Scenic, il mio primo trail all’estero

Dunque, ci sono 4 matti che hanno in mente di fare l’UTMB e che per prepararsi progettano di fare qualche gara di quelle toste, e trovano questa qui, verso la quale convogliano anche altri 3 pazzi quasi quanto loro (o forse più). Non sono fra i primi 4, eh, ma tra i secondi 3.  Fu così che ci iscrivemmo a questa follia chiamata Scenic Trail , 113 Km e soprattutto 7400m di dislivello (ma tracedetrail dice 119 e 7600…).
Timore reverenziale a palla, l’altimetria faceva spavento! Tante salite con pendenze notevoli, sarà dura davvero.
Fast forward di 5 mesi. Ehi, mi sono pure allenato senza grossi acciacchi! La preparazione c’è sono dimagrito, potrebbe andare persino bene… ma lo studio del percorso induce piuttosto al panico ogni volta che lo sbirciamo
Venerdì 14 partenza con calma, viaggio caldo, superamento della dogana – ma quanto sono arcaiche, anacronistiche, le dogane? sanno di vecchio, stantio, di guerra fredda… – insomma, si arriva in questo paesino di campagna vicino Lugano, attorno a noi montagne non altissime ma assai verticali.
Non dilunghiamoci sui preliminari. Pioviggine pregara, qualche tuono… e infatti partenza rimandata di 1 ora. Spaesamento, tocca gestire 1 ora di ritardo: chi dorme, chi ripassa il percorso, chi mangia.

Così, si parte alle 1AM, notte fonda. Si suda copiosamente, le prime 2 salite sono facili (si fa per dire)nonostante l’oscurità. Verso le 3 a me si inceppa qualcosa: poco prima realizzo di far fatica, essere più fiacco del solito, e poi ho un gran sonno. Durante la prima notte! Non mi era mai capitato nelle uniche 2 partenze notturne. Mi siedo su un sasso a riposare, a chiudere gli occhi, ci fosse stata una panchina mi sarei steso e avrei dormito. 5′ così e riparto, per poi fermarmi poco dopo altri 10′. Ok che in un ultratrail bisogna gestirsi ma così è un pò troppo.
Riparto ormai convintissimo di ritirarmi al cancello dei 41Km o alla base del 51Km. Il brutto è che ci sono le tremende salite del Gradiccioli e del Tamaro, con pendenze medie oltre il 20%. Si spunta da un cocuzzolo e da lontano si vedono i concorrenti salire ancora, di nuovo, puntini colorati che salgono al sole. Non proprio il massimo per uno in difficoltà. Invece la fiacchezza pian piano sparisce, e stranamente le salite non mi stroncano come al solito, anzi procedo con calma ma agile e recupero posizioni, specie sul duro. Effetto dei kili persi? Sicuramente. Mi godo la vista del Lago Maggiore e proseguo nella lunga discesa. Supero il primo cancello con 40′ di vantaggio e mi sento decisamente meglio, nonostante il caldo e le successive salite non scherzino. Dopo la base vita e un cambio di maglietta e calze va ancora meglio, nonostante si affronti la durissima Corgella, salita impervia attrezzata con corde in certi punti. Dato che non sono furbo mi metto pure a chiacchierare con un tedesco, sprecando fiato prezioso. Ma le ore di gara sono tante e talvolta è meglio distrarsi. Il tratto della Corgella è veramente tosto, 600m di dislivello con pendenze medie del 22%, ma è anche quello più spettacolare, con questi grandi pratoni in quota, pini e abeti qua e là, una vista mozzafiato a picco sul Ticino.
Lunga discesa, altro ristoro, inizia la lunga salita che in 14Km presenta 1700m di dislivello, prima morbidi.

Check gara: mancano circa 45Km, stanco ma dolori importanti non ce ne sono, in salita vado benino: si prosegue, cattivo verso l’arrivo, la notte non mi spaventa. Già in quota si vede l’imponente e spaventosa mole del Monte Bar, una gigantesca parete erbosa sopra di noi umili trailer. Mi faccio un selfie prima di domarlo… ma non accadrà.

 

 

Al ristoro di Alpe Davrosio vengo fermato, la gara è finita, anche se il cielo è azzurro sta per arrivare un pericoloso temporale. Accetto la decisione con molta calma, la mente si resetta ed entra in modalità riposo. Trovo Simone il baffo volante, si chiacchiera di gare passate e future, si sbocconcella della torta chiacchierando con lo staff del ristoro. Restiamo molto perplessi quando ci dicono che la gara riparte col tempo congelato – cipare assurdo, non solo perchè siamo completamente freddi e la mente è già pronta al sonno, ma anche perchè il cielo resta plumbeo. Infatti una volta alla base scopriamo che è stata nuovamente fermata, ci pare giusto. Da buon “capitano” ero da ore assai preoccupato per i miei sodali che più avanti di me stavano affrontando il crinale più esposto ai fulmini e alle nuvole, per fortuna ci informano che si sono riparati e stanno tornando anche loro – tranne Alessandro, perso nelle nebbie e che riuscito a trovare un rifugio aperto verrà ospitato per la notte e ci raggiungerà il mattino successivo bello riposato.

Finita anche questa. In anticipo, anche se in fondo ci consideriamo finisher, di una gara più corta. Siamo felicissimi di essere stati assieme e aver faticato ognuno come gli altri. Non siamo soddisfattissimi dell’esito, eravamo tutti convintissimi di finire, non so in quanto ma avremmo concluso. Peccato, ma siamo sereni, amiamo la montagna e soprattutto la rispettiamo, sappiamo benissimo quando è il momento di fermarsi. Ci rimane un po’ di amaro in bocca, quel senso di incompiuto di chi ha superato una prova solo in parte, non per colpa sua ma per altri motivi. Ma, sapete, noi trailer non possiamo che guardare avanti. Sarà uno stimolo per fare altro, per andare da altre parti, per fare nuove esperienze e vedere nuovi luoghi. Quello che rimane è molto molto più importante di quanto non c’è stato modo di provare. Alla prossima, grulli

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