-germania-parte-1
o in generale in tutti i post con tag “euro” del medesimo sito, tipo gli ultimi articoli di Boldrin seguiti a un convegno con Bagnai.
infine, mi piace pure questo scenario, che cita l’alter ego di Bagnai di destra, Borghi
http://stradeonline.it/monografica/545-fuori-dall-euro-il-giorno-dopo ]
e sempre riguardo l’uscita dall’euro – che come avrete capito è un aspetto molto critico
http://www.nber.org/chapters/c11654.pdf
E infine un paio di analisi , la prima di Nomura
http://www.nomura.com/europe/resources/pdf/Europe%20will%20work%20FINAL_March2011.pdf
e l’altra di Citigroup,
http://faculty.london.edu/mjacobides/assets/documents/Citi_Euro_Future_Note_9.9.11.pdf
il cui analista Buiter, molto citato e apprezzato da Bagnai ma che pur critico sull’Euro è ancor più dubbioso sulla sua fine
http://www.relooney.info/0_New_12466.pdf ]

Post Scriptum
Ho scritto queste pagine negli ultimi mesi, poi Bagnai si è deciso a scrivere un nuovo libro . Buona lettura a chi è interessato.

Il mio 2014 di corsa

qualche breve considerazione sul 2014, tanto per aggiornare il blog
iniziato bene, la condizione c’era, la salute anche, riuscito a tornare a
un tempo decente in mezza (1h41′) e sui 10Km (45’10”) senza nemmeno
allenarmi tanto
poi un primo problema al solito achilleo sx, 20gg di stop
forma sparita completamente, un paio di Kg presi 🙁
riuscito a maggio a fare 3 bellissimi trail
mugello, dietro casa, 23,5Km 3h30′, bello duro
marnia, 28Km, soft ma fangoso, 3h
borbotto, 32Km, https://www.youtube.com/watch?v=kzCHlFUUjZY
a giugno caduta in un trail, poi mi son rifatto sempre sul falterona che è
una montagna che adoro

luglio, passo più lungo della gamba: riuscito in extremis ad accaparrarmi
un pettorale e approfittando delle (poche vacanze), son riuscito a
concludere la dolomites skyrace. gara che fatta senza allenamento è
veramente durissima, specie se si è tirata la prima parte per rientrare nei
cancelli. la molta neve presente ha fatto il resto, è stata veramente dura
ad agosto ho provato a riallenarmi decenemtente e un pò ci son riuscito,
facendo qualche gara interessante (ecomezza di monte sole a rioveggio, e
soprattutto il neonato trail di vallombrosa, bellissimo davvero)
poi di nuovo il tendine d’achille 🙁 10gg di stop e forma che se ne va di
nuovo a ramengo
rientro in tempo per farmi qualche bel trail autogestito dalle mie parti ,
ad esempio https://www.youtube.com/watch?v=2x1KKUK1UXU e un altro bel trail
in zona a Palazzuolo sul Senio

un bel successo comunque l’ho raggiunto: molti miei compagni di squadra son
diventati malati di trail, e non si limitano più a presenze sporadiche. con
mio padre abbiamo organizzato dei trail autogestiti brevi, con grossa
partecipazione. uno bello tosto lo farò domenica

2015
c’è un unico obiettivo, deciso trascinatomi dai miei amici: essere finisher
al mugello ultratrail , 60Km e 3000m di dislivello
sarà durissima, e mancano solo 17 settimana, proviamoci!

2015
c’è un unico obiettivo, deciso trascinatomi dai miei amici: essere finisher
al mugello ultratrail , 60Km e 3000m di dislivello
sarà durissima, e mancano solo 17 settimana, proviamoci!