Viaggio per 4 attorno al Monte Bianco

Quando iniziai il mio percorso nel mondo del trail  questo evento esisteva già ed era già miticissimo, era già “LA GARA” trail per antonomasia. Dopo 13 anni è ancora così, nonostante la crescita mondiale del movimento del trail e una concorrenza di altre gare incredibilmente cresciuta come numero che qualità, sia sotto che sopra i 100Km di distanza: le alternative sono veramente tante e il trail è una nota alternativa alla corsa su strada. Chi ne diventa finisher assurge quindi al livello di eroe mitologico per la grande difficoltà del percorso di avvicinamento (serve un curriculum di gare concluse per niente banale e il superamento di uno o più sorteggi generalmente sfavorevole in più anni, per cui il curriculum di gare di 100Km e oltre lo devi mantenere) oltre che per quelle della gara stessa, che rendono chi finisce non solo dei coraggiosi ed impavidi, ma anche dei campioni della resilienza, per usare un termine oggigiorno abusato ma che proprio nel trail assume un significato preciso. Ho seguito i miei amici nel loro percorso di avvicinamento ammirandone la forza di volontà. Seguirli a fine agosto dal vivo sul web, controllare compulsivamente i checkpoint durante quelle interminabili 46 ore, immaginarne le sofferenze e le esaltazioni, è stato bello ed intenso: vederli tagliare il traguardo, 4 su 4, mi ha fatto scendere le lacrime dalla gioia.

Hanno finito LA GARA, e poi? Mi sono rimaste delle enormi curiosità che qualche chiacchiera qua e là non hanno esaurito. Gli ho lanciato questa “sfida”, ripercorrere quei momenti provando a descriverli. Le parole non possono dir tutto, ma io che li conosco e che un pochettino conosco questo sport  mi sono immaginato anche il non detto, percependo da un gesto, da uno sguardo, da una vibrazione nella voce, tutta quell’emozione che devono aver provato. Insomma, ecco qua questa intervista quadrupla, ad uso e consumo di aspiranti ultratrailer o di semplici curiosi. Essendo impossibile fare l’intervista in contemporanea, ognuno si è espresso a modo suo e coi suoi tempi: Alessandro molto metodico con le risposte puntuali, precise e analitiche, via mail. Simone proprio l’opposto con un resoconto non basato sulle mie domande, un suo racconto, puro istinto,  lo trovate qui: alcune parti le ho espunte e le ho inserite tra le risposte degli altri per coerenza, ma vale la pena leggerlo tutto di fila.  Fabio con messaggi vocali whatsapp che ho sbobinato, la sua voce emozionata diceva già tutto. Isacco infine con un lungo video, di cui vi invio il link , sono 45’ ma volano, merita  davvero.

Ciao ragazzi, eccoci qua. Innanzitutto congratulazioni! Descrivete un po’ come è l’UTMB. È davvero questo evento mitico a cui un trailer debba partecipare almeno una volta, anche su una distanza inferiore?

Isacco:  Sì. È davvero questo evento mitico, e infatti è “le sommet mondial du trail”. Richiama trailer da tutto al mondo, quelli forti ma anche amatori, è un parco giochi dove i bambini sperano che i genitori li portino, vivono questa attesa con enorme piacere e quindi arrivi là da bambino curiosissimo e felicissimo. Io ero un bambino emozionato che andava alle più belle giostre del mondo. Penso che valga anche per le gare più brevi, eravamo spesso in zona arrivo, quando arrivavano questi atleti dopo 100 o 150Km, e vedevamo abitanti o turisti o lavoratori del posto come si comportavano: applaudivano tutti, festeggiavano tutti, e conviene quasi arrivare tra gli ultimi per godersi tutto.

Alessandro Sicuramente si tratta di un’esperienza unica. Se confrontata con le numerose ultra a cui ho partecipato a Chamonix si respira l’aria di un evento mondiale e tu ci sei dentro e…  non so come spiegarlo, ma non ti senti fuori luogo , ne sei protagonista insieme ad altri 2500 e passa. Io nel 2016 avevo già preso parte alla TDS , gara del circuito che allora si sviluppava su 120 km , l’organizzazione è sempre impeccabile . L’UTMB ha il fascino aggiunto della partenza da una Chamonix stracolma di folla incitante: soltanto quei primi 10 minuti valgono i soldi dell’iscrizione.

Simone Appena arrivati a Chamonix, piccola e accogliente cittadina di montagna ai piedi del monte Bianco, si percepisce immediatamente che l’UTMB è un evento internazionale, che lascerà il segno e che sarà un’esperienza incredibile. Decine di stand da tutto il mondo ci accolgono proponendoci moltissime gare di ogni genere e distanza, per non parlare di accessori di tutti i tipi (bastoncini, scarpe, pantaloncini, calze, ecc ) personalizzati per l’evento e di ultima generazione, mi sembra di visitare il paese dei balocchi.  La signora Poletti ha creato una macchina da guerra, capace di attirare migliaia di atleti da tutto il mondo, coccolandoli dall’arrivo fino alla partenza di questo soggiorno e sarà di sicuro un arrivederci e non un addio. Scopriamo subito un mega pasta party organizzato per preparare noi atleti, e ce ne saranno di successivi fino alla sera alla fine di tutti gli eventi, fantastico!

Fabio: la risposta è facile, ed è sì. E dirò di più, dovrebbe farlo a Chamonix. Perché 3 anni fa partecipai alla CCC, ma arrivando a Courmayeur all’ultimo momento non percepii tutto quel che è l’UTMB, e invece merita viverlo appieno. Questo perché sei parte di un evento mondiale: non è solo un nome, è proprio l’evento più importante del trail. Un esempio, l’expo era sensazionale, enorme, incredibile e lo diceva anche chi ne ha visti tanti, e non partecipava ma seguiva solo l’expo: figuriamoci le gare! Quanto al UTMB inteso come, beh, la partenza e l’arrivo me li ricorderò tutta la vita, ti carica di talmente tante emozioni. La partenza, ogni volta che vedo i video mi vien da piangere. L’arrivo ugualmente, che tu sia prima o ultimo, una città intera che ti fa festa solo perché sei lì. In più l’organizzazione, perfetta, mai vista. Eravamo l’anno scorso a Penyagolosa per il campionato mondiale trail, ottima ma non così. Ci saranno 3-4 volontari per ogni concorrenti. Ti cullano, davvero, tutto davvero meticolosamente organizzato. Basta pensare poi alla quantità di gare e di atleti. Quindi sì, va fatto, prendetevi i punti ITRA, insistete a partecipare con le lotterie, ma una volta va fatto

Prima del via, in grande spolvero
Prima del via, in grande spolvero

Tutti concordi, vedo. Parlate della vostra corsa. Qualche aneddoto? Ci saranno stati momenti difficili, hai pensato di fermarti, di dire basta, nel corso della gara? 

Alessandro Io alloggiavo nei giorni pre-gara in Valle d’Aosta e mi sono spostato in zona partenza soltanto la mattina del venerdì, per questo motivo  ho vissuto solo parzialmente l’atmosfera del villaggio del trail (Salon de trail). In partenza un temporale girava intorno a Chamonix ed ha scaricato pioggia fino a 10 minuti prima dello start. Poi ho un ricordo indelebile degli 8 km pianeggianti che ci separavano dalla prima salita la folla dei trailers che corrono in un silenzio di concentrazione ognuno con la bandierina del proprio paese appuntata sullo zaino ( e ce ne erano diverse che non riuscivo a ricondurre geograficamente ). La prima crisi è arrivata alla terza ascesa , il Col de la Seigne . La nottata era stata calda , anche in cima alla Croix du Bonhomme e nonostante l’imposizione a bere che mi ero dato ho iniziato a sentire avvisaglie di crampi . Poi all’alba sul lago Combal ( fantastica ) ha raffrescato e tutto ha filato liscio fino a Courmayeur . La seconda a salire il Col Ferret ,sotto il sole caldo prima , e dopo sotto un temporale /grandinata che ci ha ghiacciato , costringendo al ritiro centinaia di corridori. Mai pensato però al ritiro, avevo messo in conto questi momenti, e nella mia immaginazione li avevo resi cosi tremendi da rendere quasi soft la realtà .

Fabio: la mia gara non è stata quella che mi aspettavo, erano 4 anni che la sognavo, un chiodo fisso tutte le volte che partecipavo a qualche corsa. Me l’aspettavo meglio, dopo 39Km ho cominciato ad avere crampi, nella prima parte mi sarò disidratato troppo causa forse il temporale prima del via e dopo la prima salita ho sudato veramente tanto, e sulla Bonhomme ho percepito che ogni volta spingevo in salita e discesa soffrivo dolori muscolari. L’unico pensiero era di arrivare a Courmayeur per farmi massaggiare. Massaggio, e ripartendo dopo 10’ di nuovo dolori, e per arrivare al rifugio Bertone con quella dura salita ho patito le pene dell’inferno. Lì ho fatto quello che non avevo mai fatto, ho preso un antidolorifico e dopo un’ora sono stato meglio. La svolta della gara è stato aver trovato Alessandro a La Fouly dopo ore ed ore di cinesi e gente con cui non riuscivi a scambiare una parola. Aver trovato un amico è stata una vera gioia, e soprattutto il fatto che mi abbia aspettato è stato decisivo, avrebbe potuto finire in un’ora meno, invece è stata la nota più bella  della gara finire con lui. Una nota negativissima e inattesa, cosa che non mi era mai successa, poi è stato lo stomaco: a Champex-Lac mi si è bloccato completamente, a posteriori, una eccessiva acidità. Champex è stato l’ultimo posto dove ho mangiato, poi solo acqua fino all’arrivo. Non mi permetteva di correre in discesa, ho tentato dei farmaci antispasmi ma senza miglioramenti sensibili. Vabbè, abbiamo finito ugualmente, senza quello avremmo finito meglio, ma ce l’abbiamo fatta comunque. La testa è stata sempre perfetta, mai pensato di mollare, l’averla desiderata da tanti anni ha fatto sì che l’unico modo per non finirla era quello di esser stoppato dall’organizzazione a uno dei cancelli per eccessiva lentezza. Sicuramente, con tutti questi problemi, se non fosse stata l’UTMB mi sarei fermato

Simone (rimando al suo racconto integrale: però riporto questo aneddoto che mi ha raccontato a voce andando in auto verso un breve trail ad Arezzo, ndr ) Un aneddoto: arrivo a un ristoro in svizzera, avevo fame. Assieme a tutti gli altri cibi, vedo una ciotola con la pasta al ragù. Ci credereste di poter mangiare una delle migliori paste al sugo della vostra vita in Svizzera e durante una gara così? Eppure, ho sfoderato scodella e forchetta, me ne son fatto servire un piattone, un po’ di birra, un caffè, e poi son ripartito a mille! Macchese’grullo!

Isacco La mia gara è stata regolare, anche se devo dire che non avrei mai pensato di metterci 22 ore nei secondi 90Km dopo avercene messi solo 15 nei primi 80. Le distanze e i tempi di questa gara sono incredibili. Sono stato lì 37 ore, una l’ho dormita, è tanto tempo ed è impossibile parlare di tutte quelle ore. È anche difficile ricordare il momento, il quando , il dove è accaduto. La sorpresa di trovare il parmigiano a un ristoro. Provare a comunicare la propria stanchezza a chi ti è a fianco ed accorgersi che ha gli occhi a mandorla e non ti capisce nemmeno se provi con l’inglese. Trovarti in un gruppo con un peruviano, un italiano, un cinese, un sudafricano. 4 continenti che stavano scalando una montagna. Non ho mai pensato di mollare ma i dolori muscolari erano già piuttosto evidenti già dopo 50Km. Poteva essere la fascite plantare, potevo avere un piede amputato, poteva essere qualunque cosa. Ma mai ho pensato di mollare. Anche di notte incontravi persone, compagni di viaggio, mai avevi la tentazione di mollare, anzi cercavi di risollevare l’umore di qualcuno, e qualcuno l’avrà fatto con me quando ero meno lucido. Un aneddoto buffo:  in Svizzera dopo la Foliè, al 110Km , mi accorgevo che sbarellavo, c’era una panchina, mi fermo sganciando lo zaino e dormo. Ci avevano dato un cartoncino con scritto “non disturbatemi” e mi appisolo qualche minuto. Arriva una famigliola e una mamma con vocina acuta e petulante dice ai bimbi in italiano “non urlate, che il signore qui sta dormendo!!” ma ormai proprio la madre mi aveva svegliato. Mentre riparto , la signora che aveva mancato l’appuntamento con un parente concorrente cui aveva telefonato, mi offre un panino al prosciutto, e forse sorprendendola ho risposto “Sì, volentieri”, ed è stato il miglior ristoro di tutti. 

E quale il momento più bello? Quando si capisce di avercela fatta? 

Simone  La partenza e l’arrivo penso siano i momenti più emozionanti della gara, centinaia di persone di tutte l’età che per ben 3/4 km  applaudono, battono il cinque e ti salutano per quel lungo ed incredibile viaggio che ti appresti ad affrontare.

Alessandro Se escludiamo i primi km fino a Saint Gervais dove , come ho già detto, corri a trenta cm dal suolo , mi sono quasi commosso nel vedere mia figlia e mia moglie a Champex Lac alle 22.30 che stavano per affrontare la loro seconda notte all’addiaccio solo per sostenermi in quei dieci minuti al ristoro. La convinzione di arrivare in fondo l’ho provata all’attacco dell’ultima salita di Tete aux Vents , ho sentito che le gambe c’erano. Purtroppo poi ci sono volute parecchie ore perché Fabio , con cui avevo condiviso il viaggio da La Fouly , ha comiciato ad accusare problemi prima allo stomaco e poi anche alla schiena che ci hanno rallentato. L’apoteosi ovviamente è stata al traguardo , tagliato mano nella mano con Susanna, Martina  e Fabio, compagno d’avventura .

Isacco Il momento veramente più bello è la partenza. Il video l’avrete visto, (integrale, lo confesso, l’ho visto poco tempo fa, lo metto qui sotto. Che brividi. E io che pensavo fosse emozionante il via della LUT. Vi prego, voi che leggete, fatevi un favore, guardatelo)

lo speaker, la musica, il gruppo che batte le mani, non stavamo partecipando all’evento, lo stavamo creando noi, noi che battevamo le mani, noi emozionati ed entusiasti prima del via. Questo rimarrà sempre. L’emozione c’è dal primo giorno quando ti mettono al polso questo (mostra il braccialetto). Poco prima del via ci guardavamo con gli occhi lucidi, dopo 3 anni eravamo al momento più alto. Non so se ci sarà un altro momento così, anche se tornassi a Chamonix. C’era emozione dappertutto, gli abitanti, i turisti, tutti erano emozionati, volti rossi, lacrime, lo speaker aveva emozionato tutti. È stato bello anche l’arrivo, era mattina presto ma c’era già gente, io dall’emozione ho corso l’ultimo Km sotto i 5’ e credetemi dopo 170Km è tanta tanta roba, e dall’emozione ne avrei potuti correre anche altri a quella velocità. Ho avuto il piacere all’arrivo di stringere la mano a un organizzatore che mi ha detto “well done” e anche quello è stato bello. Il momento in cui senti di avercela fatta sembra lontano, ma non bisogna mai mollare, mai avere pensieri deboli e negativi perché bisogna stare sul pezzo, sempre, lucidi. Allo stesso tempo non bisogna mai dire che è fatta, perché al Tet aux vents mi ero detto in vetta all’ultima cima che era fatta, ma poi c’erano 45’ per la Flegere, belli duri, poi il bosco, la discesa, le case, poi è davvero fatta.

Fabio Non c’è. È tutto un momento più un bello. A posteriori … forse la partenza, perché sei consapevole di tutti i sacrifici fatti per una gara come questa;  è bello quando saluti i tuoi amici che sai che non rivedrai perché ognuno fa la sua gara (Fabio ci sta ripensando e si commuove, ed io con lui)  è bella la prima alba perché sei ancora abbastanza fresco e te la godi appieno, sai che c’è un giorno intero davanti che ti porterà vicino alla meta, è bella la seconda alba perché ti rendi che i km che mancano non sono più tanti e se ne hai fatti 150 potrai farne altri 20 e non dovresti aver problemi a farli se hai vantaggio coi cancelli. Quando sei alla Flegère sai che ce l’hai fatta, ma te ne rendi conto solo a Chamonix quando qualunque persona per la strada abbandona ciò che sta facendo, anche mangiare un panino, per applaudirti e ti rendi conto di aver fatto ciò per cui sei andato, finire una corsa, nulla di particolare in fondo. È bello tutto, anche l’averla preparata assieme, aver fatto gare, preiscrizioni assieme, sorteggi falliti assieme, l’unica nota negativa alla fine è stata l’assenza di Daniele che non è stato sorteggiato con noi. 

Quanto è bella questa foto. Un'intera intervista a 4 persone riassunta
Quanto cavolo è bella questa foto, è il riassunto di questa intervista, dice tutto

Racconta un po’ la tua preparazione atletica e mentale. Faresti qualcosa di diverso, col senno di poi? 

Alessandro Venivamo tutti e 4 da due rifiuti ai precedenti sorteggi. Questo significa che da un anno e mezzo avevamo la certezza della partecipazione , salvo cause di forza maggiore. Inutile dire che la gara era diventata il pensiero fisso , tutte le discussioni vertenti il trail running si concludevano con un accenno a Chamonix. Nella pratica c’era da conciliare la preparazione ad una gara così dura con i tempi esigui concessi da lavoro e vita familiare. Ho programmato una serie di gare di avvicinamento con impegno crescente. Potevo concedermene +- una al mese . La gara più impegnativa doveva essere lo Scenic trail a giugno , e lo è stata, nonostante (come ben sai )  l’interruzione dopo 90 km per maltempo. L’ultimo trail l’ho fatto lungo parte dei sentieri UTMB , il Gran trail Courmayeur a luglio , 55km che mi hanno convinto di aver effettuato una buona preparazione. Tolte le gare, l’allenamento si svolgeva alla ricerca soprattutto dell’accumulo di metri di dislivello . Percorrevamo i sentieri del Morello, Roveta, Montalbano in orari improbabili ( spesso di notte) . I primi di luglio siamo andati con Fabio sul crinale tosco/emiliano accoppiando due lunghi in un weekend . Per riassumere, da gennaio ad agosto il carico settimanale in km è stato dai 60 agli 80 e il dislivello mensile dagli 8000 ai 20000 mt(agosto)- In negozio avevo allestito una mini palestra con bosu, pesi ecc ecc. Tanto plank , squat e addominali che sono convinto siano esercizi fondamentali per non arrivare letteralmente ” piegato” al traguardo . Ne ho visti a decine in queste condizioni nell’ultima parte della corsa. Non ho molto da rimproverarmi nella preparazione alla corsa , del resto credo che difficilmente avrei potuto dedicargli più tempo . Una maglietta di ricambio nello zaino  dopo la grandinata sarebbe stata utile , ma sono dettagli.

Fabio Abbiamo fatto Monte Morello su e giù tutto l’anno!!! Poi l’unico lungo si è ridotto. Stare a Firenze non aiuta, chi vive al nord è avvantaggiato. Visto i risultati di Isacco, avendone la possibilità mi farei aiutare da un preparatore. Se dovessi dare un consiglio a un aspirante finisher, direi di fare più Km possibili e più dislivello possibile… senza però andare oltre, senza stancarsi troppo, senza superare il limite sennò si è costretti ad andare dal fisioterapista tutte le settimane, quindi meglio dosare i Km

Isacco  Ho vissuto d’emozione. La mente c’era, sapevo di avere l’esperienza e le capacità, ho chiesto aiuto al coach Luca Zaina. Ad aprile avevo già fatto il lavoro di testa, il lavoro fisico c’era in buona parte, si è trattato col coach di affinare la preparazione per potersi dire che avevo fatto il possibile. Ho corso un paio di volte circa 80Km, tornassi indietro forse non ne farei di più perché correre tanto crea del danno. In preparazione non esagererei con kilometraggi lunghi, 100Km non erano mai venuti fuori nel 2019, solo lì dove dovevano venir fuori. La fascite si stava cominciando a presentare, non ero al 100% ma avevo voglia, grinta, decisione. Importante nella preparazione è stato aver passato 15giorni in Val d’Aosta, camminando tanto e stare tanto in altura. Forse quell’acclimatamento è stato un buon aiuto, anche se la gara non sta molto sopra i 2000m però magari è servito.

Simone La mia preparazione atletica, ora lo posso dire a distanza di due mesi,  non è stata un granché. A differenza di altri che sono stati seguiti da personal trainer io mi sono basato su una fase di carico di sei mesi, per finire con un lungo, quindici giorni di vacanza e una fase di scarico. Purtroppo con il lavoro che faccio e gli orari che seguo non è stato facile, se poi mettiamo che il mio lungo si è fermato a 74 km per mal tempo e i successivi non hanno superato i 50 km, le conclusioni son presto fatte. Sicuramente una buona preparazione atletica ti aiuta ad affrontare una gara di questo genere con più tranquillità, ma nonostante tutto sono riuscito a cavarmela alla grande e la testa ha fatto sicuramente la parte più grande.

All’arrivo in genere si dice “mai più”. Adesso, dopo varie settimane, pensi di rifare una gara di questa difficoltà?

Isacco: a volte per scherzo  dico di rifarla, all’arrivo invece mi dissi davvero “mai più” ma ora l’idea di rimettere questo pettorale (lo mostra, bellissimo!), vediamo come va la stagione.  Probabilmente riparteciperò al sorteggio e a Chamonix tornerò: come turista, o volontario, o accompagnatore, o partecipando a una delle altre gare più brevi in contemporanea, perché è una concentrazione globale del popolo, avevo già avuto questa impressione a giugno quando ero alla maratona del monte bianco (gara che consiglio caldamente!)

Fabio Io non dico mai “mai più”. Mi è durata una settimana, quanto il mal di stomaco. Dopo una settimana, rivedendo i video, mi è tornata in testa l’idea di re-iscrivermi a gennaio. Poi ho idea di altre 100 miglia, tipo l’Adamello, quella in Inghilterra dove danno la fibbia, il Tot Dret, mai avuta l’idea di smettere. Una gara del genere ti fa capire quanto può esser bello correre così a lungo e con l’esperienza potrai capire come affrontare certe gare.

Alessandro Se devo essere proprio sincero, su di me al traguardo ha prevalso l’euforia sulla stanchezza . Nei minuti successivi,, mentre brindavo con la birra insieme ai miei compagni, pensavo già ad un modo per riscrivermi il prossimo anno .Ho ricominciato a correre con regolarità già dopo 15-20 giorni dal UTMB (e a giudicare dal suo Strava, ha continuato 😉 ndr)

 Un piccolo inciso: i nostri eroi mica hanno smesso di correre, hanno ricominciato e hanno tutti provato il sorteggio per Chamonix, su altra gara. Non so come gli andrà, ma a questo punto sappiamo che continueremo a vederli correre su distanze del genere.

Come si affronta la seconda notte? Come hai gestito alimentazione, sonno e riposo? 

Alessandro Per quanto riguarda l’alimentazione, avevo nello zaino 8 gel per la prima parte della gara fino alla base vita e altri 9 per la seconda , non sono riuscito ad assumerli tutti . I ristori UTMB sono fornitissimi, ci trovi di tutto . Io sono andato prevalentemente a brodo con riso e, (unico che le ha apprezzate) barrette overstim fornite dall’organizzazione.  Riguardo al sonno, in parte mi ero testato nelle due edizioni della LUT cui avevo partecipato , in quelle occasioni la seconda notte era stata solo intaccata ma francamente avevo sopportato bene la privazione . Sono andato fino in fondo senza pause, ho provato a fare uno di quei “microsonni” diventati famosi dopo il Tor di Collè, ma ho scoperto di non esserne capace! Il conto si è presentato nelle docce della palestra di Chamonix , da quel momento rimanere sveglio è stato un vero supplizio , mi addormentavo in ogni posizione anche la più scomoda .

Isacco  Rendersi conto che mi addormentavo, che faticavo a mettere un passo dopo l’altro, a questo non ero pronto. Correre 2 notti non è stato facile, e ho dovuto gestire il sonno. Non ero preparato a dormire durante la gara, eppure è capitato. Ho dormito 3 volte. Al 110, con l’aneddoto che ho raccontato prima, poi Km 140, Trient, ho sperimentato di poter dormire su un materasso al ristoro, c’è un addetto che ti sveglia dopo il tempo che gli hai comunicato. Poi anche dopo 10Km a Vallorcine. Dopo 15-20 minuto sentivo comunque che le energie erano ritornate. Ah, se vi capita di esserci, ditelo di farvi svegliare, sennò dormireste a lungo

Fabio Non so se c’è un modo per insegnare al corpo come stare 44 ore senza dormire. Quando mi prendeva sonno, io mi fermavo 5’ su un sasso a riposarmi, questo mi permetteva di andare avanti un’ora, e via andare, ognuno è fatto a modo suo. Io non ce la farei a mettermi a dormire su una brandina, farei troppa fatica a ripartire.  Poi tra ristori, sonnellini, la notte passa in fretta, poi con la luce tutto va meglio. Non saprei proprio come la si potrebbe preparare. Consiglio: cercare di partire il più riposati possibili, la prima crisi di sonno mi è venuta dopo 21h di gara. Poi è stata dura a Champex, sulla salita della Getè ho avuto qualche problema. In sintesi non ci si prepara, la si affronta

Dai qualche consiglio ai grulli che volessero fare gare oltre i 100 o i 150km. A cosa occorre fare attenzione nella preparazione e durante la gara? Anche riguardo materiale, cibo …

Fabio Un consiglio? Iscriviti. Falla. Perché ne vale la pena. Poi, chi fa trail lo sa, i consigli sono scontati, son quelli. Il materiale? I materiali di qualità fanno la differenza. Faccio un esempio, io e Ale abbiamo preso una bella grandinata in cima al Col Ferret, la cima più alta della gara. Mi son messo la giacca, se non fosse stata un buon goretex della Montura bensì altro pur di buona qualità, non sarei arrivato a La Fouly praticamente asciutto nel tronco bensì bagnato fradicio e in ipotermia, e già avevo gambe e sedere ghiacci. Altro consiglio: portarsi qualcosa in più, una maglia, pantaloni, in modo da essere in grado sempre di cambiarsi e di poter ripartire asciutti. Sull’alimentazione, ognuno deve sperimentare e trovare nelle gare precedenti i cibi che è in grado di assumere ed assimilare… Importante per me poi è pianificare cosa mangiare a ogni ristoro e quindi informarsi prima su cosa si troverà… sempre che uno sia in grado di mangiare, visto quel che mi è capitato. Valgono quindi le stesse regole delle gare più corte. Sicuramente poi è un grosso aiuto aver qualcuno che ti possa seguire e fornire materiale o cibo. Ed è comunque bello anche per chi dovesse seguire qualcuno, assistere alla gara è bellissimo.

Isacco Non so che consigli posso dare. Una cosa la dico: ho perso 7Kg grazie al nutrizionista Andrea Zonza dei Rolling Dreamers, ho affrontato la gara col mio peso forma. A un evento del genere bisogna arrivarci con le migliori condizioni possibili. Un vero atleta potrebbe arrivarci anche non al top, ma noi che solo giochiamo a fare gli atleti dobbiamo essere veramente scrupolosi per non patirla – si soffrirà comunque, ma un conto è poter tollerare la sofferenza, un conto è andare oltre la soglia della sofferenza. È importante che il range dei problemi, degli inconvenienti possibili non tollerabili sia il minore possibili. Non è una passeggiata, serve una condizione psicofisica eccellente. E serve partire cazzuti, per essere sicuri di arrivare in fondo. Quindi 1. Testa 2. Preparazione 3. Fisico al 100% 4. Strategia alimentare. Bisogna capire cosa ci piace e cosa non ci piace ma di cui dovremmo comunque nutrirci. I ristori sono tutti vari , molto forniti, un po’ tutti uguali (magari poco stimolante, a me non è piaciuto molto). Infatti al rifugio Bertone dove c’era una forma di parmigiano, mi ci sono tuffato e mi sono accaparrato un sacco di scaglie (quello dopo il Bertone, fino al Bonatti, è uno dei tratti più belli e affascinanti, vedi tutto il Bianco davanti e ti rendi conto che ci stai davvero girando attorno. Sul materiale, ovviamente ognuno ha le sue esperienze, ma proprio a me è capitato di cambiare calzature solo 20 giorni prima dell’evento, passando da SpeedGoat a MafateEvo sempre Hoka. Quindi son partito con le Mafate, a Courmayer dopo essermi cambiato vestiti e calze e aver impomatato i piedi e cambiato scarpe (quindi passato alle vecchie Mafate), ho avuto uno dei migliori momenti. E determinanti sono stati i bastoni (mostra dei Black Diamond molto leggeri), da ripiegarsi quando serve ma davvero indispensabili

Alessandro Come già accennato, nei mesi precedenti accumulare dislivello  è una ovvietà , ma il D+ non è mai troppo . Per quanto riguarda l’attrezzatura, in una gara come l’UTMB per me i bastoncini sono imprescindibili , anche se c’era un 10% dei concorrenti che non li usava. Personalmente ho avuto la fortuna di poter programmare le ferie nelle due settimane precedenti la corsa in quelle montagne , se potete fatelo. Per noi, che viviamo a 50mt slm, passare 10 giorni o più in altura , anche solo facendo trekking, dà una marcia in più. Spezzettare la gara in tanti segmenti più piccoli aiuta a digerire i km. il resto lo fanno gli incredibili paesaggi che ci si aprono di fronte agli occhi!

Infine: Cosa hai scoperto di te stesso durante questo viaggio?

Simone A distanza di due mesi non passa giorno che non pensi un attimo a quei bellissimi ed interminabili momenti, nessun rimpianto, ce l’ho messa tutta e forse di più; è proprio il caso di dirlo “volere è potere”. Ripartirei anche domani mattina per tornare su quei monti, di giorno in mezzo a quei bellissimi panorami, di notte in mezzo al nulla e non sono un super eroe ma un modesto trailer che aveva un sogno nel cassetto e l’ha realizzato.

Alessandro Non riesco a racchiudere l’esperienza del viaggio all’interno delle 44 ore e passa che dividono la partenza sotto le note di Conquest of Paradise dei Vangelis (qui un altro video della partenza) con l’arrivo . Il viaggio per me comincia nel lontano settembre 2015, una volta diventato finisher del Trail delle Foreste di Badia Prataglia . In quell’occasione l’idea pazza di questo obbiettivo da perseguire apparve possibile, e da quel momento ho compiuto tutta quella serie di passaggi che adesso mi hanno reso una persona diversa. In questo viaggio di quattro anni ho allacciato un’amicizia veramente forte con i miei compagni di scorribande. In verità ci vediamo di rado al di fuori di corse ufficiali ed allenamenti, ma, il fatto di aver condiviso al 100% momenti di difficoltà ed euforia a livello massimale, fa sì che ci si intenda con uno sguardo e questo rimarrà penso per sempre. Se questo percorso mi ha reso migliore lo vedrò nei mesi a seguire, se saprò gestire il futuro anche in assenza di uno stimolo così forte. Gestire la quotidianità è lultratrail che deve affrontare ogni essere umano e ce ne vuole di resilienza …

Fabio Ho scoperto che sono un testone ma lo sapevo di già (ride. In effetti lo è, ma conoscendoli direi che lo sono, lo siamo tutti noi che facciamo questo sport). Quando mi metto in testa una cosa la faccio, se una cosa l’ha fatta qualcun altro allora posso farlo anche io, ne ero già convinto, e vale per tutto, non solo nello sport. In realtà non ho scoperto nulla di più se non la consapevolezza che il limite si può spostare sempre più in su, l’asticella la si potrà sempre spostare più in su. Ci sarà un limite per l’età, ma mi piacerebbe persino replicare questo UTMB.

Isacco  Si scopre tanto. Ho preso decisioni importanti nella vita dopo gli ultratrail, perché focalizzandosi su tutti i minimi problemi che capitano in gare del genere è un errore, quindi serve pensare ad altro. Ho capito un sacco di cose. Che la testa può portare dappertutto: sembra scontato, ma poi con questa esperienza vedi che è davvero così. Ho capito che tipo di gare voglio, ho visto un mondo là fuori che vale la pena di essere corso. E non si sa se può ricapitare di nuovo un certo evento, fai anche di questi pensieri un po’ fatalisti, un po’ strani che ti portano fuori dimensioni. Penso capitino a tutti, anche le allucinazioni di cui si parla: è vero. Durante la seconda notte vedi alberi sopra le case, il sentiero pitturato … ora rido ma quando ero lì capivo che mischiavo realtà e fantasia, è allo stesso tempo affascinante e terrificante, e ti rendi conto che esperienze nella vita così nella vita non capitano spesso. Poi alla fine cosa resta? Questo (mostra il gilet dei finisher, quello che si vede qui sotto nella foto del giorno dopo)

La meritata birra
La meritata birra

L’unica cosa che i ragazzi non han detto ma che dall’intervista lo può capire benissimo anche chi non li conosce è che la loro grande forza è stata la motivazione, la determinazione ma anche essere un gruppo. Affrontare la sfida assieme, avere qualcuno con cui allenarsi e confrontarsi sfogarsi e sostenersi reciprocamente, poter correre tra di loro o assieme ad altri trailer del nostro gruppo e di altri gruppi ancora, a Firenze o in giro per l’Italia ma sempre assieme a qualcuno, è probabilmente stato fondamentale, mi spiace tanto per Daniele che non fu sorteggiato ma si è rifatto in Svizzera e colmerà la lacuna il prossimo agosto.

Personalmente ho un po’ di rimpianto, avendo iniziato con loro a fare gare di 60Km e oltre, forse avrei potuto esserci anche io; o forse no, evidentemente loro erano più pronti a sfidare i propri limiti. I limiti. Già. Scrissi dei limiti più di 10 anni fa commentando “Resisto dunque sono” , quando avevo un’infinitesimo dell’esperienza di adesso (rieccola, la resilienza…) e i miei 4 amici ancor meno di me, in qualcosina di ciò che diceva Trabucchi ero dubbioso, ora non lo sono più  – leggete quel libro, se già non lo avete fatto. I limiti sono costrizioni mentali, lo confermo pure io che anni fa aveva il terrore a correre un’intera notte senza dormire e poi pure il giorno dopo e ora invece mi pare la cosa più normale di questo mondo.

Come dice Fabio più in su, una cosa penso la si possa dire a tutti: a parte quelli fisici ed anagrafici, limiti non ce ne sono, se non quelli che ci imponiamo da soli, per paura, cultura, pigrizia o bassa autostima. È la nostra mente che definisce quello che possiamo fare, è solo la mente che determina il nostro orizzonte, e quando ci avviciniamo all’estremo saremo sempre in grado di vedere oltre e di spostare sempre più in là lo sguardo e scoprire un altro obiettivo da raggiungere: in fondo, è sempre stata questa la forza, la natura di noi esseri umani.