Rifondare il referendum

Nel ’90, una delle prime volte in cui potei usufruire del diritto di voto, si verificò per la prima volta un caso particolare: il mancato raggiungimento del quorum in un referendum. Si trattava di referendum sulla caccia, e la delusione fu non poca. Non mi piaceva per niente il “barare” di chi si opponeva al referendum, e sfruttava l’astensione fisiologica mettendola dalla sua parte.
Sono seguiti tanti referendum da allora: per un pò il meccanismo ha funzionato, tipo quando Craxi invitò ad andare al mare nel ’91, o nel seguente pacchetto del ’93 o del ’95 (con la vittoria dei no, ultima volta in cui gli oppositori non si unirono all’astensione: quella scelta di Berlusconi meritò rispetto)
Da fine anni ’90, il disastro, e il quorum fu raggiunto solo nel 2011 e probabilmente solo per l’evento Fukushima

Fa specie che non si raggiunse il quorum per consultazioni su temi molto ideologici e molto personali, da scelta di coscienza , tipo il referendum del 2005 sulla legge sulla fecondazione assistita.
E’ evidente che nella consultazione referendaria c’è qualcosa che non va. Mi ricordo che a fine anni ’90 in molti pensavamo già che il meccanismo fosse completamente da ricostruire e rilanciare. Ci fu chi, il settimanale satirico Cuore, ipotizzò referendum assurdi (tipo “abolire la matematica”) per dare un messaggio politico.

L’astensione è un meccanismo ipotizzato dai costituenti, quindi legittimo. Però falsa le regole del gioco, e in questo è obiettivamente poco dignitoso, è un escamotage non degno di istituzioni autorevoli.
A ottobre voteremo (senza quorum) un referendum costituzionale: io, che appoggerò con forza il Sì, trovo letteralmente osceno che la materia del referendum sia stata toccata ma non in maniera completa. In particolare, non sopporto che per il referendum abrogativo si lasci il meccanismo delle 500mila firme e del quorum del 50% dei votanti, inserendo solo la possibilità di un quorum pari alla metà dei votanti alle politiche nel caso le firme fossero più di 800mila.

Così facendo, si continuerà con questa pantomima, e col “costringere” i contrari a non votare. Onestamente non ho questa stima della democrazia diretta ma avrei voluto tanto un meccanismo simil-Svizzera o -Usa, con nessun quorum ( ma un altissimo numero di firme necessarie per indire la consultazione, a differenza di questi paesi). Sarebbe stato un ottimo compromesso ad esempio fare referendum abrogativi senza alcun quorum ma un numero di firme necessarie pari ad almeno 750mila cittadini, il 50% più di adesso. Magari di più per referendum propositivi (1 milione?)

P.S.
a malincuore quindi non andrò a votare per questo referendum. Mi secca ma farò così, desiderandone la sconfitta. Non mi piace, come non mi piacque perdere i referendum del ’90, del ’99 e del 2005 per mancato quorum. Quanto alle motivazioni, non sono certo di natura politica filogovernativa come per la maggioranza dei partiti (anche se sui social network mi viene dato di pecora PiDiota) ma mi è bastato leggere questo articolo sulle trivelle  e questo sulle energie rinnovabili

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