La frustrazione

Tra i miei numerosi difetti, l’ossessione per dare sempre il meglio, il massimo, è certamente uno che più denota la mia personalità. Detto questo, potrete poi comprendere quando abbia rosicato per l’esito dell’ultimo trail di Cima Tauffi. Premessa: un anno fa mi cimentai in questa stessa gara (per chi non la conosce: 62Km, quasi 4000m di dislivello positivo e negativo, partenza alle 7am a Fanano (MO) e subito 1500m di dislivello in 12Km e spiccioli fino alla vetta del Monte Cimone). Poco oltre metà gara, il percorso fu chiuso e fui deviato sul percorso di riserva arrivando in fondo e venendo considerato finisher… ok ma mi restò l’amaro in bocca (come quest’anno allo Scenic, tanto per cambiare). Non era colpa mia, non c’entravo nulla con la riduzione di percorso… però mi scocciava. Così il Cima Tauffi del 2019 era entrato di diritto nel mio calendario, specie dopo la sospensione dello Scenic. In breve: levataccia alla 4, preparazione, partenza abbastanza tranquilla ma non troppo, stavo bene nonostante il caldo, arrivo in vetta, bello assetato. Lì mi abbevero come un cammello a una fontana di acqua molto fresca. Iniziano i saliscendi verso il Libro Aperto, e le sensazioni non sono il massimo: fiacchezza, soprattutto. Inizia poi una discesona con 700m di D- … cribbio, ero fermo anche in discesa. In dei punti mi son dovuto fermare a rifiatare, in altri a piegarmi dai conati di vomito. Pian piano arrivo al ristoro e primo cancello, sono ampiamente in anticipo ma decido per lo stop, non ha senso continuare. Non riesco a descrivere la rabbia, la frustrazione sul momento, nel caldo viaggio verso casa. Il mio corpo mi ha tradito.
Forward di 2 giorni: meno male ci sono le vacanze, dopo anni torno qualche giorno d’estate in val di Fassa, la mia adorata. Strappo 3 ore di permesso alla mia signora, studio le carte e mi invento una mini skyrace. Dopo un tratto poco pendente in paese si entra in un single track bello ripido che sale vertiginosamente nel bosco. Qua e là qualche abete abbattuto dalla tempesta dello scorso ottobre, ma si può proseguire fino a superare il limitare del bosco. Un tratto attrezzato che supero agevolmente ed eccomi al bivacco Zeni, 2100m di quota. Confesso che non avevo mai visto prima un bivacco, dò dentro una sbirciatina. Sono a metà tra Cima 11 e Cima 12, nella valle del ruf Valacia… sono solo, non c’è nessuno. Ah la pace! Ah la gioia! Sarà la vecchiaia ma nelle gare divento presto insofferente a chi chiacchiera in corsa, ancor di più a chi lascia squillare il telefono, adoro godere il silenzio dei boschi e dei monti. Qui, da solo, in una valle dove non passerà più di una persona al giorno in media, sto a meraviglia. Proseguo su di un sentiero dismesso, scolorite e sporadiche segnaletiche CAI lo adornano, forse percorso il giorno prima da qualcuno di cui noto qualche traccia. Davanti a me, un terrificante ripido ghiaione verso Forcella Valacia. Impreco perchè i piedi affondano nella ghiaia, 2 passi in salita corrispondono a uno in discesa, dopo 40′ di dura battaglia arrivo alla forcella e godo il paesaggio di Pozza da una parte, della Val Monzoni dall’altro. Salgo ancora per i pratoni e arrivo in vetta a Cima 11, oltre 2500m di quota. Poi, via in discesa, spingo a tutta per non tardare, solo ogni tanto qualche foto… Arrivo a malga crocifisso in poco più di 3ore, 14Km e 1300m di dislivello. Avrete capito perchè ho fatto questa cosa, per superare la rabbia provata a Fanano, per verificare di star bene e di poter affrontare salite dure senza crollare in preda alla nausea e alla stanchezza, per valutare. Ho i miei difetti, non è facile conviverci, ci provo. Prendendo quel che di buono viene da essi: è grazie alla mia voglia di perfezionismo che ho passato queste ore in mezzo a una deserta valle dolomitica. Meglio continuare a correre, riserva sempre ottime sorprese

https://www.strava.com/activities/2564755844

Scenic, il mio primo trail all’estero

Dunque, ci sono 4 matti che hanno in mente di fare l’UTMB e che per prepararsi progettano di fare qualche gara di quelle toste, e trovano questa qui, verso la quale convogliano anche altri 3 pazzi quasi quanto loro (o forse più). Non sono fra i primi 4, eh, ma tra i secondi 3.  Fu così che ci iscrivemmo a questa follia chiamata Scenic Trail , 113 Km e soprattutto 7400m di dislivello (ma tracedetrail dice 119 e 7600…).
Timore reverenziale a palla, l’altimetria faceva spavento! Tante salite con pendenze notevoli, sarà dura davvero.
Fast forward di 5 mesi. Ehi, mi sono pure allenato senza grossi acciacchi! La preparazione c’è sono dimagrito, potrebbe andare persino bene… ma lo studio del percorso induce piuttosto al panico ogni volta che lo sbirciamo
Venerdì 14 partenza con calma, viaggio caldo, superamento della dogana – ma quanto sono arcaiche, anacronistiche, le dogane? sanno di vecchio, stantio, di guerra fredda… – insomma, si arriva in questo paesino di campagna vicino Lugano, attorno a noi montagne non altissime ma assai verticali.
Non dilunghiamoci sui preliminari. Pioviggine pregara, qualche tuono… e infatti partenza rimandata di 1 ora. Spaesamento, tocca gestire 1 ora di ritardo: chi dorme, chi ripassa il percorso, chi mangia.

Così, si parte alle 1AM, notte fonda. Si suda copiosamente, le prime 2 salite sono facili (si fa per dire)nonostante l’oscurità. Verso le 3 a me si inceppa qualcosa: poco prima realizzo di far fatica, essere più fiacco del solito, e poi ho un gran sonno. Durante la prima notte! Non mi era mai capitato nelle uniche 2 partenze notturne. Mi siedo su un sasso a riposare, a chiudere gli occhi, ci fosse stata una panchina mi sarei steso e avrei dormito. 5′ così e riparto, per poi fermarmi poco dopo altri 10′. Ok che in un ultratrail bisogna gestirsi ma così è un pò troppo.
Riparto ormai convintissimo di ritirarmi al cancello dei 41Km o alla base del 51Km. Il brutto è che ci sono le tremende salite del Gradiccioli e del Tamaro, con pendenze medie oltre il 20%. Si spunta da un cocuzzolo e da lontano si vedono i concorrenti salire ancora, di nuovo, puntini colorati che salgono al sole. Non proprio il massimo per uno in difficoltà. Invece la fiacchezza pian piano sparisce, e stranamente le salite non mi stroncano come al solito, anzi procedo con calma ma agile e recupero posizioni, specie sul duro. Effetto dei kili persi? Sicuramente. Mi godo la vista del Lago Maggiore e proseguo nella lunga discesa. Supero il primo cancello con 40′ di vantaggio e mi sento decisamente meglio, nonostante il caldo e le successive salite non scherzino. Dopo la base vita e un cambio di maglietta e calze va ancora meglio, nonostante si affronti la durissima Corgella, salita impervia attrezzata con corde in certi punti. Dato che non sono furbo mi metto pure a chiacchierare con un tedesco, sprecando fiato prezioso. Ma le ore di gara sono tante e talvolta è meglio distrarsi. Il tratto della Corgella è veramente tosto, 600m di dislivello con pendenze medie del 22%, ma è anche quello più spettacolare, con questi grandi pratoni in quota, pini e abeti qua e là, una vista mozzafiato a picco sul Ticino.
Lunga discesa, altro ristoro, inizia la lunga salita che in 14Km presenta 1700m di dislivello, prima morbidi.

Check gara: mancano circa 45Km, stanco ma dolori importanti non ce ne sono, in salita vado benino: si prosegue, cattivo verso l’arrivo, la notte non mi spaventa. Già in quota si vede l’imponente e spaventosa mole del Monte Bar, una gigantesca parete erbosa sopra di noi umili trailer. Mi faccio un selfie prima di domarlo… ma non accadrà.

 

 

Al ristoro di Alpe Davrosio vengo fermato, la gara è finita, anche se il cielo è azzurro sta per arrivare un pericoloso temporale. Accetto la decisione con molta calma, la mente si resetta ed entra in modalità riposo. Trovo Simone il baffo volante, si chiacchiera di gare passate e future, si sbocconcella della torta chiacchierando con lo staff del ristoro. Restiamo molto perplessi quando ci dicono che la gara riparte col tempo congelato – cipare assurdo, non solo perchè siamo completamente freddi e la mente è già pronta al sonno, ma anche perchè il cielo resta plumbeo. Infatti una volta alla base scopriamo che è stata nuovamente fermata, ci pare giusto. Da buon “capitano” ero da ore assai preoccupato per i miei sodali che più avanti di me stavano affrontando il crinale più esposto ai fulmini e alle nuvole, per fortuna ci informano che si sono riparati e stanno tornando anche loro – tranne Alessandro, perso nelle nebbie e che riuscito a trovare un rifugio aperto verrà ospitato per la notte e ci raggiungerà il mattino successivo bello riposato.

Finita anche questa. In anticipo, anche se in fondo ci consideriamo finisher, di una gara più corta. Siamo felicissimi di essere stati assieme e aver faticato ognuno come gli altri. Non siamo soddisfattissimi dell’esito, eravamo tutti convintissimi di finire, non so in quanto ma avremmo concluso. Peccato, ma siamo sereni, amiamo la montagna e soprattutto la rispettiamo, sappiamo benissimo quando è il momento di fermarsi. Ci rimane un po’ di amaro in bocca, quel senso di incompiuto di chi ha superato una prova solo in parte, non per colpa sua ma per altri motivi. Ma, sapete, noi trailer non possiamo che guardare avanti. Sarà uno stimolo per fare altro, per andare da altre parti, per fare nuove esperienze e vedere nuovi luoghi. Quello che rimane è molto molto più importante di quanto non c’è stato modo di provare. Alla prossima, grulli